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Uccidere in nome di chi?

religioni

“La religione autentica è fonte di pace e non di violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano. Quando in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società  si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce se stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa, e come da tale ferita si generi una umanità radicalmente impoverita, perché priva di speranza e di riferimenti ideali.

I cambiamenti avvenuti a partire dagli anni ’90 del secolo scorso hanno avuto come positivo effetto anche quello di creare le condizioni per una effettiva libertà di religione. Ciò ha permesso a tutti di offrire, anche a partire dalla propria convinzione religiosa, un positivo contributo alla ricostruzione morale prima che economica del Paese.

Non possiamo non riconoscere come l’intolleranza verso chi ha convinzioni religiose diverse dalle proprie sia un nemico molto insidioso, che oggi purtroppo si va manifestando in diverse regioni del mondo. Come credenti, dobbiamo essere particolarmente vigilanti affinché la religiosità e l’etica che viviamo con convinzione e che testimoniamo con passione si esprimano sempre in atteggiamenti degni di quel mistero che intendono onorare, rifiutando con decisione come non vere, perché non degne né di Dio né dell’uomo, tutte quelle forme che rappresentano un uso distorto della religione.

Vedere in ogni uomo e ogni donna, anche in quanti non appartengono alla propria tradizione religiosa, non dei rivali, meno ancora dei nemici, bensì dei fratelli e delle sorelle, perché chi è sicuro delle proprie convinzioni non ha bisogno di imporsi, di esercitare pressioni sull’altro: sa che la verità ha una propria forza di irradiazione. Tutti dipendiamo gli uni dagli altri, siamo affidati gli uni alle cure degli altri. Ogni tradizione religiosa, dal proprio interno, deve riuscire a dare conto dell’esistenza dell’altro.

Ogni volta che l’adesione alla propria tradizione religiosa fa germogliare un servizio più convinto, più generoso, più disinteressato all’intera società, vi è autentico esercizio e sviluppo della libertà religiosa. Questa appare allora non solo come uno spazio di autonomia legittimamente rivendicato, ma come una potenzialità che arricchisce la famiglia umana con il suo progressivo esercizio. Più si è a servizio degli altri e più si è liberi!

C’è un principio chiaro: non si può dialogare se non si parte dalla propria identità, sarebbe un dialogo fantasma! Ognuno di noi ha la propria identità, camminiamo insieme senza fare finta di averne un’altra, questo sarebbe relativismo, sarebbe ipocrisia. Ci accomuna la vita, la buona volontà di fare il bene ai fratelli e ciascuno offre all’altro la testimonianza della propria identità…..Sembra una partita di calcio, i cattolici da una parte, tutti gli altri dall’altra”…è l’ora di passare dalla tolleranza alla fratellanza”. Papa Francesco nel discorso ai leader religiosi all’università cattolica Nostra Signora del buon consiglio di Tirana (21/09/2014)


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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