Mario Giordano e Maurizio Belpietro sanzionati per articolo sui rom

Belpietro-Giordano

Associazione 21 luglio e Naga presentano un esposto contro Mario Giordano e Maurizio Belpietro per un articolo riferito ai rom. L’Ordine dei giornalisti sanziona entrambi con la censura.

Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito nella seduta del 18 aprile 2016 in riferimento alla posizione del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro e del giornalista Mario Giordano, ha sanzionato entrambi con la censura, misura disciplinare utilizzata quando un giornalista si rende autore di abusi o mancanze di grave entità. Continue Reading

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Tutti devono vergognarsi

Aylan Kurdi

Io non l’ho postata la foto di quel bambino con la maglietta rossa. Non l’ho fatto e sono stato a guardare. L’ho vista riprodursi e ripetersi e ho cercato di capire se sarebbe davvero riuscita a correre e a soffiare come il vento, se sarebbe stata capace di spalancare le porte e le finestre tirandosi dietro gli umori e gli sguardi e l’attenzione. Aspetto ancora di capire e di vedere cosa può davvero quella fotografia. Altre fotografie non hanno potuto fare molto. Documentare è essenziale per capire e per riuscire a vedere. Serve sempre a scuotere, a svegliare dal torpore. Ma cosa è che ci scuote di quella foto che altre non hanno potuto? Io ricordo il respiro affannoso di un bambino con la pancia gonfia e le mosche intorno al naso. È un bambino nero, lontano che veniva vicino grazie a quel respiro, quell’ansimare più forte dell’immagine stessa. È uno spot fatto per scuotere, per svegliare. Si prefigge un primo risultato immediato che consiste nel premere un tasto con su scritto “dona”. Un risultato che certamente è riuscito a raggiungere, magari anche migliaia di volte.

Quella foto del bambino sulla spiaggia non ha lo stesso fine. Ne ha uno più grande, vuole spalancare porte e finestre, vuole arrivare dove prima non arrivava il vento. Ricordo altre foto che avevano questo scopo come quelle delle tre bare bianche con gli orsacchiotti di peluche della strage di Lampedusa. Di fronte a quella immagine i potenti d’Europa hanno ripetuto a lungo che non sarebbe mai più successo.

Tra pochi giorni saranno passati due anni da quei giorni di ottobre e ci troviamo di fronte ad altre fotografie ancora più crude, più violente, capaci di schiaffeggiare, e in quelle foto riponiamo la speranza che siano capaci di raggiungere un risultato concreto, che sappiano fermare la morte dei bambini che annegano in mare.

Chissà se davvero riesce a tirarsi dietro gli umori e gli sguardi e se riuscità a spalancare porte e finestre quella foto. Perché questo è un mondo capace di masticarle quelle immagini e di produrne migliaia più violente con il significato opposto, che vogliono serrare porte e finestre per non fare entrare nessuno, neanche il vento.

Qualche giorno fa è stato denunciato un ragazzo di venti anni per istigazione all’odio razziale. Scriveva menzogne e le pubblicava su internet. Disegnava con le parole immagini terribili di “negri stupratori di bambine”. Fatti mai accaduti, completamente inventati, ma capaci di far scattare la serratura delle porte e delle finestre. Quelle storie fasulle si moltiplicavano su internet, sui social, e guadagnavano centinaia di click, di “mi piace”. L’obiettivo del ragazzo era proprio questo: ogni click per lui erano soldi che derivavano dagli sponsor della sua pagina di menzogne. Una macchina bugiarda e devastante che riusciva a raccogliere consenso a pacchi. È in questo contesto che naviga la foto di quel bambino con la maglietta rossa.

Ho visto un altro bambino recentemente. Nella piazza della stazione di Budapest insieme a migliaia di persone che cercano di prendere un tremo per l’Europa, diceva parole essenziali con l’aria stanca di chi ha camminato a lungo: “se fermate la guerra in Siria, nessuno di noi vorrà più venire in Europa. Fate semplicemente questo, fermate la guerra in Siria e noi torniamo a casa nostra”. Non ho sentito parole più semplici fino ad ora. Parole che forse sanno disegnare uno scenario più forte della compassione e dello strazio che suscita un bambino morto.

C’è un’altra fotografia che dovrebbe suscitare una reazione forte. È la fotografia di un viceministro italiano sorridente, seduto accanto ad Isaias Afewerki, dittatore eritreo. Scattata recentemente, segna la riapertura dei rapporti diplomatici tra Roma ed Asmara che hanno l’obiettivo dichiarato di fermare i flussi migratori in uscita da quel paese, scappano cinquemila ragazzi al mese dall’Eritrea. Un paese dove “governa la paura” è scritto in un rapporto delle Nazioni Unite che è costato minacce e l’adozione di una scorta per i membri della commissione. Forse quella fotografia diplomatica che nessuno ha commentato, avrebbe potuto e dovuto produrre un effetto concreto, una reazione capace di scuotere e svegliare dal torpore soprattutto se legata alla notizia che l’Europa intende concedere al regime eritreo 300 milioni di euro in “aiuti allo sviluppo”. Significa che aiutiamo lo sviluppo di un paese governato da un dittatore sanguinario e gli chiediamo di fermare chi scappa dal suo regime e, allo stesso tempo, salviamo dal mare i superstiti dei naufragi.

Forse questa fotografia dovrebbe scuotere davvero, dovrebbe svegliare dal torpore e le porte e le finestre dovrebbero davvero riuscire a spalancarsi. Almeno per chiedere spiegazioni e capire dove inizia tutto questo e cosa, realmente, possiamo fare per fermarlo.

(Fonte articolo21)

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Il razzismo di Grillo

Beppe-Grillo-razzismo
“A chi non è affetto da Alzheimer e conserva ancora qualche cellula cerebrale per le più basiche sinapsi, il post del pentastellato consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, contenente proposte politiche in tema di immigrazione, non avrà procurato neanche un minimo spostamento del sopracciglio destro. Il post non rappresenta, infatti, nessuna novità circa le posizioni (cripto) fasciste e di destra, dunque razziste, espresse da molti esponenti di tale movimento, sia prima che dopo l’alleanza europea con Ukip. Un mix di ignoranza, di razzismo, di linguaggio da bar e di brama populista, mirante a togliere voti e simpatie a forze politiche più simili (almeno rispetto all’idea complessiva di società), ovvero al cartello elettorale Lega Nord-Casa Pound, permea molte parole delle proposte del consigliere.

In altri tempi, soffermarsi a leggere – figuriamoci poi ad analizzare – testi simili sarebbe una palese perdita di tempo, anche perché i ragionamenti (si fa per dire) contenuti nel testo costringono a scendere ad un livello molto basso della riflessione, ovvero impongono prima di ogni altra cosa lo smascheramento delle falsità delle informazioni: non c’è spazio per la discussione se non su un piano di verità. Senza questa operazione primaria, ma essenziale, risulta molto difficile provare a smontare la retorica vuota che nasconde la struttura razzista del testo. Ma chi produce e riproduce l’odio e il razzismo nei confronti dei profughi oggi in Italia – che serve a legittimare quella che è stata giustamente definita “guerra agli immigrati” – conta molto su questa strategia comunicativa, che possiamo anche definire “shock and awe strategy” (“stordisci e sgomenta”).

Prima di proporre qualsiasi analisi o misura concreta da intraprendere, si forniscono dati “shock”, tutti falsi oppure abilmente intrecciati con pochi veri; poi, una volta ottenuto lo stordimento del (e)lettore, si introduce qualche finto elemento di analisi, qualche domanda retorica oppure si fa riferimento a qualche episodio di cronaca nera o giudiziaria (che poco o nulla c’entra con l’argomento, ma tant’è) per creare sgomento e spianare così la strada alla proposta concreta che arriva puntuale alla fine. La proposta solitamente appare semplice (cioè semplicistica): “giro di vite”, “tutti a casa, anche a forza se necessario”, “niente ricorsi” etc, ma senza mai spiegare dettagliatamente il come e – non ne parliamo neanche – della fattibilità e dei costi. Naturalmente, si inserisce qua e là qualche finta distinzione tra profughi buoni e profughi cattivi (“chi ha diritto e chi non ne ha”), anche perché occorre pur sempre conservare un appeal istituzionale per rendersi interlocutori “credibili”. Ciò che abbonda, fino alla nausea, è la contrapposizione tra “noi” e “loro”: “pagato da noi”, “ a spese nostre” e altre espressioni simili (senza mai andare a leggere i dati Istat sulla ricchezza prodotta dalle popolazioni straniere in Italia, ricchezze di cui lo Stato italiano si appropria e che solo in parte spende per loro).

Ora, io non so se il consigliere è consapevole di tutto ciò, oppure se riproduce inconsapevolmente strategie sviluppate da altri. Non è importante. Potrebbe importare a coloro che vogliono conoscere il livello di acume del consigliere, ma a me non importa sapere ciò. La ritengo del tutto irrilevante. Ciò che è importante qui è smascherare il razzismo delle sue proposte. Nello spazio di un post, però, non si possono proporre analisi lunghe, bisogna essere sintetici ed efficaci. Dunque, sono costretta a scegliere cosa dire e cosa non dire: mi limiterò pertanto a rivelare soltanto le falsità (e neanche tutte) delle cose scritte, il resto della decostruzione la lascio a chi legge e ha voglia di esercitarsi.

1. Solo l’Italia concede in massa permessi per motivi umanitari, afferma nel primo punto del documento il consigliere comunale (“Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per gravi motivi umanitari”).

Non è vero. Il permesso per motivi umanitari esiste in quasi tutti i paesi dell’Unione europea. I dati forniti dall’Eurostat smentiscono poi il fatto che in Italia si faccia un abuso di tale titolo di soggiorno. Semmai, in Italia, si registra un minore riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria rispetto ad altri Paesi europei, nei confronti di persone e popolazioni provenienti dalle medesime zone di guerra e persecuzione. E’ questo che ha denunciato l’Unhcr, ovvero l’Agenzia Onu che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. In ogni caso, affinché sia chiaro, in Italia, tale permesso è rilasciato: a) quando la Commissione territoriale raccomanda al Questore di rilasciare tale documento quando ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (eh, mi spiace, esiste ancora formalmente in vigore la Costituzione, che cosa possiamo fare?); b) quando ricorrano gravi motivi di carattere umanitario (come ribadito più volte dai Tar, noti centri eversivi in questo Paese – si veda, per tutte, la sentenza Tar Lazio n. 8831/2008); c) in caso di riconoscimento della protezione temporanea, ai sensi dell’art. 20 del Tu, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; d) quando lo straniero è inespellibile ai sensi dell’art. 19 del D. Lgs n. 286/98, perché in caso di ritorno potrebbe rischiare l’incolumità propria e della famiglia (bazzecole, che vogliamo che sia mai?);e) quando si tratta di persone inserite in programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento.

Quindi, che cosa si sta proponendo, di cancellare la Costituzione e quelle poche norme umane che esistono a garanzia dei diritti inviolabili? E’ questa la proposta?

2 e 3. Chi non è riconosciuto come rifugiato deve essere spedito a casa “a forza se necessario” e, per di più, (si veda il punto 3 della proposta) non è da considerare soggetto degno di godere delle tutele giuridiche e processuali garantite agli altri individui che calpestano il territorio nazionale.

Sarò veloce su questi due punti: prima ancora di qualsiasi considerazione delle leggi in vigore, nazionali ed internazionali, bisognerebbe che qualcuno prenda sul serio queste proposte geniali (ma com’è nessuno ci aveva mai pensato?) e con una matita e una carta faccia i calcoli dei costi economici e finanziari di tale proposta. Dopodiché, venga a dirci quante manovre finanziarie servirebbero per far fronte a simili operazioni. Piuttosto, ciò di cui si sente fortemente il bisogno è sviluppare una seria riflessione collettiva per comprendere a chi giova davvero avere sul territorio masse di persone/lavoratori senza documenti. Quanto alla proposta sui tribunali speciali per i profughi, posso solo segnalare che non è nuova nella storia, a cominciare dalla Magna Carta ad oggi, pertanto ulteriori commenti sarebbero superflui.

4. Sulla necessità di trasformare l’accoglienza in accoglienza custodiale, cioè in una prigione, ci sarebbe molto da scrivere, in termini sociologici e antropologici, cioè sul concetto di accoglienza nelle società odierne. Mi soffermerò però soltanto sulla parzialità (e dunque la falsità) dell’informazione data per giustificare la proposta del carcere per i profughi, ovvero la notizia che un profugo a Torino abbia commesso rapine mentre era ospitato in uno Sprar. Ebbene, senza voler contestare i fatti riportati nel testo del consigliere, e senza stare qui a dire che non tutti sono uguali (ancora a questo punto stiamo dopo decenni di immigrazione?) io riporto a mia volta altri dati: secondo le statistiche delle prefetture del Nordest “dove ci sono i profughi i reati sono in calo”. Allora, come la mettiamo?

Io chiudo qui. Voi continuate a scovare le falsità del documento. Potrebbe essere un bel gioco sulla spiaggia”. Iside Gjergji

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Poesia per il mio fratello bianco

razzismo

Caro fratello bianco
Quando sono nato, ero nero
Quando sono cresciuto, ero nero
Quando vado al sole, sono nero
Quando ho paura, sono nero
Quando sono malato, sono nero
Quando morirò, sarò nero.
Mentre tu, uomo bianco
Quando sei nato,  tu eri rosa
Quando sei diventato grande, tu eri bianco
Quando vai al sole, sei rosso
Quando hai freddo, sei blu
Quando hai paura, sei verde
Quando sei malato, sei giallo
Quando morirai, sarai grigio
Allora, di noi due, chi è l’uomo di colore?

Poème à mon frère blanc di Léopold Sedar Senghor

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Salvini dà lavoro agli immigrati

Salvini-volantini-extracomunitari

La Lega di Salvini crea posti di lavoro per gli immigrati. A Lecce, infatti, i volantini di “Noi con Salvini” vota Mauro Giordano, il candidato capolista nella circoscrizione di Lecce, sono diffusi dagli extracomunitari. Sì, avete capito bene. Salvini e i suoi fanno propaganda razzista e xenofoba e al Sud utilizzando gli immigrati. Gli stessi che vorrebbero cacciare. Perché loro sono così siamo noi che non sappiamo funziona il volantinaggio. Forse gli italiani si vergognano di fargli pubblicità? E lo so dai che vuoi che sia, è la solita propaganda buonista. Lui, Salvini, non è contro tutti gli extracomunitari, ma contro quelli illegali. Quelli legali vanno bene per smazzare volantini a 25 euro più bottiglia d’acqua. Come è umano lei. W l’Italia, W la coerenza, W la credibilità e prima gli italiani…

In questo video dell’Associazione 21 luglio sono gli stessi rom a rispondere alla sua personale crociata di Salvini a base di discorsi d’odio nei confronti dei rom e sinti in Italia. Quell’onda antizigana che Matteo Salvini ha cavalcato pur di guadagnarsi il consenso elettorale.

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