0

Una casa ed una città più intelligente grazie all’internet delle cose

internet of things-internet delle cose

Capita spesso di sentire parlare di internet of things e percepire questa nuova locuzione come qualcosa di futuristico, ma assolutamente inutile o poco concreto. Un progetto Europeo a cui partecipano anche centri di ricerca italiani e l’italianissima Arduino ci aiuta a capire come e perché dagli oggetti collegati in rete e dall’interazione tra le persone può nascere una casa ed una città più smart. Il futuro è già qui…

Attraverso casi e best practice abbiamo più volte sostenuto e verificato che la partecipazione è il tassello fondamentale di tutta l’architettura del nuovo web, che a sua volta supporta un nuovo modo di vivere la città. Se infatti questa è sempre stata una delle caratteristiche fondamentali di internet, è con le nuove piattaforme che diventa vero e proprio motore di sviluppo. Per Michael Wesch, docente di Antropologia Culturale presso la Kansas State University, siamo costretti a ripensare noi stessi e la nostra identità, perché noi siamo divenuti la macchina:

Web 2.0 is linking people…
…people sharing, trading and collaborating…

Il web di oggi ha imparato a disegnarsi e ad aggiustarsi utilizzando le applicazioni di un sistema emergente. Per emergenza si intende “idea che un ordine significativo emerga da sé nei sistemi complessi da molte parti interagenti” [1]. Le informazioni più utili e interessanti emergono dal mare magnum grazie all’azione degli individui che selezionano e redistribuiscono il materiale che essi ritengono più curioso e degno di attenzione . Ogni singolo utente può inserire nuovi documenti, questi si andranno ad aggiungere alla struttura del web e, con molta probabilità, verranno scoperti da altri utenti che, a loro volta, se li riterranno importanti, li rimetteranno in circolo mediante altri collegamenti.

L’individuo agisce come un “essere collettivo” dotato di una swarm-intelligence [2] (intelligenza distribuita o collettiva). Già Pierre Lévy[3] parlava di intelligenza collettiva nel momento in cui vedeva il consumo trasformarsi in un processo collettivo: nessuno può sapere tutto, ma ognuno può sapere qualcosa, quindi si possono mettere insieme i pezzi per creare una forma di intelligenza alternativa.

Le stesse applicazioni, pensate come soluzione di un problema “sociale”, sono progettate per essere modificate o, prendendo a prestito il termine usato da Granieri, hackerate[4]. Questo significa che è il contributo degli utenti che le migliora e le rende disponibili al miglioramento di altre applicazioni.

Nell’era dell’internet of things non si parla più semplicemente di scambio di informazioni, ma di scambio di azioni fisiche vere e proprie. Il progetto europeo Social&Smart – SandS, iniziato a novembre 2012, prende avvio con l’idea di creare un social network per la condivisione di processi fisici tra i suoi membri: un social network of facts. In pratica lo sviluppo di una infrastruttura fisica e di calcolo che permette alle persone di controllare i loro dispositivi ed elettrodomestici attraverso una rete.

Gli utenti saranno in grado di “iniettare” intelligenza nei loro apparecchi utilizzando il social network – piuttosto che incorporandola come si farebbe con un robot – per sviluppare istruzioni finemente sintonizzate. Questa infrastruttura consentirebbe al social network di produrre delle “ricette” di intelligenza computazionale, da spedire agli elettrodomestici attraverso una rete domestica locale.

Ma forse è bene fermarci un attimo e fare qualche esempio concreto per provare rendere lo senario un po’ più comprensibile. Come si generano le “ricette”? Ogni volta che un utente da indicazioni per un lavaggio in lavatrice o di pulizia delle casa, genera delle istruzioni. Al termine di ogni procedura lascia un feedback, così come ne lascia altri confrontandosi con gli utenti. Tutti i feedback lasciati dai membri del social network, più o meno esperti, confluiscono in un database di conoscenza open source, che può essere condiviso in modo proattivo e definito di volta in volta con altre persone che possiedono gli stessi o altri elettrodomestici intelligenti. Software come cicli di lavaggio o tempi di cottura non sono più una questione privata dei produttori di elettrodomestici, ma emergono dalla rete di conoscenza condivisa dai membri. La soluzione sociale si dimostra ancora la più conveniente: nel web c’è sempre qualcuno che ne sa più di te.

Bruno Apolloni, del Dipartimento di informatica dell’Università di Milano, dove si sta sperimentando il progetto, ci dice: “Oggi il discrimine tra cosa riguardi la città e cosa la singole case diviene abbastanza labile, più che altro affidato a questioni giuridiche anziché tecniche. Se ci poniamo l’obiettivo di un comfort generalizzato e sostenibile, allora possiamo fare riferimento ad un unico ecosistema urbano, che potremmo caratterizzare come Social&Smart, in cui gli elettrodomestici rappresentano una raguardevole fonte del comfort domestico e una altrettanto notevole voce del consumo di risorse energetiche e idriche e di inquinamento della falda acquifera”.

Quali sono infatti i vantaggi per l’ecosistema urbano?

  • l’adeguamento della condotta domestica alle esigenze della città, dalla riduzione dei picchi di carico elettrico, all’adeguamento alle disponibilità idriche e la riduzione del carico inquinante;
  • la interazione con vari episodi della vita cittadina, dalle condizioni atmosferiche che influenzano le ricette di cottura dei cibi o asciugatura dei panni, a fenomeni di traffico che modifichino lo scheduling di esecuzione delle ricette.

In progetto SandS è svolto da un consorzio di 8 partners tra i quali il Centro Tecnologico di CARTIF in Valladolid, nel quale è stato allestito una showroom dove 5 elettrodomestici sono pilotati dalla rete in risposta alle richieste di esecuzione di un compito da parte dell’utente, e l’azienda Arduino che produce le interfacce per connettere gli elettrodomestici alla rete. I laboratori di Arduino in Malmo [ abbiamo già parlato della città di Malmo, leggi il nostro articolo], unitamante a quelli del Dipartimenti di Informatica dell’Università di Milano, prototipizzano le sperimentazioni che vengono poi eseguite a regime in CARTIF.


[1] Buchanan, Nexus, cit. p.243

[2] Jenkins, H. 2007, Cultura Convergente, Milano, Apogeo

[3] Lévy, P. 2002, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Milano, Feltrinelli

[4] Granieri, G. 2006, La Società digitale, Roma, Laterza

(Fonte smartinnovation.forumpa)


Condividi:

Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *