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Gli europei vivono più a lungo ma l’Oms suona il campanello d’allarme

European Health Report 2015
L’ultimo rapporto sulla sanità europea mostra un Europa che ha raggiunto successi sorprendenti ed è sulla buona strada per colpire più bersagli, come la riduzione della mortalità prematura e la creazione di ulteriori obiettivi nazionali per la salute. “Questo rapporto mostra un progresso incoraggiante”, ha detto Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l’Europa. “I nostri Stati membri hanno abbracciato la possibilità di Salute 2020 e stiamo cominciando a vedere i risultati reali. Ma c’è un rischio reale che questi guadagni andranno persi se il fumo e il consumo di alcol proseguissero al ritmo attuale. Questo è particolarmente rilevante per i giovani, che possono non vivere più a lungo dei loro nonni”.

Gli europei vivono più a lungo. L’aspettativa di vita è in costante aumento, ma il rapporto lancia anche l’allarme, sottolineando che l’Europa ha i più alti livelli di tabacco e di consumo di alcol nel mondo. Tali rischi, combinati con l’aumento dell’obesità, potrebbero tradursi in un calo dell’aspettativa di vita nelle generazioni future. Inoltre, il divario nella speranza di vita alla nascita tra i paesi si ferma a più di 10 anni, con Israele e la Svizzera in cima alla classifica per la longevità. Uso del tabacco e il consumo di alcol hanno un ruolo significativo nella riduzione vita, anche se sono stati compiuti progressi nel ridurre questi fattori di rischio. I più grandi successi nella riduzione dell’uso di tabacco si sono verificati in Bielorussia, Georgia, Kazakistan, la Russia e l’Ucraina, e riduzioni significative sono state raggiunte anche in alcuni paesi dell’Europa occidentale. Interventi di politica sul consumo di alcol, come ad esempio il controllo della disponibilità e il prezzo di alcol, stanno dando lentamente i loro frutti.

Il rapporto rivela che l’Europa è sulla buona strada per conseguire una riduzione relativa della mortalità prematura del 1,5% l’anno entro il 2020. Miglioramenti marcati sono stati visti nei tassi di morte per cause esterne, come incidenti stradali e suicidi. Le maggiori riduzioni si sono verificate nella parte orientale della regione, in particolare in Estonia, Lettonia, Federazione russa e l’Ucraina. La Federazione russa ha ridotto i tassi di mortalità da incidenti stradali di oltre il 20% negli ultimi 10 anni, grazie a misure quali l’ammodernamento delle infrastrutture stradali, meccanismi per garantire che i conducenti rispettino le norme di circolazione.

Le lacune nella copertura vaccinale si traducono in epidemie di malattie prevenibili con vaccini. La copertura vaccinale media contro la poliomielite nella regione europea è stata del 94,7% nel 2010 (Health 2020 baseline), 94,4% nel 2011 e 95,4% nel 2012. Questo rappresenta un alto livello di protezione per la maggior parte delle popolazioni della regione, ma è necessaria una costante vigilanza, visto come in alcune aree della Regione Europea le epidemie di polio rappresentano ancora una minaccia.

La copertura vaccinale media per il morbillo nella regione europea è passata dal 93,4% del 2010 (Health 2020 baseline) al 93,7% nel 2011 e 94,6% nel 2012 ed è in costante aumento. Nonostante la copertura vaccinale generalmente alta in Europa, alcune lacune di immunità rappresentano la causa di trasmissione endemica ancora in corso e hanno portato ad una serie di focolai di morbillo e rosolia negli ultimi anni. Nel 2015 sono stati segnalati quattro morti per morbillo e un bambino è morto di difterite – primo caso in tre decenni.

I paesi stanno accendendo un riflettore sulla disuguaglianza. Il tema delle disuguaglianze è analizzato in dettaglio nel rapporto, mostrando che sono stati compiuti progressi sostanziali nella riduzione delle disuguaglianze in tutti i settori. Ciò dimostra che l’aumento dei paesi che hanno adottato politiche per affrontare le disuguaglianze di salute sta avendo un effetto positivo: l’86% dei 36 paesi dichiaranti ha politiche o strategie di questo tipo. Molto resta ancora da fare, però. Nel caso di mortalità infantile, ad esempio, la differenza tra i tassi più alti e quelli più bassi nella regione si è ridotta notevolmente ma ancora rappresenta ogni anno 20 morti infantili ogni 1.000 nati vivi.

Solo 12 dei 53 Stati membri europei ha indicato che la spesa out-of-pocket è stata inferiore al 15% della spesa sanitaria totale. Ciò significa che nei restanti 41 paesi le persone sono vulnerabili alle spese sanitarie catastrofiche  e che si ammalano possono arrivare alla povertà. Questa categoria non ha visto alcun miglioramento dal 2010.

*The European health report 2015, pubblicato dal World Health Organization – WHO agenzia europea dell’organizzazione mondiale della sanità

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Ebola epidemia creata a tavolino?

epidemia-ebola

Tutti sanno che quando si impara ad andare in bici non lo si dimentica più; è una questione di “memoria procedurale”. Identico meccanismo si adatta benissimo per smascherare gli sporchi affari di Big Pharma: una volta imparata la tecnica di diffusione della malattia, per commercializzare il relativo prodotto, non la si dimentica più. E questo vale anche per l’attuale epidemia di Ebola.

Per decenni gli scienziati hanno pensato che non esistessero anticorpi efficaci contro il virus, ma nel 2012 la ricerca della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases ha dimostrato che una combinazione di anticorpi è in grado di fermare il virus. Così, in contemporanea, altri laboratori di tutto il mondo sono stati chiamati a testare identico cocktail di anticorpi.

Il messaggio evidenziato appare chiaro e inequivocabile sul sito web The Scripps Research Institute, una delle più grandi organizzazioni di ricerca del mondo, privata, senza scopo di lucro [dicono loro], impegnata nella scienza biomedica di base, segmento fondamentale della ricerca medica che cerca di comprendere i processi fondamentali della vita.

Già …. e tra i processi fondamentali della vita, così insegnano nelle Università di Medicina, c’è anche la morte ….. la morte di poveri cristi, deboli e analfabeti, sui quali si è deciso di testare farmaci contro Ebola, mai verificati sull’essere umano, a tal punto da scatenare una torrida epidemia che, qualora proseguisse ad espandersi, darebbe origine a una pandemia globale che, per questioni sanitarie internazionali, comporterebbe la soppressione delle più elementari libertà individuali. E’ questo il caso odierno della Liberia, dove la Signora Presidente della nazione ha dichiarato in diretta televisiva che “alcune libertà civili potrebbero dover essere sospese“.

Qui di seguito è possibile apprendere l’elenco di coloro che sono impegnati nel Consorzio guidato dalla Scripps Research Institute

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Ed ora riteniamo opportuno ricordare ai nostri lettori i passaggi essenziali che non sono diffusi dai media, i quali sono troppo impegnati ad offrire realtà precostruite alle quali bisogna credere senza pensare. Ognuno di voi tragga le proprie conclusioni.

  1. nel 2012 la ricerca della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases [USAMRIID] ha dimostrato che una combinazione di anticorpi è in grado di fermare il virus;
  2. nel mese di gennaio 2014 ha inizio la Fase 1 delle sperimentazioni cliniche della Tekmira Pharmaceuticals Corporation che dosa per la prima volta nell’essere umano un suo prodotto contro Ebola;
  3. la scheda OMS n. 103, aggiornata a marzo 2014, riporta al secondo capoverso della voce “Signs and symptoms
    “ [….. omissis …..] Virus Ebola è stato isolato, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio“.
    In medicina legale questo punto rappresenterebbe la certezza del criterio cronologico e del criterio qualitativo di un’azione dannosa.
  4. coincidenza vuole che, sempre a marzo 2014, il consorzio farmaceutico guidato da Scripps Research Institute ottiene un finanziamento premio di 28 milioni di dollari dal NIH [National Institutes of Health] per trovare e proporre il miglior trattamento per virus Ebola. Di questo consorzio fa parte la Mapp Biopharmaceutical, il cui ruolo nella vicenda sarà descritto a breve, impegnata da un paio d’anni nella ricerca scientifica in merito a virus Ebola.
  5. altra Università presente direttamente sul luogo del delitto è la Tulane University che svolge attività di ricerca in Sierra Leone [epicentro dell’epidemia] sulle armi biologiche, anch’essa per conto della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases [USAMRIID];
  6. la Tulane University scrive sul proprio sito:
    We’re working on vaccines and medicines for Ebola and other hemorrhagic fevers” ….. “The solutions are coming.”
    Più chiara di così non può essere descritta l’attività di ricerca in essere;
  7. anche la GlaxoSmithKline del Regno Unito è coinvolta nella ricerca sul vaccino Ebola, in Sierra Leone, attraverso la controllata società svizzera Okairos, acquistata nel 2013, giusto in tempo per l’epidemia Ebola, che collabora a sua volta con il Vaccine Research Centre dei National Institutes of Health [NIH] degli Stati Uniti;
  8. i farmaci di sintesi vegetale, negli ultimi dieci anni, hanno generato un sacco di chiacchiere ma hanno avuto poco effetto sulla produzione commerciale, con alcuni successi isolati di farmaci della Pfizer e della Protalix Biotherapeutics approvati dalla FDA nel 2012. L’approccio è stato nuovamente portato alla ribalta proprio questa settimana, quando un farmaco prodotto dalla pianta del tabacco è stato utilizzato per il trattamento di due persone che avevano contratto virus Ebola. Kentucky Bioprocessing, una unità del gigante del tabacco Reynolds American, ha prodotto il farmaco che è stato sviluppato da Mapp Biopharmaceutical. Il processo di produzione è simile ai passaggi per altri farmaci vegetali: i laboratoristi infettano le piante di tabacco con un virus che include il codice genetico; dopo che le piante sono infettate dal virus cominciano a produrre gli anticorpi dai quali sarà estratto il principio attivo. Così è stato prodotto ZMapp, il siero miracoloso che contrasta Ebola, iniettato ai due medici statunitensi che hanno contratto virus Ebola sul luogo dell’epidemia in Africa. Piccolo particolare: anche in questo caso gli effetti del farmaco non sono mai stati valutati sull’essere umano.

A tutto questo manifesto giro d’affari aggiungiamo la notizia odierna che, a nostro avviso, desta maggiore preoccupazione, perché rappresenta l’anticamera di una disposizione sanitaria globale da parte dell’OMS: i centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione [CDC] hanno emesso una allerta di alto livello per virus Ebola in Africa occidentale.

Una pandemia rappresenterebbe una manna dal cielo per Big Pharma. Sieri miracolosi o vaccini [circa al 2015] che siano, pur non essendo ancora certificati per uso umano, saranno richiesti a gran voce dal grande pubblico. Il che “costringerà” le autorità di controllo a licenziarlo celermente, procedendo a tappe forzate ….. e sarà un bel business ….. sulla nostra pelle.

(Fonte autismovaccini)

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Un altro inganno di Big Pharma. Il Tamiflu inutile contro l’aviaria

Tamiflu

Il costoso farmaco Tamiflu che ci avrebbe salvato dall’aviaria, che avrebbe impedito il passaggio dell’influenza dai polli all’uomo su scala mondiale e combattuto un’epidemia che nei grafici clinici avrebbe potuto fare 150 mila morti soltanto in Italia, non è servito a niente. Solo a gonfiare i bilanci della Roche spa, multinazionale svizzera che grazie alle ondate di panico collettivo ha venduto nel mondo, solo nel 2009, confezioni per 2,64 miliardi di euro. Due miliardi e sei per un solo farmaco che, si calcola, a quella data è stato utilizzato da 50 milioni di persone. Inutilmente.
Già. Un gruppo di scienziati indipendenti — Cochrane collaboration — ha ripreso in questi giorni un suo studio realizzato nel 2009 sul rapporto tra l’antivirale Tamiflu e l’influenza suina (seimila casi mortali nel mondo). E se allora l’organizzazione medica no profit sosteneva che non c’erano prove a sostegno dell’utilità del medicinale per la suina, ora si spinge oltre e lo stampa sul British medical journal: per l’influenza aviaria (62 morti accertati, fino al 2006) l’antivirale della Roche è stato inutile.

Lo si certifica adesso, ma per dieci anni una teoria di stati nel mondo, sull’onda della speculazione emotiva, ha accumulato milioni di confezioni, buttato valanghe di denaro pubblico e, dopo cinque stagioni, buttato anche le confezioni scadute. Secondo la controricerca il Tamiflu (dai 35 ai 70 euro a scatola, secondo richiesta e Paese) contrappone alle influenze gli stessi effetti del più conosciuto paracetamolo. Non ha prevenuto la diffusione della pandemia, né ha ridotto il rischio di complicazioni letali. Ha attenuato solo, nei primi quattro giorni del contagio, alcuni sintomi. Una tachipirina, non certo la panacea per epidemie da kolossal.

Ecco servito un nuovo caso di inganno Big Pharma, segnalato da ricercatori che hanno rilevato errori e mancanze in ogni stadio del processo: la produzione, le agenzie di controllo, le istituzioni di governo. Gli uffici stampa della Roche hanno tempestivamente replicato, ieri: la ricerca è incompleta e frammentaria. È un fatto, però, che il Tamiflu passerà alla storia della farmaceutica contemporanea come il medicinale più gonfiato e redditizio.

L’influenza aviaria venne descritta per la prima volta in Piemonte, nel 1878, ma è dal 1996 che si è scoperta pericolosa per l’uomo. Da allora e per dieci anni focolai hanno toccato cinque continenti. Hong Kong l’origine, poi l’approdo in Australia, Cile, Centro America, Olanda, Belgio, Germania, quindi Canada, Stati Uniti, Sudafrica, di nuovo Sud-Est asiatico, il resto dell’Asia, ancora Europa. Centocinquanta milioni di volatili contagiati e, alla fine, 62 umani morti (in media un normale ceppo influenzale, ogni anno, provoca nel mondo 700 mila decessi). Grazie all’Organizzazione mondiale della sanità, spinta dai centri di controllo medico americani, a metà dei Duemila il Tamiflu Oseltamivir diventa il farmaco elettivo per il trattamento dell’influenza aviaria. Nel novembre 2005 il presidente George W. Bush richiede al congresso 7,1 miliardi di dollari per prepararsi a una pandemia, 1,4 miliardi sono necessari per acquistare farmaci antivirali. Si scoprirà che uno degli articoli su cui si basavano le evidenze scientifiche per lanciare il Tamiflu era uno studio fatto su un solo paziente. Si scoprirà, soprattutto, che il brevetto del farmaco è stato dal 1997 al 2001 della società Gilead, il cui presidente era Donald Rumsfeld, segretario di Stato americano dell’amministrazione Bush dal 2001 al 2006: Rumsfeld mai ha lasciato il pacchetto di azioni Gilead e tutt’oggi riceve il 22 per cento dei profitti derivanti dalla vendita del Tamiflu.

In quei giorni di allarmi a comando, il segretario di Stato impose la somministrazione obbligatoria del suo farmaco alle truppe nordamericane. E i governi occidentali si superarono negli ordinativi alla Roche, che faticò a star dietro alle richieste: 2,3 milioni di dosi la Svizzera, 5,4 milioni il Canada, 13 milioni la Francia, 14,6 milioni la Gran Bretagna. L’Italia, governo Berlusconi, Storace ministro della Salute, autorizzò l’acquisto di antivirali per il 10 per cento della popolazione: sei milioni di confezioni. La Roche spa, tra il 2003 e il 2005, quadruplicò le vendite nel mondo.

Sull’allarme aviaria, ha rivelato l’ultimo numero dell’Espresso, la procura di Roma sta indagando su un’ipotesi impaurente: il virus esistente, in Italia, fu trasformato ad arte in un’epidemia in procinto di esplodere. Psicosi generata da ricercatori e industrie farmaceutiche (in questo caso la Merial di Noventa Padovana) che portò il governo Berlusconi (ter) a spendere 50 milioni per vaccini poi rimasti inutilizzati. Per ora è stata indagata per associazione a delinquere, insieme ad altre 38 persone, Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, deputato di Scelta civica.

(Fonte Corrado Zunino – la Repubblica del 11 apr 14)

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Autismo: un bambino su 50 sviluppa la malattia

vaccini

Non credo di averlo scelto. È capitato credo per caso e, dovessi rinascere, non lo rifarei per tutto l’oro del mondo ma il fatto è che il mio mestiere è quello di scienziato. Da questo mestiere ho ricavato soddisfazioni soverchiate da un sacco di guai dovuti principalmente alle scoperte fatte con mia moglie riguardanti la patogenicità delle micro e nanopolveri e alla mia cocciuta incapacità di distorcere ciò che è oggettivo.

Nel corso di ricerche molto più ampie, tra mille difficoltà il mio laboratorio è riuscito ad analizzare 23 vaccini diversi trovandoli tutti e 23 inquinati in maniera che è impossibile non definire preoccupante da particelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. Quella roba è capace – e noi l’abbiamo dimostrato al di là di ogni dubbio addirittura dirigendo due progetti di ricerca comunitari – di finire dovunque nell’organismo e d’indurre una lunga serie di malattie. Finire dovunque significa anche nel sistema nervoso centrale, nel cervello, e di questo abbiamo delle “belle” fotografie scattate al microscopio elettronico.

Ora, avere delle polveri inorganiche nel cervello non è cosa augurabile. Credo che tutti abbiano sentito dire che malattie come il Parkinson e l’Alzheimer hanno come responsabili quanto meno, se non certi, molto sospetti proprio i metalli pesanti, e di questi noi abbiamo trovato un ragguardevole campionario nei vaccini analizzati. Tutti e 23 i vaccini analizzati. Il che non significa necessariamente tutti i vaccini esistenti e tutti i lotti prodotti, ma 23 casi su 23 costituiscono una serie di casualità più rare di quanto non sia vincere il primo premio alla lotteria di Capodanno per 23 anni di seguito.

Da scienziato, non importa di quale levatura, io ho imparato come dovrebbero funzionare le cose. Mi riferisco al concetto scientifico di che cosa è vero, che cosa è probabile, che cosa è possibile e che cosa è meritevole di approfondimento. Purtroppo ho imparato pure che se la Scienza (e lo scrivo con l’iniziale maiuscola) in sé è immacolata, tutt’altro che tali sono alcuni dei suoi sacerdoti. Di sicuro, troppi. E sono proprio questi, blasfemi, simoniaci, prostituti, a riscuotere la maggiore attenzione e il maggiore credito a livello generale. Il motivo è semplice: sono funzionali ad un sistema in cui la Scienza non si serve ma la si usa. Anzi, la si violenta per i propri non certo nobili interessi.

Uno dei tanti problemi che destano per forza perplessità in chi li osservi è la crescita apparentemente incontrollabile di quella malattia terribile che è l’autismo. Se un tempo, e parlo di pochi decenni fa, si trattava di qualcosa di raro, tanto che io non avevo mai visto un paziente se non al cinema (il film Rain Man), ora mi capita con una frequenza allarmante d’incrociarmi con dei casi. Nella città in cui vivo – Modena – la famiglia che abita accanto ad un mio collaboratore ha due figli autistici, il che, credo, non appartiene a quella che dovrebbe essere la norma. Un amico modenese è padre di un altro. Un amico bolognese di un altro ancora e così ne è madre un’amica marchigiana.

Come spesso accade dell’Italia si sa poco ma chi legge le statistiche americane scopre che oggi un bambino su 50 sviluppa quella malattia e, credetemi, si tratta di numeri che fanno spavento. Un bambino affetto da autismo significa, oltre tutto, una famiglia stravolta e l’angoscia di non sapere che fine farà quel bambino quando, diventato adulto, perderà chi si prende cura di lui perché questi, per forza di natura, moriranno.

Io non ho le prove ma, da scienziato, i sospetti ce li ho. Sospetti, non certezze, ma i sospetti servono per investigare e l’investigazione deve essere onesta.

Il mio sospetto è legato all’inquinamento in generale, un fenomeno autoprodotto di un’entità enorme con cui non ci siamo mai confrontati prima, ma mi è impossibile non pensare ai vaccini, preparati di cui si fa un abuso perfino grottesco, non esitando a dipingere come gravi malattie del tutto benigne quando non ad inventare pandemie. Non voglio entrare in discussioni circa la loro efficacia ma mi si permetta di dubitare che iniettare pezzetti d’acciaio, di Piombo o d’Alluminio come abbiamo trovato noi porti benefici. Se scalogna vuole che quella roba finisca al cervello – e si tratta veramente di casualità imprevedibili – chi può affermare che non si tratti dell’innesco dell’autismo? Ricerche serie non ne sono mai state fatte, e questo per molte ragioni, la prima delle quali è il business colossale di cui i vaccini sono protagonisti: una cornucopia inesauribile su cui lucrano non solo le case farmaceutiche ma i tanti medici che vaccinano a cottimo e i politici che, legiferando o acquistando prodotti per un’intera nazione, muovono capitali immensi. Malauguratamente gli organi che dovrebbero controllare fanno tutt’altro. È così che si vaccina alla cieca senza rispetto per la persona, per la Medicina e persino per la legge, per esile che la legge sia, e si veda, per tutti e tre i casi, l’assurdità biologica delle vaccinazioni esavalenti praticate ai neonati.

Che fare? La Scienza, ma anche solo il più comune buon senso, propongono la soluzione più ovvia: uno studio a livello planetario senza interferenze. Certo, chi intasca quattrini a palate non ne sarebbe contento e avrebbe più di un motivo per temere che la gallina dalle uova d’oro s’isterilisca. Ma c’è di mezzo la salute e delle case farmaceutiche, dei cottimisti e dei politici d’assalto non c’importa un fico secco.

L’autismo è una piaga montante a velocità incontenibile – il 13% all’annoe i vaccini, almeno così come sono prodotti, controllati e utilizzati oggi, devono per forza sedere nel banco degl’imputati. Colpa grave, colpa lieve o nessuna colpa lo dovranno stabilire i fatti nudi e crudi, spogliati delle stupidaggini e delle menzogne palesi che ci vengono propinate fidando nella credulità popolare e non peritandosi nemmeno di ricorrere a vere e proprie minacce e ricatti morali: se non vaccini tuo figlio, sei un criminale. E se fosse vero l’esatto contrario?

Il 20 aprile 2011, senza troppo clamore, gli Stati Uniti hanno ammesso che i vaccini avevano provocato in una ventina d’anni 101 casi d’autismo. Quelli sono i casi su cui non è nemmeno possibile discutere, ma quanti altri casi sono nel dubbio? In più, nello stesso periodo, lo stesso comunicato stampa americano rivela che 2.699 bambini sono morti o sono restati handicappati per il resto della loro vita a causa delle vaccinazioni. Ancora una volta, quelli sono i casi sui quali non si possono avanzare dubbi. E gli altri?

Io non mi spingo a condannare, ma voglio sapere. Voglio perché è un mio diritto e perché voler sapere fa parte inscindibile dell’etica che mi hanno insegnato quando sono stato così imprevidente da lasciarmi diventare uno scienziato, non importa di quale livello. E voglio sapere perché la guerra senza esclusione di colpi combattuta fianco a fianco da Big Pharma e dai cosiddetti politici a suon di falsificazioni evidentissime non può che mettermi in condizione di sospettare.

(Fonte Dott. Stefano Montanari)

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Vaccini: Ci si può fidare dei pediatri?

La controversia che circonda il nesso causale sempre più evidente tra autismo e vaccinazioni continua a crescere. I Pediatri assicurano i genitori che la maggior parte dei vaccini sono sicuri, anche quando l’evidenza dimostra che non esistono vaccini sicuri. Pertanto, è sufficiente la loro parola per alleviare i vostri timori?

La comunità scientifica afferma che non ci sono studi scientifici conclusivi che dimostrano come l’autismo è causato dalle vaccinazioni. E’ anche vero che il mondo medico si divide ogni giorno di più, conferma la necessità di valutare caso per caso,  e una correlazione appare sempre più ipotizzabile per la medicina legale.

Coloro che si oppongono in modo critico e scientifico alle scriteriate campagne vaccinali dell’infanzia, formano un potente e valido atto d’accusa. Per esempio non esistono studi a lungo termine, non esistono studi in doppio cieco per qualunque vaccino somministrato nell’infanzia, non è mai stato dimostrato che i vaccini sono immuni da responsabilità nel causare la sindrome autistica, lo stesso manuale della Merck ammette correlazione tra autismo e vaccinazioni.

La più assurda sperimentazione vaccinale è eseguita sulla popolazione più debole, siete quindi disposti a giocare alla roulette russa col cervello del vostro bambino? Un qualunque pensatore analitico si renderà conto che qualcosa sta causando l’autismo e non è certo l’acqua potabile.

Decenni fa, il tasso di autismo era di 1 ogni 10.000 bambini. Ad oggi ci sono più bambini con autismo di quelli colpiti da diabete, aids, cancro, paralisi cerebrale, fibrosi cistica, distrofia muscolare e sindrome di down messi insieme. Si stima che il numero di soggetti coinvolti da questa sindrome raddoppi ogni 6 anni e che tra 5 anni potrebbe colpire 1 bambino su 50, ovvero un maschietto ogni 31. L’ipotesi che nel 2020 la patologia colpisca 1 bambino ogni 10 è tutt’altro che allarmistica: quanto pensate che siamo stupidi?

La cosa interessante è che il tasso di autismo è vertiginosamente aumentato in proporzione al numero sempre più crescente di vaccinazioni proposte come obbligatorie, e somministrate ancor più frequentemente in contemporanea a vaccinazioni facoltative spacciate in modo del tutto fuorviante, illegale e eticamente opinabile, come obbligatorie.

Mentre sempre più donne tornano a lavorare immediatamente dopo il parto, il numero dei vaccini da somministrare ai bambini aumenta perchè le famiglie sono costrette a lasciare i propri bambini negli asili nido, che richiedono di vaccinare i bambini all’atto della loro iscrizione. La maggior parte delle scuole pubbliche e private esercitano anche una estrema pressione [illegale] affinchè le famiglie portino a vaccinare i loro figli, dimenticando di informare dell’esistenza di forme di esenzione specifica a livello nazionale, regionale e locale, che permettono alle famiglie di attuare il cosiddetto “dissenso informato“.

I Pediatri hanno ben presente che razza di caos causano nel corpo dei bambini queste vaccinazioni? I Pediatri hanno ben presente che razza di caos causano queste vaccinazioni sul sistema immunitario totalmente immaturo dei bambini? E se i bambini sono allergici agli ingredienti dei vaccini? Quali sono gli ingredienti? Potrebbero essere tossici? Pediatri e genitori conoscono realmente cosa viene iniettato nel corpo del bambino? Pediatri e genitori seguono tutti ciecamente la mandria per timore di mettere in discussione ciò che viene proposto dalle cosiddette autorità?

Ci sono Pediatri che nutrono pesanti riserve sulla somministrazione di così tanti vaccini, si rifiutano di vaccinare i propri figli o nipoti, ma sono pronti a mettere ugualmente pressione ai genitori che assistono: infondo, il bambino da vaccinare non è mica il loro!

Le scuole di medicina sono molto costose, alcuni specializzandi in Pediatria hanno prestiti da rimborsare, e devono anche vivere. Le vaccinazioni sono come il pane, burro e marmellata, per la pratica pediatrica. Eppure, ci sono rischi significativi e controindicazioni legate ad ogni singola vaccinazione che potrebbe risultare pericolosa per la salute di vostro figlio. Tuttavia, la maggior parte dei Pediatri di base proseguono a consigliare di vaccinare, pur non conoscendo i rischi delle conseguenze a lungo termine.

I genitori hanno il diritto di conoscere la verità sulle vaccinazioni. I benefici superano davvero i rischi? E’ meglio ritardare le vaccinazioni a quando i bambini sono più maturi dal punto di vista anagrafico e immunitario? Potrebbe essere eliminata qualche vaccinazione dal sempre più ricco programma commerciale? Esiste un metodo più sicuro per proteggere i bambini dalle comuni malattie infantili? Perchè non ascoltare i Pediatri che praticano l’assistenza sanitaria in modo olistico e prediligono un’opzione più naturale? E’ peggio avere il morbillo oppure sviluppare l’autismo indotto dalle vaccinazioni? Tutte queste sono domande alle quali i genitori dovrebbero ottenere risposta.

C’è una correlazione tra autismo e vaccinazioni? Questa domanda continuerà ad essere al centro dei dibattiti e delle polemiche che non rendono alcuna certezza, speranza e terapia palpabile ai genitori i cui figli sono affetti da tale sindrome. I genitori più coraggiosi hanno trovato la risposta: sì, esiste una correlazione tra autismo e vaccinazioni.

Si può anche porre una domanda migliore agli infastiditi rappresentanti della tremolante casta vaccinale: “voi che vi scandalizzate così tanto per questa manifesta correlazione, soprattutto agli occhi della medicina legale, cosa state facendo di così utile per le famiglie e per i soggetti coinvolti al fine di indagare e scoprire la causa di questa malattia?“.

Nel frattempo, se tu che leggi sei un genitore che ti avvicini per la prima volta alla pratica vaccinale, mettiti al lavoro e cerca di educare te stesso per raccogliere informazioni e attuare la decisione migliore per tuo figlio o per tua figlia.

(Fonte Autismo & Vaccini)


Bambini super-vaccinati. Saperne di più per una scelta responsabile. “Da quasi trenta anni visito bambini, e cerco di curarli ‘in scienza e coscienza’. Durante gli studi universitari ho appreso la pratica vaccinale. E per molti anni ho vaccinato i bimbi affidati alle mia cure con ogni vaccino disponibile, convinto dell’utilità dell’immunizzazione di massa. Ho dedicato buona parte del mio tempo ai bambini, ai miei pazienti, spinto dalla voglia di andare al fondo dei problemi, senza fermarmi alla superficie, mantenendo uno spirito critico. Nel corso della mia attività ho avuto modo di incontrare bimbi non vaccinati, e ho iniziato a rendermi conto che avevo accettato senza riserve e riflessioni il concetto secondo cui i vaccini sono sempre efficaci e sicuri. Ho cominciato a constatare che la frequenza delle malattie pediatriche più comuni erano ridotte nei bimbi non vaccinati rispetto a quelli sottoposti alle vaccinazioni. Ho conosciuto genitori i cui figli si erano ammalati gravemente, o che addirittura erano morti a causa della somministrazione di un vaccino. Ho iniziato a vedere questa pratica con occhi diversi, ho dato altre interpretazioni alle malattie che avevo visto insorgere dopo la vaccinazione, provocate a volte anche da me, e che non avevo messo in relazione al vaccino. Ho cominciato a pormi altre domande, a cercare risposte non conformiste o obbedienti a logiche di routine, studiando quanto disponibile nella letteratura scientifica internazionale, mettendo a confronto dati e ricerche cliniche”.

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