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Un futuro di miseria e disperazione

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La drammatica lettera che Paolo Francini, operaio della Lucchini di Piombino, ha indirizzato alla presidenza del Consiglio, al presidente della Regione Rossi e al segretario nazionale della Fiom, in cui annuncia un nuovo sciopero della fame per difendere il diritto al lavoro.

“L’estate è quasi terminata e la situazione dello stabilimento Lucchini di Piombino è sempre più drammatica. Dopo lo spegnimento dell’altoforno, avvenuto nell’aprile scorso, adesso si è fermata anche la cokeria. Io sono solo un lavoratore (iscritto alla Fiom) di 54 anni che dal 1980 lavora nella fabbrica di Piombino. Non ho altro modo di esprimere la necessità dei riprendere la lotta per i nostri diritti e per il lavoro, se non quello di mettermi in gioco personalmente. Per cui dalle ore 8 di sabato 30 agosto alle ore 8 di lunedì 1 settembre sarò all’ingresso della città di Piombino, nell’aiuola pubblica all’ingresso della Sol, facendo lo sciopero della fame. Sarà banale, ma è vero: chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso!! E se si perde questa volta, lasceremo alle nuove generazioni un futuro di miseria e disperazione.

Nessuna delle promesse del Governo è stata mantenuta, l’impegno a non spegnere l’altoforno, l’arrivo della Concordia a Piombino e lo stesso accordo di programma appare di difficile e lunga applicazione. Forse addirittura una grande scatola vuota. Fin troppo facile constatare che Piombino e i suoi lavoratori sono stati traditi e abbandonati, senza scrupoli. Anche la proposta di acquisto dello stabilimento da parte del gruppo indiano (ammesso che vada in porto) non può essere la soluzione definitiva, in quanto assicurerebbe il rientro in fabbrica solo a 700 persone, riassunte probabilmente, dietro un rigida selezione che una volta si definiva padronale, con diritti e salari da terzo mondo. Non è accettabile una soluzione per alcuni, mentre altri restano nell’incertezza; così scateneremmo solo una guerra fra poveri. L’unico percorso condivisibile è quello che assicura lavoro stabile, con la salvaguardia dei diritti acquisiti per tutti, lavoratori diretti e dell’indotto. Questo si può ottenere in un solo modo: tornando a produrre acciaio allo stabilimento di Piombino”. Paolo Francini

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Il 2014 è l’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare



Le Nazioni Unite hanno nominato il 2014 Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare (International Year of Family Farming in inglese, acronimo IYFF) per porre in risalto l’enorme potenziale degli agricoltori a livello familiare nella lotta alla fame e per la preservazione delle risorse naturali. Sia nel mondo sviluppato che nei paesi in via di sviluppo, oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare (definite come aziende che si basano principalmente sui membri familiari per lavoro e gestione) producono cibo per sfamare miliardi di esseri umani. In molti paesi in via di sviluppo, quelle a conduzione familiare rappresentano in media l’80 per cento del totale delle aziende agricole.

Oltre il 70 per cento delle persone vittime dell’ insicurezza alimentare vive in zone rurali dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Vicino Oriente. Questi sono allo stesso tempo agricoltori a livello familiare, soprattutto piccoli produttori, con accesso limitato a risorse naturali, politiche e tecnologie. Tutti i dati dimostrano che gli agricoltori familiari poveri possono rapidamente raggiungere il loro potenziale produttivo se sostenuti da un contesto politico appropriato. Gli agricoltori familiari sono ben integrati nella rete territoriale e culturale locale e spendono i propri guadagni soprattutto nei mercati locali e regionali, generando molti posti di lavoro direttamente o indirettamente legati all’agricoltura.  L’Anno Internazionale mira a sottolineare l’importanza dell’agricoltura familiare e di piccola scala ponendo l’attenzione sull’importante ruolo che esse giocano nell’alleviare la fame e la povertà, nel rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione, nel migliorare i mezzi di sussistenza, nella gestione delle risorse naturali, nella protezione dell’ambiente e nel raggiungere uno sviluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali. L’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare dovrà promuovere discussioni di ampio raggio ed una cooperazione a livello nazionale, regionale e globale per aumentare la consapevolezza e la comprensione delle sfide affrontate dai piccoli produttori e per aiutare a identificare modi efficaci per sostenerli. L’anno internazionale dell’agricoltura familiare (IYFF) del 2014 punta ad accentuare il profilo dell’agricoltura familiare e dei piccoli proprietari terrieri concentrando l’attenzione del mondo sul suo significativo ruolo nello sradicare fame e poverta’ assicurando nutrizione e sicurezza alimentare, migliorando i mezzi di sussistenza, gestendo le risorse naturali, tutelando l’ambiente e raggiungendo uno sviluppo sostenibile in particolare nelle aree rurali.

L’obiettivo dell’IYFF del 2014 consiste nel ricollocare l’agricoltura familiare al centro delle politiche agricole, ambientali e sociali nelle agende nazionali riconoscendo le lacune e le opportunità per promuovere un cambiamento in direzione di uno sviluppo maggiormente equo e bilanciato. L’IYFF del 2014 favorirà un’ampia discussione e cooperazione a livello nazionale regionale e globale per accrescere la consapevolezza e la comprensione delle sfide affrontate dai piccoli proprietari terrieri ed aiutare ad individuare strumenti efficaci in grado di sostenere gli agricoltori delle aziende familiari.

“Con la decisione di celebrare quest’anno abbiamo voluto riconoscere il ruolo centrale dell’ agricoltura familiare nel fare fronte alla doppia emergenza che il mondo si trova oggi ad affrontare: migliorare la sicurezza alimentare e preservare le risorse naturali, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il dibattito sull’agenda post-2015 e la Sfida Fame Zero” ha affermato Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.

Cos’e’ l’agricoltura familiare?

L’agricoltura familiare include tutte le attività agricole fondate sulla famiglia, ed è collegata a diverse aree dello sviluppo rurale. L’agricoltura familiare è una modalità di organizzazione agricola, della silvicoltura, della pesca, della produzione pastorale e dell’acquacultura che è diretta e gestita da un nucleo familiare e prevalentemente si basa sulla manodopera familiare, compresa sia quella femminile che maschile. Sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati, quella familiare è la forma prevalente di agricoltura nel settore della produzione alimentare. A livello nazionale esistono una quantità di fattori chiave per uno sviluppo prospero dell’agricoltura familiare come: le condizioni agro-ecologiche e le caratteristiche del territorio; le politiche ambientali; l’accesso ai mercati; l’accesso alla terra e alle risorse naturali; l’accesso alla tecnologia ed ai servizi di ampliamento; l’accesso al credito; condizioni demografiche; economiche e socio-culturali; disponibilita’ di formazione avanzata tra le altre cose. L’agricoltura familiare ha un rilevante ruolo socio-economico, ambientale e culturale.

Perche’ l’agricoltura familiare e’ importante?

–  L’agricoltura familiare e quella su piccola scala sono inestricabilmente connesse alla sicurezza alimentare mondiale.
–  L’agricoltura familiare salvaguarda i prodotti alimentari tradizionali, contribuendo al contempo ad una dieta equilibrata e tutelando la bio-diversità agricola del mondo e l’impiego sostenibile delle risorse naturali.
–  L’agricoltura familiare rappresenta un’opportunità per incentivare le economie locali, in particolare quando è associata a specifiche politiche finalizzate alla tutela sociale ed al benessere delle comunità.

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Insieme per sconfiggere la fame nel Mondo

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È uno scandalo che quasi un miliardo di persone soffra la fame oggi, in un mondo che ha le risorse per sfamare tutti. Caritas Internationalis il prossimo 10 dicembre lancerà la campagna internazionale sul diritto al cibo, in concomitanza della Giornata mondiale dei Diritti Umani, che ha per titolo “Una sola famiglia umana – Cibo per tutti”. 

Se guardiamo alla parabola della moltiplicazione dei pani capiamo che si può sfamare una moltitudine perchè c’è abbondanza di cibo che è nostro dovere condividere. Le 164 organizzazioni nazionali che aderiscono a Caritas Internationalis sono unite nella loro prima campagna globale per chiedere la fine della fame per il 2025. Crediamo che la maniera migliore per arrivare a questo sia che i governi garantiscano cibo per tutti nelle loro leggi nazionali, affermando il diritto al cibo. Il diritto al cibo è un diritto umano, chiaramente definito che obbligherà i governi a ridurre sia la denutrizione cronica che la malnutrizione. Il diritto al cibo protegge garantisce a tutti gli esseri umani di vivere in dignità, liberi dalla fame, insicurezza alimentare e malnutrizione. Il diritto al cibo non è carità, ma è assicurare che tutti abbiano la possibilità di nutrirsi in dignità. A Maggio 2015, Caritas Internationalis ospiterà la sua Assemblea Generale quadriennale a Roma e l’incontro avrà una attenzione particolare all’eliminazione della fame. Subito dopo, insieme a Caritas Italiana e alla Caritas Ambrosiana, parteciperà all’Expo di Milano 2015: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Aprire i nostri occhi, orecchie e cuore per capire le conseguenze della fame nel mondo. Guardare alle nostre abitudini al cibo e allo spreco e domandarsi: “cosa può cambiare?”.

  • Una persona su otto non mangia tutti i giorni a sazietà eppure c’è cibo abbastanza per tutti.
  • Ogni persona che muore di fame ci mette di fronte all’agonia di Gesù in persona.
  • Dio si è sempre interessato del nostro pane quotidiano: dall’offrire il pane nel Tempio allo spezzare il panedi Emmaus, dalla manna dell’Esodo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci.
  • Lottare contro l’egoismo, lo spreco, lo sfruttamento dei più vulnerabili e il monopolio della terra. Promuovere le competenze e le capacità dei poveri, dei giovani, delle donne e dei contadini.
  • Il lancio della nostra campagna coincide con il periodo dell’Avvento, questo tempo importante che ci è dato per approfondire il mistero dell’incarnazione di nostro Signore, “venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni 10,10).
  • Gesù ha proclamato beati gli affamati, ma ha anche assicurato loro la Sua presenza e la piena solidarietà, perché potessero contare sulla grazia e sul pane necessari per una vita degna e giusta.
  • L’appello che lancia il Cardinal Rodriguez Maradiaga suona come un’eco all’esortazione del Beato Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dell’Anno 2000: “È l’ora di una nuova «fantasia della carità», che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione” (NMI, 50).
  • Questa nuova fantasia della carità deve incoraggiare tutti noi a non voltare gli occhi davanti ai bambini e agli anziani affamati, ai contadini spogliati delle proprie terre e sfruttati.
  • Questa nuova fantasia della carità ci deve spingere ad attingere di più alle risorse della nostra fede cattolica e della nostra umanità, affinché ci impegniamo sempre di più per eliminare questo scandalo.
  • L’elemento fondamentale di queste risorse si trova nella preghiera, in particolare quella che il Signore stesso ci ha insegnato, il Padre Nostro, e soprattutto nell’Eucarestia.
  • Dobbiamo entrare profondamente nel mistero dell’Eucarestia, così potremo impegnarci a fare il massimo per restituire la dignità ai nostri fratelli e sorelle privati del cibo sufficiente di buona qualità.

“È necessario allora trovare i modi perché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un’esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano”. Discorso di Papa Francesco alla FAO (20 giugno 2013).

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Fame nel Mondo, 10 cose da sapere

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Tra gli Obiettivi di Sviluppo per il Millennio, stabiliti dalle Nazioni Unite per il XXI secolo, al primo posto vi è il dimezzare la proporzione del numero degli affamati. Nonostante i progressi compiuti nella riduzione della fame cronica nel corso di tutti gli anni Ottanta e nella prima metà dei Novanta, nell’ultimo decennio si è registrato un lento ma costante aumento della fame. Ma quante persone soffrono la fame nel mondo? Che conseguenze genera la fame sui bambini e cosa possiamo fare per aiutarli? Ecco elencati i 10 punti fondamentali che spiegano perché la fame è il più grande problema risolvibile al mondo.

1. Circa 870 milioni di persone nel mondo non hanno cibo sufficiente a condurre una vita sana. Ciò implica che una persona su 8 nel mondo va a letto affamata ogni giorno. (Fonte: FAO, 2012).

2. Il numero di persone che vivono affetti da fame acuta si è ridotto di 130 milioni negli ultimi 20 anni. Nei paesi sottosviluppati, la diffusione della denutrizione è diminuita dal  23,2 per cento al 14,9 per cento nel periodo 1990-2010 (Fonte: FAO, 2012).

3. Gran parte del progresso nella lotta contro la fame è stato fatto prima del 2007/2008. Da allora, la lotta a livello globale contro  la fame ha subito un rallentamento,  per poi fermarsi. (Fonte: FAO,  2012) .

4. La fame è al primo posto nella lista dei fattori di maggior rischio per la salute nel mondo. Ogni anno uccide più persone di AIDS, malaria e tuborcolosi insieme. (Fonti: UNAIDS, 2010; WHO, 2011).

5. Nei paesi in via di sviluppo un terzo delle morti di bambini al di sotto dei 5 anni è legato alla denutrizione. (Fonte: IGME, 2011).

6. I primi mille giorni nella vita, dalla gravidanza ai due anni, sono critici per combattere la denutrizione. Una dieta appropriata in questo periodo può prevenire l’arresto della crescita mentale e fisica che la malnutrizione può causare. (Fonte: IGME, 2011).

7. Con soli 20 centesimi di Euro possiamo somministrare ad un bambino le vitamine e i nutrienti di cui ha bisogno per crescere in maniera sana.  (Fonte: WFP, 2011).

8. Se le donne delle zone rurali godessero dello stesso accesso che hanno gli uomini alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari, all’educazione e ai mercati, il numero di persone che soffrono la fame potrebbe ridursi di 100-150 milioni. (Fonte: FAO, 2011).

9. Entro il 2050, il cambio climatico e I modelli climatici fuori controllo avranno messo a rischio alimentare altri 24 milioni di bambini. Quasi la metà di essi vivrà nell’Africa Sub-Sahariana. (Fonte: WFP, 2009).

10. La fame è il più grande problema risolvibile che affligge il mondo.

8 strategie efficaci per combattere la fame nel mondo

  1. Aiuti alimentari in situazioni di emergenza. Fornire razioni alimentari d’emergenza dopo una catastrofe di origine umana o naturale può salvare migliaia di vite. Si può anche salvaguardare lo sviluppo fisico e mentale dei bambini mediante la prevenzione della malnutrizione.
  2. Nutrizione per i minori e le donne in gravidanza. Fornire cibo nutriente per le donne quando sono in gravidanza o in allattamento – e ai bambini sotto i due anni – in modo d’assicurare il giusto sviluppo.
  3. I pasti per i bambini a scuola. Fornire pasti gratuiti per i bambini a scuola significa garantirgli il cibo di cui hanno bisogno per concentrarsi sulle loro lezioni. Significa anche che rimarranno a frequentare la scuola, che li aiuterà a sfuggire alla povertà e la fame.
  4. Supporto per i piccoli agricoltori. Fornire formazione e supporto per i piccoli agricoltori, aiutandoli ad entrare nei mercati. In questo modo si consente alle comunità di sviluppare più robusti sistemi di produzione alimentare.
  5. Alimenti per la formazione. Dare piccole razioni alimentari alle donne in cambio di partecipazione a corsi di formazione, in cui acquisire le competenze che possono aiutarle a guadagnare denaro, dà loro un modo per mantenersi negli anni a venire.
  6. Buono consumazione. Quando c’è cibo nei mercati, ma i poveri non se lo possono permettere, i buoni pasto garantiscono alle famiglie più vulnerabili di mangiare. Questo aiuta anche l’economia locale.
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