0

Nel 2015 sono morti nel Mediterraneo 2.000 migranti

morti Mediterraneo

Sono più di 2.000 i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo ed arrivare in Europa. Questa rotta si conferma così come la più pericolosa per chi rischia la vita alla ricerca di un futuro migliore. L’anno scorso, nel medesimo periodo, i decessi in mare erano stati 1.607; 3.279 alla fine del 2014.

La maggior parte dei migranti ha perso la vita nel Canale di Sicilia, lungo la rotta centrale del Mediterraneo che collega la Libia all’Italia: è proprio in questo tratto di mare che le imbarcazioni usate dai trafficanti, in pessime condizioni già al momento di partire, rischiano di naufragare. I dati raccolti dall’OIM suggeriscono che la rotta del Canale di Sicilia sia sproporzionatamente più pericolosa delle altre.

Nonostante l’Italia e la Grecia siano entrambe interessate da flussi migratori molto significativi (rispettivamente circa 97.000 e 90.500), i tassi di mortalità sono molto diversi: sono stati circa 1.930 i migranti morti nel tentativo di arrivare in Italia, mentre sono stati circa 60 i migranti morti sulla rotta verso la Grecia.

Nel corso dell’ultima settimana sono stati circa 20 i morti in mare. Le salme di 14 di loro, appartenenti a un gruppo più grande di 456, sono stati trovati in acque internazionali dalla nave della marina irlandese LÉ Niamh e portati al porto di Messina il 29 luglio. Lo staff dell’OIM presente nel sud Italia ha parlato con alcuni dei sopravvissuti: secondo le testimonianze dei migranti, il motore della barca si è surriscaldato durante la traversata. Per raffredarlo, hanno dovuto usare l’acqua potabile a bordo ma 14 di loro non ce l’anno fatta a causa della sete e del caldo.

“E’ inaccettabile che nel XXI secolo le persone in fuga da conflitti, persecuzioni, miseria e degrado ambientale debbano debbano patire tali terribili esperienze nei loro paesi, per non dire quello che sopportano durante il viaggio e poi morire alle porte dell’Europa”, ha detto il Direttore Generale dell’OIM William Lacy Swing.

Nonostante queste tragedie, l’OIM riconosce gli sforzi straordinari delle forze navali presenti nel Mediterraneo, che continuano a salvare vite umane ogni giorno. Il numero di decessi è diminuito in maniera significativa negli ultimi mesi e ciò è dovuto in gran parte al potenziamento dell’operazione Triton: il Mediterraneo è ora pattugliato da un maggior numero di imbarcazioni che si possono spingere fino a dove partono le richieste di soccorso.

Sono quasi 188.000 i migranti salvati nel Mediterraneo fino ad ora e l’OIM sostiene con forza il proseguimento di tali attività. L’Organizzazione ritiene che il numero di migranti in arrivo aumenterà nei prossimi mesi e che la soglia dei 200.000 sarà raggiunta molto presto.

Condividi:
0

I petrolieri, aiutati da Crocetta, conquistano il Canale di Sicilia

Crocetta-Canale-di-Sicilia-petrolieri-trivelle-petrolio

I petrolieri vogliono “conquistare” il Canale di Sicilia, dove tre piattaforme posizionate lungo le coste estraggono il 62% di tutto il greggio ricavato dai fondali italiani. Si capisce, allora, che abbiano tutta l’intenzione di popolare di trivelle i tratti di mare rimasti scoperti, facendosi largo tra aree protette e limiti autorizzativi. L’elenco è lungo e comprende 15 nuovi pozzi, cinque permessi di ricerca in vigore dal tratto di costa di fronte a Licata a quello di fronte a Pantelleria e dieci richieste di permesso per altri 4mila kmq: uno in fase decisoria a sud di Capo Passero, 8 in corso di valutazione ambientale, uno nel tratto di mare tra Marsala e Mazara del Vallo in fase iniziale dell’iter autorizzativo. E si capisce, allora, anche il clamore suscitato dalla notizia di un accordo da 2,4 miliardi di euro per il “rilancio degli investimenti” siglato ai primi di giugno tra i petrolieri e il presidente Crocetta che ha mandato, giustamente, su tutte le furie gli ambientalisti. C’è chi arriva a mettere in dubbio la stessa autonomia del presidente, ricordando che Crocetta è stato un dipendente dell’Eni. La ricostruzione di Mario di Giovanna portavoce del Comitato Stoppa La Piattaforma.

“Il 4 Giugno 2014, Crocetta ha  firma un protocollo d’intesa con Assomineraria, EniMed Spa, Edison Idrocarburi Siclia Srl, Irminio Srl, che prevede il rilancio degli investimenti per “l’utilizzo razionale di gas ed idrocarburi in Sicilia“, l’accordo prevede l’istituzione di un comitato finalizzato “all’accelerazione degli investimenti nel campo petrolifero“. Il governatore Crocetta dichiara che “con questo accordo contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell’incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l’occupazione con un progetto di investimenti eco sostenibili”. Tradotto ai comuni mortali il governatore Crocetta si impegna ad agevolare nuove trivellazioni in Sicilia in cambio delle effimere e ridottissime royalties che si pagano per l’estrazione. Adesso è chiaro il motivo per cui Crocetta ha voltato le spalle a Greenpeace al Comitato Stoppa la Piattaforma e a tutte le altre associazioni ambientaliste che si sono impegnate negli anni per portare un freno all’assalto del nostro territorio da parte degli speculatori del petrolio. Ricordiamo tra i voltafaccia di Crocetta, la mancata convocazione del promesso tavolo tecnico sulle trivellazioni offshore che doveva partire secondo le promesse del Governatore più di un anno fa ed il tentativo, fortunatamente fallito grazie all’intervento del commissario dello Stato di ridurre ulteriormente le royaltyes che pagano i petrolieri per le estrazioni sulla terraferma e reintrodurre le franchigie di estrazione. (per la cronaca il Commissario ha bocciato il provvedimento perché non capiva come una riduzione delle royalties poteva produrre maggiori entrate per le casse Regionali)

Effettivamente Crocetta ha fatto si una rivoluzione, quella degli speculatori!!

Adesso il cerchio si chiude, dal nazionale con le dichiarazioni del Ministro Guidi e di Romano Prodi al regionale con Crocetta, l’intenzione è quella di fare diventare la nostra amata Sicilia in un immenso campo petrolifero, alla faccia dell’agricoltura, della pesca, dello sviluppo turistico e della nostra salute. Prepariamoci al peggio”.

Condividi: