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Il sempre Verdini

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Dalla macelleria di Fivizzano ad Arcore, passando per Giuliano Ferrara. In 63 anni Denis Verdini ha consumato quattro vite. Imprenditore, palazzinaro, banchiere, editore. Poi ha trovato la sua vera vocazione: fedele consigliere dell’ex Cavaliere.

Dato politicamente morto più volte del Patto del Nazareno, di cui è ideatore e padre, Verdini è riuscito a rimanere sempre il più ascoltato da Silvio Berlusconi. Se l’ex premier ha bisogno di certezze chiama lui. Nonostante i clamorosi errori commessi.

Quando Angelino Alfano lanciò Ncd. Verdini rassicurò l’amico Silvio: “Ho fatto i conti, stai tranquillo che non lo segue nessuno”. Sbagliò. Le cassandre di Palazzo Grazioli gridarono alla cacciata del macellaio. Alla porta finirono invece loro. Scena che si ripete anche in questi giorni. Verdini sorride, silente: conosce l’epilogo.

Cresciuto a Fivizzano, un piccolo paese in provincia di Massa Carrara, il giovane Denis ad appena diciassette anni inizia a trasformare la bottega del padre in un business in giro per l’Europa: import export di carni da macello dai Paesi dell’est, Germania, Spagna, Irlanda. Un buon giro di soldi che investe in palazzi. Il primo a Firenze, dove si trasferisce. Nel frattempo si laurea in scienze politiche e ha come professori, tra gli altri, Giovanni Spadolini e Giovanni Sartori. “Loro mi hanno fatto scoprire la mia vera passione: la politica”. Eppure diventa commercialista. Nel 1994 tenta di fare il suo ingresso alla Camera, candidandosi per i Repubblicani nel collegio di Sesto Fiorentino in quota al Patto Segni. Non passa. Per consolarsi compra una meravigliosa villa a Pian dei Giullari dove va a vivere con la moglie, Simonetta Fossombroni da Arezzo. Una bella e appariscente donna che faceva l’annunciatrice a Teletoscana. Verdini se ne innamora e la assume come segretaria. Con l’anello di nozze la signora Verdini aggiunge al nome il titolo di contessa. Inizia l’ascesa sociale. Prova a entrare nella massoneria ufficiale, senza riuscirci. Essere massone “per me non è un’offesa, ma non è vero”, disse dispiaciuto. E infatti, evitata la P2 di Licio Gelli, recupera con P3 e P4.

Oggi Verdini ha sei rinvii a giudizio che lo assillano, con imputazioni di vario genere: dall’asso ciazione a delinquere alla bancarotta alla truffa ai danni dello Stato. Con la nascita di Forza Italia, Verdini trova il suo partito. Lo finanzia, si lascia coinvolgere e riesce a farsi candidare alle regionali del 1995 nella lista di Paolo del Debbio, aspirante governatore. Del Debbio non vince, Verdini è invece eletto con 2800 preferenze. Intanto inizia la vita da banchiere, nel 1990 si ritrova alla guida del Credito cooperativo fiorentino che porterà sull’orlo del fallimento nel 2010 con una gestione scandita da favori ad amici come Marcello Dell’Utri, cui concede crediti illimitati senza alcuna garanzia e che lo porterà a un’esposizione complessiva di quasi venti milioni di euro.

In politica avere una banca aiuta. Ma non basta. Arrivare ad Arcore è impossibile. Ma la signora Fossombroni in Verdini nel 1997 prende l’iniziativa e trascina il marito a una serata organizzata da Giuliano Ferrara, all’epoca consiglieri dell’ex Cavaliere, candidato nel Mugello contro Antonio Di Pietro. Sboccia una simpatia. L’anno successivo Berlusconi tiene un comizio a Firenze e Ferrara gli presenta Verdini. C’è chi sostiene sia stato il passaggio di testimone chi invece, i detrattori, sostengono si sia trattato di un’autentica pugnalata. Certo è che Il Foglio, fondato nel 1996, trova un nuovo socio: il 15 per cento è ancora oggi di proprietà di Verdini. Denis era già impegnato in altre società editrici come la Ste, che pubblicava il Giornale di Toscana, poi miseramente fallita. Società per la quale ha lavorato anche la Chil di Tiziano Renzi, papà dell’attuale premier. Perché la Toscana è piccola. E Denis e Matteo hanno una cosa in comune: la spregiudicatezza.

Nel 2005 Verdini ha già un ottimo rapporto con l’allora presidente della Provincia. Gli presenta Berlusconi. “Sta dall’altra parte ma è bravo”. Lo porta anche al Meeting di Cl a Rimini e tre anni dopo, nel 2008, al tavolo d’onore del decennale del Giornale di Toscana con Denis e consorte siede anche Renzi. Certo nel cuore Verdini ha Berlusconi, ma subito dopo c’è l’amico Matteo. Il Patto del Nazareno è il suo capolavoro. Il triangolo perfetto. Forse per questo negli ultimi tempi è cambiato. Ha abbandonato gli sfarzi di Palazzo Pecci Blunt all’Ara Coeli, di fronte al Campidoglio, trasferendosi vicino piazza Nicosia, alle spalle del Senato. Riceve poco, fa vita riservata, ogni tanto si commuove e lavora per tenere in vita il suo capolavoro. Perché se Berlusconi è il suo passato Renzi è il suo futuro.

(Da Il Fatto Quotidiano del 06 Febbraio 2015)

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Il nostro amico Berlusconi. Da puttaniere a Padre della Patria

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L’era Berlusconi pareva finita. Pareva. Poi è arrivato Renzi “il rottamatore” e gli ha offerto la possibilità di aver un ruolo fondamentale, di ridisegnare la Costituzione, la nuova legge elettorale, l’elezione del capo dello Stato. A rileggere le dichiarazioni di molti esponenti Pd di fede renziana, la resurrezione del leader di Forza Italia non era un’ipotesi messa da conto.

Sentite un pochino cosa diceva Renzi l’11 settembre del 2013: “In un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato con sentenza definitiva, la partita è finita: game over”. E ancora “un uomo con una vita sessualmente promiscua e moralmente discutibile” (Debora Serracchiani), un “puttaniere” (Pina Picierno), un “vecchio satiro compulsivo” (ancora Serracchiani), un “maiale” (Alessandra Moretti), “dice di essere il leader più popolare del mondo? In effetti piace molto anche negli altri pianeti” (Dario Franceschini), Matteo Orfini invece lo chiamava “statista solo sui teleschermi”. Poi, a fine 2013, si era convinto che fosse “politicamente irrilevante”.

C’eravamo tanto odiati (per finta):

ANNA FINOCCHIARO: “Minaccia i nostri figli, si appella alla piazza. Ancora una volta, per i propri scopi, usa metodi e linguaggio anti-Stato” (26/11/2013)

PAOLO GENTILONI: “Un condannato in via definitiva non può essere il leader di un grande partito, in una democrazia occidentale” (3/8/2013)

ROBERTA PINOTTI: “Mentre tanti italiani non hanno i soldi neppure per mangiare, Berlusconi dona 5.000 euro alle ragazze, deve dimettersi” (13/2/2011)

ANDREA ORLANDO: “Se fossimo in un Paese in cui non c’è Berlusconi, la via d’uscita sarebbe mettere insieme due forze con visioni diverse?” (6/3/2013)

DEBORA SERRACCHIANI: “Nell’interesse degli italiani è imperativo che Berlusconi stia per sempre lontano dalla gestione della cosa pubblica” (4/2/2013)

GIULIANO POLETTI: “In linea con la sua incontrollabile pulsione a produrre battute di dubbio gusto, Berlusconi continua a insultare le coop” (1/3/2007)

PINA PICIERNO: “Sicuramente è un puttaniere. Penso che se Berlusconi è colpevole, ed io penso che lo sia, debba andare in galera” (28/9/2011)

DARIO FRANCESCHINI: “È l’ultimo uomo al mondo che può parlare di questione morale. Se si guarda allo specchio, non ci riuscirà per la vergogna” (6/12/2008)

SIMONA BONAFÈ: “È evidente che con la vittoria di Matteo Renzi il primo ad andare a casa sarebbe proprio Berlusconi” (25/11/2012)

MATTEO ORFINI: “Non è neppure immaginabile la riedizione di una maggioranza come quella che ha sostenuto il governo Monti” (6/3/2013)

MARINA SERENI: “C’è chi rispetta le istituzioni e chi le rappresenta soltanto se queste si piegano ai suoi comandi, al suo volere, ai suoi bisogni” (1/10/2013)

ERMETE REALACCI: “Non mi illudo che sia diventato uno statista illuminato. Mi auguro che venga mantenuto almeno un tasso di decenza” (13/5/2013)

ALESSANDRA MORETTI: “Alle promesse di Berlusconi non credono più neanche gli anziani e neanche le casalinghe” (20/5/2014)

LUIGI ZANDA: “Sul rispetto dello Stato di diritto e delle istituzioni democratiche, Berlusconi e Grillo la pensano allo stesso modo” (1/2/2014)

ROBERTO SPERANZA: “Questi tentativi per sfuggire alla giustizia ci consegnano Berlusconi sempre più caimano e sempre meno uomo di Stato” (25/11/2013)

Tutto è bene quel che finisce nel Partito della Nazione e della Coerenza, tutti insieme amorevolmente al potere e a puttane. Un Padre delle puttanate.

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