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I guardoni dell’orrore

Concordia-relitto-turisti

A Genova va in scena l’immagine da oscar di questo Mondo alla rovescia. Il relitto della Costa Concordia diventa uno spettacolo macabro da proporre ai turisti, una moderna Disneyland dell’orrore. La nave parcheggiata da domenica scorsa nel porto di Pra’-Voltri è diventata una vera e propria attrazione e in periodo di crisi anche il voyeurismo è ben accetto. Niente male se consideriamo che il “fenomeno” avveniva nell’isola del Giglio anche nel momento del rovesciamento e parziale affondamento della nave mentre, sulla nave, erano presenti dei dispersi che saranno estratti deceduti dal gigante metallico.

Con un megafono i turisti sono invitati a imbarcarsi su un battello che porta, dopo circa un’ora e dieci minuti, davanti alla Concordia. Il prezzo del tour è di dieci euro. E c’è anche qualcuno che si è lamentato del prezzo, belin!

A fare la cronaca della visita è Il Secolo XIX: “Attenzione! Attenzione! Giro speciale del porto di Genova. Motonave in partenza: arriveremo fino a Voltri, dove si potrà vedere da vicino il relitto della Costa Concordia”. Dice qualcuno al megafono come fossimo al circo.

Rassicurano dalla biglietteria: “Volete vedere la Concordia? Potete prendere il battello del Navebus alle 14.15: state tranquilli, si vede perfettamente anche con quello perché ci arriviamo a 400 metri di distanza, le fotografie vengono benissimo. Altrimenti spendete qualcosina di più e aspettate il battello speciale, quello che parte alle 16 costeggia la Concordia da ancor più vicino, siamo intorno ai 200 metri. Da lì sì che si vede perfettamente guardate bene com’è ridotta una nave da 450 milioni di euro”. L’orrore è servito.

Un vero schifo, una vergonga. Il Mondo dei Pazzi va letto alla rovescia per essere in pace con sé stessi, scriveva Italo Calvino nel libro “Il castello dei destini incrociati“.

“Lasciatemi così a testa in giù. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge anche all’incontrario. Tutto è chiaro”. E intanto il pellegrinaggio continua….

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214 miliardi di euro il valore della cultura nell’economia nazionale

i-love-italia
L’intera filiera culturale italiana (le industrie culturali, più quella parte di economia non culturale che viene attivata dalla cultura, come, ad esempio, il turismo culturale) vale 214 miliardi di euro: il 15,3% del valore aggiunto nazionale. Secondo solo alla filiera meccanica, e ben superiore, ad esempio, a quella metallurgica. È quanto emerge dal Rapporto 2014 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Marche. L’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura nell’economia nazionale.

Le imprese del sistema produttivo culturale industrie culturali propriamente dette, industrie creative sono 443.458, il 7,3% del totale. A loro si deve il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia: 74,9 miliardi di euro. Che arrivano a 80 circa (il 5,7% dell’economia nazionale) se includiamo istituzioni pubbliche e non profit. Ma non finisce qui: perché la cultura ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,67: in altri termini, per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,67 in altri settori. Gli 80 miliardi, quindi, ne stimolano altri 134, per arrivare a quei 214 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Perché, ad esempio, il turista culturale che soggiorna in Italia è più propenso a spendere 52 euro al giorno per l’alloggio, in media, e 85 euro per spese extra, contro i 47 euro per alloggio e 75 per gli extra di chi viene per ragioni non culturali. Del totale della spesa dei turisti in Italia, 73 miliardi di euro nel 2013, il 36,5% (26,7 miliardi) è legato proprio alle industrie culturali. Entrate che se adeguatamente sfruttate sono destinate ad aumentare. Siamo, infatti, la meta preferita grazie al patrimonio artistico dei paesi ai quali è legato il futuro del turismo mondiale: la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada (siamo il primo paese dell’eurozona per pernottamenti di turisti extra Ue).

Le imprese del sistema produttivo culturale (da sole, senza considerare i posti di lavoro attivati negli altri segmenti della nostra economia) danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia (1,5 milioni, il 6,2%, se includiamo pubblico e non profit). Nonostante il clima recessivo l’export legato alla cultura continua ad andare molto forte. Durante la crisi è cresciuto del 35%: era di 30,7 miliardi nel 2009, è arrivato a 41,6 nel 2013, pari al 10,7% di tutte le vendite oltre confine delle nostre imprese. Il settore può vantare una bilancia commerciale sempre in attivo negli ultimi 22 anni, periodo durante il quale il valore dei beni esportati è più che triplicato. Il surplus commerciale con l’estero nel 2013 è di 25,7 miliardi di euro: secondo solo, nell’economia nazionale, alla filiera meccanica, e ben superiore, ad esempio, a quella metallurgica (10,3 miliardi). Una capacità di andare all’estero che oggi investe un pò tutti i settori, dal cinema (l’Oscar a La Grande Bellezza è solo la punta dell’iceberg), ai videogames.

La cultura è la lente attraverso cui l’Italia deve guardare al futuro e costituisce il nostro vantaggio competitivo. È grazie alla creatività e alla cultura, che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, l’innovazione e le nuove tecnologie, se le imprese sono state capaci di incorporare bellezza e valore nel made in Italy” ha commentato il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci.

La cultura è film, video, mass-media, videogiochi, software, musica, libri, stampa, architettura, comunicazione, branding, artigianato, design, produzione di stile, musei, biblioteche, archivi, siti archeologici, monumenti storici, rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni, fiere. Ma anche quei settori che non svolgono di per sé attività culturali, ma che sono altresì attivati dalla cultura. Una filiera articolata e diversificata, della quale fanno parte: attività formative, produzioni agricole tipiche, attività del commercio al dettaglio collegate alle produzioni dell’industria culturale, turismo, trasporti, attività edilizie, attività quali la ricerca e lo sviluppo sperimentale nel campo delle scienze sociali e umanistiche.

Le capitali della cultura italiana:

  • Arezzo
  • Pordenone
  • Pesaro
  • Urbino
  • Vicenza
  • Treviso
  • Roma
  • Macerata
  • Milano
  • Como
  • Pisa

La cultura è quello che permetterà all’Italia se non tradirà la sua anima, di affrontare e vincere le battaglie difficili che la aspettano, di conquistarsi un futuro alla sua altezza. Per farcela, l’Italia deve fare l’Italia.

“L’Italia, partita da un Dopoguerra disastroso, è diventata una delle principali potenze economiche. Per spiegare questo miracolo, nessuno può citare la superiorità della scienza e della ingegneria italiana, né la qualità del management industriale, né tantomeno l’efficacia della gestione amministrativa e politica, né infine la disciplina e la collaboratività dei sindacati e delle organizzazioni industriali. La ragione vera è che l’Italia ha incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura e che città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, possono vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza. Molto più che l’indice economico del Pil, nel futuro il livello estetico diventerà sempre più decisivo per indicare il progresso della società”. John Kenneth Galbraith

Le 10 professioni culturali

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Sweetie la bambina virtuale anti pedofilia



Sweetie ha dieci anni, un viso d’angelo e grandi occhi neri: vive nelle Filippine e quando è al computer, con lei si connettono ogni giorno centinaia di uomini da tutto il mondo. Cosa cercano? Sesso online: niente di più, niente di meno; ma c’è una cosa che non sanno: Sweetie non esiste. La bambina non è altro che un’esca, un’ingegnosa simulazione informatica attraverso cui la sede olandese dell’associazione “Terre des Hommes” ha stanato circa un migliaio di pedofili.

Il turismo sessuale tramite webcam rappresenta ormai un fenomeno diffuso: in parte ha sostituito e in parte si è aggiunto ai viaggi reali compiuti ogni anno da centinaia di migliaia di uomini provenienti dai paesi più ricchi del pianeta. La vacanza sessuale è stata infatti rimpiazzata da molti con un escamotage molto più alla portata di mano: il computer e la webcam, che consentono ai pedofili di abusare a distanza dei minori conducendo una vita quotidiana apparentemente normalissima.

Si calcola che ogni giorno siano in linea circa 750000 pedofili e che, solo nelle Filippine, decine di migliaia di bambini subiscano abusi sessuali ogni giorno. Sesso in cambio di denaro: una storia vecchia come il mondo. Ma internet è un’arma a doppio taglio ed è proprio sulle enormi e capillari potenzialità della rete che “Terre des Hommes” ha deciso di basarsi per moltiplicare e se possibile centuplicare i deludenti risultati ottenuti finora contro la pedofilia virtuale (nelle Filippine i condannati effettivi, al momento sono solo sei). Attraverso Sweetie, “Terre des Hommes” ha consentito di rintracciare più di mille pedofili nel giro di soli due mesi. dati raccolti sono stati recentemente trasmessi a Interpol.

(Fonte buonenotizie)

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Commercio e turismo: In 10 mesi chiuse 60mila imprese

crisi-fallimenti

La crisi di commercio e turismo continua: nei primi 10 mesi del 2013 si registrano oltre 60mila chiusure, per un saldo negativo di poco superiore alle 22mila unità. Vanno male tutti i settori ma, in particolare, continua il tracollo della moda: dall’inizio dell’anno ad ottobre si sono registrate 9.803 cessazioni di attività nell’abbigliamento, tessile, calzature e accessorie, per un ritmo di quasi 1000 chiusure al mese. Nel settore, un tempo il più florido del commercio italiano, si sono registrate nel 2013 solo 4.473 nuove aperture, per un saldo negativo di 5.330 unità. A soffrire sembrano essere soprattutto le regioni del Sud, dove i due settori registrano i risultati peggiori, in Sicilia e Campania in particolare. C’è un segnale positivo: nel quinto bimestre del 2013 ripartono le nuove aperture. Tra settembre e ottobre del 2013, infatti, hanno avviato un attività nei due settori 7.627 imprese (4.560 nel commercio e 3.067 nell’alloggio e nella somministrazione). Un dato il 66% superiore alle 4.594 nuove iscrizioni totali registrate tra luglio ed agosto, ed il secondo risultato più elevato dell’anno. Aumentano, però, anche le chiusure: nel V bimestre sono state più di 10.294, il 18% in più rispetto al numero di cessazioni registrato nei due mesi precedenti.

“L’emorragia di imprese – commenta Confesercenti – non si ferma, anche se si evidenzia qualche piccolo segnale di speranza. Commercio e turismo sono schiacciati dalla crisi dei consumi interni, che è il segno distintivo di questa recessione italiana e che – insieme a una deregulation degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali che non ha eguali in Europa, e che favorisce solo le grandi strutture – sta continuando a distruggere il nostro capitale imprenditoriale. La crisi sta portando a un rapido rinnovamento generazionale: il 40% delle nuove imprese di Commercio e Turismo è giovanile. E’ la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi che, di fronte a un tasso di disoccupazione dei giovani che macina record su record, scelgono la via dell’auto-impiego. Adesso cerchiamo di tenerli sul mercato, in primo luogo evitando batoste fiscali, a livello nazionale o locale: gli imprenditori sono preoccupati per l’arrivo della Tares nella maggior parte dei comuni italiani, potrebbe essere la caporetto dei negozi di vicinato, soprattutto per le attività di somministrazione come Bar e Ristoranti”.

Tab. 1 Flussi di aperture e chiusure per bimestre delle imprese di commercio e turismo, gennaio- ottobre 2013

PeriodoImprese di Commercio al dettaglio, Alloggio e Somministrazione
ApertureChiusureSaldo
I bimestre7.09721.072-13.975
II bimestre5.59110.684-5.093
III bimestre13.5499.6853.864
IV bimestre4.5948.747-4.153
V bimestre7.62710.294-2.667
GENNAIO-OTTOBRE38.45860.482-22.024

Fonte Osservatorio Confesercenti

Il bilancio del commercio al dettaglio: 39.019 chiusure in 10 mesi, male Food e No Food. In Sicilia il record di chiusure, commercio alimentare in Valle D’Aosta l’unico segno più d’Italia. Il settore del commercio al dettaglio registra, da gennaio ad ottobre 2013, 39.019 chiusure di impresa e 22.768 nuove aperture, per un bilancio negativo in rosso di 16.251 unità. In particolare, le imprese della distribuzione commerciale alimentare registrano 5.670 cessazioni, 3.802 aperture e un saldo negativo di 1.868 imprese. Male anche i negozi non alimentari: per loro, nei primi 10 mesi dell’anno, ci sono state 22.349 cessazioni e 18.966 aperture, lasciando sul campo 16.251 imprese.

Considerando sia il Food sia il No Food, il saldo peggiore si registra in Sicilia (-2.113 imprese), in Campania (-1.968) e nel Lazio (-1.610). L’unico bilancio positivo, fra tutte le regioni, è quello degli alimentari in Valle D’Aosta: dall’inizio dell’anno hanno aperto 11 nuove attività, e ne hanno chiuse solo 7, per un risultato in crescita di 4 unità. Ma anche qui continua l’emorragia del non alimentare (52 chiusure contro 31 aperture) , e il saldo complessivo finale torna in negativo a -17 imprese.

Moda, la crisi non si ferma: caldo, outlet e liberalizzazioni portano a risultati negativi in ogni Regione. In Campania (-756), Lazio (-613) e in Sicilia (-547) i saldi peggiori. Particolarmente grave appare la situazione del commercio al dettaglio di abbigliamento, tessile e calzature. Il settore non beneficia di un recupero di vendite autunnale, a causa del protrarsi del clima caldo: a settembre 2013 le vendite di abbigliamento e pellicceria segnano un calo del 3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre si assiste al tracollo di quelle di calzature e articoli in cuoio (-6%). La crisi dei consumi e lo spostamento progressivo di quote di mercato verso outlet, catene di pronto moda e shop online completa un quadro di estrema difficoltà: nei primi dieci mesi del 2013 le imprese del commercio di moda registrano saldi di natimortalità negativi sia a livello nazionale (-5.330 unità) sia a livello locale, in tutte le regioni italiane. La Campania appare essere la più colpita: nei primi 10 mesi del 2013 la regione ha registrato 1568 chiusure e 812 aperture, per un saldo negativo di 756 imprese. Seguono, nella classifica dei risultati peggiori, Lazio (saldo a -613) e Sicilia (-547).

Tab. 2 Saldo aperture/chiusure commercio al dettaglio di abbigliamento, tessile e calzature, per regioni (gennaio-ottobre 2013)

RegioniIscrizioniCancellateSaldo
PIEMONTE209615-406
VALLE D’AOSTA/VALLÉE D’AOSTE1012-2
LOMBARDIA486997-511
TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL4075-35
VENETO343601-258
FRIULI-VENEZIA GIULIA52119-67
LIGURIA121315-194
EMILIA-ROMAGNA330649-319
TOSCANA268639-371
UMBRIA53125-72
MARCHE75231-156
LAZIO4301.043-613
ABRUZZO95236-141
MOLISE3259-27
CAMPANIA8121.568-756
PUGLIA398858-460
BASILICATA66132-66
CALABRIA175366-191
SICILIA370917-547
SARDEGNA108246-138
Totale ITALIA4.4739.803-5.330

Fonte Osservatorio Confesercenti

Il bilancio del turismo: 21.463 chiusure in 10 mesi, saldo negativo per 5.773 unità. In Sicilia (-596), Piemonte (-567) e Lazio (-552) i risultati peggiori. Anche per le imprese attive nell’alloggio e e nella somministrazione, tradizionalmente considerate afferenti al turismo, il 2013 è stato finora un anno molto difficile. Da gennaio ad ottobre ci sono state 21.463: un dato che nemmeno le 15.690 nuove aperture sono riuscite a correggere, portando a un saldo finale in perdita di 5.733 attività. Anche in questo caso, la perdita più pesante si registra in Sicilia, dove 1.272 imprese chiuse spingono il bilancio in rosso di 596 unità. Seguono Piemonte (-567) e Lazio (-552).

Tab. 3 Saldo aperture/chiusure Alloggio e Somministrazione, per regioni (gennaio-ottobre 2013)

RegioneIscrizioniCancellateSaldo
PIEMONTE1.2261.793-567
VALLE D’AOSTA/VALLÉE D’AOSTE5470-16
LOMBARDIA2.7073.198-491
TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL300463-163
VENETO1.2071.655-448
FRIULI-VENEZIA GIULIA335496-161
LIGURIA535774-239
EMILIA-ROMAGNA1.3501.808-458
TOSCANA1.1251.538-413
UMBRIA164279-115
MARCHE391571-180
LAZIO1.3071.859-552
ABRUZZO408636-228
MOLISE99130-31
CAMPANIA1.5561.972-416
PUGLIA1.0791.432-353
BASILICATA162184-22
CALABRIA608730-122
SICILIA6761.272-596
SARDEGNA401603-202
Totale ITALIA15.69021.463-5.773

Fonte Osservatorio Confesercenti

Focus somministrazione: da gennaio a ottobre chiusi 34 ristoranti e 31 bar al giorno. Emorragia di bar anche in Lombardia. Nemmeno la somministrazione riesce ad invertire la tendenza: complessivamente nei primi 10 mesi del 2013 hanno chiuso i battenti 9.354 bar e 10.250 ristoranti, ad un ritmo – rispettivamente – di 34 e 31 chiusure al giorno. Anche in questo caso è la regione Sicilia che subisce l’andamento peggiore: le chiusure sono state 678 per un saldo negativo di 323 unità per quanto riguarda i ristoranti, mentre tra i bar le cessazioni sono state 514 per un dato finale di -221. In totale, quindi, nell’Isola scompaiono 554 imprese della somministrazione. Nella classifica delle regioni che hanno ottenuto i risultati peggiori, seguono ancora una volta Lazio e Piemonte, che perdono rispettivamente 531 (284 ristoranti e 247 bar) e 520 (263 ristoranti e 257 bar) imprese.

Tab. 4 Saldo aperture/chiusure Imprese ristorazione, per regioni (gennaio-ottobre 2013)

RegioneIscrizioniCancellateSaldo
PIEMONTE597860-263
VALLE D’AOSTA/VALLÉE D’AOSTE2129-8
LOMBARDIA1.1311.368-237
TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL108157-49
VENETO506677-171
FRIULI-VENEZIA GIULIA150220-70
LIGURIA262355-93
EMILIA-ROMAGNA611812-201
TOSCANA545732-187
UMBRIA79140-61
MARCHE200324-124
LAZIO675959-284
ABRUZZO211344-133
MOLISE5267-15
CAMPANIA7711.022-251
PUGLIA545735-190
BASILICATA5869-11
CALABRIA288411-123
SICILIA355678-323
SARDEGNA189291-102
Totale ITALIA7.35410.250-2.896

Fonte Osservatorio Confesercenti

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La prostituzione minorile in Italia

prostituzione-minorile-Italia

Quello della prostituzione minorile è un tema che spesso resta tra le righe del tema più generale della prostituzione e spesso non vengono sottolineate le caratteristiche forse più importanti di un fenomeno che è in forte evoluzione.

Una prima tipologia che sta fortemente crescendo, purtroppo, è quella delle minorenni italiane. Il fenomeno è poco diffuso ma è in forte crescita soprattutto in due direzioni: la prima è l’adescamento e lo sfruttamento tramite internet anche di ragazze molto giovani, fra i 12 e i 14 anni, abbiamo avuto la segnalazione di almeno un centinaio di casi sul territorio nazionale; la seconda riguarda le situazioni di adolescenti implicate nel giro della prostituzione per consumi, connesse anche a forme di consumi compulsivi, che indica una patologia crescente nei giovani, con particolare riguardo ai grandi centri urbani ma anche alle province.

La crescita dei siti pedopornografici nell’anno 2009, si parla di 1000 siti commerciali nuovi e di 500 non commerciali, il 71 per cento dei quali negli Stati Uniti, pone il problema di un controllo e di un contrasto di un nuovo spazio di tratta di esseri umani e soprattutto di minori. Questo aspetto è certamente importante, perché sono soprattutto i ragazzi di minore età, fra i 12 e i 14 anni, che vengono adescati attraverso il circuito internet.

Un secondo volto è quello delle minorenni straniere, si tratta in gran parte di ragazze adolescenti, arruolate, trasferite e controllate in Italia da organizzazioni criminali ma anche da singoli e da famiglie. I Paesi da cui provengono i minori stranieri oggi prostituiti, sono soprattutto la Nigeria, la Cina, la Tailandia, la Moldavia, la Romania, la Bulgaria, l’Albania, l’Ucraina, il Brasile e l’Ecuador, ma nell’ultimo decennio provenivano, almeno dai nostri dati, da 30 Paesi del mondo. È in forte crescita la prostituzione proveniente dall’America latina, ed è caratteristica la prostituzione all’interno del circuito cinese. Dai dati acquisiti attraverso il monitoraggio presso i villaggi attrezzati di insediamenti informali presenti in particolare sul territorio di Roma, si evince una presenza significativa del fenomeno della prostituzione minorile anche all’interno delle comunità rom. Essa si riscontra maggiormente all’interno dei villaggi attrezzati, ambiti nei quali si è assistito alla istituzionalizzazione di luoghi di segregazione e di discriminazione, quali essi sono, e dove di conseguenza il tessuto familiare risulta maggiormente lacerato, la struttura sociale particolarmente fragile e dove, in mancanza di luoghi educativi e formativi adeguati, la marginalità e l’esclusione sociale favoriscono la devianza presso i bambini e i giovani. Sempre all’interno dei villaggi attrezzati, non quindi quelli informali, sono diversi i fattori che mettono a rischio la sana crescita dei minori ed alto il rischio di prostituzione minorile: l’elevato numero di residenti, la presenza di etnie differenti, la lontananza fisica dai luoghi di aggregazione sociale, la carenza di percorsi scolastici e formativi funzionali. Negli insediamenti informali, dove malgrado la precarietà alloggiativa la struttura familiare risulta ancora forte, la prostituzione minorile costituisce un fenomeno assolutamente marginale e quasi irrilevante.

Un terzo volto riguarda la prostituzione minorile maschile. Anche questa è in forte crescita e si connette strettamente con la crescita del fenomeno dei minori e dei minori non accompagnati; alcuni casi di prostituzione maschile straniera sono stati rilevati nei contesti urbani provinciali da Cremona a Napoli, a Palermo, Torino, Milano e Genova. Si tratta soprattutto di rumeni, rom rumeni e macedoni, tunisini in particolare.

Qual è il profilo del minorenne dedito alla prostituzione? Per quanto riguarda il minorenne italiano, è interessante una testimonianza raccolta a Roma in un lavoro di strada condotto per diversi anni nella stazione Termini. A differenza dei minori stranieri, si legge in questa relazione, quelli che non avevano grossi problemi di sopravvivenza quotidiana erano i minori dediti alla prostituzione, anche perché riuscivano quasi sempre a rimediare dei posti dove dormire, a volte presso gli stessi clienti, con tutti i rischi connessi che possiamo immaginare. I minori che si prostituivano erano quasi sempre italiani, anche se recentemente hanno cominciato ad affacciarsi sul mercato i minori slavi. La domanda è costante, c’è un gruppo stabile di adulti che frequentano sistematicamente le zone della stazione Termini, ma anche varie zone dei locali pubblici e di traffico di persone. È un fenomeno che non si riesce a circoscrivere facilmente anche perché, mentre nel caso della prostituzione femminile il fenomeno è più visibile, con i maschi occorre andare in profondità. La prostituzione minorile sta proliferando anche nelle piazzuole autostradali, soprattutto dal venerdì alla domenica, quando i camion sono fermi e quindi questi luoghi sono diventati abituali della prostituzione maschile, oltre che di quella femminile. Stanno sempre di più crescendo come luoghi di prostituzione minorile gli appartamenti rispetto alla strada; i locali sono a maggior rischio di identificazione; soprattutto nel caso delle nigeriane e delle moldave, risultano ancora diversi casi sulle strade. Lo spostamento al chiuso, la casa privata della prostituzione, chiede il rafforzamento di strumenti di intercettazione e di telefonia, a protezione delle vittime, soprattutto il numero verde contro la tratta, fenomeno che invece è stato indebolito fortemente.

Un ultimo dato riguarda la prostituzione dei minori emigranti italiani all’estero. Sono segnalati solo alcuni casi, in maggioranza di prostituzione femminile e adulta, in Germania, Francia e Inghilterra. Non abbiamo dati di monitoraggio complessivo e completo del fenomeno sul territorio, abbiamo però alcune cifre desunte da alcuni incroci e alcuni report nello studio che pubblichiamo nel dossier « Immigrazione e Caritas Migrantes ». Secondo i dati che abbiamo rielaborato nel dossier immigrazione, dati Istat e Ministero dell’interno, dal 2000 a oggi, mediamente, 300 minori sono stati vittime del reato di prostituzione minorile, articolo 600-bis c.p., il che costituisce un numero assai alto, data la difficoltà nella persecuzione di tale reato e nella identificazione della reale età della prostituta di strada. Sono stati inoltre registrati mediamente 500 denunciati per pornografia minorile, in base all’articolo 600-ter c.p., un fenomeno comunque riconducibile allo sfruttamento economico della sessualità minorile. Altri dati a disposizione si riferiscono alla prostituzione di strada e sono tratti da diverse ricerche campionarie regionali e nazionali. Sulla base di tali indagini non appare inverosimile il dato secondo cui circa il 10 per cento delle prostitute di strada e non è minorenne, con un’incidenza di circa 2000-4000 persone irretite nella prostituzione, di età minorile compresa per lo più tra i 15 e i 17 anni, ma non senza casi, come dicevamo, di 13-14 anni.

La difficoltà di una precisa misurazione del dato quantitativo, deriva da due fattori: la forte mobilità della prostituzione minorile e il fatto che l’Italia è uno dei maggiori Paesi di transito nel contesto europeo. Le regioni del nord e del centro sono più colpite da questo fenomeno. Dal punto di vista del cliente è interessante rilevare che gli studi a disposizione e alcune indagini che abbiamo condotto a Rovigo e in altre città d’Italia, evidenziano la presenza di una quota pari al 4-5 per cento di minorenni anche tra i clienti della prostituzione minorile. In alcuni casi potrebbe quindi configurarsi una sorta di rapporto tra pari. Anche in questo caso sarebbe necessario studiare le motivazioni che spingono un minorenne a rivolgersi al mercato della prostituzione, secondo un approccio che in questo caso vede nel cliente una componente di disagio e di vittimologia.

Abbiamo identificato soprattutto cinque cause della prostituzione minorile, che ci sembrano le più importanti. La prima è strettamente connessa con il fenomeno della violenza sessuale: più aumenta la violenza sessuale, più aumenta la prostituzione e in generale il fenomeno della prostituzione minorile, un fenomeno che non è più solo femminile, ma che è diventato in modo non irrilevante anche maschile. La violenza sessuale sui maschi, secondo alcuni dati, sarebbe cresciuta negli ultimi quattro anni del 125 per cento. La seconda causa è l’assenza di un accompagnamento familiare nell’ambito dei flussi di irregolari di minori non accompagnati. Il fenomeno necessiterebbe di un immediato monitoraggio. Esempio a proposito è rappresentato dai 400 minori arrivati nei recenti sbarchi a Lampedusa. Una terza causa è legata alla crescita della pornografia e del turismo sessuale; sempre di più anche all’estero il turismo sessuale è un elemento fortemente connesso alla crescita della prostituzione e del ritorno di quest’ultima all’interno dei Paesi da cui si proviene come turista sessuale. Una quarta causa è rappresentata dalle famiglie multiproblematiche, all’interno di famiglie che non sono assistite, dove sono presenti problemi diversi che vanno dall’alcolismo del padre a un disagio mentale della madre, o alla tossicodipendenza di un figlio, di un fratello. In questo caso è più facile l’emergere dello sfruttamento della prostituzione minorile. Un’ultima causa è il consumismo che sta generando una classe di adolescenti che utilizzano il corpo per una disponibilità di denaro e di sicurezza dei consumi pagnati.

Negli ultimi anni, annualmente, arrivano in Italia, come sappiamo, 8.000 minori non accompagnati, spesso vittime di abuso all’inizio, durante e al termine del loro viaggio nel luogo di residenza. Il monitoraggio del viaggio, dei diversi abusi e delle diverse forme di sfruttamento, è certamente un aspetto importante da considerare all’interno del percorso di recupero. Spesso il minore non accompagnato accolto in una struttura, non viene indotto anche a rielaborare il suo percorso di viaggio, durante il quale, se proviene dai Paesi asiatici, subisce dalle tre alle sei violenze. Anche i progetti per i minori non accompagnati, gestiti in accordo tra il mondo del volontariato e dell’associazionismo e l’ANCI negli ultimi anni in 200 città italiane, hanno costituito un importante strumento di prevenzione della prostituzione minorile. Nei due anni 2007 e 2008, secondo il terzo rapporto ANCI sui minori non accompagnati, quasi 200 minori sono stati inseriti in un percorso ex articolo 18, il 61 per cento dei quali perché vittime di sfruttamento sessuale. L’83 per cento della presenza di minori vittime di tratta è segnalato prevalentemente dai Comuni metropolitani dell’Emilia-Romagna, dove è localizzato il 43,6 per cento del totale nazionale, e nel Piemonte, dove c’è il 26,6 per cento del totale dei casi nazionali. Di questi minori la maggior parte sono femmine, il 61,1 per cento di età compresa fra i 16 e i 17 anni, il 70,2 per cento provenienti prevalentemente dalla Nigeria, dal Marocco e dalla Croazia. È importante intercettare da subito eventuali vittime di tratta, anche nei momenti di emergenza umanitaria come l’attuale.

Lasciare nell’illegalità i minori non accompagnati, significa creare contesti a rischio di sfruttamento e di prostituzione anche per i minori. Un ultimo aspetto fondamentale sul piano del recupero, dei percorsi e dei progetti è l’importante opera di informazione e di tutela da condurre attraverso i progetti di cooperazione internazionale, che hanno come riferimento soprattutto alcuni Paesi di turismo sessuale da cui proviene la maggior parte delle ragazze minorenni prostituite nel nostro Paese. Sono soprattutto la Thailandia, la Cambogia, l’India, il Nepal, lo Sri Lanka, le Filippine e il Kenya, dove spesso le prime vittime sono minorenni e dove le minori prostituite, due su tre, sono malate di AIDS. Un’importante opera di recupero viene svolta dall’ONG dei Camilliani Italiani in Thailandia, dove vengono seguite quasi un migliaio di bambine prostituite, sieropositivi e malati di AIDS. Le recenti campagne di informazioni in Ucraina, Romania e Nigeria sono risultate significative per prevenire il fenomeno della tratta anche dei minori, e il programma di rientro delle vittime di tratta nei Paesi di origine, che ha interessato il nostro Paese, ha riguardato 431 rientri negli anni 2001-2009, di cui cinquantanove sono stati minori.

*Giancarlo Perego – Direttore generale di Migrantes

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