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Combattere il traffico illegale di piante ed animali selvatici

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Il traffico illegale di piante ed animali selvatici è una delle principali cause di perdita di biodiversità nel mondo: ogni anno, centinaia di milioni di specie animali e vegetali rare vengono prelevate dal loro ambiente e vendute a peso d’oro sui mercati clandestini. La perdita di biodiversità è una “crisi silenziosa” in tutto il mondo, ma gli economisti hanno calcolato che il 3% l’anno del PIL mondiale viene perduto a causa della distruzione di biodiversità. Per la UE questa perdita ammonta a 450 miliardi di Euro all’anno. Stiamo inoltre assistendo alla decimazione e alla probabile estinzione di alcune specie sia in Europa che in paesi fuori dalla UE.

Secondo i dati forniti dal sistema delle dogane, il commercio illegale di animali e piante è valutato in 7,8-10 miliardi di dollari USA l’anno. La UE resta uno dei mercati più importanti per il traffico illegale di specie selvatiche, sia come mercato di destinazione finale che come zona di transito. L’Europa si è infatti confermata un’importante zona di transito per i corni di rinoceronte e per l’avorio dell’elefante. Questo traffico alimenta sempre più altre attività illegali come il traffico di armi e droga, e finanzia i conflitti regionali e le azioni armate, incluse quelle promosse da organizzazioni terroristiche, destabilizzando così numerosi Paesi in Via di Sviluppo. Per la Banca Mondiale, in alcuni paesi, la quota di disboscamento illegale arriva fino al 90% dell’attività complessiva e genera approssimativamente ogni anno dai 10 ai 15 miliardi di dollari statunitensi in proventi criminali. La UE è tra i maggiori consumatori di legname al mondo e ha la responsabilità morale di assicurare che il suo fabbisogno di legname non ne favorisca lo sfruttamento illegale e la distruzione delle foreste e della fauna selvatica e che non metta a repentaglio il benessere delle comunità locali. Ogni volta che acquistiamo un indumento, un souvenir o un prodotto che potrebbe derivare dal commercio illegale, abbiamo una grande responsabilità.

  • MEDICINE: Molti medicinali sia tradizionali che occidentali sono realizzate con specie vegetali o composti estratti da queste.
  • MANUFATTI: nel commercio di oggetti ornamentali si trovano moltissime parti e derivati animali: figurine di avorio, coralli, carapaci di tartaruga, conchiglie, insetti disseccati come farfalle e coleotteri.
  • ABBIGLIAMENTO: pelli, pellicce, lane e peli di varie specie di mammiferi, rettili e anche pesci sono presenti sul mercato internazionale sotto forma di moltissimi prodotti: articoli di vestiario, scarpe, scialli, portafogli, ciondoli, tappeti, trofei.
  • ANIMALI DA COMPAGNIA: negli ultimi decenni il numero di animali selvatici venduti per questo scopo è cresciuto in modo notevole. Vi è un importante e pericoloso commercio che viene alimentato da collezionisti specializzati nelle specie più rare e particolari: anfibi e rettili, coralli e pesci, scorpioni, ragni, scimmie, pappagalli e tucani.
  • ARREDO: il taglio illegale delle foreste e il contrabbando di legname sono fenomeni sempre più gravi alimentati da una richiesta inesauribile per i legnami più pregiati, come il mogano americano.

”Le creature selvatiche che popolano ancora la Terra, dalla tigre alla farfalla monarca, portano meraviglia e bellezza nella nostra vita, sono l’essenza vitale di foreste, prati, fiumi e oceani e dai servizi eco-sistemici che forniscono dipendono le nostre economie e la nostra società. La fauna selvatica ha bisogno della nostra protezione”, ha dichiarato Jim Leape, direttore generale di Wwf Internazionale.

IL WWF è impegnato con un apposito ufficio TRAFFIC per contrastare il commercio illegale e per garantire un consumo sostenibile di queste risorse. Il network TRAFFIC è un programma svolto in collaborazione con WWF e l’Unione Mondiale per la Conservazione (IUCN). Fin dalla sua fondazione nel 1976 il TRAFFIC ha giocato un ruolo fondamentale nel convincere la comunità mondiale del fatto che il commercio indiscriminato di animali e piante selvatiche può minacciare seriamente la sopravvivenza di queste specie in natura. Prelevare le risorse naturali in modo sostenibile è la soluzione per fare in modo che la natura continui a garantirci quei servizi di cui abbiamo bisogno tutti noi per vivere.

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La lotta al bracconaggio per salvare le tigri

Il WWF lancia il rilascio il cortometraggio “Confessioni di un ex-bracconiere” che mette in evidenza il bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche. Interviste con due ex bracconieri in Cambogia danno spunti su questo mondo illegale dove le foreste diventano terreno di caccia per i cacciatori di frodo e le tigri diventano i loro mezzi di sussistenza. Il documentario discute anche le misure necessarie ad arginare il bracconaggio nel cuore della foresta, come l’importanza di fornire la prima linea di protezione delle tigri, i Rangers che lavorano nelle aree protette e le comunità locali stesse, con gli strumenti giusti per sradicare il bracconaggio. I ranger sono essenziali per ottenere il bracconaggio Zero, ma non sono sempre pienamente apprezzati per il loro importante ruolo e per questo il WWF lancerà un’azione speciale per la Giornata internazionale dei Rangers il 31 luglio per onorare questi eroi non celebrati.

Con solo 3.200 tigri selvatiche che vivono in Natura il bracconaggio è il pericolo più immediato per la specie oggi. Tuttavia un ulteriore serio fattore che contribuisce alla loro diminuzione è il diffuso declino della foresta che contiene le sue prede naturali – cervi, cinghiali e bovini selvatici. Una tigre ha bisogno di mangiare l’equivalente di un cervo di medie dimensioni ogni settimana per sopravvivere e senza cibo adeguato, la popolazione della tigre declina molto veloce. Troppe foreste dell’Asia sono classificati come ‘foreste vuote “– gli alberi sono lì, ma gli animali se ne sono andati. Una strategia anti-bracconaggio, pertanto, deve essere mirata a tutelare sia la tigre che le sue prede.

I bracconieri molto spesso si concentrano sulle prede della tigre piuttosto che sulle tigri stesse, visto che le preda sono ricercate dai bracconieri per rifornire il mercato alimentare locale. Molte di queste specie preda sono esse stesse in pericolo di estinzione e sono spesso trascurate dagli sforzi di conservazione, tuttavia, possono beneficiare anche loro della protezione supplementare concessa alla tigre.

“Senza la protezione delle prede della tigre dal bracconaggio e dal degrado delle foreste, raggiungere l’obiettivo di raddoppiare numero di tigri selvatiche entro il 2022, come stabilito a San Pietroburgo da 13 paesi chiave nel 2012,  è impossibile”, ha dichiarato Mike Baltzer, Leader del Tigers Alive Initiative del WWF. “La sopravvivenza delle prede è la chiave per la sopravvivenza della tigre.”

“E’ impensabile e inaccettabile che si estingua la tigre. Ognuno deve adoperarsi perchè ciò non avvenga e l’Italia come paese tra i maggiori consumatori di legname, carta e caffè’ e vari altri prodotti provenienti dalle foreste abitate delle tigri, come quelle di Sumatra, deve impegnarsi per garantire la gestione sostenibile di questi prodotti e la conservazione delle tigri perchè una foresta senza tigri sarebbe come Roma senza il Colosseo” ha dichiarato Massimiliano Rocco responsabile Specie WWF Italia.

La lotta al bracconaggio richiede alti livelli di sicurezza gestiti professionalmente ma questo è difficile se la comunità locale è contro il parco o le tigri e appoggia i  bracconieri contro anche i più addestrati e motivati rangers che sono in prima linea per proteggere le tigri. Per questo il WWF porta avanti un progetto a lungo termine nel sud della Thailandia, lavorando intensamente con le comunità locali che vivono intorno al Kuiburi National Park dove il bracconaggio si è ridotto di quattro volte e ha raddoppiato la popolazione delle preda della tigre. Il progetto dimostra chiaramente che quando le comunità locali sono ben mobilitate possono essere una forza molto potente ed essenziale contro il bracconaggio.

Lavorare per portare il bracconaggio a zero richiede un intervento serio del Governo. Il dossier “Crime Wildlife Scorecard: Valutazione e applicazione degli impegni CITES per tigri, rinoceronti e elefanti”  pubblicato lunedì scorso denuncia che più di 200 carcasse di tigre sono sequestrate dal commercio illegale ogni anno e che la maggior parte dei paesi sono ben lontani dal fornire protezione contro il bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche, in particolare per quei paesi come la Cina e Vietnam dove i commercianti sanno che c’è una forte domanda di prodotti a base di tigre.

Il traffico illegale di specie selvatiche (wildlife) è una delle principali cause di perdita di biodiversità nel mondo: ogni anno, centinaia di milioni di specie animali e vegetali rare vengono prelevate dal loro ambiente e vendute a peso d’oro sui mercati clandestini, per un giro d’affari stimato in centinaia di miliardi di dollari. I paesi sviluppati hanno uno stile di vita che “consuma la natura” in modo sempre crescente e questo determina un aumento dei traffici di specie animali e vegetali.

Parte di questo mercato è legale, ma una gran parte non lo è ed ha costi altissimi per la sopravvivenza di migliaia di specie selvatiche a rischio di estinzione. Mette una seria ipoteca sul nostro stesso futuro. Per la sua natura, è impossibile ottenere dati precisi sull’entità del traffico illegale di wildlife, ma la tendenza indica che si aggiri sulle migliaia di milioni di dollari, con ipotesi che arrivano anche ai 10 o ai 20 miliardi all’anno.

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