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9,11 miliardi di Euro i sussidi italiani alle fonti fossili

TOP 10 DELLE BANCHE CHE INVESTONO SUL CARBONE

TOP 10 DELLE BANCHE CHE INVESTONO SUL CARBONE

In questi ultimi dieci anni sono state proposte, in Europa, più di 50 nuove centrali elettriche a carbone. Investire in una tecnologia obsoleta di un impianto a carbone, con i danni ambientali e alla salute che ne derivano è una follia, è ora di guardare al futuro, investendo sulle rinnovabili che garantiscono un futuro più luminoso e salutare per noi e per i nostri figli.

Le 50 nuove centrali elettriche a carbone

Le 50 nuove centrali elettriche a carbone proposte

In un Pianeta dove le emissioni di CO2 continuano a crescere (+ 20% dal 2000) con effetti ambientali e sociali che si rivelano sempre più drammatici, cambiare modello energetico per ridurre il consumo di petrolio, carbone, gas è una assoluta priorità. Eppure l’utilizzo di fonti fossili, che sono la principale causa dei cambiamenti climatici, continua a ricevere assurdi sussidi che invece dovrebbero andare alle fonti pulite e efficienti. Secondo l’International Energy Agency nel 2012 i sussidi alle fonti fossili nel Mondo sono arrivati a 630 miliardi dollari, in crescita rispetto agli scorsi anni, erano 523 nel 2011 e 412 nel 2010.

L’abolizione di questi sussidi permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate, ovvero il 5,8% al 2020, contribuendo al raggiungimento della metà dell’obiettivo climatico necessario a contenere l’aumento di temperatura globale di 2°C. Sono queste le ragioni alla base di campagne come quella portata avanti da 350.org, con la campagna “End Fossil Subsidies”, o di quella “Stop Coal Finance” che si propone di convincere banche e grandi investitori a concentrare i loro sforzi economici su progetti sostenibili, fatti di rinnovabili, efficienza e risparmio energetico. Secondo il Rapporto Green Growth Studies Energy, dell’OCSE, la dipendenza dai combustibili fossili del sistema energetico mondiale ha prodotto l’84% delle emissioni di gas a effetto serra.

Uno studio, sempre dell’OCSE, ha provato a ricostruire la situazione a livello internazionale, con una prima stima approssimativa e incompleta nei diversi Paesi del mondo. L’immagine descrive i Paesi del mondo dove il peso dei sussidi è più rilevante.

SUSSIDI alle FONTI FOSSILI

Un impegno a ridurre drasticamente il sostegno economico alle fonti fossili fu preso ufficialmente al G20 di Pittsburgh “encourage wasteful consumption, distort markets, impede investment in clean energy sources and undermine efforts to deal with climate change”. Ma da allora nulla è mai avvenuto. Inoltre, mentre da più parti si sentono accuse contro il peso degli incentivi alle fonti pulite è incredibile quanto pesino in confronto i sussidi alle fonti rinnovabili: per le fonti pulite 88 miliardi, per quelle inquinanti 630 miliardi di dollari.

E’ la stessa Agenzia internazionale dell’energia a sottolineare i motivi per cui i Paesi dovrebbero tagliare i sussidi per le fonti fossili:
– Crea una distorsione dei mercati e crea ostacoli agli investimenti nelle energie pulite
– Svuota i bilanci statali a favore degli importatori
– Aumenta le emissioni di CO2 e aggrava l’inquinamento locale
– Incoraggia lo spreco energetico
– Accelera il declino delle esportazioni
– Minaccia la sicurezza energetica con aumento delle importazioni
– Incoraggia il contrabbando di carburante
– Scoraggia gli investimenti nelle infrastrutture energetiche
– Sproporzionatamente a vantaggio della classe media e ricca
– Diminuisce la richiesta totale di energia in risposta ai prezzi elevati

Sussidi pubblici alle fonti fossili nei principali Paesi del Mondo nel 2010
Stati Uniti 15.087,32
Germania 10.376,07
Australia 7.356,31
Regno Unito 5.646,42
Spagna 3.547,18
Francia 3.463,56
Svezia 3.335,47
Belgio 2.286,43
Italia 2.051,60
Canada 2.025,82
Norvegia 953,07
Olanda 471,67
Giappone 416,09
Nuova Zelanda 40,82
Totale 62.683,19

La situazione italiana. Secondo i dati dell’OCSE l’Italia nel 2010 ha sostenuto il settore energetico fossile con oltre 2 miliardi di dollari americani, ovvero 1,6 miliardi di Euro. E’ una stima largamente per difetto, ma almeno è un primo conteggio delle diverse forme di sostegno, come esenzioni al pagamento di tasse, riduzione dei costi dell’energia, sussidi e finanziamento alle imprese sia pubbliche che private. Governo e Parlamento in vista delle prossime elezioni dovranno fare chiarezza su questa situazione inaccettabile, che produce inquinamento locale e globale, impatti sulla salute delle persone. Nel documento di Strategia Energetica Nazionale presentato dal Governo Monti a Ottobre il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non esiste! Eppure l’insieme di questi sussidi è un macigno sulla possibilità di innovare il sistema energetico italiano, di ridurre emissioni di CO2 e inquinamento, e di creare benefici per famiglie e imprese.

Per un Paese importatore di fonti fossili come l’Italia (l’ 80,5% di combustibili rispetto al fabbisogno energetico nazionale) è ancora più assurdo che esistano ancora sussidi di questo tipo, che creano dipendenza nei settori industriali e di domanda, con conseguenze anche economiche enormi (62 miliardi di Euro di bolletta energetica nel 2011). Secondo “L’impact assessment” svolto dalla Commissione Europea nel 2007 nell’ambito degli studi che hanno portato alla definizione del c.d. “Pacchetto Clima-Energia” mediante l’implementazione delle misure di sostegno alle rinnovabili si otterrebbe una riduzione del 13% dell’inquinamento in atmosfera. Inoltre alle emissioni inquinanti NOx, SO2 e PM 2,5 sono riconducibili oltre 19 mila casi di morte, il raggiungimento degli obiettivi UE consentirebbe una riduzione dei decessi e dei costi sanitari compresi tra 12 e 26 miliardi di Euro annui. Insomma l’Italia ha tutto l’interesse a fermare i sussidi e a puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili. Per punti, eccoli i più rilevanti sussidi alle fonti fossili in Italia.

Una stima più credibile è che complessivamente nel 2011 i principali sussidi diretti sono stati pari a 4,52 miliardi di Euro distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, mentre quelli indiretti sono pari a 4,59 miliardi di Euro tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 9,11 miliardi di Euro. Legambiente chiede che in Italia siano aboliti tutti i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili.

IMPRESE EUROPEE CHE INVESTONO NEL CARBONE

IMPRESE EUROPEE CHE INVESTONO NEL CARBONE


Con tutta l’energia possibile. Petrolio, nucleare, rinnovabili: i problemi e il futuro delle diverse fonti energetiche. Dal petrolio al nucleare, dal carbone al sole, dal gas naturale al vento, dai biocombustibili all’idrogeno, dall’acqua alla geotermia. Dalla penna del “guru” italiano dell’energia un libro che spiega tutti gli elementi essenziali, i problemi, le potenzialità di ciascuna delle fonti di energia di cui il mondo dispone e fa “piazza pulita” degli errori più comuni commessi da chi parla di energia. Con un linguaggio semplice e avvincente che non va a scapito del rigore scientifico, Leonardo Maugeri illustra i dilemmi che gravano sulla maggiore sfida del nostro secolo: superare la dipendenza dalle fonti fossili la cui combustione è causa di sofferenze per la Terra.

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Carbone e petrolio? Io non vi voto!

La nuova campagna IoNonViVoto.org promossa da greenpeace impegna chi si candida a governarci a dare risposte serie su questioni che riguardano l’aria che respiriamo, il lavoro, lo sviluppo del Paese, i cambiamenti climatici. Queste le proposta “Energie Pulite per l’Italia” di Greenpeace:

  1. Fuori dal carbone. Il carbone è il peggiore killer del clima planetario e una minaccia accertata per la salute dei cittadini: possiamo e dobbiamo farne a meno. Dovete cancellare ogni progetto di nuova centrale a carbone, dimezzare la produzione elettrica da carbone entro il 2020 e azzerarla entro il 2030.
  2. Cambiate i vertici di Enel. Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, prima ci ha provato col nucleare e adesso col carbone. E’ vergognoso e incredibile al tempo stesso che in Italia sia Enel, una compagnia controllata dallo Stato, ad usare più più di ogni altra un combustibile pericoloso come il carbone per produrre elettricità, causando una morte prematura al giorno.
  3. Allontanate le trivelle dalle nostre coste. Ammesso che ci riesca di estrarre tutto il petrolio del nostro mare, questo sarebbe l’equivalente del consumo nazionale di poche settimane. Non intendo correre rischi per fare un favore alla Shell, all’ENI e alle altre signorie dell’oro nero. Chi svende il nostro mare è nemico dell’ambiente, della pesca sostenibile, del turismo, della salute di tutti.
  4. Aumentate la fiscalità sulle estrazioni di greggio. Noi cittadini siamo sommersi di tasse mentre le compagnie petrolifere che operano in Italia pagano royalties tra le più basse al mondo. Non è solo un attentato al mare: è anche un insulto alle nostre tasche.
  5. Aumentiamo l’efficienza dei motori. L’Italia continua ad opporsi a Bruxelles alle proposte per una maggiore efficienza dei nostri veicoli. E’ un altro favore alla lobby petrolifera! Con maggiore efficienza nei mezzi di trasposto possiamo fare a meno di nuove trivellazioni!
  6. Rimuovete le barriere burocratiche che affossano le rinnovabili, date alle energie pulite priorità assoluta sulle fonti fossili. Basta percorsi ad ostacoli per la realizzazione degli impianti – specie quelli di taglia medio piccola! Dirottate gli oneri di bolletta concessi alle energie sporche (CIP6) alle nuove rinnovabili; adeguate le reti per la piena integrazione di solare ed eolico ed eliminate la previsione di blocco degli impianti dove la rete è satura!
  7. Investite nelle reti intelligenti e nell’efficienza energetica. Dovete favorire l’autoconsumo promuovendo lo scambio sul posto, sistemi di distribuzione chiusi (SDC) e sistemi efficienti d’utenza (SEU). Dovete rendere vincolante un obiettivo del 20% in più di efficienza al 2020. Dovete promuovere in modo prioritario l’esportazione della eventuale sovrapproduzione da rinnovabili – e non quella degli impianti a gas – adeguando opportunamente le reti.
  8. Una nuova fiscalità energetica. Per ridurre il peso degli incentivi in bolletta dovete detassare e consentire maggiore detrazione IVA per gli investimenti in nuovi impianti rinnovabili. Servono linee di credito apposite a interessi agevolati; e la garanzia di destinazione di una parte significativa dei fondi ETS alla realizzazione di nuovi impianti rinnovabili.

 

Questo il testo della lettera per mandare a tutti i leader politici un messaggio forte e chiaro: il mio voto non è disponibile per chi è amico delle fonti fossili. 

 

Ai partiti, ai loro leader:

da oggi c’è una condizione in più, cui non intendo rinunciare, per ottenere il mio voto. Pretendo chiarezza, coraggio e intelligenza, da voi, per il nostro Paese e per il Pianeta. Per questo, sappiate che non voterò mai più chiunque non si impegni chiaramente per:

Fermare il carbone
L’uso del carbone per la produzione elettrica causa in Italia 570 morti premature l’anno e 2,6 miliardi euro l’anno di danni sanitari, ambientali, economici. Cancellare i nuovi progetti e andare verso uno scenario a zero carbone.
Impedire la corsa al petrolio nei nostri mari
Il piano di sfruttamento delle risorse petrolifere nei nostri mari è folle e rappresenta un vantaggio solo per le compagnie petrolifere. Per estrarre l’equivalente di poche settimane di consumi nazionali rischiamo tragedie come quelle del Golfo del Messico: la distruzione del Mediterraneo, danni incalcolabili all’economia, al turismo, alle comunità costiere;
Promuovere le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica
L’energia pulita oggi da lavoro a circa 120mila persone. L’efficienza potrebbe impiegarne ancor di più. Rinnovabili ed efficienza sono l’unica opzione disponibile per difendere lavoro, ambiente, per sottrarre l’Italia al ricatto economico del costo delle fonti fossili.

Per portare avanti seriamente queste politiche vi chiedo di fare vostro ogni punto della proposta “Energie Pulite per l’Italia” di Greenpeace.

Chi non ci sta non avrà mai il mio voto!

Partecipa anche tu alla campagna di greenpeace !

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La centrale di Cerano è un ecomostro maledetto


Siamo in una zona della costa salentina della provincia di Brindisi, in cui una volta, molti anni fa, avremmo potuto trovare centinaia, e centinaia di bagnanti, che trascorrevano le loro serene estati in delle spiagge, che erano tra le più rinomate della zona il “Lido di Cerano”. Tutto è stato distrutto nel 1982, tra mille dissensi, per costruirvi, al suo posto, un ecomostro, che da solo riesce a produrre 1/3 di tutto il biossido di carbonio immesso in atmosfera dall’intera economia nazionale, oltre 890 milioni di tonnellate, per anno, di emissioni totali di anidride carbonica. Si tratta del più grande impianto in Italia interamente alimentato a carbone. Stiamo parlando della centrale termoelettrica a carbone Federico II dell’ENEL, la più grande centrale termoelettrica d’Europa, ed anche la più inquinante del mondo.

La centrale nel 2005 aveva consumato oltre 6 milioni di tonnellate di carbone emettendo oltre 15 milioni di tonnellate di CO2, valore poi sceso negli anni successivi (ultimo dato registrato 11,5 Mt) a causa del minor numero di ore di funzionamento dell’impianto. La Federico II rimane comunque l’impianto termoelettrico con maggiori emissioni di CO2 a livello nazionale.

Entrata in funzione nel 1990, con una potenza complessiva di 2640 MW, la centrale si trova a 12 km da Brindisi, occupa un imponente spazio di 270 ettari, comprende 4 gruppi elettrogeni alternatori, della potenza di 660 MW ciascuno, 60 GW di corrente elettrica prodotta al giorno, un modesto camino di 200 metri. E’ collegata tramite quattro elettrodotti, da 380 KW, alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si snodano le linee nazionali. Comprende quattro torri per i generatori di vapore, due sale di controllo, gli spazi dei trasformatori, un parco combustibili liquidi, ed un piazzale dello stoccaggio del carbone, gli impianti per il recupero ceneri, e per i condenzatori, la ciminiera dove sono convogliati i fumi dopo la depurazione, le opere di presa e di restituzione al mare delle acque.
Inoltre, il carbone viene trasportato mediante uno dei nastri trasportatori più grandi che siano mai costruiti in Europa, lungo ben 13 km, che parte nei pressi del porto di Brindisi, dove arriva per mezzo di navi, e che è in grado di trasferire oltre 2000 tonnellate per ora, di combustibile alla centrale.

Il percorso così lungo, che deve affrontare, garantisce una sicura dispersione di polveri, che il vento si diverte a riversare su tutto il Salento, rilasciano polveri tossiche responsabili della contaminazione di vasti appezzamenti di terra resi, di fatto, non più coltivabili con grave danno per l’economia locale oltre che per l’ambiente. A tale proposito è del 2007 l’ordinanza del sindaco di Brindisi con cui si fa divieto di praticare colture alimentari nei pressi della centrale. Un successivo accordo tra le parti, mai divenuto operativo, prevedeva misure per il passaggio a colture “no-food”.

La Regione Puglia aveva chiesto a Enel di ridurre le emissioni dell’impianto, oltre che sanare la disastrosa situazione dei carbonili. Tali richieste, peraltro considerate assolutamente inadeguate dalle principali associazioni ambientaliste, non sono state ottemperate dall’azienda.

La centrale è visibile da decine e decine di km, per via delle sue non indifferenti dimensioni, e, dunque, da città non molto distanti come Lecce, e da tutti i comuni provincia, che beneficiano tutti dell’apporto di nanoparticelle, e di tutti i residui della combustione del carbone, e di un olio combustibile di provenienza Venezuelana, “Orimulsion”, dalla composizione chimica poco nota, dal potere inquinante, e cancerogeno, molto superiore persino al carbone stesso, ma che per il costo ridotto viene utilizzato nella centrale, e, spesso, preferito al carbone. Per raffreddare gli impianti, la centrale è dotata di un sistema di raffreddamento, che necessita di una imponente quantità di acqua, che viene prelevata, ed in seguito reimmmessa in mare aperto ad una temperatura ben superiore.

Le emissioni di Cerano possono essere messe persino a confronto con quelle degli interi Stati Uniti, per una cifra equivalente al 5×1000 dei milioni di tonnellate riversate, ogni anno, nell’atmosfera dagli USA. In molti, hanno notato, e molte foto dimostrano, come la quantità di fumi neri che fuoriescono da camino, nelle ore notture, sia ben superiore a quella che possiamo osservare di giorno. Questo, probabilmente, per via dei combustibili molto più inquinanti che vengono bruciati prevalentemente di notte. Questo dà l’idea di quanto sia intollerabile l’inquinamento di questa centrale, che sversa in atmosfera una quantità impressionante di inquinanti, tutti altamente tossici e cancerogeni senza alcuna cautela. Di conseguenza nella zona salentina, delle provincie di Brindisi e Lecce, troviamo delle incidenze di morti per cancro, che crescono con un’accellerazione notevole, proprio a partire dall’entrata in funzione di questi impianti.

E’ necessario precisare che la Puglia produce, con il solo stabilimento di Cerano, un’alta percentuale di energia, circa il doppio del suo fabisogno, tanto da rivenderla al Paese più vicino la Grecia, o l’Albania per evitarne la plausibile dispersione.

Altro elemento di forte preoccupazione è connesso con la gestione delle enormi quantità di rifiuti che l’impianto produce. Un’accurata indagine giudiziaria ha portato alla scoperta d’inquietanti traffici illeciti di rifiuti pericolosi (prodotti appunto dall’impianto di Cerano) che, invece di essere gestiti a norma, venivano illegalmente smaltiti in Calabria. L’indagine ha accertato il coinvolgimento di funzionari e dirigenti dell’azienda.

Un disastro ecologico scellerato, che era sicuramente evitabile, ed oltretutto un disastro paesagistico, ed economico: in quanto le spiagge vicine, ormai, non sono più frequentate.

La classifica delle industrie più inquinanti nel nostro Paese

  1. Centrale termoelettrica Federico II di Brindisi;
  2. ILVA Spa, stabilimento di Taranto;
  3. Saras Raffinerie Sarde S.P.A.;
  4. Centrali Termoelettriche Di Taranto;
  5. Centrale Termoelettrica Di Fiume Santo;
  6. Impianto Termoelettrico Di Fusina;
  7. Vado Ligure;
  8. Centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela;
  9. Esso italiana raffineria Augusta;
  10. Raffineria di Sannazzaro De’ Burgondi;
  11. Raffineria ISAB impianti Sud Priolo Gargallo;
  12. Enel Produzione SpA – Centrale Sulcis (Grazia Deledda);
  13. Enel Produzione SpA – Centrale di Torrevaldaliga Nord;
  14. Raffineria di Milazzo S.C.p.A.;
  15. Enipower S.P.A. Stabilimento Di Ferrera Erbognone

…Le future generazioni, quelle che vivranno fra cinquantamila anni, […] probabilmente ci battezzeranno “popolo dei combustibili fossili” e chiameranno la nostra epoca Età del carbonio, così come noi ci riferiamo a epoche passate come all’Età del ferro o all’Età del bronzo… 

Jeremy Rifkin, presidente di Fondazione sulle Tendenze Economiche e consulente dell’Unione europea. Estratto dal libro La terza rivoluzione industriale.

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Il carbone di Enel fa un morto al giorno

Abbiamo le prove. Delle persone che Enel ha già ucciso e ucciderà in Italia con il suo carbone: 366 morti premature nel 2009una al giorno, che potrebbero arrivare a 500, se l’azienda metterà in atto il suo piano di espansione con le centrali di Porto Tolle e Rossano Calabro.
Abbiamo le prove. Dei danni sanitari, ambientali ed economici che le centrali a carbone di Enel hanno generato in Italia: 1,8 miliardi di euro nel 2009.

Sono i dati shock contenuti in uno studio che il Reparto Investigazioni Climatiche di Greenpeace ha commissionato all’istituto indipendente di ricerca olandese SOMO. Lo studio utilizza il metodo impiegato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) per stimare i danni delle emissioni atmosferiche causate dagli impianti industriali, e lo applica ai dati di emissione di un database della stessa EEA.

Che le emissioni delle centrali elettriche a carbone di Enel sono veleno lo sapevamo già. Grazie allo studio SOMO ora sappiamo anche quali sono le conseguenze: una morte prematura al giorno.

Lo scenario potrebbe essere ancora più tragico. La metodologia applicata nella ricerca, infatti, analizza solo un numero ristretto di inquinanti ed emissioni, tralasciando gli impatti di agenti come nichel, cadmio, mercurio, arsenico, piombo o di materiali radioattivi come l’uranio.

Le nostre indagini dimostrano sempre più che Enel è un killer spietato. Non solo un killer del clima, ma un killer e basta. Nonostante conosca bene tutti questi dati, li ignora, li nasconde e continua a puntare sul carbone, facendo centinaia di vittime. Quando diciamo Enel e carbone, parliamo di circa mille morti premature all’anno in Europa, e danni complessivi, nel continente, per circa 4,3 miliardi di euro.

Secondo lo studio SOMO, la realizzazione degli impianti a carbone Enel di Porto Tolle e Rossano Calabro costerebbe fino a 95 casi in più di morti premature ogni anno e danni stimabili in ulteriori 700 milioni di euro l’anno.

Enel elettricità prodotta in Italia 2010

Come si vede, l’asset produttivo dell’azienda poggia strategicamente su due fonti principali: il carbone e l’idroelettrico, con una quota significativa di produzione nucleare in Europa e una quota di produzione (relativamente crescente negli ultimi anni) da impianti a gas a ciclo combinato. E’ da sottolineare come il parco idroelettrico dell’azienda sia principalmente costituito, per quanto riguarda l’Italia e l’Europa, da impianti realizzati nel novecento, ovvero si tratta di un parco produttivo sostanzialmente non in espansione da decenni, eredità di piani infrastrutturali di un’altra epoca.

Greenpeace chiede a Enel di salvare vite umane. Può farlo dimezzando la produzione elettrica da carbone da qui al 2020 e portandola a zero al 2030, e investendo contemporaneamente in fonti rinnovabili per compensare la perdita di produzione. Ferma anche tu Enel killer. Entra nella nostra squadra.

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La bolla del petrolio

Riscaldamento Globale

Negli ultimi due anni l’attenzione dei mezzi di comunicazione verso il fenomeno del riscaldamento globale e’ diminuita drasticamente. I cambiamenti climatici sono un tema di cui non si parla più. E tutto per colpa dell’industria dei combustibili fossili(petrolio,gas e carbone),che paga per insabbiare il problema. Ma perché le grandi industrie petrolifere, che potrebbero investire i loro immensi profitti nelle energie rinnovabili, preferiscono negare l’evidenza? Semplice: perché il loro valore dipende in gran parte dalle riserve di combustibili fossili che, se il problema del riscaldamento globale fosse preso sul serio, non sarebbero sfruttate. Sottoterra ci sono riserve per un valore di 20mila miliardi di dollari. Per tutelare l’ambiente, la cosa più logica sarebbe lasciarle dove sono. In questo modo si eviterebbe di rilasciare nell’atmosfera una quantità enorme di CO2, che farebbe aumentare la temperatura globale di oltre due gradi, la soglia massima tollerabile dal nostro ecosistema.

Dal punto di vista economico, però, una scelta simile sarebbe catastrofica, soprattutto per gli azionisti e i dirigenti delle industrie petrolifere e per i cittadini dei paesi dove queste industrie sono statali, come il Venezuela. Il punto e’ che i modelli alla base del nostro sistema economico sono in contrasto con le regole della chimica e della fisica.

Sopra le nostre teste aleggia la bolla del petrolio. Dobbiamo disinnescarla al più presto.

(fonte Tomdispatch, Stati Uniti – Bill Mckibben)


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