Doping: Italia seconda al mondo per positività dietro la Russia

Doping, Italia seconda per violazioni nel 2015

L’Italia è il secondo Paese al mondo con più casi doping (129) dopo la Russia (176). L’India è terza, con 117 casi. Poi Francia con 84 e quinta il Belgio con 67. È questo l’ennesimo triste primato Made in Italy che emerge dai dati pubblicati dalla Wada, Word anti-doping agency circa le violazioni verificatesi nel corso del 2015, anno non olimpico. Una classifica che deve far riflettere e preoccupare. Ma questi numeri non devono stupirci. In Italia il giro d’affari accertato dei farmaci vietati è di 50 miliardi l’anno.

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L’attore

Il metodo mimico di Orazio Costa

Se sapete che il vostro strumento siete voi stessi,
conoscete anzitutto il vostro strumento,
consapevoli che è lo stesso strumento che danza, che canta, che inventa parole e crea sentimenti.
Ma curatelo come l’atleta,
come l’acrobata, come il cantante,
assistetelo con tutta la vostra anima,
nutritelo di cibo parcamente,
ma senza misura corroboratelo di forza, di agilità di rapidità, di canto, di danza di poesia e di poesia e di poesia.
Diverrete poesia aitante,
metamorfosi perenne dell’io inesauribile,
soffio di forme, determinati e imponderabili;
di tutto investiti, capaci d’assumere e di dimettere:
passioni, violenze, affezioni, restandone arricchiti e purificati…
tesi alla rivelazione di ciò che l’uomo è: angelo della parola, acrobata dello spirito, danzatore della psiche, messaggero di Dio e nunzio a se stesso e all’universo d’un se stesso migliore.

Orazio Costa, regista teatrale e insegnante italiano nonché uno dei massimi esponenti della pedagogia teatrale europea del Novecento. Ideatore del metodo mimico, un metodo per fare teatro, ovvero una metodologia che rende possibile, a chiunque abbia voglia di apprenderla, di divenire attore.

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I ghiacciai italiani rischiano di scomparire

La scomparsa dei ghiacciai italiani

Allarme ghiacciai italiani. Lo scioglimento dei ghiacciai è un fenomeno monitorato costantemente in tutto il mondo come una delle più rilevanti conseguenze del riscaldamento climatico dell’ultimo secolo.

A livello nazionale, il quadro risulta sconfortante. Secondo il “Catasto dei Ghiacciai Italiani” realizzato dal Comitato Glaciologico Italiano in collaborazione con l’Università Statale di Milano e pubblicato nel 2015, dagli anni Sessanta all’inizio del ventunesimo secolo si è registrata una riduzione di superficie del 30%. Scomparsi circa venti chilometri di ghiaccio dalle Alpi del versante italiano. E poi un’ulteriore contrazione del 5% dal 2007 al 2012. Continue reading

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Ecologica, sociale ed economica, ecco la città del futuro

La città del futuro sarà green

Nelle città vive oltre il 50% della popolazione mondiale, si produce l’80% del PIL e il 70% delle emissioni di gas serra e sono anche i luoghi dove si concentrano investimenti e si creano opportunità di nuova occupazione attraverso politiche di green economy.

Si stima che dal 2017 al 2025 la popolazione urbanizzata al mondo crescerà di 65 milioni di abitanti l’anno. Secondo l’Onu, il 96% delle città europee con oltre 300.000 abitanti è destinato a crescere demograficamente nei prossimi 15 anni. Le città che meglio programmeranno il loro futuro godranno di benefici maggiori fra 20/30 anni. A livello europeo e internazionale sono già molte le città che hanno avviato programmi e iniziative in direzione green. In Italia invece, a parte rarissime eccezioni, il nulla. Continue reading

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Rischiamo un mare senza pesci, stop a pesca insostenibile

Stop pesca insostenibile

L’Italia consuma più pesce di quanto ne cattura. Dal 30 aprile, di fatto, ha esaurito le risorse ittiche e dipenderà dal mercato estero. A fotografare la situazione è il dossier “Fish Dependence Day” di New Economics Foundation realizzato nell’ambito del progetto Fish Forward dell’Ue.

Il consumo pro capite da noi tocca i 25 chili l’anno, soltanto sei provengono dalla produzione locale. L’Italia è al settimo posto della top ten dei paesi con la più alta dipendenza da prodotti di pesce da acque estere.  Continue reading

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Stiamo consumando il Pianeta

consumo del pianeta

Qual è il peso dello sviluppo umano sulle risorse naturali? E quanto è capace il pianeta di rinnovarsi e quindi di ridurre gli impatti dello sviluppo umano? L’impronta ecologica, personale o collettiva, è ormai un indicatore affermato e riconosciuto che misura il rapporto tra quante risorse naturali consumiamo e quante ne abbiamo a disposizione. Applicando questo calcolo a un intero paese possiamo fare una valutazione piuttosto accurata degli effetti delle politiche economiche e ambientali. Adesso, grazie alla pubblicazione dell’Ecological Footprint Explorer, un massiccio database che raccoglie i dati sull’impronta ecologica di oltre 200 paesi dal 1961 al 2013, questa misura diventa anche una stima del peso dello sviluppo economico dal secondo dopoguerra a oggi. I dati sono resi disponibili dal Global Footprint Network, organizzazione internazionale di ricerca no profit con sede in California, Svizzera e Belgio, che dal 2003 mette a punto metriche e protocolli per valutare il peso dello sviluppo e degli stili di vita. Continue reading

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Italia fabbrica di miseria

sempre più poveri in Italia

Oramai questo Paese non ha più futuro l’hanno distrutto definitivamente. È in atto una “stagnazione secolare”. La grande crisi esplosa tra il 2007 e il 2008 ha creato un peggioramento della distribuzione del reddito e un’instabilità dei proventi da lavoro e delle politiche di consolidamento fiscale. L’anticipo pensionistico, il Jobs act e il bonus da 80 euro sono stati e sono interventi insufficienti per superare la crisi. 

A sostenerlo è il Rapporto sullo stato sociale 2017, curato dalla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma. La formula, coniata per la prima volta nel 1938 dal celebre economista Alvin Hansen per descrivere gli effetti della “grande depressione” degli anni ’30, sarebbe ora più che mai attuale. Secondo i curatori del rapporto, l’attuale recessione presenterebbe molte analogie con quella che scaturì in seguito al crac di Wall Street del 1929: l’alto tasso di risparmio, i bassi investimenti e il conseguente declino dei tassi di interesse. Tutte condizioni che spingono in basso la domanda, “deprimendola a livelli incompatibili con la crescita”, e vanificano l’effetto di politiche monetarie espansive. Continue reading

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