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Il mestiere s’impara con gli occhi

maestro artigiano

Un progetto ambizioso capisco perfettamente le difficoltà che troveremo per mettere in atto questo progetto ambizioso, ma non vedo un modo diverso per far ritornare i giovani ad interessarsi all’artigianato, sono questi i lavori che anno fatto diventare famoso il nostro paese in tutto il mondo, le nostre auto, i mobili, l’abbigliamento, le nostre ceramiche, i nostri prodotti gastronomici, la meccanica, l’elettronica, ecc. ecc., tutto quello che viene prodotto in Italia per nostra fortuna ha successo nel mondo. Questo è il punto dove io rimango perplesso, avere un gran tesoro, e noi lo stiamo perdendo, come è possibile? Perché mai nessuno fa qualcosa di concreto?

Nella mia esperienza lavorativa ho capito che un mestiere s’impara da giovani, è giusta l’educazione scolastica, ma insieme dobbiamo metterci anche un’educazione lavorativa altrimenti non funziona, di questo ormai n’abbiamo abbondantemente le prove. Per quello che mi riguarda, posso affermare che sono nato dentro una bottega di artigiano. Lavoro da quando avevo undici anni, il motivo di questo è che provengo da una famiglia non agiata, ho cominciato nei periodi delle vacanze scolastiche, con il barbiere a fare “il ragazzo spazzola” la barbieria era proprio sotto casa dove vivevo, finite le elementari, per motivi famigliari, (la morte di mio padre) la situazione è peggiorata, così terminata la quinta elementare (la licenza media lo presa alla scuola serale) la decisione di imparare un mestiere. All’età di tredici anni ho iniziato a fare il carrozziere e da allora ho sempre esercitato questo mestiere, negli ultimi venti anni come libero professionista. Questo lavoro mi a dato e mi da ancora soddisfazioni, oltre a una vita dignitosa. Ed è il motivo perciò conosco bene come funziona l’ambiente artigianale, sono oltre 40 anni che vivo all’interno del settore, ho lavorato in decine e decine di officine imparando modi e metodi diversi per compiere lo stesso lavoro. Conosco come vengono tramandati i mestieri. L’ambiente artigianale da millenni sono sempre stati come delle corporazioni, i mestieri non sono mai stati insegnati esplicitamente, salvo che non si era figli del maestro, le botteghe artigiane anno sempre selezionato il personale, chi non è in grado di apprendere un mestiere viene licenziato, solo chi è portato resta, chi ha talento, l’apprendista deve impegnarsi molto per essere ben visto dal maestro, il motto dell’artigiano è: “Il mestiere s’impara con gli occhi“. Il proprietario della bottega insegnava i lavori marginali del mestiere, mentre la parte più complessa dove serve l’esperienza e la maestria artigianale veniva nascosta all’apprendista, era di norma che il maestro eseguiva il completamento del lavoro quando nessuno poteva vederlo o in orari che gli apprendisti non erano presenti, oppure in altri locali, al novizio non resta che guardare da lontano oppure immaginare come il lavoro veniva completato, questo non è una cosa negativa anzi sviluppa in determinati individui nuovi metodi di lavoro, mettendo farina del proprio sacco, questo modo di apprendimento da all’allievo la possibilità di sviluppare nuove tecniche e diversi modi di realizzare lo stesso lavoro, il sistema sopra citato da come stato l’evoluzione di molti mestieri. L’apprendista se davvero motivato dal tipo di lavoro che ha intrapreso, può apprendere dall’arte del maestro artigiano mettendoci molto della sua immaginazione. Chi a vissuto tanto tempo quanto me in certi ambienti, capisce perfettamente cosa intendo, quando affermo che l’aria che si respira nella bottega del “Mastro” e piena di sapiente esperienza, tutto ciò che ti circonda e frutto del modo di lavorare di ogni artigiano, dalla posizione come vengono riposti gli attrezzi alle postazioni di lavoro, e dalla pulizia con cui mantiene l’officina. Un esempio e la Francia dove ancora ci sono regole millenarie nel settore delle costruzioni dove permane vivace la tradizione antica di “compagnonnage” mai estirpata dalle leggi susseguitesi dalla Rivoluzione, alla piccola impresa rurale specializzata nella trasformazione di prodotti agricoli, ma anche nel legno, nell’abbigliamento. In Italia il colpo peggiore per l’artigianato è stato negli ultimi trenta anni, da quando era diventata idea comune che fossero una classe di evasori, furbetti, approfittatori, ma la realtà è molto diversa, non valutando la devastazione che si creava nel settore, i governi anno legiferato contro, imponendo imposte tipo “Minimum Tax“, inserita dal governo Amato nel 1992, e nel 1993 con la legge “Studi di Settore”, attribuendo un colpo alle piccole imprese ed al lavoro autonomo, falcidiando miriadi di attività artigianali, e con loro anche la sapiente esperienza che si perdeva con la chiusura delle serrande.

In questi ultimi anni con l’aumento della crisi delle grandi industrie, tutti gli stati europei e non solo, stanno cercando una soluzione per far ripartire la piccola e media impresa, ma avendo poca esperienza nei meccanismi artigianali e non conoscendo il settore che da sempre ignorato o quasi, osservato soltanto per riscuotere i tributi dai governi di destra o sinistra. Cercano di far rivivere la piccola e media impresa puntando quasi esclusivamente nel finanziare corsi di formazione, che servono a poco in termini professionali, l’arte dell’artigiano non ha nulla a che vedere con due o tre mesi di corso per la formazione professionale, nell’artigianato c’è l’arte, l’esperienza, la passione, il sacrificio, non si tramanda con 30 ore di corso. Il motivo che mi ha dato la stimolo per studiare questo progetto è il danno che si sta verificando, perdere millenni di esperienza e di arte, in meno di una generazione, vedere giovani che non anno più chiaro il loro futuro, questo è terribile. Dobbiamo rimboccarci le maniche non ci sono alternative, non tutti possono vivere dietro una scrivania qualcuno deve sporcarsi le mani, posso assicurare non e una vergogna, neanche un’umiliazione, sono lavori importanti per tutta la società, come il dottore o l’avvocato. Con questo studio vogliamo ridare un nuovo inizio a questo settore che sta morendo, ricominciando dai più piccoli, non solo con i tablet e corsi multimediali, a scuola anche insegnare un mestiere, sarà sempre utile anche per chi da grande farà altre cose. Capire cosa significa lavorare, creare, produrre, con le proprie mani da un concetto di apprendimento diverso fa capire molte più cose, dall’idea di cos’è la vita vera, di quello che ci aspetta nel nostro futuro lavorativo, evidenzierà doti che ognuno di poi possiede. Con molta umiltà spero di poter contribuire a far ritornare attraverso questo progetto e con le officine scuola, una parte di quel retaggio culturale che soltanto i Maestri Artigiani sapevano dare ai loro allievi nelle botteghe che per millenni sono state scuole di lavoro, di vita, di civiltà. Silvano Castelletti

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C’eravamo tanto Amato

Berlusconi-Amato-Bersani

Giuliano Amato sembra il candidato alla Presidenza della Repubblica più idoneo, per continuare a rubacchiare. 30 anni di politica amorevole, che sta bene a tutti i partiti ladroni. Il “professor sottile” prezioso collaboratore di Caxi fu, tra le tante cariche ricoperte, presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001. 

Il governo Amato del ’92 appoggiato dalla vecchia maggioranza quadripartita (Dc, Psi, Pli, Psdi) e da innumerevoli ministri, colpiti da avvisi di garanzia (costretti a dimettersi col passare dei mesi) è ricordato per memorabili manovre da lacrime e sangue.

Il suo primo atto fu una manovra finanziaria di 30 mila miliardi che prevedeva l’introduzione di una patrimoniale sulla casa, sui conti correnti e depositi bancari, un aumento dei bolli su patenti e passaporti. Nello stesso periodo venne avviata la revisione del sistema pensionistico. Poi, ci fu la prima spallata contro i giganti pubblici, con la trasformazione di Iri, Eni, Ina ed Enel in società per azioni. Ebbe inizio così la privatizzazione. Contemporaneamente, Amato apre il tavolo della concertazione tra le parti sociali, destinata a diventare uno strumento essenziale di governo anche negli anni futuri, e ottenne da Bruno Trentin, alla guida della Cgil, la firma di un accordo tripartito governo-sindacati-imprenditori che prevede la rinuncia definitiva alla scala mobile e un’intesa complessiva sul costo del lavoro. È una vera e propria svolta politica-sindacale, tutto ciò permette al “professor sottile” di presentare in autunno una manovra finanziaria pesantissima da 93 mila miliardi, una delle più onerose della storia della Repubblica: blocco totale per un anno delle pensioni di anzianità, fermi i contratti del pubblico impiego, riduzione dell’assistenza sanitaria, minimun tax per i lavoratori autonomi. Tutto questo porta nel ’93, per la prima volta dal dopoguerra, alla discesa dei consumi del 2,5% e il Pil cala dell’1,2%.

Il secondo Governo Amato dal 25 aprile 2000 all’11 giugno 2001 fu istituito per far fronte alla crisi del governo D’Alema. Il ritorno di Amato a Palazzo Chigi costituisce una rivincita di Craxi e dei socialisti su D’Alema e Veltroni che, dopo essere riusciti a isolarli ed emarginarli per anni, ora non solo riconoscono loro di aver avuto ragione rispetto al comunismo, ma addirittura hanno loro aperto le porte del palazzo con tutti gli onori. A riprova di quanto inaffidabili siano i rinnegati del comunismo. Amato con sé si è portato persino l’ex portavoce di Craxi, Ugo Intini, i socialisti Del Turco e Veronesi, senza contare gli ex socialisti Bassanini e Nesi e il socialdemocratico Schietroma. Un affronto e una provocazione verso i lavoratori che proprio da Craxi, dai socialisti e dallo stesso Amato hanno subito lo scippo della scala mobile e i primi tagli alle pensioni e alla sanità, la quale, sotto le cure del barone della medicina Veronesi, è destinata a perdere i residui caratteri pubblici.

Amato in tutti questi anni ha ricoperto tutte le cariche possibili e inimmaginabili: quattro volte deputato, due volte premier, due volte ministro del Tesoro, e poi ministro dell’Interno, presidente Antitrust, vicepresidente della Convenzione europea, presidente della Treccani, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, consulente di Deutsche Bank, consigliere di Monti per i tagli ai costi della politica (?).

Ora Berlusconi, Bersani e C. lo vogliono Presidente della Repubblica chissà perchè?

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