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Sondocrazia e Politica: Si ragiona per sondaggi non per voti

sondocrazia

Negli ultimi anni siamo passati dalla tecnocrazia e “videocrazia” berlusconiana alla “Sondocrazia“. Una falsa democrazia in cui le cose da fare non coincidono con quelle migliori per il Paese ma con quelle desiderate mediante sondaggi dalla maggioranza dell’opinione pubblica.

Programmare in un arco lungo, iniziando con decisioni eventualmente impopolari, diventa difficilissimo. Continue Reading

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La manipolazione sociale

massmedia-controllo-sociale-manipolazione sociale

Per una curiosa convergenza temporale negli ultimi mesi si sono succeduti due studi sulla possibilità di manipolare l’opinione pubblica mediante un’azione sui social network, ma in realtà si tratta di meccanismi validi anche al di là dell’ambito social. Il caso più noto riguarda lo studio condotto da Facebook su un campione di 155.000 utenti ignari di essere sottoposti ad un test per il quale è stato ritenuto sufficiente solo il generico consenso espresso da tutti gli utenti all’atto dell’apertura dell’account. Nulla sarebbe trapelato se lo studio non fosse stato pubblicato il 17 Giugno scorso su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) con il titolo “Experimental evidence of massive-scale emotional contagion through social networks“, dove un grafico mostra l’effetto sugli utenti della manipolazione dei feedback positivi/negativi:

pnas-facebook

Subito però si è passati dall’interesse alle proteste per la violazione dei diritti degli utenti del social, a fine Giugno la notizia varcava l’ambito accademico per approdare sulla stampa (vedi agenzia ANSA) e il 2 Luglio arrivavano delle poco convinte scuse, come documenta il Corriere della Sera, molto più critica verso l’atteggiamento della dirigenza di Facebook appare invece la CNN.

L’esperimento era in particolare teso a verificare la possibilità di condizionare gli utenti mediante l’esposizione a notizie filtrate, come riportato su Le Scienze:

Sui social network le emozioni, sia positive sia negative, passano efficacemente da un utente all’altro attraverso la semplice visualizzazione dei messaggi, influendo sul tono degli interventi successivi. E’ la prima volta che si riesce a dimostrare sperimentalmente che il fenomeno del contagio emotivo avviene anche attraverso il puro linguaggio scritto, privato delle sue componenti non verbali…

Per dare valenza sperimentale al loro studio, i ricercatori hanno agito sui filtri del News Feed di Facebook, ossia dell’algoritmo che seleziona i messaggi scritti dagli amici in base all’interesse individuale per certi contenuti, in modo che arrivino solo quelli presumibilmente più significativi. (Senza questi filtri un utente medio di Facebook sarebbe potenzialmente esposto a circa 1500 contenuti al giorno, mentre grazie a essi solo il 20 per cento circa dei messaggi finisce nella sua bacheca.) In questo modo Kramer e colleghi hanno potuto aumentare o diminuire il numero di messaggi positivi/negativi/neutri visualizzati da ciascun utente. 

Che lo studio sia di interesse in campo politico e persino militare è ricavabile da una delle firme, Jeffrey T. Hancock della Cornell University già collaboratore della Minerva Initiative del Dipartimento della Difesa degli USA per il quale ha realizzato lo studio “Modeling Discourse and Social Dynamics in Authoritarian Regimes” (Modelli di discorsi e dinamiche sociali nei regimi autoritari).  Dallo studio delle dinamiche sociali nei regimi autoritari alla verifica della possibilità di influenzare le dinamiche sociali in una direzione ritenuta desiderabile la distanza non è molta.

Inosservato era passato solo pochi mesi prima uno studio condotto sulle dinamiche di un altro importante social, in febbraio era stato infatti pubblicato sulla rivista Chaos e ripreso da Le Scienze uno studio condotto su Twitter:

L’opinione predominante, condivisa dalla maggioranza delle persone, emerge rapidamente su Twitter, qualunque sia l’argomento, e una volta stabilizzata difficilmente può cambiare. Lo ha scoperto una nuova analisi automatizzata, che potrebbe essere utilizzata per prevedere – ma forse anche per influenzare – come si orienterà l’opinione pubblica

Non solo l’opinione della maggioranza tende a convogliare ulteriori consensi, ma il dato più interessante è che basta un esiguo margine iniziale a favore per determinare grandi spostamenti di consensi, come riportato sempre su Le Scienze:

…sul lungo periodo, l’opinione che prevale è quella che all’inizio aveva un modesto vantaggio sulle altre. Questo fenomeno, tipico dei sistemi caotici, è denominato dipendenza sensibile dai dati iniziali o più volgarmente “effetto farfalla”, perché fu esemplificato da Edward Lorenz, pioniere della teoria del caos, in una celebre conferenza dal titolo “Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas?”.

Graficamente la situazione è così riassunta:

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Le dinamiche di maggioranza prevedono inoltre l’esistenza di uno “zoccolo duro” che non si uniformerà comunque all’opinione della maggioranza e che può essere accettato come un dato fisiologico che con la sua presenza ai livelli attesi potrebbe addirittura confermare il raggiungimento di una situazione di stabilità.

Le parole conclusive degli autori dell’esperimento, riferite alla fine dell’articolo su Le Scienze, non lasciano dubbi sul potenziale del meccanismo accertato:

Secondo i due ricercatori, il loro metodo di analisi potrebbe essere estremamente utile a politici e grandi società per analizzare le caratteristiche e gli schemi di evoluzione delle diverse opinioni, e quindi studiare come influenzare l’opinione pubblica a proprio favore.

Dopo i risultati degli esperimenti condotti su Facebook e Twitter, appare evidente il potenziale di controllo sociale esercitabile tramite semplici interventi effettuabili sui social network. Ma le dinamiche emerse confermano anche un meccanismo più generale secondo il quale l’opinione pubblica tende ad orientarsi nella direzione che ritiene essere quella della maggioranza, basta anche un margine iniziale minimo, e questo potrebbe valere anche nel caso dei sondaggi d’opinione o di una serie di articoli giornalistici che potrebbero generare l’opinione pubblica anziché misurarla o documentarla.

Si tratta quindi di un meccanismo di facile impiego e realizzazione, uno strumento che fornendo l’immagine desiderata degli orientamenti della maggioranza, potrebbe essere impiegato per creare quella stessa maggioranza che si vuole indicare come già esistente.

(Fonte enzopennetta)

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La manipolazione dell’opinione pubblica

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L’opinione pubblica è un fenomeno dell’istinto. Lo diceva quel genio reazionario di Fernando Pessoa, consapevole del rischio di adeguarsi a ciò che è nulla di più di “uno stato di mera tendenza, un’atmosfera, una pressione”. Eppure oggi buona parte delle nostre scelte sono condizionate proprio da questo elemento istintuale generato da un mix di dati statistici, manipolazione dei media e strumentalizzazione politica. Il problema attraversa tutte le società democratiche dove il potere è generato dal consenso: ciò che la gente pensa non è ciò che realmente è, ma le decisioni si prendono sempre di più su ciò che la gente pensa.

Recentemente la Royal Statistical Society di Londra ha pubblicato un report dal titolo: “Il pericolo della percezione”, per studiare il divario esistente tra opinione pubblica e realtà. E così, tra i tanti dati, emerge che in Gran Bretagna il 60% delle persone pensa che la criminalità sia in costante aumento, mentre dal 1995 è diminuita del 53% e nell’ultimo anno di quasi il 20. Oltre un quarto dei britannici crede che tra le prime tre voci di spesa statale ci sia quella degli aiuti all’estero, mentre in realtà è una delle ultime (appena l’1% del bilancio, un decimo di quanto costano le pensioni). Il numero di coloro che credono che per risparmiare lo Stato dovrebbe ridurre gli assegni familiari è più del doppio di coloro che pensano che debba innalzare l’età pensionabile a 66 anni (cosa che renderebbe un beneficio di oltre 5 miliardi di sterline contro miseri 290 milioni).

Spesso la politica e i centri di potere che si muovono dietro di essa utilizzano queste distorsioni per imporre scelte che altrimenti sarebbe difficile far accettare. Per esempio, aumentare la percezione di insicurezza dei cittadini consente di imporre politiche di controllo sociale che violano diritti e privacy, limitando la libertà individuale. Il governo americano si è appellato alla sicurezza nazionale e al rischio terrorismo per giustificare lo spionaggio su scala globale ed il controllo delle comunicazioni tra cittadini. E in Italia la creazione di un Grande Fratello fiscale che spia e presume i nostri consumi, le nostre spese, le nostre attitudini, è motivata con la retorica della lotta all’evasione in un paese in cui l’oppressione fiscale tocca vette da società feudale.

Ma la manipolazione dell’opinione pubblica può essere fatta anche per limitare i poteri sovrani. Sempre in Italia, l’attacco che in questi ultimi anni è stato fatto alla politica ad opera dei grandi giornali di proprietà di gruppi bancari e industriali ha travalicato la legittima critica alle inefficienze del Parlamento e delle istituzioni. È tuttora opinione diffusa che i parlamentari italiani siano i più pagati in Europa e quelli che godono di maggiori benefit. Eppure, recenti dati della Camera, rivelano il contrario: il costo complessivo mensile di un parlamentare italiano è oggi il più basso in Europa (la metà di un deputato europeo, il 40% in meno di uno tedesco ed il 30 di uno inglese). Un onorevole italiano ha diritto alla pensione dopo 5 anni di mandato mentre uno francese o uno tedesco dopo appena 1 anno; in Germania e a Bruxelles i parlamentari non versano un euro di contributo per la loro pensione mentre quelli italiani quasi il 9% della loro indennità. Un onorevole italiano paga mensilmente 800 € ad un fondo di solidarietà per vedersi riconosciuto  l’assegno di fine mandato, mentre un francese 27 € e tedeschi, inglesi ed europarlamentari non versano alcun contributo.

E in parte, la crisi dei grillini, che sull’attacco alla ricca casta politica devono la loro fortuna, deriva dal fatto che una volta entrati in Parlamento si sono accorti che non c’era alcun caveau nascosto e nessun tesoro sottratto al Paese, ma al contrario la casta dei parlamentari era molto meno casta di altre e la più esposta al linciaggio mediatico.

L’opinione pubblica è un bluff. Una volta costruita è impossibile smontarla. E sotto questa impalcatura frana la convivenza sociale in un sistema democratico in cui le decisioni dipendono sempre più da un sentire comune manipolabile.

(Fonte blogdellanarca – Giampaolo Rossi)

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