0

Italia seconda in Europa per numero di telefonate spam

telefonate spam

In base al report realizzato da Truecaller, sviluppatore della famosa App per smartphone che identifica e blocca le chiamate moleste in entrata, l’Italia è il secondo Paese europeo più colpito dal fenomeno delle telefonate spam. Peggio di noi solo il Regno Unito.

A livello globale il nostro Paese si piazza al 13° posto con 8,8 chiamate in media per persona. Nel mondo la nazione con la maggior quantità di chiamate spam è l’India (22,6 chiamate) seguita dall’America e dal Brasile.

I dati fotografano una situazione a dir poco insostenibile per i consumatori italiani che ogni giorno vengono disturbati agli orari più impensabili da telefonate fastidiose, spesso insistenti, che non portano a nulla di buono se non a far perdere tempo e pazienzadichiara Francesco Luongo, Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino. “A farla da padrone, come denunciamo da tempo, è il telemarketing che ormai dilaga in tutti i settori a cominciare da quello dell’energia elettrica e del gas. Al solo annuncio dell’imminente fine del mercato tutelato, si è scatenata una vera e propria giungla di offerte che vengono propinate al telefono, in modo spesso ingannevole, agli ignari consumatori”. Continue Reading


0

Lombricoltura: Allevare lombrichi per aiutare l’ambiente

lombricoltura

La lombricoltura è un metodo “pulito” per trasformare i rifiuti organici in fertile terriccio. I lombrichi fertilizzano naturalmente il terreno facilitando la mineralizzazione della sostanza organica, aumentando la dispersione dei nutrienti e favorendo la riproduzione delle popolazioni di batteri e microrganismi autoctoni. In poche parole producono l’Humus, la parte più fertile del terreno.

Allevare lombrichi è una soluzione semplice ed efficace che se praticata su larga scala, aiuterebbe non poco a ridurre la quantità di rifiuti in discarica, considerato che il 40% dei rifiuti solidi urbani è di natura organica. In costante aumento in tutta Europa, anche in italia la lombricoltura comincia a prendere piede. Allevare lombrichi oggi, significa aiutare l’ambiente con un’attività ecologica, inoltre, aspetto non trascurabile in tempo di crisi può dare un buon reddito. 

In agricoltura biodinamica il lombrico rappresenta un punto cardinale di estrema importanza. Infatti assieme all’ape e alla mucca ha titolo di rappresentante per l’attuazione della fertilità. Per inciso, il fondatore dell’agricoltura biodinamica, Rudolf Steiner, aveva già lanciato l’allarme sulla mucca pazza nel 1910 e sul pericolo d’estinzione dell’ape nel 1923, successivamente nel 1924 poneva l’accento sulla salvaguardia del lombrico.

Perché allevare lombrichi? Che cos’ha di straordinario la lombricoltura? 

Il lombrico è innocuo, mite, solitario o in compagnia di altri simili, non crea mai danno, non disturba mai nessuno.  È un lavoratore instancabile, silenzioso il cui compito è solo quello di creare vita! Il lombrico oltre a scavare gallerie che drenano e arieggiano il terreno è capace di metabolizzare e trasformare la sostanza organica in Humus, la base della vita del terreno. È un vero e proprio “intestino” strisciante con il compito di mantenere in circolo la vita. Prerogativa essenziale per ogni cosa che è viva, è che ci sia sempre movimento delle forze vitali e mai staticità. 

L’Humus trattiene maggiormente l’umidità, l’irrigazione è pertanto minore come anche il dilavamento. Ha la capacità di trattenere più a lungo i concimi con conseguente meno inquinamento delle falde acquifere e dei fiumi. Infatti utilizzando più humus, si favorisce un maggior trattenimento dei concimi chimici nel terreno a vantaggio dell’ambiente. In questo modo si combatte anche la prolificazione delle alghe rosse in mare che trovano oggi una grande disponibilità di nutrienti dovuta al dilavamento dei concimi chimici. L’Humus di lombrico, a differenza degli altri concimi chimici e organici, è pronto per l’immediato nutrimento delle piante, in quanto ha già subito tutte le trasformazioni chimiche e microbiologiche.

Recenti studi, inoltre, confermano che il lombrico riesce a migliorare la struttura del terreno e a disinquinare i terreni, mettendo le sostanze dannose incapsulate negli strati più profondi e rendendo il terreno agrario più pulito.

Lombricoltura esempi europei

Dal 2003 Ecocelta, una piccola azienda in Galizia, il primo a intravedere le capacità benefiche dei lombrichi, utilizza questo metodo per produrre concimi organici e substrati per il giardinaggio di grande qualità che distribuisce tra le comunità rurali del territorio. L’’azienda nasce per mano di Sergio Quiroga, un agronomo che lavorava presso un parco zoologico e forestale. Rifiuti e letame del parco non venivano gestiti adeguatamente, così Quiroga ha escogitato il suo sistema, che unisce l’innovazione tecnologica alla tradizionale lombricoltura. Oggi, Ecocelta gestisce 5000 tonnellate all’anno di residui organici della stazione ecologica di Bayona –dove vengono depositati resti di potatura di prati e arbusti –oltre a raccogliere gli scarti di ristoranti, bar della zona e aziende agricole certificate e anche le alghe delle spiagge vicine.

0

In Italia record di Neet e di povertà estrema

Neet

L’Italia non è un Paese per giovani, ormai lo sappiamo bene. Una generazione di rassegnati che deve affrontare la letale combinazione di scarse opportunità, redditi bassi, flessibilità massima, costi contributivi elevati e nessun welfare. Giovani che pagano alla crisi o all’incapacità del sistema educativo con l’esclusione dal sistema sociale.

La conferma arriva dagli ultimi dati del 2016 pubblicati dalla Commissione Europea. L’Italia detiene, infatti, la percentuale più alta nell’Ue di giovani fra i 15 e i 24 anni che non hanno lavoro e nemmeno lo cercano (i cosiddetti Neet). Sono il 19,9% contro una media Ue dell’11,5%. Un record che detiene ormai ininterrottamente dal 2013.

Al secondo posto (18,2%) troviamo la Bulgaria, che aveva il record fino al 2012, mentre terza è la Romania (17,4%), poi a seguire Croazia (16,9%), Cipro (15,9%) e Grecia (15,8%) e Spagna (14,6%).

Inoltre in Italia chi riesce a trovare un lavoro, in più del 15% dei casi ha contratti precari, e se non ha ancora 30 anni guadagna meno del 60% di un lavoratore over 60. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare fra i 31 e i 32 anni, molto dopo la media Ue di 26 anni.

Ma i dati allarmanti riguardano anche il trend del numero di persone che in Italia vivono in condizioni di povertà estrema: 11,9% (contro il 7,8% medio dell’Ue e il 6,8% dell’area dell’euro), cifra aumentata fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania. Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%).

L’Ocse, ha poi messo l’Italia agli ultimi posti nella sua classifica sul mercato del lavoro. Solo il 57,7% degli italiani in età lavorativa è occupato. Peggio fanno solo Grecia (52,7%) e Turchia (50,9%).

Una volta Charles De Gaulle disse che l’Italia non era un Paese povero, ma un povero Paese. Aveva ragione.

0

I primi 10 Paesi esportatori mondiali di merci nel 2016

Paesi esportatori merci

La graduatoria dei principali paesi esportatori mondiali di merci, secondo l’ultimo Rapporto dell’agenzia ICE, non ha mostrato significativi mutamenti nelle prime posizioni, ancora dominate dalla Cina che resta il primo esportatore mondiale. Gli Stati Uniti, secondo esportatore, hanno mantenuto immutata la propria quota rispetto al 2015. La Corea del Sud dopo decenni di forte dinamismo perde due posizioni, scendendo dal sesto all’ottavo posto. La forza dell’export Made in Italy, è stata confermata anche nel 2016.

L’Italia, infatti, è il nono Stato esportatore al mondo, guadagnando una posizione rispetto al 2015, con vendite all’estero per 462 miliardi di dollari, poco più del 30% del PIL. L’Italia con una quota di mercato del 2,9%, si conferma fra i Paesi avanzati quelli che nella globalizzazione hanno conservato maggiori quote di mercato a livello internazionale. E il trend positivo per l’export di Made in Italy non sembra essersi esaurito: dal Rapporto emerge infatti che, nei primi quattro mesi di quest’anno, le esportazioni italiane sono cresciute del 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che, se confermato nei successivi quadrimestri, porterebbe il dato dell’intero 2017 a superare le stime, che ipotizzavano un aumento del 3-4%.

Per l’Italia due note dolenti. La prima è rappresentata dal numero di aziende esportatrici (circa 215.000) che è incrementato troppo lievemente rispetto alle previsioni: nel 2016 sono state infatti solo 10mila (+0,3%) le nuove aziende esportatrici italiane. La seconda proviene dai tre settori in cui l’Italia mantiene le quote di mercato più elevate nel mondo: articoli in pelle (10,1%), macchinari ed apparecchiature (6,4%), abbigliamento (4,9%). Settori in cui non bisogna assolutamente arretrare. Per farlo è necessario aggredire il mercato ecommerce, che oggi vale 1900 miliardi di euro e di cui il Belpaese rappresenta appena l’1% perché al momento l’Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei: solo il 10% delle imprese italiane accetta ordini online, contro il 18% della Spagna, il 21% della Francia ed il 27,2% della Germania.

0

Il poeta

poeta

Il poeta, una cosa.
Una cosa deve fare il poeta
non è che sia un lavoro così difficile, il poeta
il poeta, non è che sia un mestiere così complesso
perché al poeta, signori
gli si chiede una cosa che è una
al poeta gli si chiede
siediti
mettiti comodo
e scrivine una bella
ecco cosa deve fare il poeta
il resto, tutte minchiate
che uno al tassista cosa gli chiede?
guida
e all’avvocato?
difendi
e al sarto?
cuci
e al medico?
cura
e al muratore?
costruisci
e al maratoneta?
corri
e quelli
guidano
e difendono
e cuciono
e curano
e costruiscono
e corrono
poi arriva il poeta
che lo vedi già da lontano il poeta
lo riconosci
che il poeta arriva da lontano
e lo vedi tutto gesticolante
tutto ansioso
con le gote arrossate
i capelli scompigliati
le scarpe spaiate
arriva
e ti vuole spiegare
e ti vuole dire
e ti vuole far capire come funziona
e parla
e ti spiega
e parla
e ti racconta
e parla
e ti delucida
e parla
e ti illustra
e parla
e ti commenta
e parla
e ti parafrasa
e parla
e ti interpreta
e parla
e ti insegna
e parla
e ti chiosa
e a un certo punto
fa:
posso leggerti una poesia?
tua? gli chiedi

e lì
nove su dieci
è una martellata nei coglioni
ma di quelle pese.

Che basterebbe poco, il poeta
il poeta, basterebbe poco
capisse
che una cosa gli si chiede
una cosa che è una
gli si chiede
siediti
mettiti comodo
e scrivine una bella.

Guido Catalano