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Chi governa il Mondo?



Esiste un gruppo oscuro di elitisti oscenamente ricchi che controllano il mondo? Uomini e donne con enormi somme di denaro governano davvero il mondo da dietro le quinte? La risposta potrebbe sorprendervi. La maggior parte di noi tende a pensare al denaro come ad un modo conveniente per effettuare transazioni, ma la verità è che esso rappresenta anche il potere e il controllo. E oggi viviamo in un sistema neo-feudale in cui i super ricchi tirano tutte le corde.

Quando parlo degli ultra-ricchi, non parlo di persone che hanno qualche milione di dollari. Come si vedrà più avanti in questo articolo, gli ultra-ricchi hanno abbastanza soldi, depositati in banche offshore, da acquistare tutti i beni e i servizi prodotti negli Stati Uniti nel corso di un intero anno ed essere ancora in grado di pagare tutto il debito nazionale degli Stati Uniti. E’ una somma di denaro così grande da essere quasi inconcepibile.

In base a tale sistema neo-feudale, tutto il resto di noi siamo schiavi del debito, compresi i nostri governi. Basta guardarsi intorno – tutti stanno annegando nel debito, e tutto quel debito sta rendendo gli ultra-ricchi ancora più ricchi. Ma gli ultra-ricchi non stanno semplicemente seduti su tutta quella ricchezza. Ne usano una parte per dominare gli affari delle nazioni. Gli ultra-ricchi possiedono praticamente ogni grande banca e ogni grande società del pianeta. Usano una vasta rete di società segrete, think tank e organizzazioni di beneficenza per promuovere le loro agende e per mantenere in riga i loro membri.

Controllano il modo in cui vediamo il mondo attraverso i loro diritti di proprietà sui media e il loro dominio sul nostro sistema di istruzione. Finanziano le campagne della maggior parte dei nostri politici ed esercitano un’enorme influenza su organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il WTO. Se fate un passo indietro e date un’occhiata al quadro generale, non c’è dubbio su chi gestisce il mondo. E’ solo che la maggior parte delle persone non vuole ammettere la verità.

Gli ultra-ricchi non vanno a depositare i loro soldi in una banca locale come voi e me. Al contrario, tendono a riporre le loro attività in luoghi in cui non saranno tassati, come le Isole Cayman. Secondo un rapporto che è stato rilasciato la scorsa estate, l’élite globale ha più di 32 trilioni di dollarinascosti in banche offshore in tutto il mondo.

Il PIL degli Stati Uniti nel 2011 era di circa 15.000 miliardi di dollari, e il debito nazionale degli Stati Uniti è arrivato a circa 16.000 miliardi di dollari, così che se anche li sommaste, insieme non raggiungerebbero 32.000 miliardi di dollari.

E, naturalmente, non stiamo considerando neanche i soldi  nascosti in altri luoghi che lo studio non ha calcolato, e neanche tutta la ricchezza che l’élite globale ha in beni solidi come quelli immobiliari, metalli preziosi, opere d’arte, yacht, etc

L’élite globale ha davvero accumulato una quantità incredibile di ricchezza in questi tempi difficili. Si legge in un articolo dell’Huffington Post …

Alcuni individui ricchi e le loro famiglie hanno più di 32.000 miliardi di dollari di risorse finanziarie nascoste in paradisi fiscali off-shore, che rappresentano più di 280 miliardi di di dollari di perdita nelle entrate fiscali, secondo la ricerca pubblicata Domenica. Lo studio stima l’entità della ricchezza finanziaria privata globale detenuta in conti off-shore – escluse le attività non finanziarie, come quella immobiliare, oro, yacht e cavalli da corsa – e ritiene che sia compresa tra i 21 e i 32 miliardi di dollari. La ricerca è stata condotta in seguito alla pressione del gruppo Tax Justice Network, che si batte contro i paradisi fiscali, da James Henry, ex economista capo del gruppo di consulenti McKinsey & Co. Ha usato i dati della Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Nazioni Unite e  banche centrali.

Ma, come ho detto in precedenza, l’élite globale non ha semplicemente un sacco di soldi. Ha anche acquistato praticamente quasi ogni grande banca e ogni grande società in tutto il pianeta.
Secondo un’eccezionale articolo del NewScientist, uno studio condotto dal Politecnico Federale di Zurigo su oltre 40.000 imprese transnazionali ha scoperto che un nucleo molto ristretto di grandi banche e gigantesche società saccheggiatrici dominano l’intero sistema economico mondiale …

Un’analisi delle relazioni tra 43.000 imprese transnazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di aziende, soprattutto banche, con un potere sproporzionato sull’economia globale.

I ricercatori hanno scoperto che questo nucleo centrale è costituito da sole 147 aziende connesse molto strettamente …

Quando la squadra ha esaminato ulteriormente la rete di proprietà, ha trovato che in gran parte risalivano ad una “super-entità” di 147 società ancora più strettamente legate – tutta la loro proprietà è detenuta da altri membri della super-entità – che controllano il 40 per cento della ricchezza totale della rete. “In effetti, meno dell’1 per cento delle imprese sono in grado di controllare il 40 per cento di tutta la rete”, dice Glattfelder. Per la maggior parte si tratta di istituzioni finanziarie. Tra le 20 principali ci sono la Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, e il Gruppo Goldman Sachs.

Le seguenti sono le principali 25 banche e società nel cuore di questa “super-entità”. Molti dei nomi sulla lista sono conosciuti…

1. Barclays plc
2. Capital Group Companies Inc
3. FMR Corporation
4. AXA
5. State Street Corporation
6. JP Morgan Chase & Co
7. Legal & General Group plc
8. Vanguard Group Inc
9. UBS AG
10. Merrill Lynch & Co Inc
11. Wellington Management Co LLP
12. Deutsche Bank AG
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprises LLC
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Sachs Group Inc
19. T Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation

L’élite ultra-ricca spesso si nasconde dietro strati e strati di proprietà, ma la verità è che grazie ad un incastro di relazioni aziendali, l’élite controlla praticamente quasi tutte le società Fortune 500. La quantità di potere e di controllo che questo conferisce loro è difficile da descrivere. Continue Reading →

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Due milioni i nuovi super ricchi nel Mondo

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Sono 14 i milioni di ricchi quantificati dal nuovo studio annuale che incrocia i trend di investimento dei singoli patrimoni, il World Wealth Report, realizzato dalla Royal Bank of Canada insieme alla società di consulenza Capgemini. 14 milioni di persone non toccate dalla crisi ma che sono riuscite a cavalcarla, grazie soprattutto al boom delle Borse. Questi signori hanno oggi una disponibilità totale di 52,6 trilioni di dollari. Ma cosa si intende per ricchi e chi sono questi 14 milioni di persone sparse per il globo? Per entrare in questa casta basta avere 1 milione di dollari o più da investire (escludendo dal calcolo residenza principale, collezioni e beni di consumo durevoli). Nel 2014 sono 1,76 milioni i super ricchi in più nel mondo. Sempre più i paperoni Asiatici e nordamericani. In Europa i paperoni si attestano su una quota di 3,83 milioni. E i poveri? L’aumento della povertà è il comune denominatore che unisce tutti i paesi del mondo. In Italia 4 milioni di persone sopravvivono solo grazie alle associazioni caritatevoli e di ricchi ce ne sono 203 mila, con un incremento del 15,6%, che quest’anno supera la media europea del +12,5%. 200 mila persone che potrebbero investire tranquillamente ma che preferiscono tenere i soldi nel portafoglio. Non è la ricchezza improduttiva il vero problema ma, come sappiamo, quella non dichiarata, quelle centinaia di persone, 518 nel 2011, che hanno dichiarato al fisco un guadagno di 20 mila euro l’anno ma che erano in possesso di aerei privati e altri beni di extra-lusso. Con questo meccanismo i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. In prospettiva, infatti, la ricchezza nel mondo è destinata ad aumentare. Il rapporto prevede che i patrimoni globali dei super ricchi tocchino il nuovo record di 64,3 trilioni di dollari entro il 2016. E le disuguaglianze continueranno.

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Economia mondiale: Cresce la ricchezza globale e la disuguaglianza sociale

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Dal 2000 il patrimonio globale è più che raddoppiato, raggiungendo il nuovo massimo storico di 241 mila miliardi di dollari. La crescita economica sostenuta e l’aumento della popolazione nei paesi emergenti sono importanti motori di questo trend. Ma l’ineguaglianza resta alta: per far parte del 10% più facoltoso sono necessari almeno 75.000 dollari e oltre 753.000 dollari per rientrare nell’1% più ricco. 

Ricchezza globale e disuguaglianza sociale

In tutto il mondo il patrimonio privato è aumentato del 4,9 percento nell’arco di dodici mesi, fino a metà 2013, raggiungendo un totale di 241 mila miliardi di dollari. Nel 2010 il patrimonio totale aggregato ha superato il picco antecedente alla crisi e da allora ha fatto registrare ogni anno un nuovo massimo. La ricchezza media ha alzato anch’essa la sua asticella a quota 51.600 dollari per adulto, superando così la soglia dei 50.000 dollari per la prima volta dopo il 2007.

Osservando più attentamente gli sviluppi su scala mondiale, il 2013 potrebbe essere sintetizzato come il “racconto di due paesi”: Stati Uniti e Giappone. Gli Stati Uniti hanno fatto registrare per il quinto anno consecutivo una crescita del patrimonio privato. Grazie soprattutto a una ripresa dei prezzi della casa e a una fase rialzista del mercato azionario che ha trascinato il Dow Jones a nuovi massimi, gli Stati Uniti hanno aggiunto 8,1 mila miliardi di dollari al patrimonio globale, aumentando la loro quota del 12,7% e raggiungendo quindi 72,1 mila miliardi di dollari. Si tratta di un incremento del 20% rispetto ai massimi del 2006 e del 54% rispetto agli ultimi minimi del 2008. La politica monetaria aggressiva della Banca del Giappone (BOJ) ha alimentato i prezzi delle azioni in modo persino più marcato, con un rialzo del 52% in dodici mesi fino a metà 2013.

Tuttavia, in Giappone il peso delle azioni è molto al di sotto degli standard internazionali, in quanto rappresenta meno del 10% del patrimonio finanziario delle famiglie, mentre le stesse politiche aggressive della BOJ hanno contratto del 22% il tasso di cambio yen-USD. Per questo motivo, nel 2013 il patrimonio totale delle famiglie giapponesi è diminuito di 5,8 mila miliardi di dollari, pari al 20% del loro patrimonio netto. Il Giappone ha subito pochissimi contraccolpi dalla crisi finanziaria mondiale. Anzi, il patrimonio privato ha fatto segnare un incremento del 21% tra il 2007 e il 2008. Tuttavia, in stridente contrasto con la recente performance degli Stati Uniti, attualmente il suo patrimonio totale supera solo dell’1% i livelli del 2008. Nella maggior parte del resto del mondo lo scenario economico ha giocato generalmente a favore all’aumento della ricchezza.

Variazione della ricchezza

Oltre agli Stati Uniti, i soli altri paesi in cui la variazione del patrimonio ha superato i mille miliardi di dollari sono: Cina (1,4 mila miliardi di dollari), la Germania (1,2 mila miliardi di dollari) e la Francia (1,1 mila miliardi di dollari). In altri 8 paesi il patrimonio totale ha subito variazioni di oltre 200 miliardi di dollari (tutti incrementi): Italia, Regno Unito, Spagna, Messico, Svezia, India, Corea e Canada. Il rialzo dei corsi azionari e la variazione leggermente favorevole del cambio euro-dollaro ha consentito ai paesi della zona euro di recuperare più della metà della forte flessione in termini di patrimonio subita 12 mesi prima. Regno Unito, India e Svizzera sono anch’essi riusciti a recuperare una porzione significativa delle recenti perdite.

Ricchezza pro capite della popolazione adulta

Come già affermato precedentemente, il patrimonio delle famiglie a livello globale equivale a 51.600 dollari per adulto, un nuovo massimo storico per il patrimonio netto medio. Tuttavia, questo valore medio cela significative differenze tra paesi e regioni. I paesi più benestanti, con un livello di ricchezza per adulto superiore a 100.000 dollari, sono ubicati in Nordamerica, Europa occidentale nonché tra le nazioni benestanti dell’area Asia-Pacifico e del Medio Oriente. Tra loro primeggia la Svizzera, che nel 2011 è diventata il primo paese in cui il patrimonio medio ha superato quota 500.000 dollari. Nel 2012 è tornato al di sotto di questo livello, ma quest’anno il rialzo del prezzo delle azioni si è tradotto in un nuovo massimo pari a 513.000 dollari per adulto. Australia (403.000 dollari), Norvegia (380.000 dollari) e Lussemburgo (315.000 dollari) hanno tutti fatto registrare un aumento della ricchezza pro capite della popolazione adulta confermandosi rispettivamente al secondo, terzo e quarto posto come nel 2012. Stati Uniti, Svezia, Francia, Singapore, Belgio e Danimarca seguono a ruota, con un patrimonio medio per adulto compreso tra 250.000 e 300.000 dollari. Un anno fa il Giappone era risalito fino alla quarta posizione, ma ormai è retrocesso e non figura nemmeno tra i primi dieci paesi.

L’ineguaglianza resta elevata

Secondo le stime del Credit Suisse Global Wealth Report  fino a metà 2013, una volta detratti i debiti, a un adulto bastano solo 4.000 dollari in asset per collocarsi nella metà più ricca della popolazione mondiale. Tuttavia, per far parte del 10% più facoltoso sono necessari almeno 75.000 dollari e oltre 753.000 dollari per rientrare nell’1% più ricco. Complessivamente, la metà più povera della popolazione mondiale possiede meno dell’1% del patrimonio totale. In netto contrasto, il 10% più ricco della popolazione possiede l’86% del patrimonio globale, con l’1% che da solo ne detiene il 46%.

Per maggiori info scarica il Credit Suisse Global Wealth Report 2013.

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Gli uomini più ricchi del Mondo nel 2014

I più ricchi del Mondo nel 2014

Bill Gates torna nel 2014 a guidare, dopo quattro anni di assenza, la classifica degli uomini più ricchi del mondo stilata da Forbes. Il boss della Microsoft, primo dell’elenco per 15 degli ultimi 20 anni; seconda posizione per Carlos Slim Helu imprenditore messicano nei campi delle telecomunicazioni, attività bancarie, assicurative, monopolio sul tabacco e sul petrolio nel suo Paese; terzo Amancio Ortega fondatore della catena internazionale di negozi di abbigliamento Zara. Primo italiano è Michele Ferrero, 22° in classifica, con una fortuna familiare di 26.5 miliardi. Piazza d’onore, fra i paperoni di casa nostra, per Leonardo del Vecchio, boss di Luxottica, con 19.2 miliardi. Per lui il 38° posto nella graduatoria assoluta. Berlusconi “solo” 141° con un patrimonio di 9 miliardi.

La donna più ricca del mondo è Christy Walton con 36,7 miliardi, vedova del miliardario John T. Walton (figlio di Sam Walton, il fondatore della Wal-Mart multinazionale statunitense, proprietaria dell’omonima catena di negozi al dettaglio Walmart).

I 1.645 super paperoni vantano una ricchezza aggregata di 6.400 miliardi di dollari, contro i 5.400 della lettura precedente. La lista si è arricchita nel 2014 di 268 nomi nuovi, 42 dei quali di sesso femminile. In totale sono 172 le donne presenti nell’elenco stilato da Forbes, contro le 138 della rilevazione precedente. Gli Stati Uniti, grazie al boom tecnologico e alle performance del mercato azionario, conducono la classifica con 492 miliardari, contro i 152 della Cina e i 111 della Russia. La ricchezza si sta diffondendo in posti nuovi, con miliardari presenti anche in Algeria, Lituania, Tanzania e Uganda.

La Top Ten

  1. Bill Gates 76 miliardi di dollari
  2. Carlos Slim 72 miliardi di dollari
  3. Amancio Ortega 64 miliardi di dollari
  4. Warren Buffett 58,2 miliardi di dollari
  5. Larry Ellison 48 miliardi di dollari
  6. Charles Koch  40 miliardi di dollari
  7. David Koch  40 miliardi di dollari
  8. Sheldon Adelson 38 miliardi di dollari
  9. Christy Walton 36,7 miliardi di dollari
  10. Jim Walton 34,7 miliardi di dollari
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La forbice tra i ricchi e gli iper ricchi

i super ricchi del Mondo

Si parla spesso oggi della crescente divergenza tra i redditi dell’1 per cento e quelli del restante 99 per cento della società. Ma pochi sanno che ancora maggiore è la forbice è la forbice che si è creata tra i redditi dell’1 per cento e quelli dello 0,1 e 0,01 per cento, gli iper ricchi della società.

Si parla tanto della crescente divergenza, iniziata negli anni ottanta e oggi arrivata ai massimi storici, tra i redditi del famoso 1% e quelli del restante 99% della società. Ma pochi sanno che ancora maggiore è la forbice che si è venuta a creare tra i redditi dell’1% e quelli dello 0.1 e 0.01% – ovvero di quelli che potremmo chiamare gli “iper-ricchi”. Le disuguaglianze interne all’1% – ovvero tra lo 0.01% al top della piramide e il restante 1% –, sono infatti così estreme da annullare praticamente, in termini relativi, le differenze di reddito tra l’1% e il restante 90% della società (che rimangono comunque enormi e socialmente più rilevanti considerata la fetta di ricchezza “catturata” dall’1%), come mostra il seguente grafico, relativo agli Usa.

iper ricchi

I dati raccolti del World Top Incomes Database mostrano che nel 2012 l’1% delle famiglie statunitensi più ricche ha guadagnato “solo” 41 volte di più di quello che hanno guadagnato in media il 90% delle restanti famiglie. Nel caso dello 0.1% la proporzione era di un incredibile 206 a 1. Nel 1990 il moltiplicatore dell’1% e dello 0.01% era rispettivamente di 87 e 21, e nel 1980 di 47 e 14. I ricercatori chiamano questo fenomeno, in cui si osserva lo stesso profilo di concentrazione indipendentemente dalla scala di osservazione, “disuguaglianza frattale”. Ma chi sono questi iper-ricchi? Come era intuibile, due su cinque sono manager e amministratori delegati, e uno su cinque lavora nella finanza. Queste figure professionali, ovviamente, sono sempre state in cima alla scala sociale; quello che è cambiato negli ultimi decenni è quello che si portano a casa a fine mese. Uno studio dell’Economic Policy Institute ha rivelato che le retribuzioni degli amministratori delegati, negli Stati Uniti, sono aumentati del 725% in termini reali tra il 1978 e il 2011 – un margine di cresciuta enormemente superiore alla crescita dei valori di borsa o degli utili societari (per chi fosse tentato di pensare che in fondo “se lo sono guadagnato”). Nello stesso periodo il salario medio è cresciuto solo del 5.7%. Se nel 1965 il rapporto tra la retribuzione del lavoratore medio e quello del top manager era di 18 a 1, nel 2011 era arrivato a 209 a 1. Ma la verità è che il grosso della crescente fetta della ricchezza nazionale che finisce nelle tasche degli iper-ricchi, negli Usa e altrove, non è neanche imputabile ai loro salari da capogiro, ma semplicemente… al fatto che sono ricchi. Nel caso dell’1%, dello 0.1% e dello 0.01% rappresentati nel grafico sopracitato, infatti, i capital gains – ovvero i redditi da capitale, quelli che ricevi per il semplice fatto di avere dei soldi da investire, magari perché ci sei nato – rappresentano rispettivamente il 22, il 33 il 42 del loro reddito medio. Nel caso dei 400 più ricchi d’America, la percentuale arriva addirittura al 50%. In pratica, più uno è ricco è più diventa sempre più ricco per il semplice fatto di essere ricco. A questo poi bisogna aggiungere il crescente peso della finanza nelle economie avanzate, che è raddoppiato in poco più di vent’anni, passando (negli Usa, per esempio) dal 4.9% all’8.3% dell’economia, secondo uno studio dell’università di Princeton. Cosa fare, dunque? Dovremmo armarci tutti di forconi? No. Come spiega l’economista Matthew O’Brien in un articolo uscito qualche giorno fa sull’Atlantic, la soluzione risiede, come sempre, nella politica: “Non è la prima volta nella storia che assistiamo all’ascesa dei rentier. La differenza è che oggi la globalizzazione e la liberalizzazione finanziaria hanno fatto lievitare le ricchezze degli iper-ricchi a livelli che neanche i baroni-ladroni (robber barons) del secolo scorso si sarebbero mai sognati. Ma sappiamo come invertire questo processo. Quello che serve, molto semplicemente, è una migliore regolamentazione dei mercati e una maggiore tassazione dei redditi alti”. Questa è la stessa conclusione a cui giunge Thomas Piketty, probabilmente il più famoso studioso delle disuguaglianze vivente, nel suo libro di recente uscita, Capital in the Twenty-First Century. Dice Piketty: “L’attuale tendenza nella distribuzione del reddito non è compatibile con la democrazia. A questi ritmi la classe media nei paesi avanzati è destinata scomparire nel giro di qualche decennio. Ma non c’è motivo per cui le disuguaglianze debbano necessariamente continuare a crescere. Esistono vari futuri possibili. Non c’è nulla di “naturale” nella distribuzione del reddito o nella storia dell’economia”. Il futuro, insomma, è nelle nostre mani. Qui sotto trovate un breve video in cui Piketty spiega i punti salienti del suo libro: www.youtube.com/watch?v=7TLtXfZth5w

(Fonte sbilanciamoci)

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