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Napolitano: Ricordi tutto torna…niente cambia

Napolitano-Bersani-Pd-Presidente-della-Repubblica

Eletto Napolitano ma è crisi nel pds Il leader migliorista guiderà la Camera Eletto Napolitano ma è crisi nel pds Roma. Giorgio Napolitano, leader riformista del pds, è stato eletto presidente della Camera e dal Quirinale è subito venuto l’annuncio che il Presidente della Repubblica Scalfaro avvia oggi le consultazione per la formazione del nuovo governo. Per il mondo politico è stata un’altra giornata intensa; e l’elezione di Napolitano, votato da de, psi, pds, psdi e pri, non ha placato le polemiche nel pds dove, anzi, sembrano riaprirsi ferite antiche. Stefano Rodotà, fino all’altro ieri candidato della Quercia, si è dimesso polemicamente da vice presidente della Camera ma, soprattutto, si è dimesso dalla presidenza del partito, con ciò aprendo formalmente una crisi ai vertici del pds. Occhetto ha commentato con soddisfazione l’elezione di Napolitano, un candidato, ha detto, «bocciato» 40 giorni fa dal psi ed ora votato anche dal Garofano.

Da La Stampa del 4 Giugno 1992 – F. Ceccarelli, F. Martini e A.

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Gino Strada: C’era una volta un pianeta chiamato Terra

Gino-Strada

Il fondatore di Emergency, ha scritto questa favola insieme a sua figlia Cecilia, per spiegare ai bambini il significato di parole come “diritti”, “pace”, “uguaglianza”. Parole, principi ormai sconosciute, lontane ….Quando sarebbe utile un Presidente della Repubblica come Gino Strada?

C ‘era una volta un pianeta chiamato Terra. Si chiamava Terra anche se, a dire il vero, c’era molta più acqua che terra su quel pianeta. Gli abitanti della Terra, infatti, usavano le parole in modo un po’ bislacco. Prendete le automobili, per esempio. Quel coso rotondo che si usa per guidare, loro lo chiamavano “volante”, anche se le macchine non volano affatto! Non sarebbe più logico chiamarlo “guidante”, oppure “girante”, visto che serve per girare? Anche sulle cose importanti si faceva molta confusione.

Si parlava spesso di “diritti”: il diritto all’istruzione, per esempio, significava che tutti i bambini avrebbero potuto (e dovuto!) andare a scuola. Il diritto alla salute poi, avrebbe dovuto significare che chiunque, ferito, oppure malato, doveva avere la possibilità di andare in ospedale. Ma per chi viveva in un paese senza scuole, oppure a causa della guerra non poteva uscire di casa, oppure chi non aveva i soldi per pagare l’ospedale (e questo, nei paesi poveri, è più la regola che l’eccezione), questi diritti erano in realtà dei rovesci: non valevano un fico secco. Siccome non valevano per tutti ma solo per chi se li poteva permettere, queste cose non erano diritti: erano diventati privilegi, e cioè vantaggi particolari riservati a pochi. A volte, addirittura, i potenti della terra chiamavano “operazione di pace” quella che, in realtà, era un’operazione di guerra: dicevano proprio il contrario di quello che in realtà intendevano. E poi, sulla Terra, non c’era più accordo fra gli uomini sui significati: per alcuni ricchezza significava avere diecimila miliardi, per altri voleva dire avere almeno una patata da mangiare. Quanta confusione! Tanta confusione che un giorno il mago Linguaggio non ne potè più. Linguaggio era un mago potentissimo, che tanto tempo prima aveva inventato le parole e le aveva regalate agli uomini. All’inizio c’era stato un po’ di trambusto, perché gli uomini non sapevano come usarle, e se uno diceva carciofo l’altro pensava al canguro, e se uno chiedeva spaghetti l’altro intendeva gorilla, e al ristorante non ci si capiva mai. Allora il mago Linguaggio appiccicò ad ogni parola un significato preciso, cosicché le parole volessero dire sempre la stessa cosa, e per tutti.

Da allora il carciofo è sempre stato un ortaggio, e il gorilla un animale peloso, e non c’era più il rischio di trovarsi per sbaglio nel piatto un grosso animale peloso, con il suo testone coperto di sugo di pomodoro. Questo lavoro, di dare alle parole un significato preciso, era costato un bel po’ di fatica al mago Linguaggio. Adesso, vedendo che gli uomini se ne infischiavano del suo lavoro, e continuavano ad usarle a capocchia, decise di dare loro una lezione. <Le parole sono importanti> amava dire <se si cambiano le parole si cambia anche il mondo, e poi non si capisce più niente> Una notte, dunque, si mise a scombinare un po’ le cose, spostando una sillaba qui, una là, mescolando vocali e consonanti, anagrammando i nomi. Alla mattina, infatti, non ci si capiva più niente. A tutti gli alberghi di una grande città aveva rubato la lettera gi e la lettera acca, ed erano diventati… alberi! Decine e decine di enormi alberi, con sopra letti e comodini e frigobar, e i clienti stupitissimi che per scendere dovevano usare le liane come Tarzan. Alle macchine aveva rubato una enne, facendole diventare macchie, e chi cercava la propria automobile trovava soltanto una grossa chiazza colorata parcheggiata in strada. Alle torte invece aveva aggiunto una esse, erano diventate tutte storte, e cadevano per terra prima che i bambini se le potessero mangiare. Erano talmente storte che non erano più buone nemmeno per essere tirate in faccia. Nelle scuole si era anche divertito ad anagrammare, al momento dell’appello, la parola presente, e se prima gli alunni erano tutti presenti, adesso erano tutti serpenti, e le maestre scappavano via terrorizzate. Poi si era tolto uno sfizio personale: aveva eliminato del tutto la parola guerra, che aveva inventato per sbaglio, e non gli era mai piaciuta. Così un grande capo della terra, che in quel momento stava per dichiarare guerra, dovette interrompersi a metà della frase, e non se ne fece nulla. Inoltre aveva trasformato i cannoni in cannoli, siciliani naturalmente, e chi stava combattendo si ritrovò tutto coperto di ricotta e canditi. Andò avanti così per parecchi giorni, con le scarpe che diventavano carpe e nuotavano via, i mattoni che diventavano gattoni e le case si mettevano a miagolare, il pane che si trasformava in un cane e morsicava chi lo voleva mangiare. Quanta confusione! Troppa confusione, e gli uomini non ne potevano più.

Mandarono quindi una delegazione dal mago Linguaggio, a chiedere che rimettesse a posto le parole, e con loro il mondo. <E va bene> disse Linguaggio <ma solo ad una condizione: che cominciate a usare le parole con il loro giusto significato.> <I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi. Uguaglianza deve significare davvero che tutti sono uguali e non che alcuni sono più uguali di altri. E per quanto riguarda la guerra…> <Per quanto riguarda la guerra> lo interruppero gli uomini <ci abbiamo pensato… tienitela pure: è una parola di cui vogliamo fare a meno.>


Gino Strada. Dalla parte delle vittime

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Parlamento 2013: Il calendario per creare il nuovo Governo

Beppe-Grillo-Giorgio-Napolitano-Presidente-del-Consiglio-Governo-Parlamento--Elezioni-2013

Il nuovo Parlamento dovrà essere insediato entro il 20 di marzo. Il primo giorno di scuola della XVII legislatura sarà nei primi giorni di marzo, quando i nuovi deputati e i nuovi senatori saranno chiamati a svolgere i primi adempimenti connessi al loro ruolo.

La prima seduta delle due Camere si svolgerà il 15 marzo. I nuovi eletti, come primo atto, saranno chiamati ad eleggere gli uffici di presidenza dei due rami del parlamento. Per le prime votazioni, sarà necessaria la maggioranza qualificata, successivamente l’elezione avverrà a maggioranza assoluta. Il ruolo più rilevante è quello di presidente del Senato, che è carica supplente del presidente della Repubblica.

Le consultazioni. Con la formazione dei gruppi parlamentari e l’indicazione dei rispettivi presidenti, potranno iniziare le “difficili” consultazioni per la formazione del nuovo governo.

L’incarico spetta a Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica uscente, nominare il nuovo presidente del Consiglio. Entro dieci giorni dall’incarico, il Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia, voto che deve essere motivato dai gruppi parlamentari ed avvenire per appello nominale, al fine di impegnare direttamente i parlamentari nella responsabilità di tale concessione di fronte all’elettorato. E’ bene precisare che il presidente del Consiglio e i Ministri assumono le loro responsabilità sin dal giuramento e, quindi, prima della fiducia.

Formula rituale Giuramento del Consiglio dei Ministri italiano: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”.

Elezione presidente delle Repubblica. La data fatidica è il 15 aprile, 30 giorni prima della scadenza del settennato di Napolitano. Il presidente della Camera convocherà il Parlamento in seduta comune, che dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. All’elezione parteciperanno oltre che i deputati e i senatori, anche tre delegati per ciascuna regione (uno solo per la Valle d’Aosta), eletti (in modo da garantire la rappresentanza delle minoranze) dai consigli regionali che ne scelgono due tra la maggioranza e uno tra le minoranze. Per garantire un consenso il più possibile esteso intorno a un’istituzione di garanzia, nelle prime tre votazioni è necessaria l’approvazione dei 2/3 dell’assemblea (maggioranza qualificata); per le votazioni successive è sufficiente la maggioranza assoluta. La carica dura sette anni, ciò impedisce che un Presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, che hanno mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. Non è previsto alcun divieto alla rieleggibilità dello stesso Presidente uscente(Napolitano ha già dichiarato di non volersi ricandidare). La sede per la votazione è quella della Camera dei deputati. Il Presidente entra in carica dopo aver prestato giuramento al Parlamento al quale si rivolge tramite un messaggio presidenziale.

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Messaggi di fine anno del Presidente…. Sandro Pertini


L’8 luglio 1978, dopo un estenuante scrutinio, Sandro Pertini venne eletto settimo presidente della Repubblica. Erano questi gli anni di piombo e del terrorismo, della crisi economica e della crisi politico-parlamentare seguita al fallimento dell’esperienza della solidarietà nazionale successiva al rapimento e delitto Moro. Pertini, che fin dai primi anni della Sua presidenza, durante i quali le regole democratiche erano minate dalla corruzione, dal terrorismo, da lobbies affaristiche, lottò senza tregua, come era suo carattere, per il riscatto di tutti, con grande vigore civile, tanto da ottenere anche la piena stima degli avversari politici, per la sua indiscussa rettitudine. In quegli anni divenne caposaldo dell’Italia democratica, un punto di riferimento per i cittadini onesti che videro in Lui un vero interprete dei valori di libertà e di democrazia. I Suoi sette anni al Quirinale ricostruirono un senso generale di fiducia nelle istituzioni. Egli interpretava la politica come servizio e non come professione, esaltando il primato della politica con coerenza morale di uomo giusto e rispettoso delle idee altrui. Molto anziano, Sandro Pertini riuscì a riaccendere la fiducia degli italiani nelle istituzioni. Molto anziano, egli viaggiò in Italia e all’estero rappresentando lo Stato in molte circostanze, liete e tragiche. Con la sua autorevole e intransigente denuncia e con la testimonianza della sua presenza contribuì ad isolare il terrorismo presso l’opinione pubblica e presso i lavoratori facendolo percepire come un corpo estraneo, anzi avverso. Analogo atteggiamento assunse nei confronti della criminalità organizzata denunciando “la nefasta attività contro l’umanità” della Mafia. Negli anni della sua presidenza, Pertini si orientò ancor più nella lotta per la difesa dei diritti civili e umani a livello internazionale, ad esempio contro l’Apartheid in Sudafrica, contro le dittature sudamericane o contro l’intervento sovietico in Afghanistan. Grande comunicatore, Pertini mise in evidenza anche in occasioni inevitabilmente ufficiali una straordinaria schiettezza e, al tempo stesso, un respiro consapevole e misurato che conferivano alle sue parole il carattere del messaggio universale. Nessun capo di Stato o uomo politico italiano ha conosciuto all’estero una popolarità paragonabile, e ciò nelle sedi più diverse. Ricevette lauree honoris causa nelle più prestigiose università, divenne accademico di Francia, fu costantemente ricercato dagli organi di informazione stranieri. Con lui l’immagine dell’Italia nel mondo migliorò. 

Quanto avremmo bisogno di un Uomo così, oggi. Chissà cosa direbbe Pertini della condizione in cui l’Italia, il suo amato Paese si trova a dover affrontare. Lui che è sempre stato dalla parte dei giovani. Era, senza possibilità di dubbio, un estremista. Forse anche per questo così amante dei giovani, e non solamente per una ottimistica attività preferenziale tesa al futuro. Egli ripeteva che la Sua coscienza di Uomo libero si era formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si era rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Filippo Turati, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Don Minzoni, Antonio Gramsci . Egli soleva dire: “Chi cammina inciampa, anche, qualche volta, ma l’essenziale è riprendere il cammino”. Ecco nel 2013 l’Italia deve riprendere a camminare. Questo, forse avrebbe detto.

Sandro-Pertini

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