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La truffa dei Contatori Elettronici Enel

Contatori-Elettronici-Enel

Il Governo italiano non ha mai stabilito come debbano avvenire i controlli di routine previsti dalla legge sui contatori dell’energia elettrica. Il caos generato da tale mancanza ha finito con l’avvantaggiare solo Enel, ex monopolista, proprietaria delle reti e privatizzata nel 1997. Si apprende dalla stampa di settore che dal 2001 al 2006 il colosso dell’elettricità ha installato 32 milioni di contatori elettronici del valore di poche decine di euro costruiti in Cina e progettati da “Echelone”, società americana partecipata proprio da Enel per circa l’8 per cento del suo valore. L’operazione è stata pubblicizzata come uno straordinario passo avanti nel progresso, in quanto i contatori elettronici avrebbero potuto permettere ai consumatori di conoscere quanto realmente consumavano momento per momento, avrebbero potuto essere letti a distanza e avrebbero reso possibile gestire una tariffa multioraria, cioè che permettesse di scegliere in che fascia oraria consumare energia a seconda del prezzo. Di fatto i cosiddetti contatori “intelligenti” sono apparecchi non omologati scrupolosamente, mai verificati da un ente terzo incaricato dallo Stato. Chi ha controllato fino ad oggi i contatori di Enel e degli altri distributori? L’Associazione “CODICI” Centro per i Diritti del Cittadino sta preparando una Class Action contro i responsabili.

Fino ad oggi il MISE non ha mai dato seguito a quanto previsto dalla legge, cioè che vengano certificati da un ente terzo, che stabilisca la loro corretta misurazione. Come tutti sanno la telettura in questo Paese è una chimera ed è la principale causa di contenzioso con gli utenti perchè genera conguagli stratosferici e fatturazioni errate.

Di recente infatti tra gli addetti ai lavori gira il termine ”l’effettiva – corretta lettura”, per giustificare la riposta tipica che i distributori danno ai consumatori che reclamando, fornendo l’effettiva lettura, si vedono rispondere dai distributori che per loro la lettura è corretta.
Ci si è sempre chiesto: ma chi ci assicura realmente che funzionino e leggano l’effettivo consumo se non sono mai stati certificati da un ente terzo? La notizia del giorno è che finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di chiedere spiegazioni al MISE.

Un deputato del M5S Davide Crippa, vicepresidente della X Commissione della Camera  nell’audizione del 10 ottobre sulla Strategia Energetica Nazionale. Crippa ed altri deputati del movimento, hanno presentato una “Question time” interrogazione a riposta immediata in commissione, una richiesta al ministero dello Sviluppo Economico dal seguente contenuto:[…]il governo italiano non ha mai stabilito come debbano avvenire i controlli di routine previsti dalla legge sui contatori dell’energia elettrica;
di fatto i cosiddetti contatori “intelligenti” sono apparecchi non omologati scrupolosamente, mai verificati da un ente terzo incaricato dallo Stato, certificati solo su base volontaria dall’ “IMQ” (Istituto Italiano del Marchio di Qualità), e, come di nuovo segnalato da riviste di settore, spesso marchiati con un “CE” identico nella grafica al marchio “China Export” che solleva più di un dubbio sulla loro conformità alla legislazione europea; […]

La risposta del MISE: […]La legislazione in materia, è in effetti lacunosa ed ha probabilmente risentito anche della circostanza che almeno per tutti gli anni in cui la fornitura dell’energia elettrica era riservata allo Stato o ad imprese concessionarie, l’affidabilità della misurazione era nei fatti ritenuta connessa alla caratterizzazione pubblica del soggetto distributore. Inoltre, ha risentito dell’oggettiva difficoltà e complessità ad apportare innovazioni normative in un settore di misurazione che interessa un servizio pubblico essenziale di diffusione generalizzata, con milioni di punti di misurazione e che non consente applicazioni rigide e solo formalistiche delle norme, senza tener conto, peraltro, delle conseguenze in termini di possibili interruzioni di tale servizio pubblico. […]
Dichiarazione di Luigi Gabriele -Affari istituzionali Codici in sostanza il MISE ammette che vi è stata completa anarchia sulla questione e che i Distributori hanno fatto quello che volevano, persino autocertificarsi i contatori cinesi che hanno pagato i consumatori italiani.

Questo è un fatto gravissimo. Chi ci assicura che leggono esattamente il consumo? Chi ci assicura che i consumatori in questi anni hanno pagato pedissequamente quello che hanno consumato?

Oltre a congratularci con Il M5S e con Crippa, adesso faremo la nostra parte per obbligare chi deve rimediare e far capire agli italiani se hanno pagato correttamente e se tutto rientra nei limiti di legge attivando subito una Class Action contro i responsabili.
Ma sopratutto far pagare l’effettivo consumo agli italiani “Guerrieri delle letture stimate”!

Per partecipare alla CLASS ACTION lascia un commento e racconta la tua esperienza

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Monte Amiata: Scempio ambientale nel nome della speculazione

monte Amiata geotermia

Immagine sosgeotermia

Quella dell’Amiata, nell’Antiappennino toscano, è la storia di un vulcano tanto ricco di bellezza e di risorse quanto assediato e sfruttato, prima con le miniere poi con la geotermia. È la storia di uno sterminio silenzioso, come lo ha definito qualcuno, perché tanti sono i morti negli ultimi anni a causa delle neoplasie. È il racconto di una multinazionale che fa profitti grazie all’energia di questo vulcano, prendendosi tutto e non lasciando nulla al territorio, se non veleni nell’aria e nell’acqua.

Sul monte Amiata nel nome della speculazione e del profitto si sta procedendo, ad opera dell’Enel, e con la complicità della Regione Toscana, ad uno scempio ambientale gravissimo. Tale scempio viene perpetrato nascondendosi dietro alla falsa convinzione che la geotermia sia una fonte energetica rinnovabile e pulita. Nel caso delle centrali amiatine è esattamente il contrario.

Ciascuna centrale geotermica emette nell’atmosfera, oltre a vapore di acqua e anidride carbonica, vapori di Mercurio, Arsenico, Acido solfidrico, Ammoniaca ed altri inquinanti provocando gravi danni all’ambiente e alla salute degli abitanti.

Nello studio epidemiologico della Fondazione Monasterio di Pisa (ottobre 2010), dal titolo “Progetto Geotermia”, nell’allegato 6 (“Correlazione Ambiente e Salute: dati significativi”), nella parte relativa ai “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari”, si riconoscono patologie e mortalità in alcune zone delle aree geotermiche in relazione alle concentrazioni crescenti degli inquinanti emessi anche dalle centrali ENEL.

Oltre all’inquinamento dell’atmosfera e del suolo, esiste il problema del depauperamento e dell’inquinamento della falda acquifera della nostra montagna, una delle più ricche d’Italia, che fornisce acqua potabile alle province di Grosseto, Siena e Viterbo. Il fenomeno è dovuto alla correlazione tra falda idropotabile superficiale e campo geotermico, per cui tutte le volte che la portata di vapore aumenta, la portata delle sorgenti diminuisce e viceversa (Edra, 2006). Ma non solo. Le condizioni di depauperamento dell’acquifero amiatino sono così gravi che a fronte di una riduzione di portata anche modesta si ha una risalita dei fluidi geotermici, che vanno a contaminare la falda, aumentando la concentrazione di inquinanti come arsenico e boro e compromettendo la salubrità dell’acqua che, dall’Amiata, soddisfa la esigenze di circa 700.000 utenti delle provincie di Grosseto, Viterbo, Siena.

Il livello della falda acquifera è molto al di sotto del livello atteso. Il piezometro installato dalla Regione Toscana in località Poggio Trauzzolo (Santa Fiora, Grosseto) ha direttamente mostrato come il livello della falda (maggio 2010) si sia abbassato di 205 metri rispetto a quanto indicato dallo Studio Calamai nel 1970 e da quanto sostenuto da Enel.

La riduzione della falda acquifera è stimata pari a qualche centinaia di miliardi di litri, corrispondente al consumo di acqua da bere di tutta la popolazione mondiale (6 miliardi di persone) per più di un mese!

Altre gravi criticità riguardano la non sicurezza, generando, la geotermia, fenomeni di sismicità (e micro sismicità) e subsidenza.

Oggi è in programma un ulteriore ampliamento del numero delle centrali e della loro potenza che significherebbe un vero disastro ecologico e democratico.

La regione Toscana, infatti, appoggia il progetto di Enel che attraverso l’enorme guadagno ricevuto dal meccanismo dei certificati verdi, dei sussidi e dei finanziamenti pubblici, distribuisce alla stessa Regione ed ai comuni una pioggia di denaro a titolo di compensazione ambientale e con un costo in bolletta per la collettività mediamente del 30% in più rispetto ad altri paesi europei. Enel guadagna inoltre la possibilità di produrre in altri luoghi energia con combustibili fossili.

I comitati del territorio, riuniti in assemblea il 24 Marzo 2012 hanno dato vita al Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata SOS Geotermia, che riunisce chi si oppone alla distruzione di uno dei lembi di territorio, nonostante gli attacchi, ancora incontaminati.

Pertanto diciamo

  • No a nuove centrali e moratoria di quelle esistenti in base al principio di precauzione. Abbiamo sperimentato che le politiche delle deroghe, dei filtri, degli abbattitori di inquinanti non tutelano l’ambiente né la salute dei cittadini
  • No al depauperamento della falda acquifera ed al suo degrado qualitativo
  • No all’inquinamento dell’aria e del suolo con conseguenti gravi rischi per la salute dei cittadini e la sopravvivenza della flora e della fauna locale.
  • No al degrado e alla svalutazione del territorio
  • No alla distruzione delle attività economiche esistenti
  • No alla speculazione e al profitto sulla pelle delle popolazioni e del territorio

Vogliamo

  • Tutela e ripristino delle sorgenti amiatine, nella loro quantità e qualità e salvaguardia dell’intero bacino di ricarica della falda acquifera
  • Un modello di futuro per il territorio che valorizzi le risorse ambientali culturali e sociali. Crediamo fermamente in un turismo che rispetti il territorio, fatto di borghi e di storia, di siti termali, di bellezze paesaggistiche e naturali, di prodotti enogastronomici unici e di attività agrituristiche in continuo sviluppo
  • Tutela dei numerosi prodotti tipici locali, minacciati nella loro qualità dalla presenza degli inquinanti
  • Garantire a tutti un lavoro utile e dignitoso, sostenibile, che non crei danno alla salute e all’ambiente
  • Ammettiamo un uso delle tecnologie a bassa entalpia (che non inquinano e non distruggono la falde acquifere) per il consumo locale fuori da ogni logica speculativa, consociativa e affaristica

La nostra è una battaglia per l’ambiente, ma anche per la democrazia, perché i cittadini devono poter decidere del proprio futuro, dello sviluppo del proprio territorio della propria salute e di quella dei propri figli.

Rivogliamo tutto ciò che ci è stato tolto. Vogliamo cambiare questo stato di cose: i pochi, in alto, non possono decidere per i molti in basso.

Chiediamo pertanto a chi condivide le nostre ragioni di sottoscrivere il nostro manifesto e di sostenere la nostra lotta.

Per aderire al Manifesto manda una mail con oggetto ‘ADERISCO AL MANIFESTO’ a:[email protected]
Si può aderire sia in forma collettiva (associazione, comitato, gruppo, ecc) che singolarmente; vi chiediamo solo di indicare esattamente la dicitura del gruppo o l’esatto nome e cognome e, in ogni caso, la città.

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Le multinazionali più grandi del mondo: Quante sono, dove sono e chi sono

multinazionali più grandi

Le multinazionali nel mondo sono 387 (335 industriali, 29 TLC e 23 utilities), fatturano complessivamente 12.206 mld di euro e danno lavoro a quasi 32 milioni di persone.

In proporzione, le nordamericane fatturano di più, ma creano minore occupazione di quelle russo-asiatiche. Le europee hanno mediamente una dimensione maggiore. In un clima di generale stabilità, la Gazprom, per il “gioco dei cambi”, nel 2012 diventa la più grande del mondo superando la Toyota (in testa alla classifica dal 2005), ma questo sorpasso è, appunto, sostanzialmente “fittizio”, perchè essenzialmente motivato dai movimenti valutari: nel 2012 il rublo si è apprezzato del 3,6% rispetto all’euro, mentre lo yen si è deprezzato dell’11,8%. Nelle utilities, l’ENEL entra per la prima volta nei primi tre giganti del mondo, collocandosi dietro alle due francesi (1° EdF, 2° GDF Suez) e davanti a tedesche (E.ON) e spagnole (Iberdrola).

Aspetti economico-patrimoniali delle multinazionali nel periodo 2002-2012

L’Oriente batte l’Occidente per volumi di vendite, stabilità finanziaria e liquidità; l’Occidente, pur se con margini in calo nel 2012, vince ancora per redditività ed efficienza. L’Europa è dietro l’Oriente e il Nord America nei ricavi high tech (che assicurano un maggiore rendimento del capitale), ma sta recuperando terreno investendo soprattutto nella ricerca di alta tecnologia (farmaceutica in primis).

Le multinazionali italiane sono fanalino di coda in Europa

L’Italia scende da 17 nel 2011 a 16 nel 2012. Positivi segnali da tecnologia e occupazione, ma nel complesso ancora troppo deboli e troppo lontane da tedesche e francesi. Restano quindi perdenti nel confronto con Germania e Francia (minore redditività, minore solidità finanziaria, minore produttività e minore capacità di profitto). Il contributo al fatturato aggregato europeo delle multinazionali con sede in Italia è pari al 7%, contro il 26% del Regno Unito, il 21% della Germania e il 15% della Francia.

Le multinazionali italiane

I giganti del petrolio

I ricavi petroliferi hanno progressivamente eroso quote di mercato alla manifattura (hanno resistito solo l’elettronica e la farmaceutica), il che ha aumentato il potere dei governi che controllano il 70% del fatturato petrolifero mondiale. In proporzione, le multinazionali occidentali del petrolio fatturano di più, ma creano minore occupazione di quelle russo-asiatiche. Nel 2012, la più grande società petrolifera mondiale è la Royal Dutch Shell (una delle storiche “sette sorelle”), seguita dalla PetroChina e dalla ExxonMobil. Pur continuando a crescere per dimensione e ricavi, i giganti del petrolio hanno margini ancora lontani dai livelli pre-crisi (anche se superiori a quelli della manifattura) e quelli occidentali nemmeno creano occupazione.

L’Eni, che si colloca al quarto posto per dimensione nel 2012, non sfigura tra i giganti petroliferi europei. In Europa, nell’ultimo decennio, l’Eni guadagna quote di mercato, grazie alla maggiore corsa dei ricavi (essenzialmente all’estero, a causa della contrazione domestica nei consumi di petrolio). In un mercato con margini in calo, l’Eni si distingue nel decennio per maggiore redditività.

In una situazione di stagnazione del lavoro, l’Eni diminuisce l’occupazione home country più della media europea, ma è più dinamica nel creare occupazione all’estero. Rispetto ai suoi maggiori competitor europei, l’Eni nel 2012 è seconda per solidità finanziaria e sesta per liquidità (in entrambe le classifiche sale di quattro posizioni grazie alla cessione della Snam nell’ottobre 2012); è terza per redditività operativa, per competitività e per investimenti nelle attività di esplorazione.

E’ il quinto produttore europeo di idrocarburi con una quota del 12,2% e la produzione avviene per oltre la metà nel continente africano, mentre i maggiori competitor europei sono più orientati all’Asia-Russia. E’ in quarta posizione per riserve di idrocarburi con una stima attuale di 11,5 anni di autonomia, la più lunga dopo la BG Group.

Multinazionali petrolifere europee- riserve di idrocarburi

Tendenze globali nel primo trimestre 2013

In ripresa i ricavi e i margini del Giappone, in frenata Nord America ed Europa, così come l’Italia. Tengono l’alimentare, il cartario e il chimico-farmaceutico, soffrono i materiali da costruzione e l’energetico (in linea con il calo del prezzo del greggio del 4,7% nel primo trimestre 2013/2012). Di contro, migliorano leggermente i risultati patrimoniali delle multinazionali nel mondo, con una generalizzata diminuzione dei DF rispetto al CN; solo le nordamericane rimangono in linea con il 2012. Le italiane: seguono sostanzialmente l’andamento europeo. Solo la Parmalat, che opera nell’alimentare, registra un discreto aumento dei ricavi e dei margini nel 2013. Anche i risultati patrimoniali vedono un generale calo dei DF rispetto al CN, come nel resto dell’Europa.  
*Indagine sulle multinazionali (2002-2013)



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Carbone e petrolio? Io non vi voto!

La nuova campagna IoNonViVoto.org promossa da greenpeace impegna chi si candida a governarci a dare risposte serie su questioni che riguardano l’aria che respiriamo, il lavoro, lo sviluppo del Paese, i cambiamenti climatici. Queste le proposta “Energie Pulite per l’Italia” di Greenpeace:

  1. Fuori dal carbone. Il carbone è il peggiore killer del clima planetario e una minaccia accertata per la salute dei cittadini: possiamo e dobbiamo farne a meno. Dovete cancellare ogni progetto di nuova centrale a carbone, dimezzare la produzione elettrica da carbone entro il 2020 e azzerarla entro il 2030.
  2. Cambiate i vertici di Enel. Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, prima ci ha provato col nucleare e adesso col carbone. E’ vergognoso e incredibile al tempo stesso che in Italia sia Enel, una compagnia controllata dallo Stato, ad usare più più di ogni altra un combustibile pericoloso come il carbone per produrre elettricità, causando una morte prematura al giorno.
  3. Allontanate le trivelle dalle nostre coste. Ammesso che ci riesca di estrarre tutto il petrolio del nostro mare, questo sarebbe l’equivalente del consumo nazionale di poche settimane. Non intendo correre rischi per fare un favore alla Shell, all’ENI e alle altre signorie dell’oro nero. Chi svende il nostro mare è nemico dell’ambiente, della pesca sostenibile, del turismo, della salute di tutti.
  4. Aumentate la fiscalità sulle estrazioni di greggio. Noi cittadini siamo sommersi di tasse mentre le compagnie petrolifere che operano in Italia pagano royalties tra le più basse al mondo. Non è solo un attentato al mare: è anche un insulto alle nostre tasche.
  5. Aumentiamo l’efficienza dei motori. L’Italia continua ad opporsi a Bruxelles alle proposte per una maggiore efficienza dei nostri veicoli. E’ un altro favore alla lobby petrolifera! Con maggiore efficienza nei mezzi di trasposto possiamo fare a meno di nuove trivellazioni!
  6. Rimuovete le barriere burocratiche che affossano le rinnovabili, date alle energie pulite priorità assoluta sulle fonti fossili. Basta percorsi ad ostacoli per la realizzazione degli impianti – specie quelli di taglia medio piccola! Dirottate gli oneri di bolletta concessi alle energie sporche (CIP6) alle nuove rinnovabili; adeguate le reti per la piena integrazione di solare ed eolico ed eliminate la previsione di blocco degli impianti dove la rete è satura!
  7. Investite nelle reti intelligenti e nell’efficienza energetica. Dovete favorire l’autoconsumo promuovendo lo scambio sul posto, sistemi di distribuzione chiusi (SDC) e sistemi efficienti d’utenza (SEU). Dovete rendere vincolante un obiettivo del 20% in più di efficienza al 2020. Dovete promuovere in modo prioritario l’esportazione della eventuale sovrapproduzione da rinnovabili – e non quella degli impianti a gas – adeguando opportunamente le reti.
  8. Una nuova fiscalità energetica. Per ridurre il peso degli incentivi in bolletta dovete detassare e consentire maggiore detrazione IVA per gli investimenti in nuovi impianti rinnovabili. Servono linee di credito apposite a interessi agevolati; e la garanzia di destinazione di una parte significativa dei fondi ETS alla realizzazione di nuovi impianti rinnovabili.

 

Questo il testo della lettera per mandare a tutti i leader politici un messaggio forte e chiaro: il mio voto non è disponibile per chi è amico delle fonti fossili. 

 

Ai partiti, ai loro leader:

da oggi c’è una condizione in più, cui non intendo rinunciare, per ottenere il mio voto. Pretendo chiarezza, coraggio e intelligenza, da voi, per il nostro Paese e per il Pianeta. Per questo, sappiate che non voterò mai più chiunque non si impegni chiaramente per:

Fermare il carbone
L’uso del carbone per la produzione elettrica causa in Italia 570 morti premature l’anno e 2,6 miliardi euro l’anno di danni sanitari, ambientali, economici. Cancellare i nuovi progetti e andare verso uno scenario a zero carbone.
Impedire la corsa al petrolio nei nostri mari
Il piano di sfruttamento delle risorse petrolifere nei nostri mari è folle e rappresenta un vantaggio solo per le compagnie petrolifere. Per estrarre l’equivalente di poche settimane di consumi nazionali rischiamo tragedie come quelle del Golfo del Messico: la distruzione del Mediterraneo, danni incalcolabili all’economia, al turismo, alle comunità costiere;
Promuovere le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica
L’energia pulita oggi da lavoro a circa 120mila persone. L’efficienza potrebbe impiegarne ancor di più. Rinnovabili ed efficienza sono l’unica opzione disponibile per difendere lavoro, ambiente, per sottrarre l’Italia al ricatto economico del costo delle fonti fossili.

Per portare avanti seriamente queste politiche vi chiedo di fare vostro ogni punto della proposta “Energie Pulite per l’Italia” di Greenpeace.

Chi non ci sta non avrà mai il mio voto!

Partecipa anche tu alla campagna di greenpeace !

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La centrale di Cerano è un ecomostro maledetto


Siamo in una zona della costa salentina della provincia di Brindisi, in cui una volta, molti anni fa, avremmo potuto trovare centinaia, e centinaia di bagnanti, che trascorrevano le loro serene estati in delle spiagge, che erano tra le più rinomate della zona il “Lido di Cerano”. Tutto è stato distrutto nel 1982, tra mille dissensi, per costruirvi, al suo posto, un ecomostro, che da solo riesce a produrre 1/3 di tutto il biossido di carbonio immesso in atmosfera dall’intera economia nazionale, oltre 890 milioni di tonnellate, per anno, di emissioni totali di anidride carbonica. Si tratta del più grande impianto in Italia interamente alimentato a carbone. Stiamo parlando della centrale termoelettrica a carbone Federico II dell’ENEL, la più grande centrale termoelettrica d’Europa, ed anche la più inquinante del mondo.

La centrale nel 2005 aveva consumato oltre 6 milioni di tonnellate di carbone emettendo oltre 15 milioni di tonnellate di CO2, valore poi sceso negli anni successivi (ultimo dato registrato 11,5 Mt) a causa del minor numero di ore di funzionamento dell’impianto. La Federico II rimane comunque l’impianto termoelettrico con maggiori emissioni di CO2 a livello nazionale.

Entrata in funzione nel 1990, con una potenza complessiva di 2640 MW, la centrale si trova a 12 km da Brindisi, occupa un imponente spazio di 270 ettari, comprende 4 gruppi elettrogeni alternatori, della potenza di 660 MW ciascuno, 60 GW di corrente elettrica prodotta al giorno, un modesto camino di 200 metri. E’ collegata tramite quattro elettrodotti, da 380 KW, alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si snodano le linee nazionali. Comprende quattro torri per i generatori di vapore, due sale di controllo, gli spazi dei trasformatori, un parco combustibili liquidi, ed un piazzale dello stoccaggio del carbone, gli impianti per il recupero ceneri, e per i condenzatori, la ciminiera dove sono convogliati i fumi dopo la depurazione, le opere di presa e di restituzione al mare delle acque.
Inoltre, il carbone viene trasportato mediante uno dei nastri trasportatori più grandi che siano mai costruiti in Europa, lungo ben 13 km, che parte nei pressi del porto di Brindisi, dove arriva per mezzo di navi, e che è in grado di trasferire oltre 2000 tonnellate per ora, di combustibile alla centrale.

Il percorso così lungo, che deve affrontare, garantisce una sicura dispersione di polveri, che il vento si diverte a riversare su tutto il Salento, rilasciano polveri tossiche responsabili della contaminazione di vasti appezzamenti di terra resi, di fatto, non più coltivabili con grave danno per l’economia locale oltre che per l’ambiente. A tale proposito è del 2007 l’ordinanza del sindaco di Brindisi con cui si fa divieto di praticare colture alimentari nei pressi della centrale. Un successivo accordo tra le parti, mai divenuto operativo, prevedeva misure per il passaggio a colture “no-food”.

La Regione Puglia aveva chiesto a Enel di ridurre le emissioni dell’impianto, oltre che sanare la disastrosa situazione dei carbonili. Tali richieste, peraltro considerate assolutamente inadeguate dalle principali associazioni ambientaliste, non sono state ottemperate dall’azienda.

La centrale è visibile da decine e decine di km, per via delle sue non indifferenti dimensioni, e, dunque, da città non molto distanti come Lecce, e da tutti i comuni provincia, che beneficiano tutti dell’apporto di nanoparticelle, e di tutti i residui della combustione del carbone, e di un olio combustibile di provenienza Venezuelana, “Orimulsion”, dalla composizione chimica poco nota, dal potere inquinante, e cancerogeno, molto superiore persino al carbone stesso, ma che per il costo ridotto viene utilizzato nella centrale, e, spesso, preferito al carbone. Per raffreddare gli impianti, la centrale è dotata di un sistema di raffreddamento, che necessita di una imponente quantità di acqua, che viene prelevata, ed in seguito reimmmessa in mare aperto ad una temperatura ben superiore.

Le emissioni di Cerano possono essere messe persino a confronto con quelle degli interi Stati Uniti, per una cifra equivalente al 5×1000 dei milioni di tonnellate riversate, ogni anno, nell’atmosfera dagli USA. In molti, hanno notato, e molte foto dimostrano, come la quantità di fumi neri che fuoriescono da camino, nelle ore notture, sia ben superiore a quella che possiamo osservare di giorno. Questo, probabilmente, per via dei combustibili molto più inquinanti che vengono bruciati prevalentemente di notte. Questo dà l’idea di quanto sia intollerabile l’inquinamento di questa centrale, che sversa in atmosfera una quantità impressionante di inquinanti, tutti altamente tossici e cancerogeni senza alcuna cautela. Di conseguenza nella zona salentina, delle provincie di Brindisi e Lecce, troviamo delle incidenze di morti per cancro, che crescono con un’accellerazione notevole, proprio a partire dall’entrata in funzione di questi impianti.

E’ necessario precisare che la Puglia produce, con il solo stabilimento di Cerano, un’alta percentuale di energia, circa il doppio del suo fabisogno, tanto da rivenderla al Paese più vicino la Grecia, o l’Albania per evitarne la plausibile dispersione.

Altro elemento di forte preoccupazione è connesso con la gestione delle enormi quantità di rifiuti che l’impianto produce. Un’accurata indagine giudiziaria ha portato alla scoperta d’inquietanti traffici illeciti di rifiuti pericolosi (prodotti appunto dall’impianto di Cerano) che, invece di essere gestiti a norma, venivano illegalmente smaltiti in Calabria. L’indagine ha accertato il coinvolgimento di funzionari e dirigenti dell’azienda.

Un disastro ecologico scellerato, che era sicuramente evitabile, ed oltretutto un disastro paesagistico, ed economico: in quanto le spiagge vicine, ormai, non sono più frequentate.

La classifica delle industrie più inquinanti nel nostro Paese

  1. Centrale termoelettrica Federico II di Brindisi;
  2. ILVA Spa, stabilimento di Taranto;
  3. Saras Raffinerie Sarde S.P.A.;
  4. Centrali Termoelettriche Di Taranto;
  5. Centrale Termoelettrica Di Fiume Santo;
  6. Impianto Termoelettrico Di Fusina;
  7. Vado Ligure;
  8. Centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela;
  9. Esso italiana raffineria Augusta;
  10. Raffineria di Sannazzaro De’ Burgondi;
  11. Raffineria ISAB impianti Sud Priolo Gargallo;
  12. Enel Produzione SpA – Centrale Sulcis (Grazia Deledda);
  13. Enel Produzione SpA – Centrale di Torrevaldaliga Nord;
  14. Raffineria di Milazzo S.C.p.A.;
  15. Enipower S.P.A. Stabilimento Di Ferrera Erbognone

…Le future generazioni, quelle che vivranno fra cinquantamila anni, […] probabilmente ci battezzeranno “popolo dei combustibili fossili” e chiameranno la nostra epoca Età del carbonio, così come noi ci riferiamo a epoche passate come all’Età del ferro o all’Età del bronzo… 

Jeremy Rifkin, presidente di Fondazione sulle Tendenze Economiche e consulente dell’Unione europea. Estratto dal libro La terza rivoluzione industriale.

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