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Il Mondo contro Monsanto


Domani, 25 maggio in 36 Paesi si terranno manifestazioni di protesta contro la Monsanto, nota multinazionale di biotecnologie agrarie impegnata principalmente nella produzione di sementi transgeniche e da marzo 2005, dopo l’acquisizione della Seminis Inc, è anche il maggior produttore mondiale di sementi convenzionali.

Monsanto è un’azienda fondata nel 1901 a St. Louis, Stati Uniti  da John Queeny, dipendente di una casa farmaceutica, con un capitale iniziale di 5.000 dollari. La società, che prende il nome dalla moglie di Queeny, Olga Monsanto, diventò in seguito la prima produttrice statunitense di saccarina. Nel corso della sua storia centenaria, la società si è via via trasformata passando dalla produzione di ingredienti per l’industria farmaceutica e dell’alimentazione nei primi venti anni del secolo a società impegnata nella produzione di prodotti chimici e fosfati, sino all’ingresso negli anni ’60 nel settore dei prodotti per l’agricoltura per poi giungere, a partire dalla fine degli anni ’70, all’impegno nel settore delle biotecnologie applicate all’agricoltura.

Nel 1997 Monsanto ha deciso di scorporare l’attività chimica dalle altre attività dando vita a due società separate: Monsanto, che opera nell’agricoltura, e Solutia, che opera esclusivamente nel settore della chimica tradizionale.

Nel 2000, a seguito della fusione con il gruppo Pharmacia, nasce la nuova Monsanto Company che ha nella divisione agricoltura il suo core business. Le due società si separano definitivamente nel 2002 e Monsanto diventa una società focalizzata al 100% sull’agricoltura.

OccupyMonsanto combatte contro questa innaturale alchimia tra agricoltura ed industria chimica, che fa parte del know how di Monsanto ed organizza per il 25 maggio una manifestazione a livello globale. Che vi piaccia o no, è probabile che la Monsanto abbia contaminato il cibo che avete mangiato oggi con prodotti chimici e OGM senza dichiararlo in etichetta.

Monsanto controlla gran parte delle forniture alimentari del mondo a scapito del diritto universale al cibo. OccupyMonsanto è dedicato ad invitare i cittadini del mondo ad agire contro la Monsanto ed i suoi protettori come la FDA, USDA, EPA, GMA, BIO, e le aziende alimentari che utilizzano i prodotti della Monsanto.

Il 25 maggio in ben 36 Paesi si terranno manifestazioni di protesta contro la multinazionale di biotecnologie agrarie impegnata principalmente nella produzione di sementi transgeniche.

Sulla pagina Facebook dell’evento, che ha già raccolto oltre 78.000 ‘follower’, l’organizzatrice Monroe Canal racconta di aver creato il movimento per proteggere le proprie figlie: “Credo che Monsanto sia una minaccia per la salute, la longevità e la fertilità della loro generazione. Non potevo starmene seduta con le mani in mano, aspettando che qualcun altro si decidesse a far qualcosa.”

Perché marciamo?

  • Le ricerche hanno dimostrato che gli alimenti geneticamente modificati della Monsanto possono portare a gravi condizioni di salute, come lo sviluppo di tumori del cancro, infertilità e difetti di nascita.
  • Negli Stati Uniti, la FDA, l’agenzia con il compito di garantire la sicurezza alimentare della popolazione, è guidata da dirigenti ex-Monsanto, e riteniamo che c’é un discutibile conflitto di interessi e spiega la mancanza di ricerca da parte del governo sul lungo termine effetti dei prodotti OGM.
  • Recentemente, il Congresso degli Stati Uniti e presidente collettivamente hanno passato in legge il soprannominato “Monsanto Protection Act”, il che, tra le altre cose, vieta le corti da poter arrestare la vendita di semi geneticamente modificati della Monsanto.
  • Per troppo tempo, la Monsanto è stata la benefattrice dei sussidi aziendali e favoritismi politici. I piccoli agricoltori biologici subiscono perdite, mentre la Monsanto continua a forgiare il suo monopolio di approvvigionamento alimentare del mondo, compresi i diritti di brevetti esclusivi su semi e corredo genetico.
  • I semi OGM della Monsanto sono dannosi per l’ambiente, ad esempio, gli scienziati hanno indicato che hanno causato un collasso della colonia tra popolazioni di api nel mondo.

Quali sono le soluzioni che noi difendiamo?

  • Votare con il denaro, con l’acquisto di prodotti organici, e boicottando le società di proprietà Monsanto che utilizzano OGM nei loro prodotti.
  • L’etichettatura degli OGM in modo che i consumatori possono facilmente prendere decisioni informate.
  • Abrogazione delle disposizioni pertinenti del “Monsanto Protection Act” negli Stati Uniti.
  • Chiamare per ulteriori ricerche scientifiche sugli effetti sulla salute degli OGM.
  • Tenere dirigenti Monsanto e politici a sostegno dalla Monsanto responsabili attraverso la comunicazione diretta, del giornalismo, social media, ecc.
  • Continuare a informare il pubblico sui segreti della Monsanto. Prendendo le piazze per mostrare al mondo e la Monsanto, che non lascieremo queste ingiustizie in silenzio.

Invitiamo tutti a contribuire ad organizzare e partecipare alla marcia  più vicina a voi contro la Monsanto che si terrà Sabato, 25 maggio 2013 a Roma! Non accetteremo il clientelismo. Non accetteremo il veleno. Ecco perché marciamo contro la Monsanto. 

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Semi open source

semi-biologici

Vandana Shiva, nota attivista e ambientalista indiana, accusa le grandi imprese multinazionali di tentare di assumere il controllo della produzione mondiale di semi attraverso l’ingegneria genetica.

Vandana Shiva non mostra segni di fatica malgrado una intera notte di volo da Delhi e un’ora di audienza dal Principe Carlo; arrivata nella redazione del Guardian  presenta con chiarezza estrema le sue idee sull’agricoltura, il cibo, la biodiversità e la «libertà dei semi».

La fondatrice indiana della Navdanya, che ha organizzato una campagna per tutelare la biodiversità e contro il controllo delle imprese sugli alimenti e i semi, dice che l’Africa è diventata il campo di battagli tra due approcci molto diversi all’agricoltura. Il primo è l’approccio agro ecologico, basato sull’uso dei semi tradizionali, sulle produzioni differenziate, su alberi e bestiame, con contadini che dispongono di poca terra e con il diritto al cibo come problema principale. L’altro è un sistema industriale basato sulle monoculture, l’uso di fertilizzanti e di organismi geneticamente modificati, gli Ogm e dove imprese comela Monsanto, Dupont, Syngenta, Basf e Dow sono dominanti.

Non si può avere alcun dubbio da quale parte lei sia schierata, in quanto accusa queste imprese gigantesche di voler cercare di conquistare il controllo della produzione e diffusione mondiale dei semi, attraverso l’ingegneria genetica e dei brevetti scrivendo il Trattato sui diritti alla proprietà intellettuale nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio, la Wto. Cita un rappresentante della Monsanto che ha detto: «scrivendo questo trattato noi saremo il malato, il medico e il farmacista, tutti in una sola entità».

Shiva non è certo nemmeno una ammiratrice della Fondazione di Bill e Melinda Gates, che accusa di spingere in favore di una visione dell’agricoltura basata sugli Ogm e sull’uso dei fertlzzanti. La fondazione, che sostiene il sito del Guardian, «Sviluppo Globale», è uno degli organismi più attivi in agricoltura.

Gli Stati uniti spenderanno quest’anno un miliardo di dollari lottando contro la fame globale – ma questa cifra comprende anche le fattorie di grandi dimensioni-  e nel 2009, Il dipartimento per lo Sviluppo internazionale del Regno Unuto ha speso circa 20 milioni di sterline. Negli ultimi anni, la fondazione dei Gates ha investito più di due miliardi di dollari cercando di aiutare i contadini con poca terra in Africa e in Asia ad uscire dalla povertà.

In Africa, la fondazione finanzia numerosi enti di ricerca che fanno esperimenti genetici sulle piante e anche Agra, l’Alleanza per una Rivoluzione Verde che ha sede a Nairobi, e che ha come obiettivo di raddoppiare il reddito di 20 milioni di piccoli agricoltori e di dimezzare l’insicurezza alimentare in venti paesi entro il 2020. Anche se i raccolti di piante Ogm sono realizzati soltanto in tre paesi, ciò potrebbe probabilmente cambiare nei prossimi cinque anni.

Tuttavia Shiva è convinta che stia aggredendo la sovranità dell’Africa sui semi. «Agra in se stessa non è molto significativa. Ma a causa dell’abilità di Gates di muovere le leve giuste per ottenere fondi, Agra può avere un impatto notevole» dice Shiva, aggiungendo l’ambasciatore di Agra Kofi Annan sta cercando di ottener fondi perfino dalla Fao, l’organizzazione dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione.

Sul suo sito web, Agra insiste a dire che non è soltanto un prolungamento di una grande entità filantropica come la Fondazione Gates, ma di essere una entità indipendente con un proprio comitato direttivo e una sua struttura organizzativa. «I nostri finanziamenti provengono da un gran numero di donatori internazionali, mentre la nostra base, i nostri metodi di lavoro e la nostra direzione sono interamente africani», dice Agra.

Gli argomenti fondamentali di Shiva contro gli Ogm, sono che essi rappresentano un «disco di pietra» concettuale, una macina di pietra al collo che non riesce a tenere conto della complessità del mondo reale. «L’idea che si possa avere tutto all’interno di un gene è troppo rigida per maneggiare un sistema vivente complesso – dice – Non ci si può sottrarre ai sistemi di pensiero. Gli Ogm rappresentano un tentativo di trovare una via di fuga, di pensare solo ad un gene e quindi muovere solo quello».

Vandana Shiva respinge anche il concetto che sia possibile isolare un gene per sviluppare una varietà di pianta in grado di resistere sia al sale che alla siccità. «Esistono 1.500 geni resistenti alle variazioni del clima, mentre noi andiamo alla banca dei semi per individuare i geni resistenti alla siccità e scommettiamo sulle cento varietà che dimostrano di avere le maggiori potenzialità. Però in realtà noi ancora non sappiamo che cosa contribuisce a sviluppare una resistenza alla siccità. Questa non è la via più affidabile per trovare delle varietà resistenti alla siccità. La diversità deve ispirare i metodi di lavoro, non esiste la pallottola magica. La diversità è stata la nostra collaboratrice per sviluppare l’adattamento e la resilienza».

Inoltre, dice Shiva, i contadini in India hanno già sviluppato varietà che sono resistenti alla siccità, comela Nalibakuri, la Kalakaya, la Inkiri, e varietà che tollerano il sale, come la Bhundie, la Kalambank. Nella sua campagna per salvare la diversità dei semi, Shiva spinge perché si organizzino gruppi in tutto il mondo che possano salvaguardare i semi e la sua visita in Inghilterra in febbraio faceva parte di questa linea di azione. Descrive il suo movimento come «semi open source», imitando deliberatamente l’open source del software.

Per Shiva, gli Ogm rappresentano venti anni di promesse non rispettate ed errate, che hanno portato all’emergere di piante super resistenti e di nuove malattie incurabili. In India, il cotone Bt (Bacillus Thuringiensis), venduto con il nome di Bollguard, si supponeva dovesse controllare la malattia dei vermi, ma secondo un rapporto dell’anno scorso del Seed Freedom, «l’imperatore Ogm è senza vestiti», il verme è diventato resistente al cotone Bt. Oltre a tutto ciò, nuove malattie sono apparse, e i contadini sono costretti ad usare più pesticidi.

I cambiamenti climatici, riflette Shiva, rendono la biodiversità ancora più importante. «In un periodo di modifiche del clima, il mondo ha bisogno di un sistema biologicamente diversificato – spiega – Il sistema basato sui semi per le monoculture è sbagliato e inadeguato. Il sistema biologicamente diversificato ha prodotto più cibo, e la biodiversità significa che i semi devono essere nelle mani dei contadini».

(Fonte guardian.co.uk  – traduzione per Comune-info da Alberto Castagnola)

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I falsi miti dell’agricoltura industriale

Articoli che cercano di gettare dubbi sull’agricoltura organica stanno improvvisamente dilagando sui media. Ci sono due ragioni per questo. Prima: la gente ne ha abbastanza dell’assalto industriale delle sostanze tossiche e degli OGM. Seconda: la gente si sta rivolgendo all’agricoltura organica e al cibo organico per por fine alla guerra tossica contro la Terra e contro i nostri corpi.  In un tempo in cui l’industria ha messo gli occhi sui super-profitti da ricavare dal monopolio dei semi mediante semi brevettati e semi ingegnerizzati con geni tossici e geni che rendano le colture resistenti agli erbicidi, la gente cerca libertà alimentare nel cibo organico, non industriale.  La rivoluzione alimentare è la più grande rivoluzione dei nostri tempi e l’industria è nel panico. Così agita la propaganda, nella speranza che, sulle orme di Goebbels, una menzogna ripetuta centinaia di volte si trasformerà in verità. Ma il cibo è diverso. Siamo quel che mangiamo. Siamo i nostri barometri. I nostri campi e i nostri corpi sono i nostri laboratori, e ogni contadino e ogni cittadino è uno scienziato che sa bene come una cattiva agricoltura e un cibo cattivo colpiscano la terra e la nostra salute e come la buona agricoltura e il buon cibo guariscano il pianeta e la gente.

Un esempio dei miti a proposito dell’agricoltura industriale si trova sul The Tribune dell’8 agosto 2012, a firma di Bob Johnston, ‘I grandi miti organici’, che cerca di sostenere che i cibi organici non sono più sani o migliori per l’ambiente, e sono pieni di pesticidi. In un’epoca di cambiamento climatico e di scarsità, questi cibi sono un lusso che il mondo non può permettersi.

Questo articolo era stato pubblicato sull’Independent ed era stato confutato, ma è stato utilizzato dal Tribune senza la confutazione. Ogni argomento di questo articolo è truffaldino.

Il mito dominante dell’agricoltura industriale è che essa produce più cibo e risparmia terreni. Tuttavia quanto più l’agricoltura industriale si diffonde, tanti più affamati abbiamo. E quanto più l’agricoltura industriale si diffonde, tanta più terra viene arraffata.

La produttività dell’agricoltura industriale è misurata in termini di “resa” per acro, non di produzione complessiva. E l’unico fattore preso in considerazione è il lavoro umano, che è abbondante, e non le risorse naturali, che sono scarse.

Un sistema di agricoltura affamato e distruttivo di risorse non risparmia i terreni, è un sistema che ne reclama. E’ per questo che l’agricoltura industriale sta procedendo a un grande accaparramento planetario di terreni. Esso sta portando alla deforestazione delle foreste pluviali dell’Amazzonia per la soia e dell’Indonesia per l’olio di palma. E sta alimentando un accaparramento di terreni in Africa, rimuovendo i pastori e i contadini.  L’agricoltura industriale è responsabile del 75% dell’erosione della biodiversità, del 75% della distruzione dell’acqua, del 75% del degrado dei suoli e del 40% dei gas serra. E’ un fardello troppo pesante per il pianeta. E come dimostrano i 250.000 suicidi di contadini in India, è un fardello troppo pesante per i nostri coltivatori.  I tossici e i veleni usati nelle colture chimiche stanno creando un onere sanitario per la nostra società. Ricordate Bhopal. Ricordate le vittime dell’Endosulfan in Kerala. E ricordate il treno del cancro del Punjab. Il prossimo rapporto di Navdanya, “I veleni sono il nostro cibo”, è una sintesi di tutti gli studi sull’onere sanitario dei pesticidi usati nell’agricoltura industriale ma non nell’agricoltura organica.

L’agricoltura industriale è un sistema inefficiente e causa di sprechi che usa intensivamente la chimica, i combustibili fossili e i capitali.  Distrugge il capitale della natura da un lato e il capitale della società dall’altro, rimuovendo le piccole fattorie e distruggendo la salute. Utilizza dieci unità di energia in ingresso per produrre un’unità di energia in uscita sotto forma di cibo. Questo spreco è amplificato di un altro fattore di dieci, quando gli animali sono tenuti in stalle-fabbrica, nutriti a grano invece che a erba in sistemi ecologici liberi. Rob Johnston celebra come efficienti queste prigioni di animali, ignorando il fatto che ci vogliono sette chili di grano per produrre un chilo di carne, quattro chili di grano per produrre un chilo di maiale e 2,4 chili di grano per produrre un chilo di pollo. La deviazione delle granaglie all’alimentazione [animale] è una delle principali cause della fame mondiale. E gli acri che stanno dietro la produzione di questo grano non sono mai conteggiati. L’area utilizzata dall’Europa al di fuori dei propri confini per produrre alimenti per le proprie stalle-fabbrica è sette volte quella interna.

Le piccole coltivazioni del mondo forniscono il 70% del cibo e tuttavia sono distrutte nel nome della bassa “resa”. L’88% del cibo è consumato all’interno della stessa eco-regione o paese in cui è coltivato. L’industrializzazione e la globalizzazione sono l’eccezione, non la norma. E dove l’industrializzazione non ha distrutto le piccole coltivazioni e le economie alimentari locali, la biodiversità e il cibo sostengono la popolazione. La biodiversità in agricoltura è conservata dai piccoli contadini. Un rapporto dell’ETC afferma che “i contadini alimentano e allevano 40 specie di bestiame e quasi 8.000 razze. I contadini coltivano anche 5.000 colture selezionate e hanno donato più di 1,9 milioni di varietà di piante alla banca mondiale dei geni. I pescatori contadini allevano e proteggono più di 15.000 specie d’acqua dolce.  Il lavoro dei contadini e dei pastori assicura una fertilità del suolo di valore 18 volte maggiore di quella dei fertilizzanti sintetici forniti dalle sette imprese maggiori” (ETC Group, “Chi ci darà da mangiare?”).

Quando questo sistema alimentare ricco di biodiversità è sostituito da monocolture industriali, quando il cibo è reso merce [per la speculazione], il risultato è la fame e la malnutrizione. Dei 6,6 miliardi di abitanti del mondo, 1 miliardo non ha abbastanza cibo; un altro miliardo potrebbe ricevere sufficienti calorie ma non sufficiente nutrizione, specialmente micronutrienti. Altri 1,3 miliardi sono obesi e soffrono di malnutrizione per essere condannati a cibo artificialmente a buon prezzo, ricco di calorie e povero di nutrienti.

Metà della popolazione del mondo è vittima della fame strutturale e dell’ingiustizia alimentare nel sistema alimentare dominante. Abbiamo avuto la fame in passato, ma era causata da fattori esterni: guerre e disastri naturali. Era localizzata nello spazio e nel tempo. La fame di oggi è permanente e globale. E’ una fame per progetto. Questo non significa che quelli che progettano i sistemi alimentari contemporanei intendano creare la fame. Non significa che la creazione della fame sia incorporata nel progetto della produzione industriale e della distribuzione globalizzata del cibo.

Una serie di articoli sui media si è occupata di un altro studio di una squadra diretta da Bravata, un associato anziano del Centro di Stanford per la politica Sanitaria e di Crystal Smith-Spangler, dottore in medicina e chirurgia, istruttore alla Divisione di Discipline Mediche Generali della scuola e medico ricercatore presso il Sistema di Assistenza Sanitaria dell’Agenzia per i Veterani a Palo Alto, “che ha condotto la più estesa meta-analisi di dati degli studi esistenti che confrontano cibi organici e convenzionali. Non sono state riscontrate forti evidenze che i cibi organici siano più nutrienti o determinino minori rischi per la salute, rispetto alle alternative convenzionali, anche se il consumo di alimenti organici può ridurre il rischio dell’esposizione a pesticidi.”

Questo studio difficilmente può essere definito “la più estesa meta-analisi” perseguita da esso; i ricercatori hanno passato al setaccio migliaia di pagine e ne hanno identificate 237 tra quelle più rilevanti da analizzare. Questo già rivela un pregiudizio.  La più vasta meta-analisi su cibo e agricoltura è stata condotta dalle Nazioni Unite con il progetto Valutazione Internazionale del Sapere, della Scienza e della Tecnologia Agricola (IAASTD). Quattrocento scienziati di tutto il mondo hanno lavorato per quattro anni ad analizzare tutte le pubblicazioni sui diversi approcci all’agricoltura e hanno concluso che l’agricoltura chimica industriale non è più una scelta e che solo l’agricoltura ecologica lo è. Tuttavia la squadra di Stanford si presenta come lo studio più esteso e pretende che non ci siano benefici per la salute nell’agricoltura organica, anche se non esistono studi a lungo termine sulle conseguenze per la salute del consumo di cibi organici rispetto a quelli prodotti convenzionalmente; la durata degli studi riguardanti soggetti umani è variata da due giorni a due anni.  Due giorni non rendono scientifico uno studio. Nessun impatto può essere misurato in uno studio della durata di due giorni. Questa è spazzatura scientifica che si fa passare per scienza.

Un principio a proposito del cibo e della salute è che il nostro cibo è sano quanto lo è il suolo su cui cresce. Ed è carente quanto lo diviene il suolo con l’agricoltura chimica.

L’agricoltura chimica industriale crea fame e malnutrizione sottraendo nutrienti alle colture. Il cibo prodotto industrialmente è una massa nutrizionalmente vuota, piena di sostanze chimiche e di tossine. La nutritività del cibo deriva dai nutrienti del suolo. L’agricoltura industriale, basata sulla mentalità NPK dei fertilizzanti basati su azoto, fosforo e potassio porta allo svuotamento di micro nutrienti e oligoelementi vitali, come il magnesio, lo zinco, il calcio e il ferro.

David Thomas, un geologo diventato nutrizionista, ha scoperto che tra il 1940 e il 1991 le verdure avevano perso, in media, il 24% del magnesio, il 46% del calcio, il 27% del ferro e non meno del 76% del rame (rif. David Thomas, “Uno studio sullo svuotamento minerale degli alimenti disponibili alla nostra nazione nel periodo dal 1940 al 1991”. Nutrition and Health, 2003: 85-115).

Le carote hanno perso il 75% del calcio, il 45% del ferro, il 75% del rame. Le patate hanno perso il 30% del magnesio, il 35% del calcio, il 45% del ferro e il 47% del rame.

Per ottenere la stessa quantità di nutrimento la gente avrà bisogno di mangiare molto più cibo. L’aumento della ‘resa’ in termini di masse vuote non si traduce in maggior nutrizione. In realtà conduce alla malnutrizione.

Lo IAASTD riconosce che mediante un approccio agroecologico “gli agrosistemi anche delle società più povere hanno il potenziale, mediante l’agricoltura ecologica e l’IPM [Gestione Integrata della Disinfestazione] di conseguire rese pari o significativamente superiori a quelle dei metodi convenzionali, di ridurre la richieste di conversione dei terreni all’agricoltura, di ripristinare i servizi degli ecosistemi (l’acqua in particolare), di ridurre l’utilizzo e la necessità di fertilizzanti sintetici derivati da combustibili fossili e di insetticidi ed erbicidi violenti.”

I nostri venticinque anni di esperienza a Navdanya dimostrano che l’agricoltura ecologica organica è l’unica via per produrre cibo senza danneggiare il pianeta e la salute delle persone. Questa è una tendenza che crescerà, indipendentemente da quanti articoli pseudoscientifici siano seminati nei media dall’industria.

(Fonte zcommunications – traduzione di Giuseppe Volpe znetitaly)

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Ogm organismi geneticamente modificati dalle multinazionali!

 

Non è raro che gli organismi geneticamente modificati vengano presentati come un passo verso un’agricoltura rispettosa dell’ambiente o come il rimedio per la fame nel mondo. In realtà, gli Ogm non sono altro che una sfaccettatura di un settore agricolo di stampo industriale, in cui l’uso di erbicidi e pesticidi è molto diffuso. Inoltre, il rilascio di Ogm nell’ambiente comporta notevoli rischi, come la perdita di biodiversità, e molti altri addirittura imprevedibili.

Gli Ogm, ad oggi, non mostrano alcun beneficio per i consumatori e gli agricoltori, ma solo per le multinazionali che li hanno studiati e brevettati. Inoltre, queste aziende, non hanno fatto della trasparenza il loro punto di forza e questo contribuisce ulteriormente ad alimentare dubbi e timori. Queste multinazionali brevettano e vendono semi transgenici e sostanze chimiche collegate, in cambio di problemi e quesiti irrisolti per l’ambiente e la sicurezza alimentare.

Gli europei, secondo l’ultima indagine Eurobarometro (2010), non le vogliono. Il 54% dei cittadini Ue e il 59% degli italiani si oppongono agli Ogm. Inoltre ben il 63% degli italiani non li ritiene sicuri per la salute. E cosa risponde a questi dati il nostro ministro per l’Ambiente Corrado Clini? Apre agli Ogm dichiarando, in un intervista al Corriere della Sera, “Possono portare benefici, la paura nei confronti degli organismi geneticamente modificati riguarda principalmente la possibilità che venga alterata la tipicità dei nostri prodotti agricoli”, e prosegue il suo delirio “senza l’ingegneria genetica oggi non avremmo alcuni fra i nostri prodotti più tipici. Il grano duro, il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la vite Nero D’Avola, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco: sono stati ottenuti grazie agli incroci e con la mutagenesi sui semi”.

Cosa? Immediata la risposta della Coldiretti a chiarire immediatamente la questione, gli incroci e la mutagenesi che, come dice giustamente il ministro, ci hanno dato quei prodotti, non generano Ogm perché non introducono geni estranei nell’organismo  su cui si opera, ma rimescolano (nel caso degli incroci) o modificano (come nel caso della mutagenesi operata su alcune varietà di grano duro come il Creso) quelli che l’organismo naturalmente possiede nel suo genoma!

Immancabile anche la difesa a spada tratta del prof  Veronesi con altre affermazioni fuori da ogni verità “Oggi l’insulina è prodotta con un batterio, l’Escherichia coli in cui è stato inserito il gene che produce l’insulina nell’uomo”. Qui c’è chiaramente una forzatura. Non si può omologare questa sostanza (l’insulina) alle piante transgeniche perché non si consuma il batterio transgenico che lo produce ma l’insulina prodotta che poi viene accuratamente purificata. Invece le piante transgeniche o loro parti vengono utilizzate come alimenti tali e quali. Inoltre, mentre i batteri vengono mantenuti nei fermentatori chiusi delle aziende farmaceutiche, per le piante transgeniche esiste il rischio concreto che esse si possano diffondere nell’ambiente  attraverso i pollini e i semi. Questi infatti sono trasportati a distanza non solo da agenti naturali come vento, acqua, insetti e animali terricoli, ma inavvertitamente anche dall’uomo.

Insomma io penso che si stia farneticando, per mascherare gli interessi delle multinazionali americane. Sarebbe corretto affrontare il discorso a vantaggio dei consumatori, con prodotti Ogm che diano reali benefici, cosa che attualmente non avviene per tutti gli Ogm autorizzati. E per farlo bisogna ripartire dalla ricerca pubblica in Europa e non solo quella delle multinazionali americane. Solo in questo caso, la tecnologia genetica sarà al servizio dei cittadini.

Per approfondire il discorso Il mondo secondo Monsanto. Dalla diossina agli OGM: storia di una multinazionale che vi vuole bene (Consapevole), il testo svela il ruolo giocato da Monsanto nell’estensione planetaria delle colture OGM, senza che ci sia stato alcun controllo serio relativo ai loro effetti collaterali sulla natura e sulla salute umana.

 

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