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Earth Day 2013: Proteggiamo il solo Pianeta sul quale possiamo vivere

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La Terra la si rispetta, ama, osserva e preserva ogni giorno, con piccoli, piccolissimi gesti. Il WWF celebra oggi la giornata mondiale della Terra, il 43mo Earth Day, mostrando i numeri del nostro pianeta, con la sua grandissima ricchezza di vita e di risorse ma anche con le tante minacce che ogni giorno mettono a rischio l’equilibrio tra Uomo e Natura dovute alle nostre crescenti pressioni sui sistemi naturali, dai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità.

Tra i dati che l’associazione ha raccolto si ricorda si ricorda come nel 2011 le emissioni globali sono incrementate del 3%, raggiungendo la cifra più alta delle emissioni annuali antropogeniche sin qui prodotta pari  a  34 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, a gennaio 2013 a una concentrazione di CO2 nell’atmosfera record di 395 parti per milione. Il 2012 inoltre ha fatto registrare la massima riduzione della superficie della banchisa estiva artica dal 1979. La perdita netta annuale di aree forestali tra il 2000 ed il 2010 è stata di 5,2 milioni di ettari, un’area pari alle dimensioni del Costa Rica. Circa 5mila tonnellate di pesce viene pescato dagli stati europei ogni anno con metodi di pesca ad elevato impatto per la biodiversità. Preoccupante anche la situazione di molte specie tra cui le tigri, di cui ne sopravvivono in natura solo 3.200, dopo che ne abbiamo ‘perso’ ben il 97%, mentre i 20.000-25.000 individui di orsi polari rimasti sono fortemente minacciati dai cambiamenti climatici.

Il Pianeta in numeri

Cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico è una delle più gravi crisi globali che il mondo si trova ad affrontare, sta minacciando in modo sempre più rapido e violento ecosistemi, specie e la vita di milioni di persone ed è dovuto principalmente alle attività umane. Un allarme oggi condiviso non solo dagli ambientalisti ma anche dalla maggior parte della comunità scientifica internazionale e dai grandi organismi internazionali delle Nazioni Unite  (dall’UNEP all’UNESCO, dalla  FAO all’UNDP ecc), la Banca Mondiale, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, L’OCSE, il World Economic Forum. Ecco una sintesi degli ultimi dati della scienza:

SEMPRE PIU’ CALDO: Il 2012 è stato il nono anno più caldo dal 1880. I 10 anni più caldi negli ultimi 132 si sono verificati tutti dal 1998 a oggi. Secondo i dati della NASA la temperatura media nel 2012 è stata pari a 14,6 °C, circa 0,55 °C più alta rispetto alla media del Novecento.  Mediamente, la temperatura della superficie terrestre è aumentata di 0,8 °C dal 1880 ad oggi, e buona parte del cambiamento si è verificato negli ultimi 40 anni.

ARIDA AMAZZONIA: Un’area pari alla superficie della California nella meravigliosa foresta tropicale amazzonica non sembra più capace di riprendersi dagli effetti dei numerosi periodi di siccità subiti negli ultimi anni con sempre maggiore frequenza. Nell’estate del 2005 un’area di oltre 700.000 chilometri quadrati ha subito una siccità molto grave, che ha causato modificazioni nel fogliame, perdita di rami e di alberi interi. Metà di quest’area non e’ riuscita a riprendersi fino al 2010, anno in cui si è verificata un’altra importante siccità. La siccità del 2010 ha causato emissioni calcolate fra 1,2 e 3,4 miliardi di tonnellate di carbonio. Quindi la foresta che normalmente costituisce un serbatoio di carbonio quando è sottoposta a stress termici diventa una fonte di carbonio causando un feedback positivo per l’incremento dell’effetto serra.

BANCHISA ARTICA, SEMPRE DI MENO: Il 2012 ha fatto registrare la massima riduzione della superficie della banchisa estiva artica dal 1979, da quando cioè esistono rilevamenti satellitari. A settembre 2012 la superficie dei ghiacci marini artici è stata di 3.41 milioni di chilometri quadrati, 760.000 kmq in meno del precedente record registrato il 18 settembre del 2007 (un’area grande quanto lo stato del Texas). Il record 2012 registra 3.29 milioni di kmq in meno della media minima del periodo 1979-2000, quasi due volte l’Alaska.

EMISSIONI GLOBALI, SEMPRE DI PIU’: Nel 2011 le emissioni globali sono incrementate del 3%, raggiungendo la cifra più alta delle emissioni annuali antropogeniche sin qui prodotta, pari a ben 34 miliardi di tonnellate. Nel gennaio 2013 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto la cifra record di 395 parti per milione (erano 315.98 ppm nel 1959, il primo anno in cui ebbe luogo una raccolta di dati strumentale durata per l’intero anno; 348.98 ppm nel 1987, l’ultimo anno in cui questa cifra rimase sotto il limite delle 350 ppm raccomandato dai maggiori studiosi; di 363.47 ppm nel 1997 quando fu approvato il Protocollo di Kyoto). L’incremento delle emissioni da combustibili fossili è aumentato del 5.9% nel 2010 per un totale di 9.1 miliardi di tonnellate di carbonio emessi (che costituiscono 33.4 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio). Sono i più alti mai raggiunti nella storia umana e costituiscono il 49% in più rispetto al 1990.

MARE ALTO, RISCHIO + 1 METRO: Un riscaldamento delle temperature medie della superficie globale terrestre di 4°C superiore all’epoca preindustriale provocherebbe un innalzamento del livello dei mari da mezzo metro a un metro e forse più entro il 2100. Limitare l’incremento della temperatura a soli 2°C potrebbe avere come effetto un innalzamento del livello dei mari intorno ai 20 centimetri. Ma con la nostra incapacità di agire stiamo mettendo a rischio la possibilità che i leader di tutto il mondo avevano sottoscritto a Copenaghen nel 2009, di impegnarsi a mantenere sotto i 2° C l’incremento della temperatura.

CLIMA E METEO, LEGAME ESTREMO: Il climatologo Jim Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, nel suo editoriale sul “Washington Post”, 4 agosto 2012 ha scritto: “Quando ho testimoniato davanti al Senato nella calda estate del 1988, ho dato l’allarme sul tipo di futuro che il cambiamento climatico avrebbe significato per noi e per il nostro pianeta. Ho illustrato le gravi conseguenze dovute a temperature costantemente in aumento, dovute all’utilizzo dei combustibili fossili da parte dell’umanità. Ma vi devo confessare una cosa: sono stato troppo ottimista.” Un suo recente studio sulla correlazione tra eventi meteorologici estremi e cambiamenti climatici documenta che dal 1951 le anomalie delle temperature medie stagionali si sono spostate verso temperature più elevate e la gamma delle anomalie è aumentata. Il caldo estremo, che ha interessato una porzione della superficie terrestre di poco inferiore all’1% nel periodo di riferimento 1951-1981, interessa ora circa il 10% della superficie terrestre.

Le specie simbolo

Elefanti: Oggi due rappresentanti di questi animali antichi sopravvivono e sono l’elefante africano, che rappresenta il più grosso mammifero terrestre e l’elefante asiatico, il suo cugino più piccolo, minacciati dal bracconaggio e dal commercio di avorio. Avorio proveniente da 2.500 elefanti è stato confiscato nel solo 2011. Nel bacino del Congo gli elefanti di foresta stanno precipitando verso l’estinzione : negli ultimi 10 anni il 62% della popolazione è stata massacrata.

Orso polare: Oggi si stimano solo 20.000-25.000 individui fortemente minacciati dai cambiamenti climatici.

Panda gigante: Oggi nel mondo ci sono meno di 1600 panda e di questi 1000 vivono nelle aree protette create dal WWF in collaborazione con il governo cinese.

Rinoceronti: Oggi delle 30 specie ne rimangono 5 che vivono in Asia e Africa. I rinoceronti asiatici sono divise in tre specie diverse: quello indiano, di Giava e di Sumatra. In totale sono 3.200 individui che vivono in piccole aree isolate, di questi quelli di Giava sono solo 60 esemplari e rischiamo l’estinzione. I rinoceronti africani sono di due specie, il rinoceronte nero che) si trova in grave pericolo di estinzione e il rinoceronte bianco, che invece fortunatamente sta sopravvivendo soprattutto nelle aree protette. 60.000 dollari al chilo è il prezzo raggiunto in media per un corno di rinoceronte.

Gorilla: continua in Africa il bracconaggio verso  i grandi primati. Già minacciati dalla distruzione delle foreste, la carne di gorilla è ancora oggi commercializzata in Africa e nel mondo. Come se questo non bastasse gli appetiti delle multinazionali del petrolio stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di luoghi eletti per la conservazione di queste specie, come il Parco nazionale del Virunga dove vivono gli ultimi gorilla di montagna, ne restano al mondo solo 786 . Secondo le stime dell’UNEP se continua il l’attuale tasso di bracconaggio e di distruzione degli habitat  tra 10/15 anni  i gorilla saranno estinti.

Tartarughe marine: Si stima che ogni anno circa 150mila tartarughe marine finiscano catturate negli attrezzi da pesca nel Mediterraneo e che di queste oltre 40.000 muoiano.

Tigre: Oggi abbiamo perso il 97% delle tigri selvatiche, e non sono rimasti che 3.200 esemplari in tutto il mondo.

Foca monaca: se ne contano infatti solo circa 500 esemplari, distribuiti tra la Turchia, la Grecia, il Marocco, Sahara occidentale, Mauritania e le Isole di Madeira.

Orso bruno: la popolazione alpina si stima sia di 45-48 individui e di una trentina la popolazione appenninica di orso bruno marsicano.

Risorse naturali

FORESTE: Le foreste coprono il 31% di tutte le terre emerse. Le foreste forniscono la ‘casa’ per oltre 300 milioni di persone nel mondo. Il commercio mondiale dei prodotti forestali è stato valutato attorno ai 379 miliardi di dollari soltanto nel 2005. Le foreste ospitano l’80% della biodiversità terrestre. La vita di 1.6 miliardi di persone dipende dalle foreste e dai servizi che gli ecosistemi forestali offrono. Le foreste coprono una superficie di quasi 4 miliardi di ettari, oltre il 31% delle terre emerse. Una porzione di natura ineguagliabile, e oggi sempre più a rischio. La perdita netta annuale di aree forestali tra il 2000 ed il 2010 è stata di 5,2 milioni di ettari – un’area pari alle dimensioni del Costa Rica – una cifra inferiore rispetto al decennio precedente, che era stata di 8,3 milioni di ettari l’anno ma pur sempre preoccupante. La zona più colpita è stata il Sudamerica con circa 4,3 milioni di ettari di foreste persi all’anno, seguita dall’Africa che ne ha persi circa 4 milioni di ettari e l’Asia con poco meno di 2,5 milioni di ettari. Secondo l’ultimo rapporto sullo stato delle foreste curato dalla FAO, il Forest Resource Assessment, ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foreste naturali. In un decennio abbiamo perso un’estensione di foreste pari a 940 mila kmq: una foresta grande come l’intero Egitto. Gli scienziati stimano che, dall’inizio del ventesimo secolo, sia stato perduto oltre il 50% dell’estensione originale delle foreste pluviali e ciò che ne rimane sta scomparendo a un ritmo allarmante

MARI: Il 71% della superficie del Pianeta è coperta dagli oceani. Eppure questa enorme distesa d’acqua oggi è in pericolo: pesca eccessiva e inquinamento stanno provocando il crollo delle popolazioni marine ai livelli più bassi della storia e lo scardinamento di delicatissimi ecosistemi marini. Oggi meno dell’1% degli oceani è protetto: uno degli obiettivi principali del WWF è proprio aumentare questa percentuale attraverso l’istituzione di una serie di aree protette. Circa 5mila tonnellate di pesce viene pescato dagli stati europei ogni anno con metodi di pesca ad elevato impatto per la biodiversità

ACQUA DOLCE: Soltanto il 3% di tutta l’acqua della Terra è acqua dolce, e più della metà di questa percentuale si trova congelata nei ghiacciai. A fiumi e laghi non resta che lo 0.3%: una quantità piccolissima, se si pensa che l’atmosfera contiene in tutto 0.04% di acqua. Una risorsa che però oggi è sempre più a rischio: circa 2/3 delle zone umide d’Europa sono scomparse negli ultimi 50 anni, e quelle che rimangono sono minacciate dall’inquinamento diffuso dell’agricoltura o dagli scarichi industriali e civili.

ATMOSFERA: le foreste del Pianeta sono in grado di immagazzinare mille miliardi di tonnellate di carbonio, ovvero il 50% in più della concentrazione di carbonio contenuta nell’atmosfera, contribuendo a garantire l’equilibrio climatico mondiale.

CIBO: delle oltre 7 mila specie che l’uomo ha coltivato attraverso i secoli, oggi SOLO 150 specie di piante compongono la dieta della maggioranza della popolazione del mondo. Di queste solo 12 forniscono oltre il 70% dei prodotti alimentari e 4 specie (riso, mais, frumento e patate) costituiscono oltre il 50% dell’approvvigionamento mondiale di cibo.

MEDICINE: l’80% della popolazione mondiale utilizza prodotti medicinali naturali. Dei 150 farmaci più prescritti negli Stati Uniti, 118 derivano da fonti naturali (74% da piante, 18% da funghi, 5% da batteri, 3% da serpenti).

POPOLAZIONE: Nel 1960, la popolazione mondiale ha raggiunto i tre miliardi. Da allora il ritmo di crescita è andato accelerandosi: siamo cresciuti di un miliardo all’incirca ogni 13 anni fino a toccare la cifra di 7 miliardi alla fine del 2011. Una delle conseguenze di tale incremento demografico è che le necessità umane hanno oltrepassato le capacità di supporto degli ecosistemi, siano foreste, riserve ittiche, pascoli, acquiferi o suoli. Una volta che la domanda supera la capacità di questi sistemi naturali, la parte in eccesso può essere soddisfatta solo erodendo la base della risorsa stessa, ovvero si intacca il capitale e non gli interessi. Eccesso di aratura, sovrappesca, supersfruttamento delle falde, taglio della vegetazione e deforestazione, supersfruttamento dei pascoli. Tutti questi eccessi insieme stanno minando le basi stesse della nostra civiltà. La conseguenza, che non molti di noi, inclusi i leader politici, considerano nella giusta misura, è che con un tasso di crescita demografica annuo del 3%, nel giro di un secolo, avremo una popolazione umana 20 volte superiore a quella attuale. Se la popolazione mondiale manterrà questo tasso di crescita, secondo le Nazioni Unite raggiungerà i 9,3 miliardi entro il 2050, un incremento pari a 2,3 miliardi. Stiamo rapidamente superando la capacità della Terra di sostenere la nostra crescita demografica e la pressione dei nostri consumi.

BIODIVERSITA’: La biodiversità nel mondo ha dei numeri impressionanti. Fino a oggi sono state descritte oltre 1 milione e 700 mila specie, ma in realtà si ipotizza che ne possano esistere dai 5 ai 10 milioni, secondo alcuni molte di più’: moltissime specie quindi aspettano di essere scoperte! Le specie animali sono circa 1.318.000, di cui 1.265.000 invertebrati e 52.500 vertebrati (2.500 pesci, 9.800 uccelli, 8.000 rettili, 4960 anfibi, 4.640 mammiferi). E poi 10.000 specie di batteri, 72.000 specie di funghi, 50.000 specie di protisti (micro organismi unicellulari)  270.000 specie di piante. Tutto questo forma l’alfabeto del meraviglioso linguaggio della biodiversità.

Gianfranco Bologna Direttore scientifico del WWF Italia ricorda “Le giornate celebrative come quella del 22 aprile aiutano a ricordare a tutti la fragilità della Natura e i drammatici effetti della crescente pressione che esercitiamo su di essa e come sia ormai necessario cambiare rotta verso una nuova economia che metta al centro il capitale naturale, senza il quale non può esservi benessere e sviluppo economico per alcuna società umana. Il forte appello che lanciamo, anche in occasione della giornata della Terra, al mondo politico ed economico è che è giunto il momento di modificare profondamente i nostri modelli economici: senza la natura e la ricchezza della vita sul Pianeta la civiltà umana non ha futuro.


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La lotta al bracconaggio per salvare le tigri

Il WWF lancia il rilascio il cortometraggio “Confessioni di un ex-bracconiere” che mette in evidenza il bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche. Interviste con due ex bracconieri in Cambogia danno spunti su questo mondo illegale dove le foreste diventano terreno di caccia per i cacciatori di frodo e le tigri diventano i loro mezzi di sussistenza. Il documentario discute anche le misure necessarie ad arginare il bracconaggio nel cuore della foresta, come l’importanza di fornire la prima linea di protezione delle tigri, i Rangers che lavorano nelle aree protette e le comunità locali stesse, con gli strumenti giusti per sradicare il bracconaggio. I ranger sono essenziali per ottenere il bracconaggio Zero, ma non sono sempre pienamente apprezzati per il loro importante ruolo e per questo il WWF lancerà un’azione speciale per la Giornata internazionale dei Rangers il 31 luglio per onorare questi eroi non celebrati.

Con solo 3.200 tigri selvatiche che vivono in Natura il bracconaggio è il pericolo più immediato per la specie oggi. Tuttavia un ulteriore serio fattore che contribuisce alla loro diminuzione è il diffuso declino della foresta che contiene le sue prede naturali – cervi, cinghiali e bovini selvatici. Una tigre ha bisogno di mangiare l’equivalente di un cervo di medie dimensioni ogni settimana per sopravvivere e senza cibo adeguato, la popolazione della tigre declina molto veloce. Troppe foreste dell’Asia sono classificati come ‘foreste vuote “– gli alberi sono lì, ma gli animali se ne sono andati. Una strategia anti-bracconaggio, pertanto, deve essere mirata a tutelare sia la tigre che le sue prede.

I bracconieri molto spesso si concentrano sulle prede della tigre piuttosto che sulle tigri stesse, visto che le preda sono ricercate dai bracconieri per rifornire il mercato alimentare locale. Molte di queste specie preda sono esse stesse in pericolo di estinzione e sono spesso trascurate dagli sforzi di conservazione, tuttavia, possono beneficiare anche loro della protezione supplementare concessa alla tigre.

“Senza la protezione delle prede della tigre dal bracconaggio e dal degrado delle foreste, raggiungere l’obiettivo di raddoppiare numero di tigri selvatiche entro il 2022, come stabilito a San Pietroburgo da 13 paesi chiave nel 2012,  è impossibile”, ha dichiarato Mike Baltzer, Leader del Tigers Alive Initiative del WWF. “La sopravvivenza delle prede è la chiave per la sopravvivenza della tigre.”

“E’ impensabile e inaccettabile che si estingua la tigre. Ognuno deve adoperarsi perchè ciò non avvenga e l’Italia come paese tra i maggiori consumatori di legname, carta e caffè’ e vari altri prodotti provenienti dalle foreste abitate delle tigri, come quelle di Sumatra, deve impegnarsi per garantire la gestione sostenibile di questi prodotti e la conservazione delle tigri perchè una foresta senza tigri sarebbe come Roma senza il Colosseo” ha dichiarato Massimiliano Rocco responsabile Specie WWF Italia.

La lotta al bracconaggio richiede alti livelli di sicurezza gestiti professionalmente ma questo è difficile se la comunità locale è contro il parco o le tigri e appoggia i  bracconieri contro anche i più addestrati e motivati rangers che sono in prima linea per proteggere le tigri. Per questo il WWF porta avanti un progetto a lungo termine nel sud della Thailandia, lavorando intensamente con le comunità locali che vivono intorno al Kuiburi National Park dove il bracconaggio si è ridotto di quattro volte e ha raddoppiato la popolazione delle preda della tigre. Il progetto dimostra chiaramente che quando le comunità locali sono ben mobilitate possono essere una forza molto potente ed essenziale contro il bracconaggio.

Lavorare per portare il bracconaggio a zero richiede un intervento serio del Governo. Il dossier “Crime Wildlife Scorecard: Valutazione e applicazione degli impegni CITES per tigri, rinoceronti e elefanti”  pubblicato lunedì scorso denuncia che più di 200 carcasse di tigre sono sequestrate dal commercio illegale ogni anno e che la maggior parte dei paesi sono ben lontani dal fornire protezione contro il bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche, in particolare per quei paesi come la Cina e Vietnam dove i commercianti sanno che c’è una forte domanda di prodotti a base di tigre.

Il traffico illegale di specie selvatiche (wildlife) è una delle principali cause di perdita di biodiversità nel mondo: ogni anno, centinaia di milioni di specie animali e vegetali rare vengono prelevate dal loro ambiente e vendute a peso d’oro sui mercati clandestini, per un giro d’affari stimato in centinaia di miliardi di dollari. I paesi sviluppati hanno uno stile di vita che “consuma la natura” in modo sempre crescente e questo determina un aumento dei traffici di specie animali e vegetali.

Parte di questo mercato è legale, ma una gran parte non lo è ed ha costi altissimi per la sopravvivenza di migliaia di specie selvatiche a rischio di estinzione. Mette una seria ipoteca sul nostro stesso futuro. Per la sua natura, è impossibile ottenere dati precisi sull’entità del traffico illegale di wildlife, ma la tendenza indica che si aggiri sulle migliaia di milioni di dollari, con ipotesi che arrivano anche ai 10 o ai 20 miliardi all’anno.

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Nasce Tv Popolare la nostra televisione

Dimenticate la solita televisione: quella che ogni sera disperatamente scrutate, scanalando nella speranza di intercettare qualche scampolo di qualità. E dimenticate anche, già che ci siete, l’indirizzo milanese di via Paleocapa 3, storica sede legale di Mediaset e simbolo dell’esondazione berlusconiana nell’universo catodico. Dopodiché spostatevi di pochi metri, e al numero 6 troverete gli uffici di Tv Popolare, primo tentativo nostrano di «promuovere la realizzazione di un’emittente indipendente e innovativa che goda di ampio sostegno della partecipazione civile», come recita l’articolo quattro dello statuto ufficiale. Pare un sogno dal forte retrogusto grillesco o anche, con un pizzico di cinismo, una prospettiva con fragili probabilità di successo l’idea di realizzare una rete sul triplice fronte digitale, satellitare e Web dedicata «a contenuti di qualità proposti da cittadini e organizzazioni impegnate nel sociale». Invece è un progetto studiato a lungo e in ogni dettaglio: «Ci lavoriamo dal 2001», racconta Davide Scalisi: «Con un gruppo di amici, professionisti nel campo dei mass media, abbiamo immaginato una tv generalista dove comuni cittadini e associazioni dedicate a temi di varia natura (dall’alimentazione biologica alla finanza etica, dalle energie alternative alla medicina non convenzionale, ndr.) possano costruire programmi ad hoc senza limitazioni o censure». Una prospettiva applaudibile, illustrata così. Ma che sbatte, a prima vista, contro il solito, antico problema: chi mette i soldi, in tempi tanto aridi di finanziamenti? «Semplice», a sentire i vertici di Tv Popolare: «Per avviare le trasmissioni servono 1 milione 350 mila euro, e noi li stiamo raccogliendo su tre fronti: la partecipazione diretta di 20 mila italiani, i quali dovranno versare 25 euro a testa l’anno, il contributo di strutture profit e no profit (tra le contattate: Emergency, Slow Food e Wwf) pronte a finanziare segmenti di palinsesto, e sponsor operativi nel ramo del business sociale, che vedono nella start up un propulsore per il loro giro d’affari».

 

 
Il piano, a questo punto, sarebbe quello di concludere la sottoscrizione popolare entro fine 2012, dopodiché dovrebbe decollare il vero lavoro. «In cantiere», dice Scalisi, «abbiamo 20 puntate interattive sulle energie alternative, che porteranno alla stesura di un nuovo piano energetico nazionale». Mentre altre 24 puntate, anch’esse con un titolo da definire, «saranno riservate al turismo responsabile e alle sue infinite declinazioni». L’aspetto più innovativo, in questo scenario assai correct, sarà che ogni decisione presa dal comitato direttivo e da quello editoriale di Tv Popolare (strutture nelle quali siederanno i rappresentanti delle associazioni e dei cittadini, ma per fortuna del pubblico anche esperti di comunicazione) dovrà passare al vaglio di referendum on line, dove esprimeranno le loro opinioni tutti i soci dell’emittente. «Dopodiché», sottolinea Marco Maccarini, ex veejay di Mtv coinvolto nell’avventura, «potremo finalmente riconoscerci in ciò che scorre sul piccolo schermo». Certo, va aggiunto, anche qui i telespettatori dovranno accettare la presenza di spot pubblicitari. Ma, assicura Scalisi, «occuperanno massimo tre minuti l’ora». Un piccolo sacrificio per una buona causa.

(Fonte gliantennati )

Partecipa al cambiamento, per saperne di più ed associarti al progetto clicca qui

“Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto.” (Karl R. Popper) Un classico che ha suscitato un dibattito inesauribile e oggi è più che mai attuale, un una nuova edizione arricchita da un saggio introduttivo di Giancarlo Bosetti e dai testi di John Condry, Karol Woytila, Raimondo Cubeddu e Jean Baudoin.

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Living Planet Report 2012, stiamo spremendo il Pianeta

Foto André Kuipers

 

Il rapporto 2012 del Living Planet Report del WWF, arrivato alla nona edizione, ci mette in allarme sulla stato di salute del nostro Pianeta. Con il nostro attuale livello di consumo, la Terra necessita di un anno e mezzo per produrre e ricostruire le risorse naturali che l’umanità utilizza in solo 1 anno. Possiamo ancora invertire questo trend attraverso scelte migliori che vedano l’economia, i modelli produttivi e gli stili di vita porre al centro il valore del capitale naturale.

Noi tutti ben conosciamo la cruda serie di grafici che illustra nel dettaglio le modalità con cui stiamo indebolendo le risorse e la resistenza della Terra. La pressione che esercitiamo sul Pianeta e il conseguente declino dello stato di salute di quelle foreste, fiumi e oceani che rendono possibile la nostra stessa esistenza. Viviamo come se avessimo un altro Pianeta a nostra disposizione. Utilizziamo il 50% in più delle risorse che la Terra può fornire e se non cambieremo il corso delle cose, entro il 2030, anche due Pianeti non saranno più sufficienti.

Analogamente all’andare in rosso su un conto corrente, nello stesso modo si depurano le risorse naturali. Agli attuali livelli di consumo, molti ecosistemi arriveranno al collasso ancora prima di aver visto completamente esaurite le proprie risorse. Le conseguenze dell’eccesso di gas a effetto serra, che non riescono ad essere assorbiti dalla vegetazione, sono già visibili: l’aumento dei livelli di CO2 nell’atmosfera sta causando un innalzamento delle temperature medie globali, i cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani.

La deforestazione, circa 13 milioni di ettari di foresta sono stati eliminati ogni anno tra il 2000 e il 2010, e il degrado delle foreste attualmente provocano fino al 20% delle emissioni antropogeniche di biossido di carbonio, la terza maggiore causa di emissione dopo il carbone e il petrolio.

Cambiare si può, possiamo creare un futuro che fornisca risorse alimentari, idriche ed energetiche ai 9, o forse 10, miliardi di persone che abiteranno il Pianeta nel 2050. Siamo in grado di produrre il cibo di cui abbiamo bisogno. Le soluzioni si trovano nella riduzione dei rifiuti, nel miglioramento dell’utilizzo delle sementi e delle tecniche di coltivazione; nel rendere nuovamente produttivi i terreni degradati; nel modificare le abitudini alimentari.

Tecniche d’irrigazione più intelligenti e una migliore pianificazione possono, per esempio, contribuire a un utilizzo più efficiente delle risorse idriche. Siamo in grado di soddisfare il nostro fabbisogno energetico per mezzo di fonti pulite e abbondanti, quali l’eolico e il solare. Dobbiamo imparare a aumentare l’efficienza energetica di edifici, autoveicoli e fabbriche per dimezzare la quantità totale di energia impiegata.

La prospettiva di “Un solo Pianeta” (One Planet) del WWF propone soluzioni per gestire, governare e dividere il capitale naturale nei limiti ecologici della Terra. Il WWF richiede scelte migliori lungo tutto il sistema di produzione e consumo, sostenute da un riordinamento dei flussi finanziari e da una più equa gestione delle risorse. Che poi e’ quello che tutti noi desideriamo per non vederci scomparire insieme a questo nostro splendido Pianeta.

In questo incredibile video l’espansione e l’impatto delle flotte pescherecce mondiali dal 1950 al 2006. L’incremento di quasi cinque volte nel pescato mondiale, che e’ passato dai 19 milioni di tonnellate del 1950 agli 87 milioni di tonnellate nel 2005, ha lasciato molte aree di pesca ormai fortemente sovrasfruttate.

 

Scarica il rapporto completo LIVING PLANET REPORT 2012 – sintesi  in italiano

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L’Ora della Terra vogliamo un Mondo diverso

Tutto il Mondo sabato 31 marzo dalle 20,30 alle 21,30, unito per 60 minuti a luci spente, per sostenere Earth Hour un‘iniziativa lanciata dal Wwf per sensibilizzare il mondo intero sui temi ambientali.

Tutti sono invitati a spegnere le luci elettriche per riflettere sui cambiamenti climatici, sul consumo di energia e sulla possibilità di un futuro sostenibile per l’intero pianeta.

Tutto ha avuto inizio a Sidney nel 2007 e da allora lo spegnimento dei monumenti e dei luoghi più simbolici delle città come messaggio di sostenibilità ambientale ha fatto il giro del mondo.

La ‘ola’ di buio si è diffusa in ogni angolo del pianeta e nel 2011 è letteralmente esplosa, complice il tam-tam su web e social media, coinvolgendo quasi 2 miliardi di persone, 5200 città e centinaia di imprese e organizzazioni in 135 Nazioni.

“L’Ora della Terra non è un momento rituale. E’ una chiamata all’azione”, spiega Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia, “il mondo è già pronto per un futuro diverso, all’insegna della sostenibilità”.

Anche se a dire il vero, l’ultima conferenza avvenuta in questi giorni di Planet Under Pressure, (Pianeta sotto pressione), tenutasi a Londra nella quale più di 3.000 scienziati hanno fatto il punto sull’impatto delle attività umane sul pianeta e sulle ricadute dei cambiamenti climatici sulla sicurezza alimentare e idrica, e più in generale sulla salute umana, lancia un allarme “siamo vicinissimi a un pericoloso punto di non ritorno”. Serve uno stile di vita più sostenibile e in fretta!

Mondoallarovescia.com aderisce con gioia all’iniziativa, e suggerisce a tutti di scaricare il Banner Earth Hour da inserire nei siti o blog.

Impegniamoci tutti per dare un Mondo migliore ai nostri figli!

Siamo tutti peccatori.
C’è chi butta la carta nel bidone della plastica, chi tiene aperta l’acqua mentre si lava i denti, chi non ha mai preso un tram in vita sua, chi si scorda sempre la tv accesa, chi ordina papaya dal Messico, chi tiene la casa in un clima equatoriale, chi mangia fragole a Capodanno.
Perché in Terra nessuno è perfetto. Tutti commettono qualche peccato verde.
L’importante è “confessare” e convertirsi ad una maggior cura dell’ambiente.

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