La classifica dei brand più influenti in Italia

Top brand in Italia

Quali sono i brand più influenti in Italia? La società di ricerche di mercato Ipsos ha presentato i risultati di “The Most Influential Brands”.

Si tratta di uno studio condotto in 19 paesi, e in particolare in Italia, dove è stato intervistato online un campione rappresentativo di 4.000 adulti, per comprendere l’impatto delle marche sulla nostra vita quotidiana. Le categorie coinvolte nell’indagine includono: food, automotive, travel, device, retail, digital-social, sport-fashion, tv & entertainment, telco, banking – insurance, QSR & supermarket, alcoholic drinks, soft drinks, editoria, coffee, utilities e betting. Continue Reading


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Rispettare i diritti di creativi e creator #LaRepubblicaDeiLadri





La categoria dei creators, cioè coloro che creano video originali e li pubblicano su YouTube, sono in rivolta contro numerose testate, tra le quali Repubblica, che traggono vantaggio ripubblicando i contenuti di questi youtuber sulle loro piattaforme senza citare nemmeno le fonti. Risultato: nessuna notifica allo youtuber, nessun credito, nessun vantaggio. L’Hashtag #LaRepubblicaDeiLadri ieri ha furoreggiato su Twitter.

“Cos’è #LaRepubblicaDeiLadri?
E’ anni che i siti d’informazione hanno preferito i buzz, le condivisioni e i social rispetto all’informazione vera e propria.
A noi, ovviamente, non interessa che questi siti d’informazione, con pochissime eccezioni, si siano trasformati, in pratica, in pagine virali. Possono scegliere qualunque strada vogliano intraprendere.
Ci interessa però che i nostri diritti di creator vengano rispettati: Repubblica, Rai, Il Fatto Quotidiano, quotidianamente scaricano i nostri video senza alcun avviso e li ricaricano sui loro server, appropriandosi della paternità del video e guadagnandoci sopra senza attribuire nulla ai legittimi proprietari.
E’ sempre la solita guerra di Davide contro Golia: noi, da soli e abbandonati anche da lacune legali che non difendono la nostra creatività, dall’altra dei colossi dell’informazione consci del fatto che non abbiamo le possibilità economiche per sobbarcarci spese legali.
Però noi ci siamo organizzati e #LaRepubblicaDeiLadri è la fionda di tutti noi creator per colpire, in maniera mediatica, questi colossi.
Per sensibilizzare al problema e per riappropriarci di un diritto, quello della creatività, che ci siamo ripresi grazie al Web ma che ci sta venendo di nuovo tolto”.

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L’Isis recluta l’80% dei militanti attraverso Twitter, Facebook e Youtube

Isis-internet-terrorismo

L’Isis adesca 8 membri su 10 attraverso i social media. Secondo il rapporto dell’Osservatorio delle fatwa takfiriste e delle opinioni estremiste, che fa parte della Dar al-Ifta egiziana, l’istituzione ufficiale che si occupa di promulgare sentenze religiose, “i siti web ascrivibili a queste organizzazioni sono saliti da 12 nel 1997 a 150mila nel 2015“. Un fenomeno “in crescita” quello del “terrorismo elettronico” che rappresenta “la causa principale della diffusione della violenza e dell’estremismo”.

Lo studio, intitolato “Il ruolo dei forum elettronici e dei social media nel reclutamento dei terroristi: loro pericolosità e le vie per eliminarli”, spiega che gli estremisti fanno ampio ricorso a questi mezzi poiché “costano poco”, e permettono “un enorme flusso di notizie e il reclutamento a basso costo”. Ma i social media sono usati anche per “facilitare il trasferimento di denaro tra i membri e ricevere le donazioni” , così come per “ingigantire gli effetti degli attacchi terroristici diffondendo rapporti che suscitano il terrore tra la gente e far perdere loro la fiducia nei proprio governi”. Dalla rete affluiscono le donazioni del mondo arabo-musulmano e dei simpatizzanti che vivono in Europa e in Occidente.

L’Osservatorio fa quindi appello a “creare un ente nazionale che si occupi di lotta al terrorismo via web e che sia dotato di ampi poteri per perseguire questi siti e chi vi è legato”, contrastando inoltre la loro azione con “altri siti che diffondano l’ideologia ortodossa”.

Tra i più importanti di questi social media figura Twitter che “mette a disposizione società virtuali mutanti che si creano automaticamente in occasione di grandi eventi”, come le operazioni terroristiche. Un recente studio della Brookings Institution ha dimostrato che solo nell’ultimo trimestre del 2014 i sostenitori dell’Isis hanno utilizzato almeno 46mila profili Twitter con una media di 1.000 seguaci ciascuno. Facebook “è utilizzato per il reclutamento di nuovi seguaci e per diffondere le idee”. Quanto a Youtube, costituisce “una piazza virtuale per l’addestramento e il suo compito essenziale è quello di dare spazio a video che possano essere visti da tutti”. Questo flusso continuo di messaggi attraverso i social alimenta la radicalizzazione degli individui, amplificata dalle immagini grafiche e dall’audio.

Giovane, uomo o donna che sia, scontento della società nella quale e vive appassionato dei social media: è il nuovo identikit del terrorista.

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Il futuro dei media e di internet è in Africa

Internet-Africa

L’Africa è una delle realtà più promettenti nel campo dei media grazie a un mercato ricco di opportunità e foriero di innovazioni. Questo argomento è stato un temi dei temi in discussione alll’ottava edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

Un miliardo di abitanti e 800 milioni di sim in circolazione. Con il 50% dei cittadini connessi a internet attraverso la rete mobile, usata anche per i pagamenti e trasferimenti di denaro, e una prospettiva di crescita degli investimenti nelle infrastrutture che raggiungeranno i 1,5 miliardi di dollari entro il 2015. Senza dimenticare la radio, ancora primo strumento di informazione in Africa, “tanto che rimane l’applicazione più scaricata sugli smartphone”, secondo Amadou Mahtar Ba (Senegal), fondatore della piattaforma AllAfrica e dell’Africa Media Initiative.

In Kenya, durante le elezioni presidenziali del febbraio 2013, la campagna elettorale si è animata su internet come mai prima di allora. Il primo dibattito in tv tra i candidati è stato un successo anche in rete, dove i cittadini hanno potuto seguirlo in diretta su YouTube e ha affrontato temi che erano stati scelti tra più di cinquemila domande proposte online.

È sicuramente difficile fare un discorso generale su un continente che comprende 54 Stati dalle storie diversissime e con una superficie totale di 30 milioni di chilometri quadrati. Possiamo però individuare alcuni trend comuni nei paesi subsahariani, ieri in coda in ogni classifica sullo sviluppo e oggi tra le economie più vitali al mondo.

La prima parola d’ordine è dunque crescita: l’Africa è un continente sempre più popoloso e per questo sempre più giovane. La popolazione, inoltre, sta diventando sempre più ricca grazie alla maggiore accessibilità delle risorse e alla straordinaria crescita economica di alcuni paesi chiave come il Kenya: nel suo intervento Mark Kaigwa, fondatore di Nendo, sottolinea come la classe media in Africa sia addirittura più ampia che in Cina.

Secondo Justin Arenstein, ex giornalista e ora imprenditore nel campo dei media in Sudafrica, la forza del giornalismo africano sta nella sua vicinanza al pubblico. I media africani, infatti, cercano costantemente un contatto diretto e provano davvero a capire quali siano le paure dei cittadini: l’aspirazione è quella di migliorare concretamente le loro vite fornendo strumenti che aumentino la democrazia e l’accesso alle risorse. Arenstein aggiunge che è “lontano dalla pornografia dei dati che si sviluppano strumenti nuovi”: a fonti inaccessibili e limiti tecnologici, il Ghana risponde con reportage realizzati a partire dalle segnalazioni via sms dei lettori e il team AfricanSkyCAM in Kenya investe in progetti all’avanguardia come l’utilizzo di droni per raccogliere più notizie. Niente di più diverso dal giornalismo tradizionale occidentale, oggi sommerso da un ammasso ingestibile di dati, e in cui il mercato è saturo. In Africa invece, anche se solo il 20% della popolazione è attualmente consumatrice di notizie, i numeri non potranno che aumentare data la continua espansione dell’accesso a Internet nelle case e lo sviluppo tecnologico più in generale.

Protagonista di questo sviluppo tecnologico sono i cellulari: l’Africa ospita un mercato telefonico in grande crescita con circa 800 milioni di sim in circolazione per un miliardo di abitanti. La diffusione di Whatsapp in Africa è, secondo Mark Kaigwa, uno degli aspetti più promettenti nel campo dell’informazione: senza la necessità di iscrizioni o login, come su Facebook e Twitter, quest’app è uno straordinario strumento di comunicazione tra pubblico e redazioni. Uno show televisivo keniano, ad esempio, invita il pubblico a inviare foto di automobilisti che commettono crimini stradali per sbeffeggiarli in onda. Nel 2013, inoltre, le elezioni presidenziali e l’attacco al Westgate hanno dimostrato che il legame tra i media e il loro pubblico è sempre più solido. In entrambi i casi, infatti, il coinvolgimento dei kenioti, che hanno inviato foto, aggiornamenti live o opinioni ha dimostrato che è possibile informare in modo diverso.

La sfida per i media africani, secondo Amadou Ba, CEO dell’African Media Initiative, “è ora quella di puntare non solo sullo sviluppo tecnologico ma anche su una rinnovata etica giornalistica per avere maggiore impatto sul pubblico e garantire qualità”.

Qui il video integrale della discussione.

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E se non ci fosse Google?

 

Spietato, il browser liquida il dramma con tre parole appena: “www.google.com non esiste“. Niente più ricerche sul web sotto l’inconfondibile logo multicolore, né Gmail, mappe o calendari. Addio alle foto di Picasa e ai documenti salvati online. E non è rimasto nemmeno un secondo di un video su YouTube per riprendere fiato dopo lo shock. Peggio ancora va al telefonino, che orfano di Android proprio non si accende, è condannato a un blackout senza speranza… Sì, svegliarsi un giorno senza Google sarebbe un grande incubo, una specie di apocalisse digitale. D’altronde il colosso di Mountain View appare a tutti indispensabile: già a maggio 2011 è stato il primo a raggiungere il miliardo di utenti unici al mese. E c’è riuscito perché con la sua galassia di servizi gratuiti ci ha attratti e viziati, consentendoci di porre a internet domande sempre nuove e, certo, di ottenere risposte all’altezza. In parallelo, però, s’è sviluppata una concorrenza agguerrita, che un po’ (un bel po’) ha emulato quell’offerta e in parte l’ha migliorata. Ecco perché, ipotizzando l’impensabile, se domani Google non esistesse non dovremmo rinunciare a nulla di ciò che siamo abituati a fare online. Basterebbe scegliere le alternative giuste. Queste.

RICERCA. Orfani di Google, non ci perderemmo nel web. Continueremmo a trovare ciò che ci serve. Grazie a questi motori.

Bing

Sviluppato dalla Microsoft con l’intento di rubare quote a Google, secondo i dati di ComScore già copre circa il 15 per cento del mercato americano contro il 66 per cento di Mountain View. E si va espandendo in diversi paesi del mondo, dove ha lanciato versioni beta, non definitive. Anche l’Italia ha la sua con tutta una galassia di servizi: immagini, video, shopping, notizie e mappe.

Dogpile

Dedicato a chi non vuole scegliere, a chi preferisce non accontentarsi di un singolo motore di ricerca. Questo promette infatti di aggregare i risultati più interessanti dei principali motori, per evitare di perdersi qualcosa di rilevante. La tecnologia si chiama «metasearch» ed è studiata per riuscire a interrogare più fonti contemporaneamente e in breve tempo.

DuckDuckGo

Intelligente tre volte. Capisce cosa gli stiamo chiedendo. Così, se digitiamo «age of Lady Gaga», mostra subito la risposta. Con qualche accorgimento, ci porta direttamente all’interno di un sito: scrivendo «!eBay hi-tech», con un punto esclamativo che precede la pagina da visitare, apre le inserzioni di tecnologia del sito di aste. Inoltre filtra lo spam.

IMMAGINI. Anche senza Google, la rete resterebbe una bacheca gigantesca di foto. Facili da trovare o modificare online, senza scaricare alcun software.

Picsearch

Motore di ricerca che può contare su un catalogo di oltre 3 miliardi di immagini. Velocissimo e ordinato nel presentare i risultati, permette di organizzare le immagini trovate in base alla dimensione. Proprio come fa Google.

Pixlr

Un completo editor online, ovvero un software di fotoritocco accessibile direttamente dal web. Una volta avviato si crea una nuova immagine, la si carica dal computer o da internet. Poi la si modifica come si preferisce e si salva il risultato finale.

Flickr

Ospita 5 miliardi di foto da tutto il mondo: è possibile caricarle tramite internet, smartphone, tavolette, persino dai software più famosi, dai blog o dai social network. E come in un social network è possibile commentare le immagini pubblicate dagli altri.

Photobucket

Il meccanismo è analogo a Flickr. Qui in home page sono visibili le immagini più popolari divise per categorie e quelle che stanno partecipando a simpatiche gare, come quella per la foto più divertente o quella che immortala il miglior ricordo d’infanzia.

MAPPE. Non solo per non perdersi, ma anche per scoprire in tempo reale quali sono i percorsi con meno traffico.

Waze

Un sistema di navigazione social. C’è, sì, la mappa completa delle città, con la possibilità di cercare un indirizzo preciso od ottenere indicazioni per un percorso, ma ci sono anche le segnalazioni degli utenti su chiusure di strade, ingorghi, lavori in corso. Se prenderà piede, diventerà insostituibile.

Navteq

Da un importante fornitore di cartografia digitale, una mappa accurata per cercare con rapidità punti di interesse, indirizzi, itinerari. E c’è pure il traffico stradale e autostradale.

TRADUTTORE. Per comunicare in tutte le lingue del mondo o leggere la versione in italiano di una pagina web.

Babelfish

Traduce una frase o un testo. Per un accesso più rapido la funzione è stata inclusa anche nella barra scaricabile di Yahoo!

WorldLingo

Un sistema completo per tradurre anche le inserzioni di eBay, gli sms, i messaggi di posta elettronica o interi documenti.

Frengly

Funziona bene anche se si prova a tradurre frasi dello slang locale. Incluse quelle meno eleganti.

NEWS. Per le notizie Google è l’indiscusso punto di riferimento. Ma ecco altri buoni metodi per informarsi.

Newsnow

Design spartano per un aggregatore efficace: temi (economia, politica, scuola, cronaca, sport), titolo della notizia, fonte e ora di messa in rete. Con la possibilità di scegliere le testate preferite o escluderne altre.

Ask

Basta digitare nella barra di ricerca «ultime notizie» per ricevere decine di suggerimenti e dritte sui migliori link per rimanere aggiornati. Oppure è possibile trovare news su un singolo argomento. È anche un ottimo motore di ricerca alternativo a Google.

DOCUMENTI. Scrivere testi, creare fogli di calcolo e presentazioni: come continuare a lavorare online anche facendo a meno dei popolari «Docs» di Google.

Zoho Sheet

Oltre 5 milioni di persone usano la piattaforma di Zoho per lavorare online. Fra i vari strumenti proposti c’è questo Sheet, uno strumento avanzato e completo per lavorare in rete con i fogli di calcolo.

Slideshare

Si caricano delle presentazioni ed è possibile visualizzarle direttamente online. In forma pubblica, accessibile a tutti, oppure privata, per un numero ristretto di persone. Così la protezione dei contenuti è garantita.

Office Web Apps

L’integrazione con Office, il pacchetto che include i programmi per videoscrittura, presentazioni e calcolo più noti, è semplice e funzionale. Anziché memorizzare il documento sul disco fisso del pc o su una pennetta usb, lo si salva direttamente da Word, Excel o PowerPoint all’interno dello SkyDrive, servizio cloud gratuito della Microsoft. Basta scegliere dal menu «File» la funzione «Condividi». A quel punto si potrà modificare il documento in qualsiasi angolo del mondo, magari assieme ai colleghi. Il servizio è disponibile anche per chi non ha Office.

APP. Android offrirà pure una scelta sconfinata di programmini per il cellulare e il tablet, ma non è l’unico.

MobiHand

Per chi non resiste a fare confronti, propone app per BlackBerry, iPhone, Symbian e Windows Phone. Con tante offerte speciali da tenere d’occhio.

Windows Marketplace

Lo store di applicazioni della Microsoft, completamente ridisegnato per funzionare anche con gli smartphone Nokia.

VIDEO. Oltre a YouTube la condivisione di filmati professionali e amatoriali ha altre piazze affollate sul web.

Dailymotion

In home page si trovano numerose proposte divise per temi, che spaziano dallo sport alla politica, fino ai  canali televisivi in diretta streaming.

Vimeo

Voluto da filmmaker e creativi, ha come punto di forza una community attiva e tanti contenuti originali.

CALENDARI. Per organizzare gli appuntamenti, tenerli d’occhio ovunque online, condividerli con amici e colleghi.

Deadline

Il suo nome significa scadenza. Interfaccia intuitiva, funzionamento e modifiche rapide. Gli si possono anche mandare promemoria via email.

Meet-o-matic

Si programma un meeting, si manda l’invito ai partecipanti e si consulta in rete chi ci sarà e chi no.

(Fonte mytech.panorama)

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