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Traffico di organi umani, il business della vergogna

traffico di organi

Il traffico di organi umani è un problema globale. Migliaia di bimbi ogni anno spariscono all’improvviso, metà dei quali vengono ritrovati vivi o morti con qualche organo in meno e con profonde cicatrici sul corpo. I bimbi vengono usati come merce, come pezzi di ricambio umani. I più colpiti sono, ovviamente, i bambini poveri, quelli che dormono per strada. 

Ci sono inchieste, locali e internazionali, dossier interi di organizzazioni come l’agenzia vaticana Fides o l’UNICEF che raccolgono prove innumerevoli del traffico di organi e della mattanza di giovani e giovanissimi a tale scopo.

Traffico di organi umani un business da 1,4 miliardi di dollari

Ma cos’è il traffico d’organi? È il reclutamento, il trasporto, la ricezione di persone viventi o non viventi oppure di uno dei loro organi attraverso l’uso della forza e di minacce oppure il rapimento, l’inganno e l’abuso di potere. In sostanza la singola parte del corpo umano è trattata come una merce, da comprare o da vendere. E diventa turismo del trapianto se coinvolge il traffico di organi o il commercio di trapianti, o se le risorse dedicate a fornire trapianti per pazienti di un Paese al di fuori del proprio compromettono la capacità di uno stato di garantire servizi di trapianto alla propria popolazione.

L’Organizzazione mondiale della sanità stima in un anno 21.000 trapianti di fegato, 66.000 trapianti di rene, 6.000 trapianti di cuore eseguiti nel mondo. E almeno il 10% degli organi (circa 10.000), di fatto, non viene tracciato negli ospedali e nei centri specializzati. La fondazione statunitense Global financial integrity (specializzata nell’analisi dei “flussi finanziari illeciti”) contabilizza in 1,4 miliardi di dollari il mercato illegale dei trapianti.

Ci sono Paesi dove comprare e vendere organi è legale, ed il prezzo è deciso dai broker: un rene comprato in Yemen viene pagato 5 mila dollari per essere rivenduto a 60 mila; in Cina pagato 15 mila e venduto a 47 mila e 500, in Israele comprato a 10 mila e venduto per l’impianto anche a 135 mila. Spesso i mediatori fanno parte di associazioni criminali che trattengono una parte importante della somma di denaro richiesta al fruitore.

È un mercato pazzo. O meglio, un non-mercato. Un crimine contro l’umanità. I Paesi cardine del traffico di organi sono l’Egitto, il Pakistan, la Cina e le Filippine. Ma la “pratica” si sta ampliando anche in Turchia, Kosovo, Sudafrica, Brasile, Costa Rica.

Da leggere: I 10 Paesi più poveri del Mondo

La legge contro il traffico di organi in Italia e in Europa

Dal 7 gennaio 2017 il codice penale recepisce la legge 236 e con l’articolo 610-bis punisce (da 3 a 12 anni) “chiunque, illecitamente, commercia, vende, acquista ovvero, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, procura o tratta organi o parti di organi prelevati da persona vivente”. La pena da 3 a 7 anni scatta poi per chi “organizza o propaganda viaggi ovvero pubblicizza o diffonde, con qualsiasi mezzo, anche per via informatica o telematica, annunci finalizzati al traffico di organi o parti di organi”.

La Convenzione del Consiglio d’Europa contro il traffico degli organi umani è entrata in vigore nei primi cinque Stati che l’hanno finora ratificata: Albania, Repubblica Ceca, Malta, Repubblica Moldova e Norvegia.

La convenzione, il primo trattato internazionale volto a prevenire e combattere il traffico di organi umani, è stato firmato da altri diciassette stati, che non l’hanno ancora ratificata: Armenia, Austria, Belgio, Grecia, Italia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Polonia, Portogallo, Federazione Russa, Spagna, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito.

Grazie al documento dovrebbe essere possibile perseguire più efficacemente gli autori di tali reati e le organizzazioni criminali. Nel resto del mondo, purtroppo, non si può dire lo stesso.


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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