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I petrolieri, aiutati da Crocetta, conquistano il Canale di Sicilia

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I petrolieri vogliono “conquistare” il Canale di Sicilia, dove tre piattaforme posizionate lungo le coste estraggono il 62% di tutto il greggio ricavato dai fondali italiani. Si capisce, allora, che abbiano tutta l’intenzione di popolare di trivelle i tratti di mare rimasti scoperti, facendosi largo tra aree protette e limiti autorizzativi. L’elenco è lungo e comprende 15 nuovi pozzi, cinque permessi di ricerca in vigore dal tratto di costa di fronte a Licata a quello di fronte a Pantelleria e dieci richieste di permesso per altri 4mila kmq: uno in fase decisoria a sud di Capo Passero, 8 in corso di valutazione ambientale, uno nel tratto di mare tra Marsala e Mazara del Vallo in fase iniziale dell’iter autorizzativo. E si capisce, allora, anche il clamore suscitato dalla notizia di un accordo da 2,4 miliardi di euro per il “rilancio degli investimenti” siglato ai primi di giugno tra i petrolieri e il presidente Crocetta che ha mandato, giustamente, su tutte le furie gli ambientalisti. C’è chi arriva a mettere in dubbio la stessa autonomia del presidente, ricordando che Crocetta è stato un dipendente dell’Eni. La ricostruzione di Mario di Giovanna portavoce del Comitato Stoppa La Piattaforma.

“Il 4 Giugno 2014, Crocetta ha  firma un protocollo d’intesa con Assomineraria, EniMed Spa, Edison Idrocarburi Siclia Srl, Irminio Srl, che prevede il rilancio degli investimenti per “l’utilizzo razionale di gas ed idrocarburi in Sicilia“, l’accordo prevede l’istituzione di un comitato finalizzato “all’accelerazione degli investimenti nel campo petrolifero“. Il governatore Crocetta dichiara che “con questo accordo contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell’incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l’occupazione con un progetto di investimenti eco sostenibili”. Tradotto ai comuni mortali il governatore Crocetta si impegna ad agevolare nuove trivellazioni in Sicilia in cambio delle effimere e ridottissime royalties che si pagano per l’estrazione. Adesso è chiaro il motivo per cui Crocetta ha voltato le spalle a Greenpeace al Comitato Stoppa la Piattaforma e a tutte le altre associazioni ambientaliste che si sono impegnate negli anni per portare un freno all’assalto del nostro territorio da parte degli speculatori del petrolio. Ricordiamo tra i voltafaccia di Crocetta, la mancata convocazione del promesso tavolo tecnico sulle trivellazioni offshore che doveva partire secondo le promesse del Governatore più di un anno fa ed il tentativo, fortunatamente fallito grazie all’intervento del commissario dello Stato di ridurre ulteriormente le royaltyes che pagano i petrolieri per le estrazioni sulla terraferma e reintrodurre le franchigie di estrazione. (per la cronaca il Commissario ha bocciato il provvedimento perché non capiva come una riduzione delle royalties poteva produrre maggiori entrate per le casse Regionali)

Effettivamente Crocetta ha fatto si una rivoluzione, quella degli speculatori!!

Adesso il cerchio si chiude, dal nazionale con le dichiarazioni del Ministro Guidi e di Romano Prodi al regionale con Crocetta, l’intenzione è quella di fare diventare la nostra amata Sicilia in un immenso campo petrolifero, alla faccia dell’agricoltura, della pesca, dello sviluppo turistico e della nostra salute. Prepariamoci al peggio”.

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Scongiurare la chiusura definitiva della tratta ferroviaria Caltagirone-Gela

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Ricevo e pubblico volentieri un email dal presidente del Comitato Pendolari Siciliani, Giosuè Malaponti, che esprime il suo rammarico e rabbia in merito alla possibile chiusura della tratta ferroviaria Caltagirone-Gela. “Due anni e otto mesi fa cedeva crollando sulla S.P. 39 che collega la città di Caltagirone con Niscemi il ponte della ferrovia Caltagirone-Gela e, da allora, tutto sembra essere in standby come in un fermo immagine di un film”.

Non importa se i treni non viaggiano più verso Gela, non importa se i pendolari sono costretti a rinunciare al treno ed usare la propria auto per andare a lavoro o a scuola. Sono ancora molti i lavoratori pendolari che da questi territori Caltagirone, Niscemi si riversano verso il petrolchimico di Gela. Non importa a nessuno se il trasporto di materiale altamente pericoloso prima si spostava nelle più sicure reti ferroviarie mentre adesso viaggia su gommato andando ad incrementare il già saturo trasporto viario. L’occasione del crollo del ponte è stata di sicuro la scusa per ridurre all’osso il numero di treni che collegano Gela e Caltagirone con Catania. Ad oggi sono solo due i treni regionali che collegano le due città, il resto avviene con due/tre bus-sostitutivi che impiegano oltre le 2 ore. I pendolari del calatino e del nisseno non chiedono molto, vorrebbero essere messi in condizione di poter viaggiare in treno almeno aver  assicurato quel minimo di servizi che lo Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini. Si richiede, cosa che faremo assieme ai sindaci di Caltagirone, Niscemi e Gela, un immediato incontro con i dirigenti di Rete ferroviaria italiana e con i dirigenti dell’assessorato regionale alle infrastrutture per capire, una volta per tutte, cosa si voglia fare di questa importante tratta ferroviaria a servizio delle due provincie Catania e Caltanissetta; oggi più che mai, alla luce dei lavori di rimozione delle strutture e apparati sistema GSM-R tratta ferroviaria AVELLINO-ROCCHETTA E CALTAGIRONE-GELA” per un importo di 803.000 euro iva esclusa, peraltro già appaltati. Tutto passa sotto silenzio, ieri abbiamo voluto allertare con una lettera a mezzo Pec il governatore Crocetta, l’Assessore Bartolotta, il dirigente generale alle infrastrutture e i sindaci dei Comuni di Caltagirone, Niscemi e Gela affinchè tutti assieme chiediamo con forza la riapertura di questa tratta ferroviaria importante ed evitare la definitiva chiusura visti gli ingenti investimenti fatti da Rete ferroviaria italiana nell’ultimo decennio. L’eventuale chiusura della tratta ferroviaria sarebbe da addossare alla scarsa attenzione che la nostra classe politica presta alle esigenze ed ai bisogni dei propri territori. Ai siciliani non servono le grandi e faraoniche infrastrutture ma servono questi modesti interventi a salvaguardia della mobilità, in considerazione del fatto che, ad oggi, delle grandi opere infrastrutturali sono rimaste solo fiumi di parole e di inchiostro.

Giosuè Malaponti – Presidente Comitato Pendolari Siciliani

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