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Goal

goal-rete

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non vedere l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con la mano, a sollevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla – unita ebbrezza- par trabocchi
nel campo: intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questi belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
– l’altro- è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.

Umberto Saba

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Goal, non goal? Te lo dice la tecnologia

Goal-Control-technology

Cosa sarebbe il calcio senza le interminabili polemiche post-partita su goal annullati, rigori negati, fuorigioco non visti, ammonizioni ingiuste? Viene da pensare sia per questo, per non perdere un contorno che spesso sembra assumere il ruolo di portata principale, che le istituzioni sportive appaiono così renitenti all’introduzione di supporti arbitrali tecnologici per certificare senza ombra di dubbio ogni azione in tempo reale. Quelli attualmente in svolgimento in Brasile, però, sono finalmente i primi mondiali di calcio in cui viene utilizzato un sistema Glt: Goal Line Technology.

“Prima dei mondiali di calcio 2010 in Sud Africa, la Fifa (la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche) aveva deciso di non adottare tecnologie a supporto degli arbitri”, spiega Arcangelo Distante, già direttore dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione (Issia) del Cnr. “Ma dopo l’ennesimo imbarazzante caso di rete non assegnata, la vittima in quel caso fu l’Inghilterra nell’incontro contro la Germania, la decisione fu rivista, attivando la sperimentazione della cosiddetta Glt, le cui caratteristiche furono definite dalla Fifa nel 2011, aprendo una call e affidando il compito di esaminare e validare le proposte all’Empa – Swiss Federal Laboratories for Materials Science and Technology”.

Tra le tecnologie giunte agli esaminatori elvetici, quella dell’Issia-Cnr, sperimentata presso lo stadio Friuli in collaborazione con Udinese calcio e Figc. “Parve subito tra le più promettenti, assieme a quella del chip nel pallone e alla ricostruzione virtuale già utilizzata per tennis e cricket”, prosegue Distante. “Ma il sistema in uso per Brasile 2014, il GoalControl, non appartiene a nessuna di quelle testate a suo tempo ed è stata certificata successivamente, nel 2013”. Come gli spettatori possono verificare, il riscontro offerto dalla tecnologia in uso in questi giorni è un video animato acquisito da una delle telecamere.

“Il Goal Control è una tecnologia, come la nostra, non invasiva e basata su telecamere ad alta velocità poste sulle tribune (sette per porta, contro le tre del Cnr) con elaborazione in tempo reale delle immagini. In aggiunta al segnale acustico e ottico richiesto dalla Fifa, però, il Goal Control genera una ricostruzione virtuale della scena, come vediamo in tv. Il nostro sistema, grazie alla disposizione delle telecamere rispetto alla porta, tutelata da due brevetti internazionali Cnr, produce invece un fermo immagine o un video clip da trasmettere al pubblico e conservare come referto arbitrale quale prova oggettiva che elimina ogni dubbio”, conclude il ricercatore. “È lecito porsi la domanda se un sistema che mostra immagini ricostruite artificialmente dal computer sia più attendibile rispetto a uno che riproduce l’evento reale”.

(Fonte cnr)

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