Vita, morte e inquinamento delle bottiglie di plastica

bottiglia di plastica

L’Italia è la nazione europea che consuma più acqua in bottiglia (la terza nel mondo) con una media di quasi 190 litri a testa, il 65% dei quali venduti in bottiglie di plastica: circa 9 miliardi di bottiglie che richiedono petrolio per essere prodotte, trasportate ed eliminate (o riciclate), contribuendo fortemente allo sperpero di risorse non rinnovabili e al riscaldamento globale del nostro pianeta.

Da un’inchiesta del 2002 risultava che in Italia l’acqua viene imbottigliata da circa 160 imprese che utilizzano 700 sorgenti e vantano oltre 260 etichette. 6 gruppi controllano il 70% del mercato di consumo, con un giro d’affari enorme.

Nascita. La plastica si ottiene dal petrolio o da combustibili fossili come il gas naturale. Qui, per semplicità, supporremo che le plastiche siano figlie del petrolio. Queste sorelle, tanto diffuse e comode ma anche tanto “ingombranti” non sono tutte uguali, come dimostrano le sigle riportate sulle bottiglie e sui contenitori in plastica: PVC, PE, PP, PET, PS. Queste sigle indicano una specifica composizioni dei polimeri. Quelle che seguono sono le più diffuse nei nostri supermercati e nella nostra pattumiera:

· P.V.C. Cloruro di polivinile. È il tipo di plastica più pericoloso. È un polimero con buona permeabilità all’acqua e ai gas, per questo è il più diffuso nelle applicazioni biomediche (fiale, sacche per drenaggi, cateteri, ecc.) e nell’edilizia. Viene utilizzato anche per le bottiglie, flaconi di detersivo, shampoo, cosmetici, sacchetti della spesa, confezioni delle uova e dei cioccolatini, ma da tempo se ne chiede la messa al bando.

· P.E. Polietilene. I principali manufatti in polietilene sono: sacchetti per la spesa e per la spazzatura, flaconi di shampoo, detersivo, ecc., teloni agricoli, taniche, tappi per spray, secchi per vernici e per la spazzatura.

· P.P. Polipropilene. É impiegato nel settore medico (siringhe monouso), in quello degli elettrodomestici e per la fabbricazione di stoviglie e secchi per vernici e spazzatura. I principali tipi di manufatti in P.P. sono: bicchieri di plastica, yogurt, nastri adesivi, bottiglie, ecc. Insieme al P.E. costituisce il 60% della plastica contenuta nella spazzatura.

· P.S. Polistirene. Nella sua forma espansa è impiegato nell’edilizia per il suo potere isolante. I principali manufatti in P.S. sono: astucci, scatole, sottotorte, contenitori per formaggi, vaschette per frigoriferi, giocattoli, pettini, articoli musicali, ecc.

· P.E.T. Polietilene tereftalato. Il P.E.T. è la tipica plastica delle bottiglie d’acqua e di altre bevande gassate. Viene inoltre utilizzato per: film per alimenti, palloni sonda, tessuti, bicchieri. Una bottiglia di PET da 1,5 l pesa 35 g, quindi con un kg di PET si fabbricano 30 bottiglie. La produzione di un chilogrammo di PET anche richiede 17,5 chilogrammi di acqua; così, paradossalmente per trasportare 45 litri d’acqua se ne consuma quasi la metà.

L’acqua in bottiglie di plastica costa da 2 a 4,5 euro alla confezione (6 bottiglie da 1,5 l). In realtà il costo effettivo dell’acqua contenuta nelle bottiglie è solo l’1% del costo di produzione totale, mentre l’imballaggio ne assorbe il 60%.

Ma quanto costa produrre una bottiglia? Per produrre una tonnellata di plastica occorrono almeno 1,5 tonnellate di petrolio. Ai prezzi attuali (43 $ a barile mediamente il 4 marzo 2009), una tonnellata di petrolio (un barile ne contiene circa 159 litri ovvero 135 kg) costa circa 320 euro. Una tonnellata di plastica, insomma, costa circa 480 euro soltanto in materie prime. A questa cifra va aggiunto il costo di 17,5 tonnellate di acqua necessarie per la produzione.

Una tonnellata di PET è sufficiente a produrre 30.000 bottiglie da 1,5 l. Inutile dire che anche la traformazione del PET in bottiglie costa, ad esempio in termini di energia: circa 3 Mwh (circa 300 euro), di solito ottenuta consumando petrolio…

Vita. Una volta “nate”, le bottiglie sono consegnate a ditte imbottigliatrici talvolta anche piuttosto lontane dalla fabbrica; le bottiglie piene d’acqua giungono a ipermercati e negozi attraversando la nostra penisola a bordo di camion che consumano derivati del petrolio. E inquinano. E finalmente entriamo in scena noi, che dopo aver acquistato bottiglie singole o confezioni da 6 ce le portiamo a casa, di solito in auto. Consumando carburante. E inquinando…

Le bottiglie vuote, infine, non spariscono per incanto: siamo noi a determinare il loro destino, gettandole sconsideratamente nel cassonetto comune o avviandole alla raccolta differenziata, In ogni caso vengono trasportate alla loro ultima dimora in camion. Che inquinano…

Ma quanto inquinano? Difficile fare un calcolo. Limitiamoci a considerare il trasporto delle bottiglie piene d’acqua dalla ditta imbottigliatrice al supermercato:

per trasportarne 15 tonnellate, che corrispondono a 10.000 bottiglie da 1,5 litri piene d’acqua, un camion consuma 1 litro di gasolio ogni 4 km (25 litri ogni 100 km). Calcolando una percorrenza media di 1.000 km, tra andata e ritorno (ma l’acqua “altissima e purissima” che va dall’Alto Adige alla Sicilia ne percorre molti di più), il consumo di gasolio ammonta a 250 litri, ovvero 250.000 cm3 che, divisi per 10.000 bottiglie corrispondono a 25 cm3 di gasolio per bottiglia.

Tanto per farci un’idea se ognuno di noi consumasse 1 l/dì di acqua imbottigliata (240 bottiglie in un anno) consumerebbe solo in trasporto almeno 6 litri di gasolio l’anno. Poco dite? Provate a moltiplicare questo valore per qualche miliardo di persone (gli altri, purtroppo, vivono in emergenza acqua e certo non loa risolvono con l’acqua minerale…). Ogni bottiglia ha una vita molto lunga: da 100 a 1000 anni. Una vita pericolosa. Soprattutto per il Pianeta.

Morte. In Italia la plastica rappresenta il 16% di Rifiuti Solidi Urbani. Liberarcene senza inquinare troppo e senza sprecare risorse ambientali ancora utilizzabili non è facile:

– se la plastica viene bruciata nell’inceneritore c’è il pericolo che si liberino nell’atmosfera sostanze dannose per la nostra salute, come la diossina;

– in discarica potrebbe durare fino a mille anni;

– l’interramento può liberare sostanze nocive come Cl2 e metalli pesanti, già presenti nel composto o contenute nei pigmenti usati per colorare e stampare l’oggetto.

Anche nella “morte” e nel riciclo la plastica non è tutta uguale: sono diversi i gradi di pericolosità e di riciclabilità: il P.V.C., ad esempio, è difficilmente riutilizzabile. Uno smaltimento non corretto può essere molto pericoloso: la combustione del PVC libera composti cancerogeni a base di cloro (diossine e furani) e genera acido muriatico in forma gassosa, uno dei responsabili delle piogge acide. Da diverso tempo si chiede che non ne venga consentito l’uso per gli alimenti. Il P.E., invece, è un materiale straordinariamente riciclabile grazie alla facilità di riutilizzo degli scarti di produzione e alla sua scarsa degradabilità.

Torniamo alla nostra bottiglia. Ci sono quattro possibilità per eliminarla:

– buttarla in discarica.

– bruciarla,

– riutilizzarla,

– riciclarla,

Buttare la bottiglia in discarica costa poco, soltanto le spese di trasporto ma…

Sotterrata, la bottiglia sopravviverà anche per mille anni. Inoltre, le bottiglie buttate dovranno essere sostituite da altre, nuove. Naturalmente, bruciare i gas prodotti dal materiale stipato nella discarica rende, ma il recupero energetico è piccolo, per i nostri conti possiamo trascurarlo.

Bruciare bottiglia (e tappo). In un inceneritore con recupero energetico, possiamo ottenere energia elettrica con una resa di circa il 15%. Questo vuol dire che da una tonnellata di plastica possiamo ottenere circa 1.5 MWh, (150 euro ai prezzi di mercato). Ma, anche in questo caso, occorrerà sintetizzare un’altra bottiglia con tappo! Insomma, bruciando una tonnellata di plastica e producendone altrettanta, soltanto di energia spenderemmo 1.5 Mwh!

E poi: bruciare 1 Kg di PET (dopo averlo portato a destinazione) produce:

40 g di idrocarburi,

25 g di ossidi di zolfo,

18 g di monossido di carbonio

2,3 kg di anidride carbonica

Riutilizzare la bottiglia e il tappo, ovvero lavarli e riempirla di nuovo. In alcuni Paesi, come la germania, si fa comunemente. Il costo apparente è soltanto quello del trasporto, ma almeno il 10% delle bottiglie non sarà più utilizzabile perché deformate o bucate. E qualcuno dovrà essere pagato per individuarle e toglierle dal mucchio. Quindi, calcolando sulla solita tonnellata, dovremo produrre 100 kg di PET per sostituire le bottiglie inutilizzabili.

Riciclare la bottiglia e il tappo. Occorrerà separarli, sminuzzarli, e rifonderli per ottenere nuovo PET e nuovo polietilene. Le ditte che fanno manufatti di plastica sono affamate di plastica di recupero e non sempre ne trovano a sufficienza sul mercato. Quanto costa, in totale il riciclaggio:

i costi di trasporto sono i soliti, quelli del processo completo di lavorazione sono difficili da trovare, comunque: fondere una tonnellata di polietilene richiede circa 50 kWh, aggiungendo i costi di sminuzzamento ecc. e il fatto che la resa del processo non è mai il 100%. potremmo considerare un valore di (0.2 MWh) per tonnellata. Insomma, anche se riciclare costa, ma rimane un affarone.

Ricicliamo. Il riciclaggio dei contenitori di plastica per liquidi, può essere effettuato in diversi modi. Per ottenere oggetti in plastica omogenea si devono separare i contenitori in base al polimero con cui sono stati realizzati (P.E.T., P.E., P.V.C.). Se non viene fatto un processo di selezione si produrranno oggetti in plastica riciclata eterogenea. In entrambe i casi, i contenitori raccolti subiscono un primo processo di trattamento per l’estrazione di eventuali rifiuti di altro tipo, il lavaggio, la macinazione e la loro successiva lavorazione.

Per ottenere la plastica omogenea è necessario un procedimento di selezione delle varie famiglie polimeriche, oggi sempre più affidato a sistemi automatici. Da questo procedimento è possibile ottenere 4 frazioni diverse, avviate in modo separato al riciclaggio: P.E.T. colorato e trasparente, P.V.C. e P.E.

Il P.E. riciclato viene utilizzato per la realizzazione di contenitori per detergenti con uno strato di materiale riciclato pari al 25% della bottiglia. Altri utilizzi riguardano tappi e pellicole per sacchi della spazzatura.

Il P.E.T. riciclato viene utilizzato (mischiato con il polimero vergine) per la produzione di nuovi contenitori trasparenti per detergenti. Altri possibili campi di applicazione sono quelli della fibre per realizzare, ad esempio, imbottiture, maglioni, pile, interni per auto.

Il P.V.C. riciclato viene impiegato prevalentemente nel settore edile per la produzione di piastrelle, tubi, raccordi, ecc.

La plastica riciclata eterogenea, invece, viene impiegata di solito per la produzione di elementi di arredo urbano (panchine, recinzioni), giochi per bambini, cartellonistica stradale.

La strada del recupero energetico è di pari interesse rispetto a quella del riciclaggio fisico. Dai contenitori per liquidi, previa selezione, si possono ottenere prodotti che sono combustibili molto puri ad alto potere calorifico, perché fanno parte a tutti gli effetti della categoria degli idrocarburi.

In altri casi i rifiuti di plastica, opportunamente trattati, possono essere utilizzati come additivo per il bitume stradale.

Anche se il recupero della plastica ha notevoli vantaggi dal punto di vista ecologico, riciclare le bottiglie di plastica è molto costoso in quanto le campane per la plastica sono piene al 97% di aria.

Il riciclaggio energetico. Un’altra strada è rappresentata dal recupero energetico; i contenitori in plastica possono essere usati come combustibile alternativo in centrali termoelettriche. Ma allora, perchè non riciclare tutto? Purtroppo, in Italia mediamente solo il 30% circa di quello che si potrebbe riciclare viene avviato alla raccolta differenziata. Differenziare nelle nostre case è scomodo, occorre un po’ di organizzazione. Poi bisogna trovare il tempo di scaricare i rifiuti nelle varie campane e cassonetti…

È importante convolgere la gente, spiegare che non sciupare le risorse e non inquinare è una rsponsibilità collettiva, cioè di ognuno di noi (e non di nessuno).

Altri modi per incoraggiare la raccolta differenziata, utilizzati ad esempio in paesi come la Germania, sono incentivi monetari ai cittadini (più differenzi meno paghi di tassa rifiuti,) oppure offrire un compenso a giovani o cittadini in difficoltà economiche per recuperare i rifiuti preziosi come la plastica.

Noi, comunque, abbiamo voluto esplorare un’altra possibilità: “non fare uso della bottiglia”.

Ma come?

· Usare soltanto prodotti “alla spina” ad esempio acqua dei boccioni che contengono decine di litri e da spillare a cura del compratore.

· Bere l’acqua dell’acquedotto.

Ma come fare a portarsi dietro l’acqua da bere? Scegliamo una bella bottiglia di plastica resistente tra quelle da mezzo litro che normalmente contengono bevande varie, ripuliamola dall’etichetta, decoriamola con qualche decalcomania o adesivo e adottiamola per le uscite.

Per acquistare acqua in bottiglia gli italiani spendono in un anno circa 1.5 miliardi di euro; per ogni famiglia la spesa è quasi pari a quella per la raccolta dei rifiuti. Su ogni euro speso per acquistare acqua in bottiglia solo l’1% è quello effettivo dell’acqua. Il prezzo di un “cesto” da 6 bottiglie in plastica da 1,5 litri, può variare da 1 € a oltre 4 € il valore dell’acqua contenuta varia da 0,02 € a 0,08 €. Mediamente 1 l di acqua in bottiglia costa 0,40 €, 1 l di acqua dell’acquedotto costa 0,001 €.

Facciamo due conti….

Una famiglia di Moncalieri formata da quattro persone che consumino ogni giorno 1 l di acqua in bottiglia a testa

  • spende ogni anno da 320 € a 720 € (a seconda della marca scelta),
  • sperperando combustibili fossili,
  • contribuendo all’emissione di gas serra (CO2) oppure, se il comune dove abita ricicla efficacemente i rifiuti,
  • provocando un aumento dei costi comunali (pagati da tutti i cittadini) per la raccolta differenziata.

Scegliendo acqua dell’acquedotto, invece,

  • Risparmierebbe
  • Eviterebbe di trascinare su e giù cesti di bottiglie e rifiuti di plastica
  • Farebbe risparmiare la collettività
  • si comporterebbe in maniera ecologicamente responsabile

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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+