Le droghe, l’alcool e tutte quelle sostanze che ci illudono di darci piacere, alla fine ci tolgono la possibilità di godere della droga più potente che nessun spacciatore potrà mai venderci.
Questa droga rivoluzionaria si chiama Vita, vivere è lo sballo più grande che possiamo provare. Un ex tossicodipendente, che desidera restare anonimo, si racconta. Continue Reading →
La Crystal Meth, detto anche “ice” (ghiaccio), arriva in Italia nella forma chiamata Shaboo. Questa sostanza proviene dalle Filippine ed è tecnicamente cloridrato di metanfetamina, ossia una droga sintetica che si vende in “pezzi” simili a granelli di sale grosso. È la droga della serie tv Breaking Bad.
La Shaboo è un forte stimolante che da un effetto dieci volte più devastante rispetto alla cocaina e anche rispetto alla metanfetamina. Si presenta con l’aspetto di piccoli cristalli, simile al sale grosso.
Come le altre metanfetamine (vedi il Krokodil, lo JWH, il Cobret e il Captagon), viene spesso prodotta in laboratori illegali, usando come base comuni farmaci uniti per estrarre il principio attivo (pseudoefedrina), poi “cucinato” con acido per batterie, sostanze usate per sturare tombini o lavandini, acetone, benzene e combustibili per lampade antigelo. Continue Reading →
La cocaina è la droga più usata in Europa. Secondo l’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Dipendenze circa 2,4 milioni di giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni (l’1,9 % di questa fascia d’età) hanno consumato cocaina nel corso dell’ultimo anno. Continue Reading →
Nel corso del 2015, i decessi riconducibili all’abuso di sostanze stupefacenti rilevati dalle Forze di Polizia o segnalati dalle Prefetture si sono attestati su 305 casi, con un decremento pari al 2,55% rispetto al 2014. Le rilevazioni sugli esiti nefasti per abuso di droga hanno avuto inizio in Italia a partire dal 1973 con l’unico caso segnalato in quell’anno. Negli ultimi 42 anni i morti per droga sono stati 24.507. L’andamento iniziale con tendenza verso l’alto trova spiegazione nell’espansione, specie negli anni ottanta e novanta, dell’uso di eroina, la sostanza che ancora oggi figura come causa principale dei decessi. Continue Reading →
In lingua quechua si chiama kuka, è la coca che si coltiva in foglia da circa duemila anni nelle regioni andine dell’America del Sud. Amerigo Vespucci ne aveva dato notizia raccontando dell’uso che ne facevano le popolazioni indigene per garantirsi una maggiore resistenza alle fatiche fisiche e per difendersi dal soroche, il malessere prodotto dall’altitudine, noto anche ai viaggiatori storditi dalle vertigini dell’aria di montagna.
L’acullico la pallina di foglie miste a cenere o a calce che le popolazioni indigene masticano in continuazione, manteneva i denti bianchi oltre ad avere effetti stimolanti, come aveva scoperto Albert Niemann che nel 1860 era riuscito ad isolare la cocaina che, proprio per i suoi effetti stimolanti, nel 1890 fu riconosciuta come un medicinale, infatti Sigmund Freud ne faceva uso e la consigliava ai suoi pazienti. Una volta riconosciute le proprietà della foglia di coca, i governi ne assunsero il monopolio e solo alla fine dell’Ottocento la coltivazione è passata in mano ai privati con il progressivo sfruttamento del prodotto da parte dei narcotrafficanti che trasportano la foglia, la lavorano, la trasformano in cocaina e la distribuiscono illegalmente in tutto il mondo. Infatti, solo un 10 % delle foglie prodotte si consuma nelle regioni andine, tutto il resto serve per il redditizio mercato della droga i cui principali consumatori sono Stati Uniti ed Europa.
Dalla Colombia e dal Perù, che sono i più grandi esportatori di coca al mondo, la merce acquista ad ogni passaggio e trasformazione, un valore mercantile esponenziale. Fin dall’inizio del secolo XXI°, gli Stati Uniti finanziano e organizzano la guerra contro la droga in America Latina con grande impiego di armi e di strategie militari; questa vera e propria guerra ha prodotto violenza, molte morti di cittadini innocenti, deforestazioni e inquinamenti da defolianti, ma non ha sconfitto il narcotraffico.
Secondo quanto indicato dalle Nazioni Unite, i governi di Perù e Colombia hanno messo in opera strumenti governativi per sradicare le tradizionali coltivazioni di coca. In Perù, il Piano Annuale di Riduzione dello Spazio Cocalero Illegale, nel 2012 ha bruciato 41,1 tonnellate di foglie. In Colombia il programma Guardabosques propone adesso la sostituzione delle coltivazioni al posto della brutale estirpazione. Queste esperienze sono state raccontate nel corso della Festa Nazionale di Legambiente a Pollica, in provincia di Salerno, da Santiago Paz e da Hugo Valdés che integrano la rete di Cooperativas sin Fronteras, collegate a Libera Terra e alla Placido Rizzotto nonché, come ha raccontato il Presidente Lucio Cavazzoni, al nostro Alce Nero, impresa di eccellenza da 35 anni a guardia dei prodotti originari e del commercio equo e solidale o, come dicono in America Latina, del commercio giusto. Coltivazioni alternative alla coca, come lo zucchero di canna, il cacao e il caffé di montagna, sono adesso fiori all’occhiello della qualità del prodotto, ma persuadere i contadini a sostituire le piantagioni di coca a cui non mancano mai acquirenti, per le faticose coltivazioni alternative, che richiedono cure e attenzioni specialistiche, non è facile, eppure è il cammino che in Perù, nella zona di Piura, Santiago Paz e i 7.000 soci delle cooperative in rete stanno cercando di fare. Grazie al proibizionismo, nessun prodotto della terra ha un margine di profitto così elevato. Questa tesi è ormai sostenuta da alcuni presidenti non particolarmente progressisti, ma di paesi dove ormai si parla di narcostato per la preponderanza degli interessi legati al traffico della droga. E’ il caso del Presidente del Guatemala, Otto Fernández Pérez Molina e di quelli della Colombia e del Perù che hanno lanciato la proposta di legalizzare la produzione e il consumo della coca la cui coltivazione per le Nazioni Unite è ancora illegale anche se la Commissione globale per la politica sulla droga dell’ONU, di cui fanno parte gli ex Presidenti del Brasile, Cardoso, della Colombia, Gaviria e Zedillo del Messico, ha segnalato l’insuccesso della guerra alla droga che, come è stata condotta fino ad ora, si è dimostrata fallimentare.
Proprio per questo, il Presidente della Bolivia, Evo Morales, motivato dal suo passato di cocalero, cioè di coltivatore ma anche di sindacalista difensore dei diritti dei contadini, ha ottenuto, dopo una lunga battaglia, che le Nazioni Unite dichiarassero per quest’anno che la discussa coltivazione sia dichiarata legale in Bolivia, in ossequio all’art. 384 della Costituzione della Bolivia, considerando che la produzione e l’uso millenario della foglia costituiscono un patrimonio culturale di quel paese. Hanno votato contro gli Stati Uniti, la Russia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra e il Messico. Adesso Morales dà battaglia per la legalizzazione dell’esportazione delle foglie di un prodotto originario del paese che ha anche grandi qualità terapeutiche.
Ciao sono Claudio e questo è il mio blog nato nel 2011. Sono un blogger libero e indipendente, scrivo articoli per cambiare questo Mondo alla Rovescia. Utopia? Vedremo…
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