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Il terrorismo e la politica della paura

terrorismo e paura

C’è qualcosa che ho sempre trovato affascinante nel guardare gli animali in natura. Hanno gli istinti più incredibili e sono il frutto di innumerevoli generazioni di sopravvivenza che hanno vissuto contro minacce costanti.

Gli animali hanno un forte senso del pericolo. Percepiscono immediatamente quando c’è qualcosa che non va bene e reagiscono senza esitazioni.

Ne ho visto un esempio incredibile l’anno scorso, mentre visitavo una riserva di fauna selvatica in Zimbabwe. Era un tardo pomeriggio di una calda giornata estiva ed i miei amici e io stavamo aspettando gli animali in un bunker di osservazione nascosto sul bordo di una pozzanghera d’acqua.

Gli animali cominciarono ad arrivare, una specie alla volta, per rinfrescarsi prima che scendesse la notte. Prima gli elefanti. Poi i rinoceronti, le zebre, le giraffe e poi i babbuini. Era una cosa giocosa; Tutti gli animali sembravano godersi l’acqua, quando, all’improvviso, tutto tacque. Le gazelle sembravano diventate di ghiaccio e le zebre muovevano solo le orecchie. Continue Reading

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Terrorismo strategico

terrorismo

DI JACQUES BAUD – voltairenet.org

Il colonnello svizzero Jacques Baud è un esperto in sicurezza. In concomitanza con l’uscita del suo libro Terrorismo, menzogne politiche e strategie fatali dell’Occidente, ha rilasciato un intervista a TV5 Monde. Originario di uno Stato neutrale, si permette di svelare verità non allineate al dogma atlantista.

TV5 Monde: E se il terrorismo mondiale fosse, in un certo senso, una risposta agli interventi militari occidentali? In un libro senza sconti, Jacques Baud, ex analista dei servizi di informazione svizzeri, evidenzia l’ipocrisia occidentale. Chi è intervenuto in Libia? Chi ha armato i jihadisti in Siria? E chi ha destabilizzato l’equilibrio iraniano? … pardon, iracheno. «64 minuti» per mettere il dito nella piaga. Continue Reading

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Guerre e terrorismo sono stati pianificati da noi



In questo video l’ex generale statunitense Wesley Clark, già comandante dell’operazione “Allied Force” della NATO nella guerra del Kosovo, svela i piani di guerra aggressivi degli Stati Uniti. Afferma che l’attacco alla Libia fosse già stato previsto dai vertici militari USA subito dopo l’11 settembre. In questo documento (“Rebuilding America’s Defenses“), prodotto dall’influente think tank PNAC nel  settembre del 2000, viene descritto un piano volto a consolidare l’egemonia statunitense attraverso degli interventi militari verso quei paesi considerati una minaccia per questa egemonia. I membri fondatori del PNAC sono Dick CheneyDonald Rumsfeld, rispettivamente vicepresidente e segretario della difesa sotto la presidenza Bush nel 2001. Continue Reading

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Lotta al terrorismo con poliziotti senza giubbotti antiproiettile

polizia disarmata

Oggi le nostre forze dell’ordine sono come dei chirurghi che operano senza guanti. I giubbotti antiproiettile (Gap) di cui dispongono al momento i poliziotti sono quasi tutti scaduti, deteriorati o prossimi alla scadenza. L’ultima fornitura di giubbotti antiproiettile di 19mila unità risale al 2005.

In caso di azione, secondo le stime fatte da Giorgio Innocenzi del Consap, sono tra i 15 e i 20mila gli agenti che rischierebbero di scendere in un conflitto a fuoco con giubbotti antiproiettile che potrebbero rivelarsi inutili. Se consideriamo che ogni giubbotto costa in media 750 euro, i conti sono presto fatti: per rinnovare l’equipaggiamento servirebbero circa 15 milioni di euro.

Il Dipartimento di Pubblica sicurezza non ha potuto rinnovare la fornitura dell’equipaggiamento di salvataggio degli agenti, a causa di una “carenza cronica costante di fondi negli anni”. E così, degli appena 12mila ancora in circolazione (in tutta Italia,non a Roma), soltanto 3.300 sono ancora validi.

Tra il 2003 e il 2005 ne furono acquistati quasi 20mila: diecimila risultano scaduti, circa 9 mila scadranno nel 2015 e gli altri mille saranno ritirati nel 2016. Ad agosto di quest’anno, il Dipartimento di Pubblica sicurezza ha indetto un nuovo bando per dotarsi di altri 10mila Gap ma la data di chiusura della procedura, inizialmente prevista per il 9 ottobre, è stata prorogata di un mese.

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Sono 170 i centri sociali censiti dall’Antiterrorismo

mappa centri sociali

Allarme rosso per gli edifici okkupati dai centri sociali. Locali sparsi su tutta la Penisola e dentro i quali, secondo l’Antiterrorismo, regna la totale anarchia. Con l’allerta per la sicurezza nazionale che cresce di giorno in giorno.

In Italia sono 170 i centri sociali censiti dall’Antiterrorismo che hanno sede in un immobile okkupato abusivamente. Soltanto nella Capitale se ne contano 41, mentre a Milano ce ne sono 25. A questi, naturalmente, se ne devono aggiungere almeno altri 150-200 non censiti, sconosciuti quindi alle forze dell’ordine, ma ugualmente attivi.

Posti in cui la legalità non può entrare e nei quali tutto è concesso. Tant’è che, oltre ai centri sociali, nel nostro Paese proliferano e prosperano anche i circoli ritrovo degli anarchici. Nella Penisola sono ben 122 secondo il rapporto dell’Antiterrorismo, di cui 13 a Roma e 18 a Milano. Questi circoli anarchici, secondo le forze dell’ordine, interagendo con realtà simili nel panorama europeo – soprattutto in Grecia – rappresentano il vero rischio di un ritorno sia alla guerriglia urbana sia a veri e propri attentati in piena regola.

L’ultimo censimento dei reparti speciali antieversione ha individuato 111 luoghi di ritrovo, che raddoppiano se si considerano tutti quei posti ancora sconosciuti all’Antiterrorismo. Tanto i centri sociali quanto i circoli anarchici rappresentano delle zone franche, dove si tengono riunioni e incontri in occasione delle manifestazioni di piazza, dove lo spaccio di droga è consentito, dove le bollette non le paga nessuno. Anzi, in molti casi le pagano lo Stato o gli enti locali. È in questi posti che gli antagonisti preparano il “disordine sociale”. Entrarci è impossibile anche che per le forze dell’ordine e le perquisizioni preventive sono centellinate per evitare ulteriori problemi, reazioni che imporrebbero l’uso della forza. Un mondo sommerso che fa della contestazione a ogni governo il suo credo. La politica è sempre l’obiettivo primario, senza distinzione tra i partiti.

A Milano sono una quarantina i palazzi occupati dai centri sociali, emuli del Leoncavallo. Con fatturato di tutto rispetto che, si calcola, frutta agli occupanti un rispettabile introito, valutato circa 20.000 euro a week end, rigorosamente in nero, tra pranzi, chupito, aperitivi, concerti, ristorazione e alloggio. Perchè al centro sociale tutto ha un prezzo. Ascoltare musica rap, ballare, suonare nelle sale prove, esercitarsi in palestra, boxare, bere nei bar, alloggiare nelle case albergo per studenti, tutto ha un costo. Niente Siae, niente biglietti, niente fatture: si entra con una “offerta libera”. Tutto è  low cost, ma gli incassi sono da capogiro. La Guardia di Finanza non entra mai nei centri sociali, che sono diventati una vera e propria catena illegale del divertimento notturno. Il business è il monopolio della movida selvaggia e dello sballo: musica, cocaina, cannabis, alle quali si aggiungono palestre, sale di tatoo e, recentemente, gli alloggi per studenti in case occupate.

(Fonti milanopost – iltempo)

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