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Il mio paese

belpaese-Italia

Il mio paese ha freddo ogni giorno dell’anno
ha fame e sete e gioventù
Il mio paese è un pezzo di legno
di letto che non basta per quattro o per otto
Il mio paese ha pioggia e vento
ha facce disegnate con la cenere
ha mani che applaudo per non morire
Il mio paese non ha nome
non ha età né tempi
non ha strade né sorrisi
Il mio paese non ha Dio
il lievito e il sale vinsero i santi
l’acqua dei rubinetti fu più pura di una chiesa
Il mio paese è un compendio dell’amore stanco
è una biografia senza rive né angoli
un cadavere recente
un bicchiere che non sarà mai riempito
Il mio paese ha bambini che sembrano vecchi
e vecchi che si rubarono gli anni
ha donne con occhi spenti
e uomini tagliati a metà
Il mio paese ha alberi senza tronchi e senza foglie
ha rose che cambiarono colore
per un chilo di pane
Il mio paese è una ferita nel tempo
una chitarra malata e sorda e muta
una canzone di nomi definitivamente tristi
definitivamente amari
definitivamente dimenticati nel grande sogno della vita

Mario Meléndez

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Domenica in Poesia: Ignominia D’Europa

Prossima al caos, perché non all’altezza dei mercati,
lontana sei dalla terra che a te prestò la culla.

Quello che, con l’anima hai cercato e consideravi tuo retaggio,
ora viene tolto di mezzo, alla stregua di un rottame.

Messo nudo alla gogna come debitore, soffre un Paese
al quale dover riconoscenza era per te luogo comune.

Paese condannato alla miseria, la cui ricchezza,
ben curata, orna i musei: preda che tu sorvegli.

Coloro che, in divisa, con la violenza delle armi funestarono il Paese
ebbro d’isole, tenevano Hölderlin nello zaino.

Paese a stento tollerato, di cui un tempo tollerasti
i colonnelli in veste di alleati.

Paese privo di diritti, al quale un potere che i diritti impone,
stringe sempre più la cintola.

Sfidandoti, veste di nero Antigone e dovunque lutto
ammanta il popolo di cui tu fosti ospite.

Eppure fuori dai confini il codazzo dei seguaci di Creso
ha ammassato tutto ciò che d’oro luccica nelle tue casseforti.

Trangugia infine, butta giù! gridano i claqueur dei Commissari,
ma Socrate ti restituisce irato il calice colmo fino all’orlo.

Malediranno in coro gli Dei ciò che possiedi,
quando il tuo volere esige di spossessare il loro Olimpo.

Priva di spirito deperirai senza il Paese
il cui spirito, Europa, ti ha inventata.

Günter Grass

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