Ecco come procurarsi facilmente documenti falsi, denaro e armi sul web

deep web

Dopo gli attentati di Parigi del tredici novembre, vicino ad uno dei cadaveri degli attentatori presso lo Stade de France è stato ritrovato un passaporto Siriano.

Una fotografia dello stesso passaporto è stata scovata dal quotidiano serbo Blic, il quale inoltre afferma che il possessore, Ahmad Almohammad, sarebbe entrato in Serbia dalla Macedonia per poi proseguire il suo viaggio verso il nord.

Quasi contemporaneamente una fonte dei servizi segreti americani della rete Cbs ha affermato che il documento potrebbe essere un falso, dato che “non contiene I corretti numeri per un passaporto siriano legittimo e la fotografia non corrisponde al nome”.

La dichiarazione ha alimentato i sospetti che l’ISIS stia utilizzando i flussi migratori per infiltrare cellule terroristiche in territorio europeo e del resto a semplicità disarmante con cui è possibile ottenere documenti siriani falsi certo non aiuta.

Il 27 novembre tre uomini con passaporto siriano falso sono stati fermati e arrestati dalla Polfer alla stazione  ferroviaria di Ancona. Erano in procinto di salire sul treno  delle 2,45 per Milano quando gli agenti li hanno notati e  controllati.

I passaporti che hanno esibito non hanno convinto  gli occhi dei poliziotti che hanno deciso di approfondire i  controlli all’interno dei propri Uffici. Qui i tre,  inizialmente reticenti, hanno ammesso la falsità dei documenti  precisando di aver acquistato i passaporti in Turchia per una  somma totale di 1000 euro.

“Dai primi riscontri – sostiene la  Polfer Ancona – sembra che i tre stranieri siano introdotti  illegalmente in Italia attraversando la frontiera marittima di  Bari nascosti in un container”. Tutti sono stati arrestati e  questa mattina processati con rito direttissimo, e condannati ad 1 anno di reclusione (pena sospesa). Sono ora in corso le  procedure per la loro espulsione dall’Italia. Dopo i fatti di Parigi gli uomini della Polfer di Ancona hanno intensificato i controlli in ambito ferroviario.

Le zone dove il transito di migranti è più intenso hanno conosciuto un boom del mercato dei documenti contraffatti. Poiché è molto più semplice ottenere asilo o lo status di rifugiato politico con documenti che attestino la fuga da una zona di guerra, molti migranti che non necessariamente si stanno allontanando da una situazione di questo tipo preferiscono munirsi di documenti siriani per “semplificare” il loro viaggio, involontariamente facendo la fortuna dei trafficanti di esseri umani.

La qualità dei documenti è altalenante, variando da copie malfatte con tanto di fotografia incollata con lo stick, a veri documenti siriani a cui sono stati aggiunti dati ed immagine (a quanto pare trafugati ancora vergini in un edificio governativo ad Aleppo), indistinguibili da un passaporto di un vero siriano. Così anche i prezzi variano, ad poche centinaia di dollari a qualche migliaio.
Un reporter olandese in Turchia il 15 novembre è riuscito a farsi stampare un set completo di documenti siriani con la foto del primo ministro del proprio paese, il tutto, a quanto sostiene, senza particolari difficoltà.

Un altro reporter, questa volta del britannico Telegraph, ha sfruttato il gruppo privato dei migranti su facebook Karajat Al Munshuntiteen.

Il controllo degli individui in viaggio verso l’Europa e l’identificazione di possibili terroristi si presentano quindi molto difficili ma la situazione potrebbe essere ancora più complessa.

Il “deep web” è zeppo di individui e organizzazioni disposti a fare quasi qualsiasi cosa per qualche bitcoin. Accedendo al dominio .onion con un browser Mozilla leggermente modificato, o usando un browser Tor si può entrare nel famigerato deep web. Continue Reading


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Quanto costano i dati rubati del dark web

Credit Card-cyber crime

Intel® Security ha rilasciato oggi il report “L’economia sommersa dei dati (The Hidden Data Economy), che raccoglie numerosi esempi di come diversi tipi di dati rubati vengono venduti e indica i prezzi per ogni tipologia di dati. McAfee Labs di Intel Security Group ha esaminato i listini dei prezzi per i dati relativi a carte di credito e di debito rubate, credenziali di accesso ai conti bancari, ai servizi di bonifico bancario, di trasferimento di denaro, credenziali di accesso ai servizi di pagamento on-line, a servizi di contenuti premium, reti aziendali, conti fedeltà e servizi di aste online.

“Come ogni economia regolamentata ed efficiente, l’ecosistema del cybercrime si è rapidamente evoluto per offrire molti strumenti e servizi per chiunque aspiri a un comportamento criminale“, ha dichiarato Raj Samani, CTO di Intel Security EMEA“Il mercato del “cybercrime-as-a-service” è stato uno dei principali driver che hanno guidato la crescita esponenziale delle dimensioni, della frequenza e della gravità degli attacchi informatici. Lo stesso si può dire per la proliferazione di modelli di business consolidati per vendere i dati rubati e ottenere guadagni dal crimine informatico”.

“Dal report emerge come la criminalità informatica sia ormai arrivata alla portata di tutti, anche ai poco esperti di tecnologia” ha aggiunto Ferdinando Torazzi, Regional Director Italia e Grecia, Intel Security “per questo oggi la battaglia contro il cybercrime deve essere attuata su base continuativa, adottando interventi più mirati. La certezza è che il cybercrime esiste ed è in grado di proporsi come un business, e che è arrivato il momento di passare all’offensiva e non stare sulla difensiva. Noi collaboriamo con l‘European Cybercrime Centre (EC3) dell’Europol per contribuire con le nostre competenze ad affrontare in modo efficace il problema del crimine informatico.”

Nel corso degli anni, i ricercatori di McAfee Labs hanno collaborato con vendor di soluzioni per la sicurezza IT, forze dell’ordine e terze parti per identificare e valutare numerosi siti web, chat room e altre piattaforme online, community e marketplace in cui i dati rubati vengono acquistati e venduti. Sulla base di questa esperienza, gli studiosi hanno poi elaborato una valutazione globale sullo “stato dell’economia della criminalità informatica” includendo dettagli sui tipi di dati messi in vendita e sui prezzi.

  • Il prezzo medio stimato per una carta di debito o di credito rubata si aggira sui 5-30$ negli Stati Uniti; tra i 20-35$ nel Regno Unito, 20-40$ in Canada; 21-40$ in Australia e tra i 25 e 45 dollari in Europa.
  • Le credenziali per l’accesso a un conto bancario con saldo sui 2.200$ possono valere fino a 190$.
  • Le credenziali per l’accesso a un conto bancario con la possibilità di trasferire fondi nascostamente verso banche statunitensi può valere da 500$ per un conto con 6.000 $ fino a 1.200 $ per conti con saldo di 20.000 dollari.
  • Le credenziali per l’accesso a un conto bancario più la possibilità di trasferire fondi in segreto verso banche nel Regno Unito va da 700$, per conti di 10.000 $, fino a 900$ per conti sui 16.000$.
  • Le credenziali per l’accesso a sistemi di pagamento online costano tra i 20 e i 50 dollari per conti di un valore compreso tra i 400 e i 1.000 dollari; o tra 200-300$ per conti dai 5.000$ agli 8.000$.

Carte di pagamento

I dati relativi alle carte di pagamento sono forse il tipo di dati rubati e venduti più conosciuti. I ricercatori di McAfee Labs hanno individuato una gerarchia di valore nel modo in cui a questi dati rubati vengono assegnati i prezzi, in cui vengono poi messi a catalogo e in cui, infine, vengono venduti sul mercato nero. Un’offerta di base comprende il numero di conto principale, (primary account number PAN),  la data di scadenza e il codice CVV2. I venditori si riferiscono alla combinazione di numero valido con il termine “Random”. Generatori d numeri di carte di credito valide possono essere acquistati o reperiti gratuitamente in rete.

I prezzi aumentano quando l’offerta comprende ulteriori informazioni permettendo ai criminali di realizzare più cose con i dati a disposizione. Per esempio, dati come il numero di conto bancario, la data di nascita della vittima e informazioni classificate come “Fullzinfo”, compresi l’indirizzo di fatturazione della vittima, il codice PIN, il numero di previdenza sociale, la data di nascita, il nome da nubile della madre e anche il nome utente e la password utilizzati per accedere, gestire e modificare l’account online del titolare della carta.

La tabella illustra i prezzi medi delle informazioni relative a carte di credito e di debito in tutte le regioni, in base alla combinazione dei dati disponibili:
prezzo dati rubati
Stima dei prezzi, in dollari americani, per i dati di ogni carta di pagamento rubata

“Un criminale in possesso dell’equivalente digitale della carta fisica può effettuare acquisti o prelievi fino a quando la vittima non contatta l’esercente per bloccare gli acquisti”, ha concluso Samani. “Se pensiamo che i criminali possono utilizzare una serie così estesa di informazioni personali per ‘verificare’ l’identità del titolare della carta, o peggio ancora per consentire accedere al conto e modificare le informazioni, il rischio di gravi danni finanziari cresce in modo preoccupante”.

Account dei servizi di pagamento online

Il prezzo per gli account dei servizi di pagamento online sembra essere dettato unicamente dal saldo del conto. Ciò è probabilmente dovuto alle limitate possibilità di utilizzarli. Le credenziali di accesso degli account che contengono tra i 400 e i 1.000 dollari sono stati stimati intorno ai 20 e 50 dollari, mentre le credenziali di accesso per gli account che contengono da 5.000 a 8.000 dollari vanno da  200 a  300 dollari.

Credenziali di accesso ai conti correnti bancari

I criminali informatici possono acquistare le credenziali di accesso ai servizi bancari che consentono loro di trasferire di nascosto fondi rubati attraverso i confini internazionali. McAfee Labs ha rilevato che un un conto bancario con saldo sui 2.200 dollari può valere fino a 190 dollari. Il costo delle credenziali di accesso al conto in banca unito alla possibilità di trasferire di nascosto denaro verso banche negli Stati Uniti si aggira tra i 500 dollai per un conto con saldo 6.000 dollari, a 1.200 dollari  per un conto con saldo di 20.000 dollari. La possibilità di trasferire denaro nel Regno Unito varia da 700 dollari per un saldo del conto di 10.000 dollari, a  900 dollari per un saldo del conto di 16.000 dollari.

Contenuti premium online

Il report ha anche preso in esame i prezzi al mercato nero delle credenziali degli account di accesso ai servizi di contenuti online come il video streaming online (da 0,55 a  1 dollaro), servizi di streaming premium via cavo (7,50 dollari), servizi di fumetti premium (0,55 dollari) e lo sport in streaming professionale (15 dollari). Questi prezzi relativamente bassi indicano che i criminali informatici hanno portato avanti operazioni di furto automatizzate per rendere redditizzi i loro modelli di business.

Conti fedeltà e aste online

Alcuni servizi online, come le credenziali di login di conti fedeltà degli alberghi e gli account delle aste online, sembrano essere obiettivi a basso valore, ma i ricercatori hanno scoperto che anche queste credenziali vengono vendute dai criminali informatici. A quanto pare, questi consentono ai criminali di effettuare acquisti online fingendosi le loro vittime. I ricercatori di McAfee Labs hanno rilevato che un conto fedeltà di un grande albergo con 100.000 punti costa  20 dollari, mentre un account di una community di aste online con una buona reputazione si vende a un prezzo di  1.400 dollari.

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Nasce la Carta italiana dei diritti di Internet

Dichiarazione dei diritti in Internet

Dopo un anno di lavoro, decine di audizioni e la raccolta online delle opinioni dei cittadini, nasce grazie alla Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta da Stefano Rodotà, la “Dichiarazione dei diritti in Internet”, una specie di “Costituzione” della rete.

Internet ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato, a strutturare i rapporti tra le persone e tra queste e le Istituzioni. Ha cancellato confini e ha costruito modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza. Ha ampliato le possibilità di intervento diretto delle persone nella sfera pubblica. Ha modificato l’organizzazione del lavoro. Ha consentito lo sviluppo di una società più aperta e libera. Internet deve essere considerata come una risorsa globale e che risponde al criterio della universalità. L’Unione europea è oggi la regione del mondo dove è più elevata la tutela costituzionale dei dati personali, esplicitamente riconosciuta dall’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali, che costituisce il riferimento necessario per una specificazione dei principi riguardanti il funzionamento di Internet, anche in una prospettiva globale.

Questa Dichiarazione dei diritti in Internet è fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona. La garanzia di questi diritti è condizione necessaria perché sia assicurato il funzionamento democratico delle Istituzioni, e perché si eviti il prevalere di poteri pubblici e privati che possano portare ad una società della sorveglianza, del controllo e della selezione sociale. Internet si configura come uno spazio sempre più importante per l’autorganizzazione delle persone e dei gruppi e come uno strumento essenziale per promuovere la partecipazione individuale e collettiva ai processi democratici e l’eguaglianza sostanziale. I principi riguardanti Internet tengono conto anche del suo configurarsi come uno spazio economico che rende possibili innovazione, corretta competizione e crescita in un contesto democratico. Una Dichiarazione dei diritti di Internet è strumento indispensabile per dare fondamento costituzionale a principi e diritti nella dimensione sovranazionale.

Art. 1. (Riconoscimento e garanzia dei diritti)

1. Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalle costituzioni nazionali e dalle dichiarazioni internazionali in materia.
2. Tali diritti devono essere interpretati in modo da assicurarne l’effettività nella dimensione della Rete.
3. Il riconoscimento dei diritti in Internet deve essere fondato sul pieno rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza e della diversità di ogni persona, che costituiscono i principi in base ai quali si effettua il bilanciamento con altri diritti.

Art. 2. (Diritto di accesso)

1. L’accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale.
2. Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
3. Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete.
4. L’accesso comprende la libertà di scelta per quanto riguarda dispositivi, sistemi operativi e applicazioni anche distribuite.
5. Le Istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale tra cui quelli determinati dal genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità.

Art. 3. (Diritto alla conoscenza e all’educazione in rete)

1. Le istituzioni pubbliche assicurano la creazione, l’uso e la diffusione della conoscenza in rete intesa come bene accessibile e fruibile da parte di ogni soggetto.
2. Debbono essere presi in considerazione i diritti derivanti dal riconoscimento degli interessi morali e materiali legati alla produzione di conoscenze.
3. Ogni persona ha diritto ad essere posta in condizione di acquisire e di aggiornare le capacità necessarie ad utilizzare Internet in modo consapevole per l’esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà fondamentali.
4. Le Istituzioni pubbliche promuovono, in particolare attraverso il sistema dell’istruzione e della formazione, l’educazione all’uso consapevole di Internet e intervengono per rimuovere ogni forma di ritardo culturale che precluda o limiti l’utilizzo di Internet da parte delle persone.
5. L’uso consapevole di Internet è fondamentale garanzia per lo sviluppo di uguali possibilità di crescita individuale e collettiva, il riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, Istituzioni e cittadini, la prevenzione delle discriminazioni e dei comportamenti a rischio e di quelli lesivi delle libertà altrui.

Art. 4. (Neutralità della rete)

1. Ogni persona ha il diritto che i dati trasmessi e ricevuti in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone.
2. Il diritto ad un accesso neutrale ad Internet nella sua interezza è condizione necessaria per l’effettività dei diritti fondamentali della persona.

Art. 5. (Tutela dei dati personali)

1. Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza.
2. Tali dati sono quelli che consentono di risalire all’identità di una persona e comprendono anche i dati dei dispositivi e quanto da essi generato e le loro ulteriori acquisizioni e elaborazioni, come quelle legate alla produzione di profili.
3. Ogni persona ha diritto di accedere ai dati raccolti che la riguardano, di ottenerne la rettifica e la cancellazione per motivi legittimi.
4. I dati devono esser trattati rispettando i principi di necessità, finalità, pertinenza, proporzionalità e, in ogni caso, prevale il diritto di ogni persona all’autodeterminazione informativa.
5. I dati possono essere raccolti e trattati con il consenso effettivamente informato della persona interessata o in base a altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Il consenso è in via di principio revocabile. Per il trattamento di dati sensibili la legge può prevedere che il consenso della persona interessata debba essere accompagnato da specifiche autorizzazioni.
6. Il consenso non può costituire una base legale per il trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento.
7. Sono vietati l’accesso e il trattamento dei dati con finalità anche indirettamente discriminatorie.

Art. 6. (Diritto all’autodeterminazione informativa)

1. Ogni persona ha diritto di accedere ai propri dati, quale che sia il soggetto che li detiene e il luogo dove sono conservati, per chiederne l’integrazione, la rettifica, la cancellazione secondo le modalità previste dalla legge. Ogni persona ha diritto di conoscere le modalità tecniche di trattamento dei dati che la riguardano.
2. La raccolta e la conservazione dei dati devono essere limitate al tempo necessario, rispettando in ogni caso i principi di finalità e di proporzionalità e il diritto all’autodeterminazione della persona interessata.

Art. 7. (Diritto all’inviolabilità dei sistemi, dei dispositivi e domicili informatici)

1. I sistemi e i dispositivi informatici di ogni persona e la libertà e la segretezza delle sue informazioni e comunicazioni elettroniche sono inviolabili. Deroghe sono possibili nei soli casi e modi stabiliti dalla legge e con l’autorizzazione motivata dell’autorità giudiziaria.

Art. 8. (Trattamenti automatizzati)

1. Nessun atto, provvedimento giudiziario o amministrativo, decisione comunque destinata ad incidere in maniera significativa nella sfera delle persone possono essere fondati unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell’interessato.

Art. 9. (Diritto all’identità)

1. Ogni persona ha diritto alla rappresentazione integrale e aggiornata delle proprie identità in Rete.
2. La definizione dell’identità riguarda la libera costruzione della personalità e non può essere sottratta all’intervento e alla conoscenza dell’interessato.
3. L’uso di algoritmi e di tecniche probabilistiche deve essere portato a conoscenza delle persone interessate, che in ogni caso possono opporsi alla costruzione e alla diffusione di profili che le riguardano.
4. Ogni persona ha diritto di fornire solo i dati strettamente necessari per l’adempimento di obblighi previsti dalla legge, per la fornitura di beni e servizi, per l’accesso alle piattaforme che operano in Internet.
5. L’attribuzione e la gestione dell’Identità digitale da parte delle Istituzioni Pubbliche devono essere accompagnate da adeguate garanzie, in particolare in termini di sicurezza.

Art. 10. (Protezione dell’anonimato)

1. Ogni persona può accedere alla rete e comunicare elettronicamente usando strumenti anche di natura tecnica che proteggano l’anonimato ed evitino la raccolta di dati personali, in particolare per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.
2. Limitazioni possono essere previste solo quando siano giustificate dall’esigenza di tutelare rilevanti interessi pubblici e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica.
3. Nei casi di violazione della dignità e dei diritti fondamentali, nonché negli altri casi previsti dalla legge, l’autorità giudiziaria, con provvedimento motivato, può disporre l’identificazione dell’autore della comunicazione.

Art. 11. (Diritto all’oblio)

1. Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad informazioni che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza pubblica.
2. Il diritto all’oblio non può limitare la libertà di ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere informata, che costituiscono condizioni necessarie per il funzionamento di una società democratica. Tale diritto può essere esercitato dalle persone note o alle quali sono affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano non hanno alcun rilievo in relazione all’attività svolta o alle funzioni pubbliche esercitate.
3. Se la richiesta di cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati è stata accolta, chiunque può impugnare la decisione davanti all’autorità giudiziaria per garantire l’interesse pubblico all’informazione.

Art. 12. (Diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme)

1. I responsabili delle piattaforme digitali sono tenuti a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di utenti, fornitori e concorrenti. 2. Ogni persona ha il diritto di ricevere informazioni chiare e semplificate sul funzionamento della piattaforma, a non veder modificate in modo arbitrario le condizioni contrattuali, a non subire comportamenti che possono determinare difficoltà o discriminazioni nell’accesso. Ogni persona deve in ogni caso essere informata del mutamento delle condizioni contrattuali. In questo caso ha diritto di interrompere il rapporto, di avere copia dei dati che la riguardano in forma interoperabile, di ottenere la cancellazione dalla piattaforma dei dati che la riguardano.
3. Le piattaforme che operano in Internet, qualora si presentino come servizi essenziali per la vita e l’attività delle persone, assicurano, anche nel rispetto del principio di concorrenza, condizioni per una adeguata interoperabilità, in presenza di parità di condizioni contrattuali, delle loro principali tecnologie, funzioni e dati verso altre piattaforme.

Art. 13. (Sicurezza in rete)

1. La sicurezza in Rete deve essere garantita come interesse pubblico, attraverso l’integrità delle infrastrutture e la loro tutela da attacchi, e come interesse delle singole persone.
2. Non sono ammesse limitazioni della libertà di manifestazione del pensiero. Deve essere garantita la tutela della dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti quali l’incitamento all’odio, alla discriminazione e alla violenza.

Art. 14. (Governo della rete)

1. Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale.
2. Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica.
3. Le regole riguardanti la Rete devono tenere conto dei diversi livelli territoriali (sovranazionale, nazionale, regionale), delle opportunità offerte da forme di autoregolamentazione conformi ai principi indicati, della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione anche attraverso la concorrenza, della molteplicità di soggetti che operano in Rete, promuovendone il coinvolgimento in forme che garantiscano la partecipazione diffusa di tutti gli interessati. Le istituzioni pubbliche adottano strumenti adeguati per garantire questa forma di partecipazione.
4. In ogni caso, l’innovazione normativa in materia di Internet è sottoposta a valutazione di impatto sull’ecosistema digitale.
5. La gestione della Rete deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l’accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati.
6. L’accesso e il riutilizzo dei dati generati e detenuti dal settore pubblico debbono essere garantiti.
7. La costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione.

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Una televisione sempre più per anziani

internet vs tv

La TV è sempre più vista dagli anziani, i giovani la snobbano e preferiscono Internet. Questi i risultati di una nuova ricerca condotta dal media-analista Michael Nathanson per il Moffett Nathanson Research e pubblicata sul Washington Post. Dalle indagini è emerso che l’età media degli spettatori della stagione tv 2013-2014 era di 44 anni, sei in più rispetto all’età media del pubblico dello scorso quadriennio.

L’audience dei programmi dei maggiori network di broadcast è invecchiata ancora più velocemente, raggiungendo un’età media di 53.9 anni, il 7% in più rispetto agli scorsi 4 anni. “Gli spettatori tv stanno invecchiando addirittura più velocemente della popolazione americana” rileva Nathanson, “L’età media dei cittadini americani è stata fissata dal Censo a 37,2 anni, con un aumento dell’1,9% nell’arco degli ultimi 10 anni. Se uniamo questi due dati, quello che emerge è che l’età media degli spettatori tv è aumentata il 5% più velocemente rispetto a quella della popolazione americana”.

Il balzo in avanti nella demografia degli spettatori tv è causato da una serie di fattori: scarsa fruizione di contenuti televisivi da parte della fascia più giovane della popolazione (quella sotto i 25 anni) e l’aumento dell’uso dei nuovi  strumenti tecnologici da parte degli spettatori al di sotto dei 55 anni.

Il report di Nathanson riferisce che è la Cbs a detenere il primato di network con il pubblico più anziano: 58,7 anni in media. Ncsi, uno dei programmi più popolari della tv americana (un affare da milioni di dollari), ha un’audience più giovane nell’online e trae i suoi guadagni dalla vendita delle licenze per la tv via cavo. Gli spettatori più giovani della tv broadcast sono invece tutti per Fox, con un’età media di 47,8 anni. “I canali via cavo hanno in generale  un’audience più giovane grazie alla varietà di contenuti trasmessi, inclusi i programmi per bambini, ma nonostante questo anche loro hanno visto aumentare l’età dei loro spettatori dell’8% negli ultimi 4 anni” conclude Nathanson.

Quindi la questione adesso è: come reagiranno i colossi della televisione tradizionale? ESPN, ad esempio, sta lentamente mettendo alcuni dei suoi contenuti online per attirare gli spettatori più giovani. Le emittenti puntano agli ascolti dei giovani che invece mollano la Tv per il Web.

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Anonimato online? Su internet chiunque è rintracciabile

Anonimato online

“Cominciamo dalle basi. Ragazzi (ma non solo ragazzi, tutti), non siete anonimi. Quella idea che sentite ripetere in giro, e cioè che se il mio account è “cuoricino99” nessuno saprà che si tratta di me, è una balla. Una balla clamorosa, colossale. Esistono gli indirizzi IP. Gli indirzzi IP sono rintracciabili. Compaiono all’admin del blog ogni volta che postate un commento. E, andando dalla polizia postale, ci vogliono meno di venti secondi per sgamare da dove vi siete collegati, rintracciare il vostro cellulare, il vostro tablet. E finire nei guai. Non importa se sul vostro profilo facebook vi siete iscritti come “Pinuccio Rompiballe”: se vi chiamate Andrea Rossi ricostruiranno subito chi siete, attraverso le mail e la geolocalizzazione.

Seconda balla: non è vero che su internet è tutto lecito e non si viene mai puniti. Se uno vi denuncia perché lo avete diffamato o insultato, se istigate a commettere reati con i vostri commenti o fate propaganda razzista, siete punibili secondo le leggi che valgono anche “fuori”. Perché non esiste un “fuori”, mettetevelo in testa. Il fatto che spesso decine di commenti pieni di insulti non si trasformino in grane legali è dovuto molto spesso alla sola bontà o pigrizia di alcune vittime, che, giustamente, quando la cosa non supera certi limiti, preferiscono dare ai commenti offensivi lo stesso peso delle scritte anonime che una volta si lasciavano sulle porte dei bagni pubblici. Ecco, però, a differenze delle scritte sulla porta del bagno pubblico, i vostri commenti sono molto più rintracciabili: se insultate X sul web e X si incavola di brutto, X va dai carabinieri e voi vi ritrovate con un processo per diffamazione ed ingiurie. Un processo che pagate voi, se siete maggiorenni, o i vostri genitori, se non lo siete. E alla fine del quale, se venite giudicati colpevoli,vi ritrovate pure con danni da pagare e la fedina penale sporca.

Non importa cosa vi hanno detto i vostri amici, e nemmeno cosa leggete sui giornali dove stuoli di madonne piangenti si lagnano che sul web non ci sono regole e vige l’anonimato. L’anonimato non c’è e le regole ci sono. Quindi, per favore, occhio a come vi muovete, a cosa scrivete, a quanto lasciate in giro. Se scrivo su Facebook che la prof di Italiano è una zoccola perché mi ha dato cinque sul tema, o che è un cesso, la prof di italiano (o di matematica, di tecnica, il Preside, etc.) possono denunciarmi e spennarmi, non solo metaforicamente ma anche economicamente, chiedendomi i danni. Se mi invento su Whatsapp che il prof di tecnica ha una storia con la mia compagna di banco e faccio girare la voce, il prof di tecnica mi può denunciare, ed anche la compagna di banco, e rovinarmi la fedina penale: il che vuol dire che fra qualche anno, quando cercherò lavoro, la cosa potrebbe risultare particolarmente complicata per via di questa scemenza fatta quando ero un quattordicenne.

Quindi imparate a frenarvi, sul web, come vi frenate fuori. Siate educati e rispettosi. Sul web e ovunque. Se non per gentilezza d’animo, almeno per prudenza. Sul Web tutto resta, per sempre. Ricordatevelo. Anche dopo anni e anni che l’avete postato e scritto. E possono sempre chiedervene conto, anche a decenni di distanza, in sede legale civile e penale.E questa non è una balla, no”. Mariangela Galatea Vaglio – Miur

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