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Il razzismo di Grillo

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“A chi non è affetto da Alzheimer e conserva ancora qualche cellula cerebrale per le più basiche sinapsi, il post del pentastellato consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, contenente proposte politiche in tema di immigrazione, non avrà procurato neanche un minimo spostamento del sopracciglio destro. Il post non rappresenta, infatti, nessuna novità circa le posizioni (cripto) fasciste e di destra, dunque razziste, espresse da molti esponenti di tale movimento, sia prima che dopo l’alleanza europea con Ukip. Un mix di ignoranza, di razzismo, di linguaggio da bar e di brama populista, mirante a togliere voti e simpatie a forze politiche più simili (almeno rispetto all’idea complessiva di società), ovvero al cartello elettorale Lega Nord-Casa Pound, permea molte parole delle proposte del consigliere.

In altri tempi, soffermarsi a leggere – figuriamoci poi ad analizzare – testi simili sarebbe una palese perdita di tempo, anche perché i ragionamenti (si fa per dire) contenuti nel testo costringono a scendere ad un livello molto basso della riflessione, ovvero impongono prima di ogni altra cosa lo smascheramento delle falsità delle informazioni: non c’è spazio per la discussione se non su un piano di verità. Senza questa operazione primaria, ma essenziale, risulta molto difficile provare a smontare la retorica vuota che nasconde la struttura razzista del testo. Ma chi produce e riproduce l’odio e il razzismo nei confronti dei profughi oggi in Italia – che serve a legittimare quella che è stata giustamente definita “guerra agli immigrati” – conta molto su questa strategia comunicativa, che possiamo anche definire “shock and awe strategy” (“stordisci e sgomenta”).

Prima di proporre qualsiasi analisi o misura concreta da intraprendere, si forniscono dati “shock”, tutti falsi oppure abilmente intrecciati con pochi veri; poi, una volta ottenuto lo stordimento del (e)lettore, si introduce qualche finto elemento di analisi, qualche domanda retorica oppure si fa riferimento a qualche episodio di cronaca nera o giudiziaria (che poco o nulla c’entra con l’argomento, ma tant’è) per creare sgomento e spianare così la strada alla proposta concreta che arriva puntuale alla fine. La proposta solitamente appare semplice (cioè semplicistica): “giro di vite”, “tutti a casa, anche a forza se necessario”, “niente ricorsi” etc, ma senza mai spiegare dettagliatamente il come e – non ne parliamo neanche – della fattibilità e dei costi. Naturalmente, si inserisce qua e là qualche finta distinzione tra profughi buoni e profughi cattivi (“chi ha diritto e chi non ne ha”), anche perché occorre pur sempre conservare un appeal istituzionale per rendersi interlocutori “credibili”. Ciò che abbonda, fino alla nausea, è la contrapposizione tra “noi” e “loro”: “pagato da noi”, “ a spese nostre” e altre espressioni simili (senza mai andare a leggere i dati Istat sulla ricchezza prodotta dalle popolazioni straniere in Italia, ricchezze di cui lo Stato italiano si appropria e che solo in parte spende per loro).

Ora, io non so se il consigliere è consapevole di tutto ciò, oppure se riproduce inconsapevolmente strategie sviluppate da altri. Non è importante. Potrebbe importare a coloro che vogliono conoscere il livello di acume del consigliere, ma a me non importa sapere ciò. La ritengo del tutto irrilevante. Ciò che è importante qui è smascherare il razzismo delle sue proposte. Nello spazio di un post, però, non si possono proporre analisi lunghe, bisogna essere sintetici ed efficaci. Dunque, sono costretta a scegliere cosa dire e cosa non dire: mi limiterò pertanto a rivelare soltanto le falsità (e neanche tutte) delle cose scritte, il resto della decostruzione la lascio a chi legge e ha voglia di esercitarsi.

1. Solo l’Italia concede in massa permessi per motivi umanitari, afferma nel primo punto del documento il consigliere comunale (“Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per gravi motivi umanitari”).

Non è vero. Il permesso per motivi umanitari esiste in quasi tutti i paesi dell’Unione europea. I dati forniti dall’Eurostat smentiscono poi il fatto che in Italia si faccia un abuso di tale titolo di soggiorno. Semmai, in Italia, si registra un minore riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria rispetto ad altri Paesi europei, nei confronti di persone e popolazioni provenienti dalle medesime zone di guerra e persecuzione. E’ questo che ha denunciato l’Unhcr, ovvero l’Agenzia Onu che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. In ogni caso, affinché sia chiaro, in Italia, tale permesso è rilasciato: a) quando la Commissione territoriale raccomanda al Questore di rilasciare tale documento quando ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (eh, mi spiace, esiste ancora formalmente in vigore la Costituzione, che cosa possiamo fare?); b) quando ricorrano gravi motivi di carattere umanitario (come ribadito più volte dai Tar, noti centri eversivi in questo Paese – si veda, per tutte, la sentenza Tar Lazio n. 8831/2008); c) in caso di riconoscimento della protezione temporanea, ai sensi dell’art. 20 del Tu, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; d) quando lo straniero è inespellibile ai sensi dell’art. 19 del D. Lgs n. 286/98, perché in caso di ritorno potrebbe rischiare l’incolumità propria e della famiglia (bazzecole, che vogliamo che sia mai?);e) quando si tratta di persone inserite in programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento.

Quindi, che cosa si sta proponendo, di cancellare la Costituzione e quelle poche norme umane che esistono a garanzia dei diritti inviolabili? E’ questa la proposta?

2 e 3. Chi non è riconosciuto come rifugiato deve essere spedito a casa “a forza se necessario” e, per di più, (si veda il punto 3 della proposta) non è da considerare soggetto degno di godere delle tutele giuridiche e processuali garantite agli altri individui che calpestano il territorio nazionale.

Sarò veloce su questi due punti: prima ancora di qualsiasi considerazione delle leggi in vigore, nazionali ed internazionali, bisognerebbe che qualcuno prenda sul serio queste proposte geniali (ma com’è nessuno ci aveva mai pensato?) e con una matita e una carta faccia i calcoli dei costi economici e finanziari di tale proposta. Dopodiché, venga a dirci quante manovre finanziarie servirebbero per far fronte a simili operazioni. Piuttosto, ciò di cui si sente fortemente il bisogno è sviluppare una seria riflessione collettiva per comprendere a chi giova davvero avere sul territorio masse di persone/lavoratori senza documenti. Quanto alla proposta sui tribunali speciali per i profughi, posso solo segnalare che non è nuova nella storia, a cominciare dalla Magna Carta ad oggi, pertanto ulteriori commenti sarebbero superflui.

4. Sulla necessità di trasformare l’accoglienza in accoglienza custodiale, cioè in una prigione, ci sarebbe molto da scrivere, in termini sociologici e antropologici, cioè sul concetto di accoglienza nelle società odierne. Mi soffermerò però soltanto sulla parzialità (e dunque la falsità) dell’informazione data per giustificare la proposta del carcere per i profughi, ovvero la notizia che un profugo a Torino abbia commesso rapine mentre era ospitato in uno Sprar. Ebbene, senza voler contestare i fatti riportati nel testo del consigliere, e senza stare qui a dire che non tutti sono uguali (ancora a questo punto stiamo dopo decenni di immigrazione?) io riporto a mia volta altri dati: secondo le statistiche delle prefetture del Nordest “dove ci sono i profughi i reati sono in calo”. Allora, come la mettiamo?

Io chiudo qui. Voi continuate a scovare le falsità del documento. Potrebbe essere un bel gioco sulla spiaggia”. Iside Gjergji


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Gran Bretagna più ricca grazie agli immigrati

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La Gran Bretagna è più ricca grazie agli immigrati dall’Unione Europea: lo dimostra un autorevole studio pubblicato ieri nell’Economic Journal. Negli ultimi dieci anni i cittadini Ue che si sono trasferiti oltre Manica hanno dato un contributo netto di 20 miliardi di sterline al Tesoro britannico, versando molto più in tasse di quanto abbiano ricevuto in sussidi o aiuti statali.

L’immigrazione dall’Unione Europea porta ricchezza alla Gran Bretagna: fatto, non opinione. Lo studio pubblicato ieri da due economisti, tra cui un italiano, contraddice in modo inconfutabile l’accusa sbandierata da Ukip, il partito che chiede un’uscita immediata dalla Ue come unico mezzo per chiudere le frontiere, e da molti Tories, che gli europei varcano la Manica per sfruttare i sussidi britannici e non per lavorare. Lo studio dimostra infatti che, lungi dall’essere un peso per le casse dello Stato, gli immigrati Ue hanno dato un contributo netto di 20 miliardi di sterline al Fisco inglese. Non solo: sono anche più istruiti e qualificati dei cittadini britannici.

Dati e cifre alla mano, i due economisti autori dello studio “The Fiscal Impact of Immigration in the Uk”, Christian Dustmann di University College London e Tommaso Frattini dell’Università degli Studi di Milano, dimostrano che “l’immigrazione in Gran Bretagna dal 2001 a oggi ha avuto un impatto fiscale netto molto positivo. Questo vale sia per gli immigrati dall’Europa centrale e orientale che per il resto della Ue”.

I cittadini dei dieci Paesi dell’Est Europa che hanno aderito alla Ue nel 2004 hanno pagato tasse per 5 miliardi di sterline tra il 2001 e il 2011, mentre quelli dei 15 Paesi originali, Italia compresa, hanno contribuito 15 miliardi, il 64% in più di quanto hanno ricevuto. I dati ufficiali dell’Office for National Statistics confermano che il tasso di disoccupazione è più basso tra gli immigrati Ue che tra i cittadini britannici. I polacchi, in particolare, lavorano più di tutti.

Il premier David Cameron per ragioni elettorali fa promesse incaute di limitare il numero di immigrati dalla Ue, e così facendo non solo irrita la Germania e gli altri alleati europei, ma va anche contro gli interessi della Gran Bretagna. Perché il fatto è che il deficit britannico sarebbe assai più grave senza le tasse pagate da italiani, polacchi e altri cittadini Ue.

(Fonte ilsole24ore)

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Il ritorno del fascismo in Europa

2012, rappresentanza parlamentare dell'estrema destra in Europa (percentuale dei voti). Fonte martingranados.es

2012, rappresentanza parlamentare dell’estrema destra in Europa (percentuale dei voti). Fonte martingranados.es

Nel 1929, il crack di Wall Street provocò una crisi finanziaria ed economica che portò milioni di individui al limite. Il collasso del tessuto imprenditoriale ebbe come risultato una consistente perdita di posti di lavoro e, di conseguenza, ridusse milioni di famiglie in condizioni di miseria. Questa situazione rappresentò il contesto ideale per i movimenti fascisti, che presero il potere in Germania e in Italia con le sinistre conseguenze che conosciamo [it, come i link successivi, eccetto dove diversamente indicato].

Nell’Europa del terzo millenio, colpita da una delle peggiori crisi economiche della storia recente, il fascismo riaffiora, facendo presa sul malcontento sociale di un’Europa che è stata la quintessenza del benessere e i cui cittadini, giorno dopo giorno, vedono loro negati quei diritti conquistati con le lotte generazionali. Come si legge nel Manifesto antifascista europeo [es]:

Facendo presa sulle paure dei ricchi nei confronti dei rischi derivanti dall’esplosione sociale, dalla radicalizzazione della classe media distrutta dalla crisi e dalle estreme misure di austerity e dalla disperazione degli emarginati, dei poveri e dei disoccupati, in Europa stanno sorgendo ovunque movimenti di estrema destra, in particolare neo nazisti e fascisti. Stanno raccogliendo consensi di massa nelle fasce più povere della popolazione, attaccando vecchi e nuovi capri espiatori (immigrati, musulmani, ebrei, omosessuali, disabili…) così come i movimenti sociali, le organizzazioni di sinistra e i sindacati.

Negli ultimi anni, i partiti di estrema destra hanno iniziato ad apparire gradualmente nei Paesi europei. Il partito belga Vlaams Blok, fondato negli anni ’70, fu dichiarato illegale e rinacque come Vlams Belang. Il Fronte Nazionale francese, fondato nel 1972, è risultato la terza forza politica nelle recenti elezioni presidenziali. In Norvegia, il Partito del Progresso ha ottenuto più del 22% dei voti in occasione delle elezioni del 2009. Anders Breivik, esecutore del massacro dell’isola di Utøya, ha militato per anni nelle sue fila.

In Svizzera, l’Unione Democratica di Centro ha ottenuto il 29% dei voti alle elezioni nel 2007. In Austria, il Partito della Libertà entrò a far parte di una coalizione di governo in seguito alle elezioni del 1999, motivo per cui gli altri Stati dell’Unione Europea imposero alcune sanzioni all’Austria. E si potrebbe proseguire con la Svezia, la Finlandia, la Danimarca, l’Olanda, l’Italia, l’Ungheria, la Bulgaria o la Grecia, tutti Paesi in cui esiste un partito di estrema destra con rappresentanza parlamentare.

In altri Paesi, come ad esempio la Spagna, partiti simili non sono ancora riusciti ad essere rappresentati in Parlamento, ma si sono introdotti in altre istituzioni. In occasione delle più recenti elezioni comunali, il partito Plataforma Per Catalunya (PxC) [es] ha ottenuto 67 collegi in diversi municipi della Catalogna. Il seguente video, pubblicato dall’utente YouTube alpujarradelasierra [es], utilizzato durante la campagna elettorale del PxC, espone senza mezzi termini la posizione politica del partito:

Tutti questi partiti hanno in comune una serie di caratteristiche: profondo antieuropeismo, ostilità nei confronti degli immigrati e delle minoranze, ideologie razziste e xenofobe, nazionalismo radicale, solo per nominarne alcune. Inoltre, sostengono una retorica populista, proponendo soluzioni semplici – benché solo all’apparenza – e, spesso, contro i diritti umani.

Forse il partito euroscettico più famoso è l’UKIP (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) il quale, secondo il blog Territorio Europa [es], promuove i seguenti punti:

  • L’uscita dall’Unione Europea e la limitazione della circolazione di persone e lavoratori;
  • La reintroduzione delle frontiere e dei visti (anche per i cittadini europei);
  • La deroga dello Human Rights Act approvato dal Parlamento inglese nel 1998 e lo svincolo dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali;
  • Impedire che i cittadini britannici possano appellarsi a un tribunale europeo o internazionale in difesa dei propri diritti.

L’immigrazione di massa durante gli anni del boom economico, che ha contribuito all’aumento del numero dei disoccupati, ha inasprito la vena razzista e xenofoba dei partiti di estrema destra, principalmente rivolta contro la comunità musulmana. Inoltre, la comparsa in Europa di movimenti islamici radicali [fr] – che molti europei considerano una minaccia ai valori occidentali – è stata sfruttata per fomentare l’odio e raccogliere consensi. Nel blog Territoires de la Memoire [fr] viene riassunta l’idelogia del partito Vlaams Belang:

[…] si rifiutano di riconoscere l’Islam come una religione: « […] L’Islam non è una religione come il Cattolicesimo, l’Ebraismo o l’Induismo, è una religione-legge-cultura-civiltà intrinsecamente “integralista” […]». Inoltre, l’Islam viene denigrato sistematicamente: è «una religione retrograda […]», «che confina le donne in uno stato di schiavitù» con «[…] mentalità primitive e barbare […]» e adepti «[…] fanatici, ignoranti e barbari […]».

Anche le minoranze sono vittima degli attacchi dell’estremismo di questi partiti. La pretesa del partito ungherese Jobbik di stilare delle liste di ebrei “pericolosi” per il Paese, l’ostilità nei confronti dei Rom dimostrata dal Fronte Nazionale [fr] in Francia o da Attacco Unione Nazionale [en] in Bulgaria sono esempi calzanti dell’ideologia di questi gruppi.

Un discorso a parte merita il partito greco Alba Dorata, i cui membri hanno recentemente partecipato a varie aggressioni ai danni di lavoratori immigrati, e i cui portavoce, dopo aver attaccato due deputate durante un programma televisivo, hanno lasciato ben poco spazio all’immaginazione in quanto alle convinzioni ideologiche del partito. Di seguito, il video dell’agressione condiviso sul canale YouTube di ActualidadRT [es]:

(Fonte globalvoicesonline)

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Nigel Farage: Il totale fallimento dell’Euro e dell’Europa


Anni fa la signora Thatcher ha capito che cosa si nascondesse dietro il progetto europeo.
Ha capito che l’intento era quello di togliere la democrazia agli Stati nazionali per mettere quel potere in mano a persone che non possono essere chiamate a rispondere di ciò che fanno.
Sapendo, come lei sapeva, che l’Euro non avrebbe funzionato. Ha capito che questo era un progetto molto pericoloso.
Noi nel Regno Unito la pensiamo allo stesso modo.
Io ho cercato, nel corso degli anni, di anticipare in questo Parlamento quali sarebbero state le varie mosse man mano che il disastro dell’Euro prendeva forma.
Ma nemmeno io, nel più pessimistico dei miei discorsi, avrei mai immaginato signor Rehn, che lei e gli altri della troika sareste scesi al livello di comuni criminali rubando soldi dai conti correnti della gente pur di tenere in piedi questo totale fallimento che è l’Euro.
Avete persino provato a prendere i soldi dei piccoli investitori.
In diretta violazione della promessa che avevate fatto nel 2008.
Adesso il precedente è stato stabilito.
E se guardiamo a paesi come la Spagna dove la bancarotta delle imprese aumenta del 45 per cento ogni anno possiamo vedere qual’è il vostro piano per affrontare i prossimi salvataggi quando si presenteranno.
Devo dire che questo manda un messaggio molto forte e chiaro agli investitori: “togliete i soldi dall’eurozona prima che vengano a cercarvi.”
Quello che avete fatto a Cipro è stato di suonare la campana a morte dell’Euro.
Nessuno della comunità internazionale si fiderà più a lasciare là i propri soldi.
Il colmo dell’ironia è stato vedere il primo ministro russo, Dimitri Medvedev paragonare le vosttre azioni dicendo: “Posso soltanto paragonarle alle decisioni prese dalle autorità sovietiche.”
E adesso c’è una nuova proposta tedesca che dice che ciò che dovremmo fare è confiscare una parte del valore delle proprietà della gente negli stati del sud Mediterraneo dell’eurozona.
Questa unione europea è il nuovo comunismo.
È potere illimitato.
Sta crando una marea di miseria umana e prima verrà spazzato via meglio sarà.
E questo posto? Questo parlamento?
Questo parlamento ha la possibilità di chiedere conto alla commissione.
Ho chiesto un dibattito su una mozione di censura e mi domando quanti di voi avranno il coraggio di accoglierla e di supportarla.
Io lo dubito decisamente.
E mi viene in mente che c’è una nuova signora Thatcher in Europa.
Il suo nome è Frits Bolkestein.
Lui ha detto di questo parlamento – ricordate che è un ex-commissario – che non è più rappresentativo.
Per il cittadino olandese o europeo, il Parlamento europeo sta vivendo in una fantasia federalistica che non è più sostenibile.
E come ha ragione!” Nigel Farage politico britannico, leader dell’UKIP, deputato europeo e co-presidente del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia.

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