Vergogna italiana, operaio licenziato dopo il trapianto di fegato

La storia di Antonio Forchione, operaio di 55 anni dipendente della Oerlikon Graziano di Cascine Vica, alle porte di Torino: Licenziato dopo il trapianto al fegato. Questo il ben servito dopo aver lavorato una vita in questa azienda. Un modo indegno, vergognoso e scandaloso.

Forchione è stato a casa per 8 mesi, per un trapianto di fegato obbligato per un brutto male, visto che i medici gli avevano dato appena 6 mesi di vita se non si operava e la Oerlikon Graziano, azienda dove Antonio ha lavorato per 27 anni, lo licenzia senza pietà. La Oerlikon Graziano ha circa 700 dipendenti a Rivoli, oltre 1.500 in Italia. I compagni di lavoro hanno subito proclamato uno sciopero per manifestare solidarietà al lavoratore e condannare il comportamento dell’azienda.

“Mi hanno fatto una visita e mi hanno dichiarato inabile, mi hanno costretto a tre settimane di ferie forzate. Poi lunedì scorso mi è arrivata la lettera di licenziamento”, racconta Forchione. “È una vergogna essere trattati così dopo 27 anni”, aggiunge l’uomo, “ero disposto a cambiare mansione, da parte mia non c’erano assolutamente problemi”.

È il terzo caso simile, accusano i sindacati della Fim, Fiom e Uilm, dopo quello di due delegati Fiom nelle fabbriche di Bari e di Sommariva Bosco. Non è possibile che nel 2017 accadano ancora queste vergogne in Italia.

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. A rileggerlo oggi, il primo articolo della Costituzione italiana fa una certa impressione.


Condividi:

Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo
che governano con l’inganno.
Non si rendono conto
della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono,
gli inganni non funzionano più.”
Google+