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Amnistia e indulto: Dal 1948 usata 24 volte

amnistiaL’amnistia e l’indulto sono soluzioni effimere e provvisorie. Risposte di emergenza, un’emergenza colpevole e quindi un’altra sconfitta della politica. La solita pezza, usata già 24 volte dal 1948, l’anno in cui è entrata in vigore la Costituzione, ad oggi. Lo rileva un dossier di approfondimento dell’Ufficio studi del Senato per i lavori della commissione Giustizia al cui esame risultano alcuni disegni di legge su questa materia. 

La prima amnistia, comprensiva di indulto, fu concessa il 9 febbraio del 1948 per “reati annonari, comuni e politici”. L’ultimo provvedimento è stato l’indulto, previsto dalla legge 31 luglio 2006, e quindi non attraverso un dpR, un decreto del presidente della Repubblica, come tutti i provvedimenti che lo avevano preceduto in materia (prima di alcune modifiche costituzionali).

L’articolo 79 della Costituzione, infatti, adesso prevede che amnistia e indulto “siano concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale”. Una maggioranza più consistente da quella prevista per le modifiche alla Costituzione, che per la seconda deliberazione delle Camere prevede la maggioranza assoluta dei voti. La Costituzione sancisce anche che “la legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione” e “in ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge“.

L’elenco dei 24 i provvedimenti di amnistia e indulto presi dal 1948, ce n’è per tutti i gusti:

1. D.P.R. 9 FEBBRAIO 1948, N. 32 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO PER REATI ANNONARI, COMUNI E POLITICI
2. D.P.R. 28 FEBBRAIO 1948, N. 138 – AMNISTIA PER I REATI FINANZIARI
3. D.P.R. 27 DICEMBRE 1948, N. 1464 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO IN MATERIA DI ABUSIVA DETENZIONE DI ARMI
4. D.P.R. 26 AGOSTO 1949, N. 602 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E INDULTO PER REATI ELETTORALI
5. D.P.R. 23 DICEMBRE 1949, N. 929 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E CONDONO IN MATERIA ANNONARIA PER I REATI PREVISTI DAL D.L. 22 APRILE 1943, N. 245, E SUE SUCCESSIVE MODIFICAZIONI, NONCHÉ PER I REATI COMUNQUE PREVEDUTI DA LEGGI ANTECEDENTI O SUCCESSIVE AL DECRETO LEGGE ANZIDETTO IN ORDINE ALLA DISCIPLINA DEI CONSUMI E A QUELLA DEGLI AMMASSI E DEI CONTINGENTAMENTI
6. D.P.R. 23 DICEMBRE 1949, N. 930 – CONCESSIONE DI INDULTO
7. D.P.R. 19 DICEMBRE 1953, N. 922 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
8. D.P.R. 11 LUGLIO 1959, N. 460 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
9. D.P.R. 24 GENNAIO 1963, N. 5 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
10. D.P.R. 4 GIUGNO 1966, N. 332 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
11. D.P.R. 25 OTTOBRE 1968, N. 1084 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
12. D.P.R. 22 MAGGIO 1970, N. 283 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
13. D.P.R. 22 DICEMBRE 1973, N. 834 – CONCESSIONE DI AMNISTIA IN MATERIA DI REATI FINANZIARI
14. D.P.R. 4 AGOSTO 1978, N. 413 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E INDULTO
15. D.P.R. 1° LUGLIO 1980, N. 392 – CONCESSIONE DI AMNISTIA PER I REATI PREVISTI NEI CAPI I, II, III E VII DEL TITOLO III DEL LIBRO II DEL CODICE PENALE MILITARE DI PACE, COMMESSI DA MILITARI ENTRO IL 13 MARZO 1980, A CAUSA ED IN OCCASIONE DI INIZIATIVE INTESE A SOLLECITARE LA RIFORMA DEI SERVIZI DI ASSISTENZA AL VOLO
16. D.P.R. 18 DICEMBRE 1981, N. 744 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
17. D.P.R. 9 AGOSTO 1982, N. 525 – CONCESSIONE DI AMNISTIA PER REATI TRIBUTARI
18. D.P.R. 22 FEBBRAIO 1983, N. 43 – CONCESSIONE DI AMNISTIA PER REATI TRIBUTARI
19. D.P.R. 16 DICEMBRE 1986, N. 865 – CONCESSIONE DI AMNISTIA E DI INDULTO
20. D.P.R. 12 APRILE 1990, N. 75 – CONCESSIONE DI AMNISTIA
21. D.P.R. 24 LUGLIO 1990, N. 203 – INTEGRAZIONE DELL’AMNISTIA CONCESSA CON D.P.R. 12 APRILE 1990, N. 75
22. D.P.R. 22 DICEMBRE 1990, N. 394 – CONCESSIONE DI INDULTO
23. D.P.R. 20 GENNAIO 1992, N. 23 – CONCESSIONE DI AMNISTIA PER REATI TRIBUTARI
24. L. 31 LUGLIO 2006, N. 241 – CONCESSIONE DI INDULTO

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Marco Pannella uno sfogo Radicale, lettera a Mario Monti

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Ricevo e pubblico da Marco Pannella una “pannelliana lettera“, come la definisce lui stesso, rivolta a Mario Monti.

Caro Presidente,
ti avevo di già comunicato l’ipotesi – che come ti preciserò accoglievo con interesse positivo – di un mio, nostro scegliere la tua coalizione – e la scelta conseguente – per le imminenti elezioni.
Mi avevi risposto che avresti riflettuto e fatto sapere la tua risposta – l’ho avuta quando hai annunciato “urbi et orbi” quali fossero i tuoi alleati, i tuoi coalizzati.
Temo che tu non sia stato aiutato a valutare pienamente le nostre, mie storie – non solo italiane – e il conseguente valore di quella ipotesi.

Tu hai qualificato con un binomio – Europa e laicismo – la tua agenda. Dovresti almeno riflettere sugli “agenti” delle “agende”.

Sul nostro federalismo militante (al quale Altiero Spinelli – poco prima di lasciarci – pubblicamente e solennemente dichiarò che senza il nostro apporto, che tu ben conosci, in particolare quello di Emma Bonino, sogno e opera comuni rischiavano di esser tragicamente perdenti, persi) non puoi – credo – avere dubbi.

Noi li abbiamo avuti – invece – quando di recente tu pubblicamente dichiarasti che “Stati Uniti d’Europa non ci saranno mai e nessuno ne avrebbe sentito la necessità”. Siamo certi che in quella occasione la tua affermazione non esprimeva la sostanza delle tue convinzioni, ma – tranne noi – nessuno te ne chiese conto, per chiarire l’equivoco. Anzi, gli spinelliani (?!) del Parlamento europeo, Verhofstadt e Cohn-Bendit, ti applaudirono salutandoti come «un vero federalista al Consiglio europeo»!

Ancora: noi chiediamo, esigiamo – qui ed ora – alle elezioni, così come in ogni momento della nostra vita politica e in quella personale, che l’Italia, questa Italia, esca dalla assoluta flagranza criminale nella quale da decenni e decenni insiste, persevera nei confronti delle giurisdizioni europee, internazionali e – in primissimo luogo – della Costituzione italiana.

Non solamente, bada bene, caro Presidente, per i veri e propri aggregati consistenti, terrorizzanti, di shoah italiana, che ormai riguardano centinaia di migliaia di famiglie, di lavoratori, di volontari, di detenuti e detenute (di oltre 31 nazionalità).

No, caro Presidente, siamo deplorati – incessantemente e a ritmo sempre più incalzante – non solo e non tanto per queste terrorizzanti carceri, quanto per il massacro (senza precedenti, fascisti, nazisti, comunisti) dell’Amministrazione della Giustizia (che è ormaidenegata giustizia) contro lo Stato di Diritto e i Diritti Umani (ripeto: i Diritti Umani) dei residenti nel nostro territorio – infamandolo nella sua Storia! – con i suoi 10 milioni di procedimenti, penali e… “civili”.

A questo proposito spiega ai tuoi che a questa cifra vanno aggiunti ben più di 2 milioni di prescrizioni che negli ultimi 3 lustri sono state qui decretate.

Caro Presidente,
nelle tue Agende, su tutto questo non v’è traccia, Consapevolezza, solo buona coscienza a buon mercato, con una responsabilità profondamente, follemente, criminalmente… anti-europea, anti-italiana, anti-civiltà umana (consentimi – te ne prego – la letteralità meditata e pertinente di queste qualifiche).
Presidente, te ne scongiuro, personalmente e per i tuoi cari, per le tue convinzioni spirituali, religiose, civili… Civiche!!!

Avevamo immediatamente salutato il tuo avvento, la tua nomina, come un “felice incidente” occorso, imposto dalle “cose”, al Regime partitocratico, antidemocratico, tecnicamente criminale rispetto alla propria Costituzione e alle proprie Leggi italiane, distruttivo – dopo il fallimento ideologico “antifascismo”, egemonizzato dai comunisti e dintorni, perfino della realtà ambientale, idrogeologica del territorio italiano
Abbiamo compreso e sottolineato come, per giudicare, valutare la vostra opera, occorreva, anche semplicemente per onestà intellettuale, valutare la catastrofica continuità, eredità della partitocrazia “antifascista” con quella fascista, quella del ventennio, con la sua infame ideologia e le conseguenti infamie giuridiche e giurisdizionali, il rispetto della sua propria legalità fu assicurata, per eccesso, come naturale per uno Stato gentilianamente“etico” e non più crocianamente “liberale”, laico, civile.

Ma nel sessantennio di questa partitocrazia “antifascista”, una rapida metamorfosi del male gli ha permesso di distruggere lo stesso Diritto, sicché ben poche sono le leggi e norme (fra decine di migliaia) formalmente “vigenti” ma sostanzialmente violate, abolite, negate, bestemmiate. Così come lo sono i tanti magistrati onesti, capaci e lavoratori, anche se tutti – perché “statali” – super pagati e super costosi, più dei malfamati “politici” partitocratici, “antifascisti”!

Abbiamo anche tenuto conto, pubblicamente, sottolineandolo, non solamente del disastro – che bene o male – hai, avete scongiurato, e dell’immediato assedio del Parlamento dei “nominati”, spesso molto migliori della loro fama, anche se governati dai… loro nominatori di Regime.

Ancor più: abbiamo (da Radio Radicale, da dove sennò?) denunciato l’attentato gravissimo alla Costituzione di un dominus partitocratico, per l’opera del quale la vostra libertà e responsabilità costituzionale, così come il decoro del Parlamento che lo stesso, per 7 anni!!!, ha ferito, vilipeso, negandogli platealmente, in ogni modo, la funzione di suo massimo e unico interlocutore costituzionale, trattando in suo luogo con i “suoi” partiti, e rivolgendosi “direttamente” al “popolo”, come un paleo-dittatore qualsiasi di ieri, e – ora! – di oggi.

Quando non gli sei più servito, tu per primo hai potuto constatare il frettoloso “ben servito” che ti ha dedicato!!!

Dunque, dicevo, “Europa e laicismo”. Veniamo al “laicismo”. Dai tempi lontani dei movimenti universitari noi abbiamo – senza eccezioni, in un sessantennio! – perseguito “l’unione laica delle forze” contro la miseria della “unione delle forze laiche” da allora. Così, già da allora!, lottammo uniti con le forze genuinamente e ufficialmente “cattoliche”, europee in sintonia con quella “sinistra liberale” (quella del PLI) che si assunse la drammatica responsabilità di far cadere il – pur per tanti versi “nostro” – Presidente Ferruccio Parri, per sostituirlo con Alcide De Gasperi (per il quale, finché venne liquidato dai suoi, fu dogma politico l’alleanza con “i laici-liberali” PLI, PRI, PSDI, e l’AILC di Silone, Orwell, Hannah Arendt, Nicola Chiaromonte, libera di “Tempo presente”, il federalismo di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, la scelta NATO (la NATO di Ike Eisenhower e Ridgway) dei Salvemini e dei Don Sturzo.

Veniamo, caro Presidente, alla conclusione di questo sfogo Radicale, di questo tentativo di farti riconoscere o semplicemente conoscere, il contesto nel quale inserisci il tuo testo. Sei l’Agente della tua… “agenda”, probabilmente inconsapevole e/o malamente consigliato, per punti di vista “italiani” e non per visione… di religiosità laica, liberal-democratica, euro-mediterranea e di quella anglosassone, liberal-cristiano-fabiana o cattolico-liberale, latino-austriaca, renana e danubiana e degli Islam magrebini, o persiani e omaniani, indonesiani, liberal-democratici, del mondo.

Diciamo, anche, da Kant al grande, naturale federalismo cristiano-illuministico dei De Gasperi, degli Schuman, degli Adenauer, degli Otto d’Asburgo – non censuriamolo! – dei sovrani baltici, quelli del Benelux…

Conclusione italiana:
Noi ci “presentiamo” alle elezioni partitocratiche, antidemocratiche, con una “lista di scopo”. Priorità – per noi – assoluta, Presidente Monti: quella di interrompere la flagranza tecnicamente criminale della Repubblica italiana contro la Giurisdizione (costituzionalizzata) europea (della CEDU e non solo), fondata e sviluppata su quella dell’ONU e del suo Sistema.

Anche chi sarà nominato dalla partitocrazia a nuovo nostro supremo magistrato condividerà con te la tremenda responsabilità nostra, italiana ed europea.

Comunque noi chiediamo:
l’uscita dalla flagranza storica criminale e criminogena del nostro Paese. Tutto qua! La sola riforma strutturaledello Stato, della giustizia, concepita tanto quanto censurata, vietata, ignorata dal popolo e dalla democrazia italiani, è manifestamente, materialmente, quella dell’Amnistia. Riducendo in tal modo a 2 milioni i 5 milioni di procedimenti penali, la “non ragionevole durata” dei processi italiani.
(È questa l’imputazione principale, costante, della CEDU, del Consiglio d’Europa: “offesa contro lo Stato di Diritto e i Diritti Umani” del Popolo (sovrano! :-))) italiano, e di quegli altri che risiedono sul “suo” territorio).

Caro Presidente,
come già in passato, nella imperante situazione antidemocratica italiana (lo siamo, già, in assoluta chiarezza per le prossime “elezioni”) noi Radicali abbiamo rinunciato a “presentarci” in quanto tali. Abbiamo invece promosso una “Lista di scopo”, per tutti quelli che lo condividono. Per questa Lista chiediamo “ospitalità” alle tre coalizioni principali – per non dire consociate per concorrere (e insieme spartirsi) al bottino istituzionale – che potrebbe anche – in teoria, almeno! – fare rientrare in legalità e democrazia il nostro Paese.

Se nessuno di voi accettasse di ospitare questo nostro modo di essere “per l’Europa e il laicismo” noi continueremo ad adire a ciascuna e tutte le giurisdizioni sovranazionali, documentando la flagrante violazione dell’Italia dell’art. 7 del Trattato sull’Unione europea in combinato disposto con l’art. 2, con le conseguenze previste di sospensione dei diritti propri degli Stati membri. E continueremo a proporre e disporre di radicamenti popolari, rivoluzionariamente nonviolenti.

Ma chi rappresentiamo, chi siamo, in sintesi, signor Presidente?!

S’informi – ed è forse opportuno che lei lo faccia anche con altri dai suoi “abituali” consiglieri – sulla richiesta,sullo scopo dell’Amnistia. Siamo unità di Credenti in altro – insomma – che nel “potere”, quello delle ragion di Stato, di e dei “Cesare” d’oggi.

Si informi, malgrado antiche costanti, e in particolare di reiterate, recentissime disposizioni dell’Autorità Garante delle Comunicazioni: che ci è stato e resta impedito di informare in qualsiasi modo i cittadini italianofoni delle ragioni, dello scopo “Amnistia Giustizia Libertà”, scopo che dal Natale 2005 è stato quello proprio di massime autorità apicali, ancora a Pasqua 2006, a luglio 2011 al Senato e per ultimo il 25 aprile scorso.

Signor Presidente,
ritengo non superfluo, forse necessario, aggiungerle in proposito – se non ne fosse già stato informato – che ufficialmente la Conferenza Episcopale Italiana si è pronunciata per lo scopo dell’amnistia. Le liste “Amnistia Giustizia Libertà” includono, come candidati o espliciti sostegni, molti esponenti cattolici e anche noti e significativi candidati ecclesiastici. Fra essi ci onoriamo di menzionarle il Segretario generale della CEI, vescovo Mariano Crociata, il suo portavoce ufficiale e l’arcivescovo Agostino Superbo, già vicepresidente della CEI per cinque anni, ora Presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata.

Inoltre il Senato della Repubblica si è autoconvocato nel settembre 2011 – per la seconda o terza volta dalla sua costituzione – su questo stesso scopo, mentre alla Camera dei Deputati fu superato il numero richiesto dalla Costituzione, con lo stesso scopo. Ma non fu presentato, poiché la Camera avrebbe dovuto riunirsi, per Costituzione, subito dopo il Senato, ma il Presidente Fini ritenne che la auto-convocazione del Senato presentasse anomalie, e la Camera – per questo motivo – pur autoconvocata – non fu riunita.
Inoltre massimi esponenti del volontariato penitenziario cattolico, numerosi cappellani penitenziari… per tacere del Direttore del settimanale “Tempi”, Luigi Amicone.

La informo inoltre che oltre 130 cattedratici costituzionalisti e proceduralisti penali avevano ormai da un semestre sottoscritto un pubblico appello al Presidente della Repubblica, stilato dal Professor Puggiotto, perché facesse messaggi alle Camere sugli scopi summenzionati. Ma il Parlamento – unico suo interlocutore costituzionale – è stato consapevolmente, ostinatamente ignorato. Ma lei, caro Presidente, ha inferto finalmente una pedagogica umiliazione a tutto il vertice del pre-potere “democratico”, al quale pure rivolgeremmo anche la nostra richiesta di democratica ospitalità (com’anche eventualmente al centro-destra), nel caso di un suo rifiuto.

Per ora, comunque, l’ipotesi di una unità, di un’associazione di Regime, per poter persistere nella flagranza criminale contro la CEDU e l’Unione europea, contro Stato di Diritto, contro Diritti Umani di tutti i cittadini italiani, e dei comunque residenti in Italia, non può essere purtroppo di certo esclusa.
Io spero che lei voglia – e, ora!, finalmente possa – offrire l’ospitalità riparatoria, democratica che le chiediamo, e così anche potendo noi sostenerla, e farla sostenere.

 

Signor Presidente,
le chiedo di perdonarmi l’invio di queste lunghe pagine, scritte nottetempo mentre sto per passare dalla fame alla sete. Non sono certo né il Zola del caso Dreyfus, né il Bernanos de “I Grandi Cimiteri sotto la luna”, né Léon Bloy di “Le Salut par les Juifs”, né Hannah Arendt, della banalità e della metamorfosi del male, non l’Ignazio Silone di “Fontamara”, e men che mai, purtroppo, un altro abruzzese, Benedetto Croce, che invitava nel 1947 l’Internazionale Liberale, riunita a Cambridge nell’immediato dopoguerra, ad aprire i suoi lavori intonando il “Veni Creator Spiritus”…
Tento doverosamente, da nonviolento, non di “mostrare i muscoli” ma di trasmettere l’energia (o “spirito”?) perché lei abbia meglio la forza necessaria – pur nel Regime che ci opprime e incinichisce tutti – di afferrare – come potere, come potente – la sua propria legalità, la sua propria storia, che ben conosciamo, noi Radicalmente Credenti in altro, che non sia la violenza attuale di Cesare, e delle sue nuove catacombe, ma scegliendo consapevolmente la forza dei “Pietro”, inermi e pur con-vincenti, da lui crocifisso – poco più in là della sua storica sede – testa all’ingiù.
Auguri, interessati, necessari. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati». Ci crediamo, ne siamo Credenti, con il sensus civium dei popoli italiani, sensus fidelium dei loro “fedeli”.
Auguri!

Marco Pannella

P. S.:
1) Abbiamo tutti molto apprezzato le tue “liturgiche” evocazioni di donne e bambini. Quanto alla prima, vorrei segnalarti che da molti sondaggi – clandestinizzati! – Emma risulta la prima persona, non solamente prima donna, nella stima e negli auspici degli italiani. Per quanto riguarda i bambini, a parte evocazioni degli slogan del ventennio italiano e… “sovietici” di creare in tal modo giovani fascisti e giovani rivoluzionasti comunisti, ti segnalo una “mozione”, un documento del Partito Radicale stilato da Aldo Loris Rossi, nel quale si sottolinea che nel mondo attuale vi sono stati tre recentissimi decenni nei quali la specie umana è aumentata di un miliardo di persone, tante quanto a detta specie erano occorsi più di mille anni per raggiungere il suo primo miliardo di componenti.
2)  Ancora una osservazione sulla tua annunciata proposta di ridurre il numero dei parlamentari. Forse non hai tanto abbastanza presente il fatto che, in tal modo, si colpisce la base storica stessa delle democrazie anglosassoni che esigono un rapporto territoriale e popolare limitato e preciso fra territori ed elettori ed eletti. Hai fatto il conto dei parlamentari del Regno Unito fra eletti a Westminster e membri eletti ed ereditari della Camera dei Lords (come le riforme proposte dal nostro carissimo e liberale Lord David Steel)?
3) Ti accludo le frasi conclusive del grande intervento di Benedetto Croce nel dibattito sulla nuova carta costituzionale della Repubblica italiana. Viva, se consenti, Don Benedetto della laica religione della libertà, liberale necessario al futuro umano e non solo italianofono.

“La partitomania, che ingenuamente si esprime nella formula che fu già del fascismo ed è ora la tromba (ahi quanto diversa!) che il tassesco Rinaldo «udia dall’Oriente», nella formula verbalmente assurda del «partito unico», vorrebbe invertire questa scala di valori e porre lo strumento di sopra allo spirito umano che deve adoprarlo e collocare ciò che è ultimo al posto di ciò che è primo. Contro cotesta distorsione della vera gerarchia bisogna stare in guardia e ad essa opporsi in modo assoluto e radicale. Ciascuno di noi si ritiri nella sua profonda coscienza e procuri di non prepararsi, col suo voto poco meditato, un pungente e vergognoso rimorso. Io vorrei chiudere questo mio discorso, con licenza degli amici democristiani dei quali non intendo usurpare le parti, raccogliendo tutti quanti qui siamo a intonare le parole dell’inno sublime:

«Veni, creator spiritus,
Mentes tuorum visita;
Accende lumen sensibus;
Infunde amorem cordibus!».

Soprattutto a questi: ai cuori. (Vivissimi applausi — Moltissime congratulazioni).
Assemblea Costituente, 11 marzo 1947

 

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Marco Pannella uno di noi

Marco-Pannella-sciopero-della-fame-Amnistia-Giustizia-Libertà

Marco Pannella dalla mezzanotte del 10 dicembre è in sciopero della fame e della sete. Dalle 7 della mattina del 19 dicembre, al 9° giorno di sciopero totale, ha accettato la terapia infusiva per salvare la lotta, ma ha deciso di continuare ad astenersi dal mangiare e dal bere. Più volte ha precisato le ragioni della sua azione nonviolenta, Pannella propone una lista di personalità che si presenti al voto nel nome della giustizia, della legalità e dell’amnistia:

L’obiettivo è sempre quello: ottenere che lo Stato italiano interrompa la flagranza tecnicamente criminale in termini di diritto internazionale e della “ex” Costituzione italiana. Mentre continuano ad arrivare conferme dalla giurisdizione europea, abbiamo fornito lo strumento perché questo possa accadere formalmente in dieci giorni. Come episodio enorme, storico, dopo 30 anni di tradimento ed illegalità”.  “I nostri sono gli stessi motivi di fondo che nel 1976 indussero un elenco illustre, senza precedenti, ad aderire all’appello che riuscimmo a pubblicare a pagamento sulle pagine de La Repubblica che, provocando alcune tribune politiche di riparazione prima del voto, permise agli italiani di giudicare per la prima volta le nostre ragioni e battaglie. (…) Io continuo assolutamente nello sciopero totale di fame e della sete, vedremo se arriveranno nomi vitali come nel 1976, perché quelli urgono. Servono personalità che dicano “sono pronto ad essere candidato”  nelle liste “Amnistia, Giustizia, Libertà”.

L’Appello è rivolto a: Enzo Boschi, Adriano Celentano, Dolcenera, Filippo Facci, Mattia Feltri, Corrado Formigli, Laura Guerra, Claudia Fusani, Jacopo Iacoboni, J-Ax (Jaxofficial), Tommaso Labate, Maria Latella, Gad Lerner, Andrea Managò, Stefano Menichini, Enrico Mentana, David Parenzo, Alba Parietti, Pina Picierno, Nicola Porro, Fabrizio Roncone, Vasco Rossi, Alessandro Sallusti, Paola Saluzzi, Piero Sansonetti, Roberto Saviano, Salvo Sottile, Sud Sound System, Ricky Tognazzi, Gaia Tortora, Oliviero Toscani, Claudio Velardi, Andrea Vianello, Guido Vitiello, Nathania Zevi.

I numeri che raccontano il vergognoso sistema carcerario italiano sono impressionanti. Al 31 dicembre 2011 erano detenute nelle carceri italiane 66.897 persone, con una riduzione dell’1,6% rispetto al 2010. Il numero di detenuti presenti è di gran lunga superiore alla capienza regolamentare, fissata a 45.700 posti. Negli ultimi 11 anni l’ammontare della popolazione detenuta ha subito un incremento del 25,8%. La maggior parte dei detenuti entrati nelle carceri nel 2011 (76.982) è in attesa di giudizio, mentre soltanto il 10% circa ha una condanna definitiva. Il 25% di questi torna in libertà entro una settimana. Il cosiddetto fenomeno delle “porte girevoli” (detenzioni brevi) riguarda quasi esclusivamente gli imputati (il 98%). Le violazioni della normativa sugli stupefacenti rappresentano la tipologia più diffusa di reati per i detenuti presenti (27.459). Seguono i reati contro il patrimonio, per i quali si contano 17.285 detenuti che hanno commesso rapine e 13.109 furto.

Il problema del sovraffollamento rende l’impatto con il carcere molto duro. La media in Italia è pari a 146 detenuti su 100 posti letto: la situazione peggiore si registra in Puglia (182 detenuti presenti ogni 100 posti disponibili), la migliore in Trentino Alto Adige (72). Il problema del sovraffollamento è minore per le detenute.

La passione e il coraggio di Pannella nel difendere in maniera anche estrema le sue idee è ammirevole. Marco Pannella sta mettendo in gioco il proprio corpo e la propria vita per dei diritti fondamentali dell’uomo. Dalla battaglia per la legalizzazione dell’aborto, per l’antiproibizionismo, per la solidarietà e la tolleranza verso gli immigrati tutte hanno come scopo difendere la dignità delle persone.

L’amnistia che propone Pannella, pur essendo il minimo risarcimento dovuto da parte di un Parlamento cieco e sordo, difficilmente vedrà la luce. Possiamo approvare o meno il metodo utilizzato da Pannella per richiamare l’attenzione sull’urgenza di una amnistia che svuoti almeno in parte le carceri italiane. Quello che però e giusto sottolineare e il degrado allucinante che il nostro Paese sta vivendo. Pannella con queste forme estreme di protesta riesce ad attirare l’attenzione su di un problema che da troppo tempo nessuno vuole risolvere.

Perchè l’Amnistia serve a tutti i cittadini, anche a quelli liberi

Cos’è l’Amnistia?

La definizione di Amnistia nell’ordinamento giuridico italiano è “provvedimento generale di clemenza, previsto nell’articolo 79 della Costituzione italiana, con cui si estinguono dei reati”. Consiste nella rinuncia, da parte dello Stato, a perseguire determinati reati. Di conseguenza è come se determinati, singoli reati non fossero stati mai commessi, perché non esistono più come violazione in senso penale delle legge.

Come?

È il Parlamento che deve emanare una Amnistia sotto forma di legge. Formulando tale legge il Parlamento dovrà scegliere determinati reati da depenalizzare perché non si agisce estinguendo la pena (come per l’indulto), ma si agisce estinguendo il reato. Il Parlamento può usarla come strumento polivalente quando, per ragioni politiche o sociali, interviene la necessità di sfoltire la straripante popolazione carceraria, ma non è detto che attraverso un provvedimento di amnistia persone pericolose per la collettività possano riacquistare la libertà. L’ultimo provvedimento di amnistia in Italia risale al 1990.

Come è possibile parlare di Amnistia di fronte alle notizie di violenza e omicidi che ci propongono continuamente i mass media?

Proporre l’adozione di un’amnistia legale non significa stare dalla parte dei violenti. L’amnistia è quella che noi identifichiamo come soluzione per arrivare a una giustizia certa che tuteli soprattutto le vittime. Questo grazie alla sua ricaduta sul lavoro dei magistrati: l’amnistia estingue alcuni reati determinati esplicitamente dal legislatore, magari quelli non violenti come il reato di “clandestinità” introdotto con la legge “Bossi-Fini” o quelli legati all’equiparazione delle droghe leggere a quelle pesanti introdotti con la legge “Fini-Giovanardi”, consentendo così alla magistratura di svolgere il proprio lavoro occupandosi dei “reati veri” – che in questo modo non cadranno più in prescrizione – e non intasando la macchina della giustizia.

Perché l’amnistia serve a tutti i cittadini e non solo ai carcerati?

Una Giustizia che funzioni serve a tutti i cittadini. Se un cittadino non può contare sul sistema della giustizia del proprio Paese, vengono meno le basi dello stato di diritto, quindi le basi della democrazia. In Italia ci sono 9 milioni di processi pendenti, la durata di ognuno è irragionevole – come ci dice anche l’Europa. Le nostre carceri sono più che sovraffollate perché ospitano 66.685 detenuti a fronte di una capienza di poco più di 45.000: il 40% di loro è in attesa di giudizio e almeno 13.000 di questi verranno riconosciuti innocenti o estranei ai fatti.

Di più: a causa della macchina della giustizia inceppata ogni anno 180 mila processi vanno in prescrizione. I colpevoli scamperanno la pena perché hanno potuto pagarsi buoni avvocati che prolungassero la causa quel tanto necessario a far “scadere il reato”.

Ancora di più: far ripartire il sistema della Giustizia, significa anche agire sui 6 milioni di processi civili arretrati che costano al nostro Paese 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza (quasi l’1% del Pil italiano). Il centro Studi di Confindustria nel 2011 ha stimato che smaltire l’enorme mole di pratiche accumulate frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil, ma basterebbe abbatterne il tempo di risoluzione anche del 10% per guadagnare ogni anno lo 0,8% di Pil.

Come si collega l’Amnistia alla riforma della giustizia?

Bisogna ristabilire la certezza del diritto. Bisogna far ripartire la macchina della giustizia attraverso una grande riforma. Ma qualsiasi sia la direzione di questa riforma occorre ripartire dalla legalità, dal rispetto delle leggi, soprattutto da parte dello Stato stesso. Per questo è necessario fare tabula rasa con un provvedimento di Amnistia, perché lo Stato possa rispettare le sue stesse leggi e riguadagnare di credibilità e rispetto nei confronti dei suoi cittadini e del resto del mondo. L’amnistia realizzerebbe immediatamente quanto ci viene chiesto da norme e condanne europee: non si tratterebbe di un “gesto di clemenza”, ma di un atto per ristabilire la legalità costituzionale nei tribunali e nelle carceri di un Paese in cui essa viene sistematicamente violata. Per questo motivo, da anni ormai i Radicali conducono una serie di battaglie per promuovere l’amnistia propedeutica a una grande Riforma della giustizia penale e civile, la cui paralisi penalizza i cittadini e le imprese, scoraggia gli investimenti esteri e comporta costi enormi per la società e l’economia nazionale.

Perché si dice che la giustizia europea tratta l’Italia come un criminale abituale?

L’Italia è lo Stato europeo con il maggior numero di condanne per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: oltre duemila sentenze della Cedu, soprattutto per irragionevole durata dei processi e per le condizioni delle nostre carceri; è lo Stato con il maggior numero di sentenze della Corte di Strasburgo non eseguite, con il maggior numero di condanne per irragionevole durata dei processi, con il più alto tasso di sovraffollamento delle carceri dopo la Serbia. Siamo stati dichiarati dall’Europa colpevoli di tortura a causa del trattamento subito dai detenuti nelle nostre carceri. E per questo lo Stato italiano verrà chiamato a risarcire i danni morali e materiali di coloro che ha torturato con il denaro pubblico. Quello che non ha investito per riformare la giustizia in toto e anche per rendere le sue carceri dei luoghi di riabilitazione come prevede la Costituzione.

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