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Guerre Padane

Ricomincia il delirio di Umberto Bossi, ormai e’ evidente che e’ incapace di intendere e volere. Oggi in serie ha dato il meglio del suo repertorio: «Ho minacciato di morte Monti? È Monti che minaccia di morte noi… Ho detto che Monti nella testa dei padani non è ben visto perché ci porta la povertà e poi anche la mafia. I giornalisti travisano, non si smentiscono mai quelle teste di legno». «Rischia la vita, il Nord lo farà fuori», risponde Bossi a chi gli chiede se Monti resterà al governo anche dopo il 2013. Ne ha anche per Berlusconi: dopo il paragone con Mussolini, un’altra staffilata. «Uno gratta e l’altro tiene il palo» dice il leader del Carroccio. Il motivo? «Stanno riempiendo il Nord di mafiosi in soggiorno obbligato, prima o poi qualcuno si decide a impiccarli sulla pubblica piazza. Hanno mandato a Padova il figlio di un mafioso siciliano; come i miei figli sono leghisti, i figli dei mafiosi…». «Il Governo Monti – conclude – è antifederalista, dà retta solo alle banche e all’Europa»

Obi-Wan Kenobi Bossi, vuole essere il primo Jedi dell’Ordine dei Padani ad uccidere un Sith (Berlusconi),  mentre e’ ancora un padawan minore, e vuole essere uno dei pochi membri del Consiglio Jedi a sopravvivere al massacro dei Jedi(Padani) ordinato da Darth Sidious Monti …..La Saga continua….

 

 

 

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I pensionati d’oro del governo tecnico

Vignetta Il MALE

Mentre i cittadini sono sempre più in mutande e con gli stipendi più bassi in Europa, riporto un articolo di Panorama firmato Mario Giordano, che dimostra come i tagli riguardano sempre noi!

Un sottosegretario ne ha una da 1.421 euro al giorno. Un altro ne ha una da 10.969 euro al mese. Altri due ce l’hanno doppia (uno ha chiesto la sospensione, l’altro no). Un ministro prende quella da professore universitario con 5 anni d’anticipo sull’età che, insieme ai suoi colleghi, ha deciso essere la soglia minima per il resto degli italiani. E un altro ne prende una “provvisoria” di 314 mila euro l’anno. Pensione, o mia cara pensione: a guardare con attenzione le dichiarazione dei redditi pubblicate dai ministri di Mario Monti si scopre che nell‘era dei tecnici le rendite d’oro, lungi dall’essere sconfitte, sono sempre più diffuse. Così diffuse da avere invaso con i loro privilegi anche il palazzo del governo. Alla faccia della sobrietà.

Il caso più clamoroso e’ sicuramente quello del sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Antonio Malaschini. Come ex segretario generale del Senato ha una pensione record: 519.015,45 euro lordi l’anno, cioè 40 mila netti al mese, cioè 1.421 al giorno. Cifra stratosferica, che va beatamente a sommarsi allo stipendio governativo (106.005,09 euro netti). Cumulando, cumulando, al gran burocrate (64 anni) vanno così in tasca oltre 700 mila euro lordi l’anno, cioè 54 mila al mese, cioè 1.939 al giorno. Beato lui, si capisce: alla maggior parte dei pensionati ci vogliono oltre due mesi per mettere insieme la cifra che a lui scorre in tasca ogni 24 ore.

Altri esempi? Il ministro per la Cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi: avrà votato con convinzione l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, c’è da augurarsi. Per fortuna, non lo riguarda. Lui, a 62 anni, incassa già un vitalizio, forse non abbondante come quello del collega Malaschini, ma non del tutto trascurabile: 81.154,58 euro l’anno che si accumulano allo stipendio da ministro (199.778,25 euro). Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola pensione di 314.522,64 euro più lo stipendio da ministro 199.778,25.

E mi fermo qui con gli esempi!

Per carità tutto regolare, sia chiaro, tutto perfettamente lecito. Ma tutto, allo stesso tempo, un po urticante: e’ possibile che chi taglia le pensioni degli italiani si debba necessariamente mettere in tasca una pensione da Paperon de’ Paperoni?

In questo Mondo alla rovescia la risposta e’ ovviamente si!

(Fonte Panorama – Mario Giordano)
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La dittatura dell’emergenza

In un susseguirsi di ultimatum, la Grecia vive dentro una specie di clessidra. In un clima di grave concitazione, scandito ora dopo ora da scontri di piazza e dimissioni nel governo, il Parlamento di Atene dovrebbe votare domenica sera il pacchetto di austerità. Mercoledì, salvo incidenti, l’Eurogruppo formalizzerà il nuovo pacchetto di aiuti senza il quale la Grecia fallirebbe.
C’è una dittatura dell’emergenza, ma in realtà la clessidra greca dovrà essere girata ancora molte volte. Atene rimarrà sotto la tenda ad ossigeno per anni. Sulla base dei conti attuali, nel 2020 il debito pubblico non arriverà al 120%, ma al 135%. L’ultima analisi consegnata dal premier Lucas Papademos al Fondo monetario riporta che il Pil greco calerà quest’anno del 4-5%, anziché del tre. I partner europei chiedono ai partiti greci di impegnarsi formalmente a rispettare le condizioni anche dopo le elezioni generali di aprile. Dei tre maggiori partiti l’unico che si sottrae è quello che ha meno possibilità di governare. Il quadro in fondo è sia chiaro, sia incognito: la Grecia accetterà le condizioni che ne limitano la sovranità politica in cambio di un salvataggio privo di alternative che durerà dieci anni.
Saranno dunque strane elezioni in aprile per quelli che il quotidiano di Atene “Kathimerini” definisce «politici da dracma». Stiamo parlando certo di politici che hanno nascosto le carte e che hanno usato la minaccia di default sul tavolo dei negoziati come un’arma di ricatto verso i partner. Ma parliamo in realtà soprattutto di milioni di cittadini greci impoveriti che hanno paura del futuro.
Per rispetto delle democrazie bisogna saper uscire dalle categorie generali e guardare ai fatti. Quando la troika (Fondo monetario e istituzioni europee) prescrisse per la prima volta una riforma del lavoro alla Grecia nel 2010, la procedura fu la seguente: la riforma venne scritta tra Washington e Bruxelles, quindi fu portata alla sede ateniese di uno studio legale internazionale in modo che fosse scritta nei termini compatibili con la legge greca. Infine il testo, così com’era, venne consegnato al Governo – allora guidato da Georges Papandreou – in modo che non potesse più essere modificato dal Parlamento. I politici greci nascosero la realtà agli elettori, mentre la dialettica in Europa liquidava il problema del consenso come un danno collaterale. Si scopre oggi che le riforme del primo pacchetto di aiuti alla Grecia non sono ancora state realizzate interamente. Ci si può davvero sorprendere?
Noi italiani siamo confortati dal recupero di credibilità ottenuto grazie a Mario Monti, ma se nello scorso novembre il Paese fosse invece precipitato nel burrone greco – e con minori responsabilità – come avremmo reagito a una riforma del mercato del lavoro imposta in termini simili? Tra la pressione dei mercati, delle agenzie di rating e dei partner, le difficoltà dietro al negoziato greco richiederebbero più comprensione.
In un confronto interno al partito della cancelliera tedesca, un ambito democratico il cui peso specifico è oggi molto più rilevante dell’intero Parlamento greco, Angela Merkel ha spiegato ieri che un default sarà evitato perchè le conseguenze sarebbero troppo gravi. La strategia scelta da Berlino è la stessa da due anni: si interviene per aiutare l’euro e non il singolo Paese; si interviene inoltre lasciando in atto la pressione politica o dei mercati e infine si subordina tutto alla logica, espressa ieri dalla cancelliera, di “minimizzare i costi” per la Germania. Finora cercando di minimizzarli, i costi non hanno smesso di ingigantirsi, anche per la Germania.
(fonte ilsole24ore)

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Il Giusto Prezzo dell’ Euro ?

 

Era il dicembre del 2001 e tutta l’Europa salutava la sua nuova moneta. A dieci anni di distanza il bilancio è amaro! Nessun bene è stato risparmiato dal carovita soprattutto sono schizzati i prezzi nei servizi e nell’entertainment,quindi bollette dell’acqua, del metano e dell’energia elettrica .

 

  Tabelle Federconsumatori

 

 

 

 

Il tutto dovuto anche da una scarsa attenzione all’ imprudente equivalenze nell’ epoca del passaggio dalla lira all’euro. È in questo scenario microeconomico che la crisi internazionale è nata, cresciuta e consolidata.

Siamo quasi tutti d’accordo che se l’Italia non fosse entrata nell’euro si troverebbe in situazione sicuramente peggiori con svalutazioni,inflazione e debito pubblico ancora di più alle stelle . Forse l’euro ha peggiorato la situazione ma la crisi non è legata alla moneta,l’Unione Europea deve avere una reale convergenza economica!

La strada per uscire dalla crisi sarà molto dolorosa e penso molto lunga con un ulteriore impoverimento della fascia mediterranea.

Mario Monti in tutto questo riuscirà a prendere decisioni o sarà un ennesima caduta nel baratro?

Buon Bih Jolokia all’Europa….

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