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La ricchezza del Mondo è in mano a 85 Paperoni

disuguaglianza-ricchezza-povertà

Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il rapporto di ricerca Working for The Few, diffuso oggi da Oxfam India, evidenzia come l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implichi un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.

Una situazione che riguarda i paesi sviluppati, oltre quelli in via di sviluppo, dove l’opinione pubblica ha sempre più consapevolezza della concentrazione di potere e privilegi nelle mani di pochissimi. Dai sondaggi che Oxfam ha condotto in India, Sud Africa, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, la maggior parte degli intervistati è convinta che le leggi siano scritte e concepite per favorire i più ricchi.

In Africa le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà; in India il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre il paese è tra gli ultimi del mondo se si analizza l’accesso globale a un’alimentazione sana e nutriente. Negli Stati Uniti, il reddito dell’1% della popolazione è aumentato ed è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti.

“Il rapporto dimostra, con esempi e dati provenienti da molti paesi, che viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rinforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto dei cittadini del mondo si spartisce le briciole”, afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International. “Un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”.

Il rapporto di Oxfam evidenzia, ad esempio, come sin dalla fine del 1970 la tassazione per i più ricchi sia diminuita in 29 paesi sui 30 per i quali erano disponibili dati. Ovvero: in molti paesi, i ricchi non solo guadagnano di più, ma pagano anche meno tasse. Questa conquista di opportunità dei ricchi a spese delle classi povere e medie ha contribuito a creare una situazione in cui, nel mondo, 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni, e dove l’1% delle famiglie del mondo possiede il 46% della ricchezza globale (110.000 miliardi dollari)

“Se non combattiamo la disuguaglianza, non solo non potremo sperare di vincere la lotta contro la povertà estrema, ma neanche di costruire società basate sul concetto di pari opportunità, in favore di un mondo dove vige la regola dell’ ‘asso pigliatutto’, conclude Winnie Byanima.

Negli ultimi anni il tema della disuguaglianza è entrato con forza nell’agenda globale: Obama lo ha identificato come una priorità del 2014, e proprio il World Economic Forum ha posto le disparità di reddito diffuse come il secondo maggiore pericolo nei prossimi 12-18 mesi, mettendo in guardia su come stia minando la stabilità sociale e “minacciando la sicurezza su scala globale”. Anche per questo Oxfam chiede ai partecipanti del World Economic Forum – decision maker politici e istituzionali – di assumere un “impegno solenne” volto a:

  • sostenere una tassazione progressiva e contrastare l’evasione fiscale;
  • astenersi dall’utilizzare la propria ricchezza per ottenere favori politici che minano la volontà democratica dei propri concittadini;
  • rendere pubblici tutti gli investimenti nelle aziende e nei fondi di cui sono effettivi beneficiari;
  • esigere che i governi utilizzino le entrate fiscali per fornire assistenza sanitaria, istruzione e previdenza sociale per i cittadini;
  • adottare dei minimi salariali dignitosi in tutte le società che posseggono o che controllano;
  • esortare gli altri membri delle élite economiche a unirsi a questa causa.

Oxfam chiede inoltre ai governi di affrontare la diseguaglianza reprimendo più severamente la segretezza finanziaria e l’evasione fiscale, anche attraverso il G20; investendo nell’istruzione universale e nell’assistenza sanitaria; e concordando un obiettivo globale che inquadri la disuguaglianza estrema in ogni paese all’interno dei negoziati per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile post 2015.

I numeri della disuguaglianza

• Circa metà della ricchezza è detenuta dall’1% della popolazione mondiale.
• Il reddito dell’1% dei più ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari, 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo.
• Il reddito di 85 super ricchi equivale a quello di metà della popolazione mondiale.
• 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza economica è aumentata negli ultimi 30 anni.
• L’1% dei più ricchi ha aumentato la propria quota di reddito in 24 su 26 dei paesi con dati analizzabili tra il 1980 e il 2012.
• Negli USA, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria del 2009, mentre il 90% della popolazione si è impoverito.

Il rapporto di Oxfam Working for the Few in pillole:

  • ovunque, gli individui più ricchi e le aziende nascondono migliaia di miliardi di dollari al fisco in una rete di paradisi fiscali in tutto il mondo. Si stima che 21.000 miliardi di dollari  non siano registrati e siano offshore;
  • negli Stati Uniti, anni e anni di deregolamentazione finanziaria sono strettamente correlati all’aumento del reddito dell’1% della popolazione più ricca del mondo che ora è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione;
  • in India, il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di un sistema fiscale altamente regressivo, di una totale assenza di mobilità sociale e politiche sociali;
  • in Europa, la politica di austerity è stata imposta alle classi povere e alle classi medie a causa dell’enorme pressione dei mercati finanziari, dove i ricchi investitori hanno invece beneficiato del salvataggio statale delle istituzioni finanziarie;
  • in Africa, le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà.

Maggiori info su Oxfam Italia. 

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Il sangue monetario

Banca-governo-cittadini

Pubblichiamo un estratto dell’intervento, tenuto a Brescia il 23 ottobre scorso, del padre gesuita francese Gael Giraud (docente di Economia Matematica all’ Università Sorbonne di Parigi e Direttore di Ricerca al Cnrs), uno dei giovani economisti più influenti in Francia. L’illusione finanziaria di Gael Giraud.

Il mestiere delle banche consiste, in larga misura, nel creare moneta dal nulla. Con le regole in vigore oggi, ogni volta che la banca accorda un prestito, la moneta prestata è per il novanta per cento creata dal nulla, inesistente fino ad un attimo prima. Se è così, la maggior parte dei debiti che dovrebbero giustificare le sofferenze imposte ai popoli del sud Europa non corrisponde a denaro guadagnato con il sudore della fronte dai lavoratori dell’Europa del Nord. Corrisponde, in primo luogo, a qualche linea di codice su un computer. Questo particolare, ignorato nella discussione pubblica, non rende soltanto inaccettabile la distruzione della società greca (e forse tra poco portoghese, spagnola, italiana). Rivela anche una somiglianza apparente tra il lavoro del banchiere e l’azione divina. Creare moneta è come irrigare di sangue il corpo sociale, permettendo al sistema economico di funzionare. Il sangue dona la vita. Ecco perché il Presidente di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, si è potuto permetter di rispondere ad un giornalista dicendo che “si accontentava di fare il lavoro di Dio”. Ma quale Dio? Un dio malvagio che condanna a morte i suoi figli per costringerli a ripagare i debiti? Davvero oggi i mercati sembrano avere alcune caratteristiche delle antiche divinità: bisogna sacrificare a queste divinità i servizi pubblici, le pensioni, i sussidi di disoccupazione, i sistemi di assicurazione sociale, tutto per “placare la loro ira”. E solo due categorie di interlocutori sono autorizzati a superare il limite che separa i laici dai mercati: la banche le quali ricoprono il ruolo che un tempo aveva la tribù di Levi, ed il banchiere centrale, che assume sempre più l’atteggiamento del Gran Sacerdote. Divinità invero misteriose…: chi, nell’opinione pubblica, ha capito che i piani di salvataggio per la Grecia, la Spagna, il Portogallo, Cipro, sono prima di tutto piani per salvare le banche francesi e tedesche? I popoli di questi paesi avrebbero accettato i sacrifici se avessero davvero capito a chi erano destinati i soldi che ricevevano in prestito dall’Europa o dal Fondo Monetario Internazionale? La gran parte del denaro prestato dalla Troika in cambio di pesanti piani di aggiustamenti strutturali è tornato immediatamente nei bilanci delle nostre banche. È dunque molto preciso quello che afferma l’enciclica Quadragesimo anno pubblicata il quindici maggio millenovecentotrentuno da papa Pio undicesimo quando stigmatiza la finanza senza regole parlando di dittatura economica ed utilizzando la metafora del sangue monetario che irrora il corpo sociale con parole che potrebbero essere state scritte nel duemila e tredici:

105. E in primo luogo ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento.

106. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il danaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare.

107. Una tale concentrazione di forze e di potere, che è quasi la nota specifica della economia contemporanea, è il frutto naturale di quella sfrenata libertà di concorrenza che lascia sopravvivere solo i più forti, cioè, spesso i più violenti nella lotta e i meno curanti della coscienza. Forte della sua scelta profetica di non lasciarsi affascinare dagli idoli, la Chiesa e in particolare il Consiglio pontificio Giustizia e Pace ha chiesto nell’autunno del duemila e undici alcune riforme strutturali del sistema finanziario precise ed esigenti: l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, la separazione dell’attività bancaria la ricapitalizzazione sotto condizione delle banche. Si può dire che, ad un anno di distanza, nessuna di queste tre domande ha avuto una risposta concreta.

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Disuguaglianze economiche + ingiustizia sociale = Italia

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La disuguaglianza e l’ingiustizia sociale mettono a dura prova la democrazia. Una società fortemente diseguale, che preclude i meccanismi di promozione sociale al suo interno, che coniuga svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, mina la coesione sociale e pregiudica l’identificazione tra pari cittadini. Un legame sociale allentato, che non si aggrega intorno a beni comuni riconosciuti, rischia di incrementare la sfiducia istituzionale, di salvare solo l’apparenza ma in realtà di affossare la sostanza del principio di rappresentatività, di scoraggiare ogni partecipazione e coinvolgimento. Il conflitto sociale, nelle sue diverse espressioni, quando non è finalizzato al cambiamento costruttivo e diventa la mera espressione di rabbie e frustrazioni che sfociano in “guerre tra poveri” che frantumano l’opposizione della società, può essere utilizzato per politiche demagogiche e autoritarie, che ledono e riducono i diritti di tutti, e distorcono i delicati equilibri della compensazione tra i poteri, fondamentali per la tenuta delle garanzie a cui è preposto uno stato democratico. Là dove la redistribuzione più equa della ricchezza, nelle sue diverse modalità dirette e indirette, è invece un’attenzione costante da parte delle Amministrazioni dello Stato, la coesione sociale risulta più alta, i cittadini si sentono destinatari della preoccupazione e della solidarietà sociale organizzata, percepiscono maggiore dignità personale e si sentono titolari di diritti che vengono rispettati. Il maggiore senso dello Stato che ne deriva, il più diffuso rispetto della legalità, sono il risultato del sentimento di appartenenza a una comunità , di cui si percepiscono, pur nelle loro vicissitudini e sfortune, parte integrante e attiva. L’Italia, per quanto riguarda le disuguaglianze economiche e sociali, si colloca agli ultimi posti tra gli stati appartenenti all’Unione europea ed è scavalcata in termini di maggiore giustizia sociale da molti paesi degli altri continenti. La crisi economica, come si evidenzia dalle statistiche, amplia le sperequazioni e incide ancora più pesantemente sulle disuguaglianze. Una delle principali cause dell’attuale recessione, iniziata nel 2008 è la caduta del reddito disponibile, che ha determinato una profonda contrazione dei consumi delle famiglie. Nel 2012, infatti, in presenza di una flessione del prodotto interno lordo reale del 2,4 per cento, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8 per cento. Si tratta di una caduta di intensità eccezionale e che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino (nel 2011 il reddito reale era inferiore di circa il 5 per cento rispetto a quello del 2007, ultimo anno in cui aveva presentato una dinamica positiva). Le famiglie operaie passano (tra il 2006 e il 2010) da 14.485 a 13.249 euro, con la perdita dell’8,5 per cento, mentre gli impiegati salgono solo dello 0,5 per cento. E, intanto, ci si indebita sempre di più: nei soli primi nove mesi del 2012 le famiglie indebitate sono passate dal 2,3 al 6,5 per cento. Il 60,6 per cento afferma di essere costretta a metter mano ai risparmi per arrivare a fine mese, il 62,8 per cento ha grandi difficoltà ad arrivarci e quasi l’80 per cento non mette da parte neanche un euro. Nel 2012 la propensione al risparmio delle famiglie italiane si e’ attestata su livelli sensibilmente inferiori rispetto alle famiglie tedesche e francesi, avvicinandosi a quella del Regno Unito, tradizionalmente la più bassa d’Europa. Lo scorso anno la propensione è scesa all’8,2%, ovvero 0,5 punti percentuali in meno del 2011 e 4 punti percentuali in meno rispetto al 2008. Un paese più povero è costretto a fare i conti innanzitutto con il proprio carrello della spesa. Sei famiglie su dieci per far fronte alle difficoltà economiche hanno ridotto la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati. Tale comportamento è divenuto particolarmente frequente nel 2012 e coinvolge ormai il 62,3 per cento delle famiglie, con un aumento di quasi nove punti percentuali nell’arco di soli dodici mesi. La punta massima del fenomeno si è verificata nel Mezzogiorno (al 73 per cento), ma in termini incrementali si sono avute variazioni anche più ampie al Nord, dove il salto è stato di quasi 10 punti percentuali. Aumenta, inoltre, di circa due punti percentuali la quota di famiglie che acquistano generi alimentari presso gli hard discount, soprattutto nel Nord. Bisogna invece cogliere nella crisi economica un’opportunità per invertire la rotta, per diminuire il divario tra ricchi e poveri e restituire dignità alle fatiche di molte, troppe persone che rimangono schiacciate da meccanismi economici perversi e dall’indifferenza di coloro che ne sono esentati e riescono a starne fuori. Solo in questo modo, facendo della recessione un’occasione di redistribuzione più equa della ricchezza nel nostro paese, non solo è possibile rilanciare lo stesso sviluppo come sostengono molti analisti economici, ma si mobilitano risorse morali oggi affievolite, rilanciando attenzione e solidarietà, ricostruendo un senso e una percezione del “noi” indispensabile per ricreare le condizioni di una nuova coesione sociale. La cronaca, in particolare di questi ultimi tre anni di crisi economica, ha registrato i numerosi suicidi di imprenditori che si sono sentiti assaliti e attanagliati da un gravoso e schiacciante senso di responsabilità verso le proprie maestranze sul lastrico, dei tanti artigiani e disoccupati non più in grado di mantenere le loro famiglie. Secondo ultimo rapporto sui Diritti globali 2013 , sono 121 le persone che tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013 si sono tolte la vita per cause direttamente legate al deterioramento delle condizioni economiche personali o aziendali: nel 2012 i suicidi sono stati 89, mentre sono 32 nei primi tre mesi del 2013 il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stupisce il divario che, proprio per il risalto delle notizie e dei fatti da parte di giornali e mass media, si misura tra la consapevolezza diffusa dell’opinione pubblica e l’assenza di iniziative e di adeguate strategie per fronteggiare la drammatica situazione: ritardi non solo di azione ma anche di pensiero nel merito.
*Gruppo Abele

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300 super paperoni possiedono la stessa ricchezza dei 3 miliardi più poveri


Le 300 persone più ricche sulla terra possiedono la stessa ricchezza dei 3 miliardi più poveri. Non è quindi un caso che chi è al potere scrive le regole del gioco. Un breve video realizzato da TheRules.org illustrara l’ineguaglianza globale. Quando le immagini contano di più delle parole.

La piramide della ricchezza globale

La piramide della ricchezza globale

Sono molti i fattori che contribuiscono alle disparità nella distribuzione della ricchezza tra la popolazione. Ad un’estremità si individuano persone all’inizio della propria carriera che non hanno ancora avuto occasioni significative di arricchimento, o che hanno incontrato difficoltà professionali o personali, oppure coloro che vivono in paesi del mondo dove le opportunità di guadagno sono estremamente limitate. All’estremità opposta, invece, si trovano soggetti che, grazie a un mix di talento, impegno o semplice fortuna, hanno accumulato immensi capitali.

Nel 2012 stimiamo in 3,2 miliardi i soggetti, più di due terzi della popolazione adulta mondiale, detentori di una ricchezza inferiore ai 10’000 dollari USA mentre un ulteriore miliardo (23 percento della popolazione adulta) si colloca nella fascia compresa tra i 10’000 e i 100’000 USD. Anche se la ricchezza media posseduta dai segmenti alla base e al centro della piramide è modesta, il suo valore complessivo sfiora i 39’000 miliardi di USD, un potenziale evidentemente enorme per nuovi prodotti di consumo e per lo sviluppo di servizi finanziari pensati per questo target spesso trascurato. I restanti 373 milioni di adulti (8 percento della popolazione mondiale) hanno patrimoni superiori ai 100’000 USD.

I paesi più popolosi dell’area euro (Italia, Regno Unito, Germania e Francia) contribuiscono ciascuno con un 6 –8 percento al segmento dei più ricchi, e nel corso degli ultimi dodici mesi hanno visto senza eccezioni un lieve calo delle rispettive incidenze. Per molti anni questi paesi si sono posizionati tra il terzo e sesto posto nella classifica globale, ma quest’anno la Cina ha scalzato la Francia dalla sesta posizione, con un’ascesa impressionante rispetto alla situazione del 2000, quando non arrivava a far registrare numeri sufficienti per comparire in questa fascia top. Altre economie dei mercati emergenti con almeno quattro milioni di abitanti aventi patrimoni netti superiori a 100’000 USD sono Brasile, Corea e Taiwan. Nel 2011 il Messico era presente con una quota superiore all’1 percento in questo gruppo ma per l’anno in corso il livello è sceso al di sotto di tale benchmark.

Al vertice della piramide, tra i “milionari” del pianeta, si riscontra una composizione ancora diversa. Rispetto all’insieme dei soggetti con disponibilità superiori a 100’000 USD, qui la proporzione di cittadini statunitensi è quasi doppia, pari al 39 percento, mentre la quota degli altri paesi risulta perlopiù in calo. Vi sono tuttavia alcune eccezioni. La Francia è salita al terzo posto in classifica mentre nel gruppo dei paesi con più dell’1 per cento di milionari hanno fatto il loro ingresso la Svezia e la Svizzera.

Fornire una fotografia della ricchezza superiore a 1 milione di USD richiede una certa sofisticazione dal momento che a questi livelli le fonti consuete di dati, le statistiche ufficiali e le indagini a campione, si profilano come sempre meno complete e affidabili. Per ovviare a tale mancanza di precisione dei dati impieghiamo regolarità statistiche accreditate relative alla distribuzione della ricchezza ai livelli più alti per ottenere una corrispondenza tra la coda di massima agiatezza e l’elenco dei milionari mondiali pubblicato annualmente da Forbes e da analoghe “classifiche della ricchezza” presentate da altre fonti. In questo modo riusciamo a stimare in modo plausibile la distribuzione globale dei patrimoni del segmento “high net worth – HNW” che ricomprende la fascia tra 1 milione e 50 milioni di USD e di quello “ultra high net worth – UHNW”, dove figurano i titolari di oltre 50 milioni di USD.

Secondo le nostre stime, a livello mondiale gli UHNWI, ossia i titolari di patrimoni netti superiori a 50 milioni di USD, sono 84’500. Di questi, 29’300 detengono almeno 100 milioni di USD e 2700 più di 500 milioni. A livello regionale è il Nordamerica a dominare la classifica con 40’000 residenti UHNW (47 percento), mentre in Europa ne sono presenti 22’000 (26 percento) e 12’800 (15 percento) risiedono in paesi dell’Asia Pacifica, Cina e India escluse. A livello di singoli paesi, gli USA sono in testa con un netto margine e 37’950 “ultraricchi”, corrispondenti al 45 percento del gruppo. La Cina ha visto ultimamente una grande creazione di ricchezza che l’ha portata al secondo posto con 4700 soggetti (5,6 percento del totale globale), seguita da Germania (4000), Giappone (3400), Regno Unito (3200) e Svizzera (3050). Anche negli altri paesi cosiddetti BRIC i numeri sono in forte crescita, con 1950 “ultraricchi” in Russia, 1550 in India e 1500 in Brasile e presenze consistenti a Taiwan (1200), Hong Kong (1100) e in Turchia (1000). Anche se non disponiamo di consistenti dati storici con cui fare un raffronto, è fuor di dubbio che il numero di UHNW individual è notevolmente aumentato rispetto a una decina di anni fa.

* Dati Credit Suisse Global Wealth Report 2012

 

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Conoscere la verità: Più sapremo e più potremo

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Buongiorno a tutti voi. Si parla spesso di democrazia, di economia, di salvare i propri risparmi, di migliorare il sistema, di abolire i partiti….E così via…

Vi riporto la mia situazione e quella dei miei numerosi colleghi: Siamo dipendenti statali, con la grande fortuna di avere un impiego SICURO: a fine mese lo stipendio arriva sempre. Negli ultimi anni, la situazione è andata sempre peggiorando: lo stipendio viene consumato sempre e tutto, ogni mese. Stessa situazione per i miei colleghi. Bollette sempre più care, pedaggi autostradali, benzina, assicurazioni in aumento, tasse nuove, imprevisti vari… So benissimo che la maggior parte di persone nel mondo non si può assolutamente permettere tutti questi “lussi”, e quindi non mi lamento per questo, ma ogni tanto rifletto su tutti coloro che mi stanno attorno e che guadagnano meno di me: come possono fare? Se finisce inesorabilmente il mio stipendio, figuriamoci quello di uno che guadagna 1000 euro al mese. E tutto questo mi dispiace, vorrei aiutare, vorrei fare una rivoluzione per cambiare le cose. PARLIAMOCI CHIARO: il problema non sta nella presenza o meno di ricchezza, bensì nella DISTRIBUZIONE della RICCHEZZA.

Pochi Italiani posseggono la maggior parte della ricchezza del paese. E si ritorna alla teoria di Pareto del 20/80 circa. Ossia, circa il 20% della popolazione possiede circa l’80% della ricchezza. Circa, perché secondo me la percentuale di tale popolazione è del 10%! Tutti i colleghi che conosco, militari e dipendenti statali, hanno problemi con lo stipendio, nel senso che NESSUNO di noi riesce a mettere da parte qualche cosa. Figuriamoci poi coloro che hanno un paio di figli con la moglie che non lavora perché non riesce a trovarlo, e magari un mutuo sulle spalle! Signori, la situazione è peggiore di quello che si pensa e di ciò che ci dicono alla radio ed alla TV. Ma non per tutti, ovviamente.

I ricchi sono diventati sempre più ricchi, mentre la borghesia è diventata sempre più povera: ed era quella che consumava di più. AMMETTIAMOLO, il sogno americano (così come quello europeo e italiano) sta fallendo: non è vero che tutti potevano diventare ricchi. E’ piovuto solo sul bagnato, e solo i soldi hanno attirato altri soldi. Noi altri, poveri mortali, stiamo rimanendo con un pugno di mosche in mano. Oppure dei debiti: verso le banche, lo Stato, i ricchi oligarchi. Ma la cosa che più mi spaventa è la nostra IGNORANZA, nel senso di non sapere. Siamo cresciuti con la speranza di un futuro roseo, migliore, comodo, scuro e tranquillo (sono nato nel 1971). Poi le cose sono peggiorate, e le certezze hanno tremato. Ma la nostra ignoranza NO, è rimasta solida, alimentata dalle bischerate propinate dalle televisioni, radio e giornali, tutti posseduti dai soliti ignoti ricchi oligarchi… La nostra ignoranza ha salvato la nazione da una probabile rivoluzione, ma ha salvato soprattutto la classe politica dirigente.

Grazie ad internet le cose stanno migliorando, ma si sa, leggere, studiare e capire è fatica. E l’italiano medio è un po’ pigro, e soprattutto capisce poco di finanza, economia e politica, anche perché queste cose a scuola non si insegnano o si insegnano male: non viene detta la verità. Ci si sofferma su modelli statistici, gaussiani, su esempi teorici, facilmente studiabili ma poco probabili. E all’apparir del vero, le cose sono diverse. Il capitalismo doveva portare ricchezza a tutti: non è stato così. Dovrebbero far leggere il libro di Robert Kyosaky: “Padre ricco padre povero. Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro“, oppure il “Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita” di Taleb, dovrebbero dirci la verità sul Signoraggio, sulla Banca Centrale Europea, sulla FED, sul Fondo Monetario Internazionale, sulle Corporation, sui privilegi dei nostri politici. Invece, a scuola, sui giornali, nelle TV e nelle radio tutto questo viene taciuto. Il 99% delle persone di mia conoscenza non sa che la Banca Centrale Europea è controllata da banchieri privati, E NON E’ UN ENTE PUBBLICO (eppure basterebbe andare a vedere in Wikipedia le quote di partecipazione).

Il primo passo da fare, dovrebbe essere quello di divenire meno ignoranti. Ma studiare è faticoso, e le scuole si fanno a smarcare, per raggiungere presto un diploma, una laurea per cercare un lavoro per guadagnare qualche soldo per vivere. Tanto, ormai, lavorare con ciò che si è imparato a scuola, è diventato un concetto superato, improbabile.

Il secondo passo potrebbe essere quello di cambiare la classe politica, e soprattutto diminuire gli sprechi che essa produce: macchine blu, baby pensioni maturare con 4 anni di politica, portaborse strapagati… eccetera eccetera.

Terzo passo: dire la verità. Ci dovrebbero dire la verità. A costo di atti impopolari. E i nostri CAPI dovrebbero parlarci in modo chiaro, senza raccontare fandonie o usare il “politichese”. E smettere con il solito teatrino napoletano al Parlamento e al Senato. LASCIATE PERDERE I GIORNALI E LE TV.

Quarto passo: RI-DISTRIBUZIONE della ricchezza. Attenzione, non DISTRIBUZIONE, ma RI-DISTRIBUZIONE, alla Robin-hood. Rubare ai ricchi per dare ai poveri. Si potrebbe prendere molto di più dai ricchi: ma questi sono furbi, e con i soldi possono pagare ragionieri ed avvocati per trovare tutti i modi per pagare meno tasse. Bisognerebbe capire che siamo tutti sulla stessa barca che sta affondando, e che sarebbe necessario cambiare MENTALITA’.

Quinto passo: Cambiare MENTALITA’. Siamo cresciuti nel boom del consumismo. Ma ci vogliamo rendere conto che tutto questo non è più sostenibile? Stiamo decimando le risorse, consumando la natura ed il pianeta… per cosa? Per avere un telefonino sempre più tecnologicamente avanzato, per avere il Robot che gironzola in casa e aspira la polvere, per passare le ore davanti ad un quadro animato sempre più grosso (la TV!!), oppure davanti ad un monitor immersi in una realtà virtuale di social network? E’ questo che vogliamo, per cui siamo stati creati? La vita vera è fuori, è in mezzo alla gente, è l’utilizzo del nostro corpo per camminare nel mondo… la vita vera è quella a contatto con la natura, con gli animali, con gli elementi, con i fiori, con gli amici, gli affetti, i sorrisi… Chiaro che i soldi servono!! Ma è la corsa al consumismo, al voler sempre aumentare il tenore di vita, all’accumulo di oggetti e beni, che ci sta portando alla rovina. Dobbiamo capire: è necessaria una DECRESCITA FELICE e CONSAPEVOLE, ma per tutti, ricchi in prima fila.

LA STORIA DELLE COSE Sesto: imparare ad essere lungimiranti e meno egoisti. Richiede uno sforzo enorme e difficile, ma potrebbe salvare le generazioni future, ossia i nostri figli e nipoti. E’ facile pensare: che mi frega, io vivo una volta sola e tra una decina di anni morirò, quindi preferisco godere adesso, consumare tutto, fare la bella vita, sprecare soldi e risorse, tanto del “doman non v’è certezza”. Ed è questa mentalità che ha provocato crisi e povertà diffusa nel mondo. Si può benissimo vivere sereni e felici senza avere auto di lusso, gioielli e vestiti firmati. Ma è difficile: siamo cresciuti sotto il bombardamento mediatico di una pubblicità insistente che ci suggerisce sempre di comprare, consumare e continuare ad accumulare… sappiamo il prezzo degli oggetti ma non conosciamo il loro valore.

Settimo: Cambiare il nostro stile di vita. La società moderna ci ha portato a vivere in grandi città, in megalopoli sempre più affollate, trafficate e inquinate. Ma così abbiamo fatto ad essere così stupidi? Ci siamo rinchiusi in enormi edifici con tante finestre e balconi, come tanti piccioni in una maledetta e sporca piccionaia, circondati dal cemento e dall’asfalto. Ma come abbiamo fatto? Maledizione, ci siamo allontanati dalla natura, dall’aria pulita, dalla flora e la fauna. A causa del consumismo. Dovevamo cercare lavoro redditizio e sempre meno faticoso per poter guadagnare soldi per comprare, comprare e comprare. E tale lavoro era in città, ora ne siamo schiavi e ci lamentiamo del traffico, della confusione, del rumore… Ci siamo dati la zappa sui piedi. Stupidi che siamo. Ma che potevamo fare? E’ inutile che continuo a elencare punti e idee, peraltro molto personali. Tanto abbiamo capito cosa voglio dire. Ma non ho finito. Ho ancora un paio di idee da scambiare con voi che stimo e seguo da diverso tempo, così come stimo coloro che ci vorrebbero far aprire gli occhi: Marco Travaglio, Paolo Barrai, Byoublu e gli altri scrittori nei siti web.

Da un po’ di tempo si parla di portare in salvo i nostri risparmi, di fuggire dall’euro, dal dollaro… MA QUALI RISPARMI? La maggior parte degli italiani non ha risparmi. Poi ci sono gli anziani, scettici per esperienza e natura: i miei genitori hanno qualcosa da parte. Ho provato a spiegare loro la situazione economica italiana, e sai cosa mi hanno detto: “macchè, le tv, radio e giornali dicono di non preoccuparsi…figurati! In Italia non siamo mica stupidi come gli Americani! Ce la siamo cavata nel dopoguerra, figurati ora! E poi cosa dovrei fare? Mettere i soldi sotto il materasso? Portarli dove? In un conto in Brasile?? Ah ah ah non farmi ridere! Lì, si, che me li rubano tutti!! E poi lo sai, in Italia, c’è sempre il lavoro in nero, i soldi in nero che girano… e ci si aiuta a vicenda, almeno qui nel paesino di campagna in cui c’è sempre chi ha verdura fresca, polli e un pezzo di terra da coltivare… ” Come dar loro torto? Hanno attuato la decrescita felice… anche perché sono anziani! I loro bisogni sono diminuiti e hanno cominciato ad accontentarsi delle piccole cose…. E i servizi sanitari, in quella zona della toscana, funzionano bene: il paese è piccolo e le persone si conoscono, e si vogliono bene, si aiutano. Non sarà facile gestire, e capire quale sia la cosa migliore da fare: troppe variabili, troppi intrighi internazionali e politici… e le “caste” non vorranno mollare la presa, abbandonare il potere; le multinazionali, figuriamoci, se vorranno cambiare la loro mentalità di produrre, produrre, produrre e consumare, consumare, consumare… La scuola non ci insegnerà la verità; la libertà di stampa sarà sempre controllata dai pochi… etc etc.

Mi viene da pensare: si stava meglio quando si stava peggio… ma forse ogni generazione ha detto questa frase: sarà che è sempre stato così? La modernità ci ha portato internet: sfruttiamolo per diffondere CONOSCENZA, VERITA’, IDEE, COMMENTI… PIU’ SAPREMO, e PIU’ POTREMO. Sfruttiamo i social network per promuovere conoscenza, idee… E per favore: spegniamo quella maledetta TV!!! O per lo meno usiamola per imparare, per vedere documentari, servizi interessanti… Il GRANDE FRATELLO e Company fanno parte del TEATRINO della nostra “CASTA”, dei nostri RICCHI, che ci vogliano tenere impegnati, per dimenticare la realtà… sono il COLOSSEO del DUEMILA. Guardateli pure, ma consapevoli che è tutta una finzione, un modo per distrarci dalla cruda realtà. Dobbiamo insistere, continuare…

Agostino R.

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