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La questione Telecom spiegata in tre parole

gioco-delle-tre-carte

“Vi spieghiamo in parole semplici la questione Telecom: attraverso il MES si drenano soldi pubblici (dei cittadini) dagli stati per salvare le banche (private) in sofferenza. Le stesse banche, ravvivate dalla nuova liquidità, rastrellano buoni del tesoro dei paesi a tassi ridicoli o si prendono interi pezzi di aziende importanti. Nel caso specifico, la compagnia spagnola Telefonica era in ‎Telecom fino a pochi giorni fa con il 40% circa delle azioni attraverso la controllata Telco che – casualmente – è partecipata da due banche che hanno usufruito dei soldi del MES (Fondo Salva Stati? No, fondo salva banche) di cui sopra. Ora, sempre casualmente, Telco aumenta la sua fetta azionaria in Telecom (disponendo di maggiore liquidità) arrivando al 65%. E puff, un altro asset strategico di un paese (l’Italia) finisce nelle mani di un paese straniero (delle sue banche private). Capito il giochino delle tre carte?
I soldi ce li mettiamo noi e se li pappano le banche private attraverso queste scatole cinesi. Quando è che capiremo che siamo dentro ad una grande truffa?”Reset Radio


L’affare Telecom


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Mauro Sentinelli il pensionato più ricco d’Italia

Mauro Sentinelli pensione d'oro

Il più ricco pensionato Inps d’Italia ha un nome che ai più non dirà nulla: si chiama Mauro Sentinelli. Qualcuno lo conosce? L’avete mai sentito nominare? Eppure prende 90.000 euro al mese di pensione. Avete letto bene: 90.000 euro. Avete letto bene: al mese. Per l’esattezza sono 1.173.205 euro l’anno (1 milione, 173.000 e 205 euro, virgola 15 centesimi, per di più). Sono oltre 2 miliardi delle vecchie lire, se volete il vecchio conio. Se siete nostalgici, cioè, almeno quando v’irritate.

Sessantaquattro anni, romano di nascita e di residenza, Sentinelli è un ingegnere elettronico, specializzato in telefonia all’Università di Torino, con corsi di perfezionamento in Francia e a Chicago. Entrato in Sip nel 1974, ha percorso tutte le tappe della carriera telefonica fino a diventare direttore generale di Tim. Un bel cervello da teleselezione, sia chiaro. Ma, a differenza di tanti altri cervelli da teleselezione o non da teleselezione, gode di un vitalizio senza pari: infatti incassa precisamente 90.246,55 euro al mese. Significa 3008 euro al giorno. In altre parole: in 48 ore prende dall’Inps quello che un pensionato al minimo prende in un anno.

Per carità, Mauro Sentinelli anche se non sta sulle copertine dei settimanali o non si vede in Tv (o forse proprio per quello), è un bel personaggio. Un tipo in gamba. Il suo curriculum è scintillante come la testa pelata del tenente Kojak: incarichi all’estero, incarichi in Italia, premi e onorificenze a gogò. Lo definiscono il “papa’ del Gsm”. Ha creato, inventato, innovato nel campo dei cellulari. È stato lui, tanto per dire, a lanciare l’idea del servizio prepagato Tim Card, per il quale a suo tempo fu nominato “uomo marketing dell’anno”. Nel 1999 è diventato Cavaliere della Repubblica, nel 2002 Commendatore, nel 2006 Grand’Ufficiale. Nella sua carriera tutta telefonica, fra Sip, Tim e Telecom, una sola ombra: la rottura piuttosto brusca (e mai spiegata fino in fondo) nel 2005 con Marco Tronchetti Provera. Pare fosse finito anche lui nel mirino della security di Giuliano Tavaroli. “A Mauro Sentinelli, allora, fu consigliato di passare alla cassa e non farsi più vedere” ha scritto il Giornale. Sarà: ma se non doveva farsi più vedere, perché nell’aprile 2010 è stato richiamato in Telecom come consigliere d’amministrazione? Nessuno l’ha mai saputo spiegare. Sul punto non ci sono certezze.

L’unica certezza in più che qui siamo in grado di fornirvi è che il consigliere d’amministrazione Telecom Mauro Sentinelli è il pensionato più ricco d’Italia. Ma probabilmente i 90.246 euro al mese, aggiunti al gettone di presenza Telecom, non devono sembrargli sufficienti: il 24 marzo 2009, infatti, si è fatto nominare anche amministratore unico di Ecotel International Srl, società a responsabilità limitata che si occupa di realizzazione software e consulenze informatiche. E nel giugno 2010 è diventato presidente del consiglio d’amministrazione di Enertel Servizi Srl, un’impresa che al momento risulta inattiva. Non male per un pensionato, no? […] conoscere queste storie è fondamentale, se non altro per porsi alcune domande. La prima è la seguente: stabilito una volta per tutte che Sentinelli non fa nulla di irregolare e incassa esattamente quanto stabilito dalle norme, ci si può chiedere se quelle norme sono giuste? Mi spiego: i contributi versati dal manager nella sua vita lavorativa, per quanto alti, non saranno mai sufficienti a coprire l’esborso necessario per una pensione da 90.000 euro al mese per molti anni (glielo auguriamo). E dunque: chi paga la differenza? Magari qualche precario? O qualche giovane lavoratore che forse non avrà mai una copertura previdenziale?

Qualcuno poi si domanderà com’è possibile che Sentinelli, proprio lui, sia il più ricco pensionato d’Italia, dal momento che non è mai stato il manager più pagato d’Italia. Certo, ha sempre ricevuto una retribuzione notevole: si fece notare soprattutto nel 2004, quando lavorava a Telecom, un anno prima di andarsene. Il suo stipendio, in quell’occasione, fece un balzo spaventoso, da 1,56 a 3,7 milioni di euro[…]

[…]Che ci volete fare? Si sa che l’Italia è una repubblica fondata sulle pensioni. Ma il problema è che per alcuni le pensioni sono sudate e risicate. Per altri, invece, sono ricche e spensierate come un dono di Babbo Natale. Prima o poi bisognerà che qualcuno ci spieghi perché.

(*Estratto dal libro Sanguisughe – Giordano Mario)

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I costosi e non utilizzati braccialetti Telecom

 

 

I problemi delle carceri italiane ormai e’ diventato intollerabile e scandaloso, ora aggiungiamo anche del ridicolo, dobbiamo pagare ancora, con un rinnovo fino al 2018 i braccialetti Telecom raramente (mai) utilizzati.

La buona notizia e’ che il prezzo cala: fino al 31 dicembre 2011 il ministero dell’interno spendeva quasi 11 milioni di euro l’anno, mentre da gennaio sono solo 9. La cattiva notizia e’ che sono ancora lì: i braccialetti più costosi e inutili nella storia della giustizia italiana, gli apparecchi elettronici che dovrebbero servire per il controllo a distanza dei detenuti agli arresti domiciliari, sono stati confermati in una nuova convenzione tra il Viminale e la Telecom, presieduta da Franco Bernabè.

E’ dall’aprile 2001, fine del governo Amato, che l’Italia si gingilla con questi carissimi gingilli. In 10 anni lo Stato ha speso 110 milioni. Il problema e’ che non servono a nulla. I braccialetti sono stati applicati alla caviglia di un numero irrisorio di detenuti: 14 in tutto, sette dei quali fra settembre e ottobre 2011, con una clamorosa, inusitata accelerazione. Eppure il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha firmato un nuovo contratto, valido fino al 2018: altri 63 milioni, che porteranno la spesa totale a 173.

Il ministero ha risposto con una nota che solo nove dei 100 milioni stanziati dal Viminale sono per i braccialetti: “Tale importo ricomprende una serie di voci relative alla complessiva piattaforma tecnologica che presiede all’utilizzazione dei braccialetti, e non solo alla fornitura degli stessi”. Il resto è destinato ad altri servizi elettronici: “La convenzione con Telecom riguarda anche tutti i servizi di comunicazione elettronica essenziali per la sicurezza del Paese”.E aggiunge “La stipulazione del nuovo accordo, ha d’altronde corrisposto all’esigenza di dare continuità ad un servizio previsto per legge, e come tale obbligatorio. Se finora l’utilizzo è stato limitato, questo è dipeso dalla scarsità delle richieste da parte dell’autorità giudiziaria”. Precisiamo, con gli accordi, i braccialetti “inutilizzati” aumentano da 400 a 2.000, e 200 saranno dotati della possibilità di controllo satellitare che forse ne permetterà un uso un po’ più ampio, per esempio su quanti siano vincolati a un obbligo di residenza.

Proprio le innovazioni contrattuali, però, hanno acceso forti perplessità: al ministero della Giustizia c’è chi oggi ritiene sarebbe stata necessaria una regolare gara d’appalto. Lo stesso guardasigilli, Paola Severino, che in novembre si era espressa contro la prosecuzione della convenzione sui braccialetti (“Non e’ conveniente e non vorrei fosse rinnovata senza verifica di costi e benefici”), ha appreso della firma a cose fatte e con grande irritazione. In effetti, la convenzione e’ di competenza esclusiva del Viminale, che gestisce i braccialetti. Ma questa e’ un altra evidente assurdità della vicenda, visto che e’ poi il ministero della Giustizia che deve occuparsi dei detenuti.

 

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Pubblicità chi spende di più in Italia?

Il 2011 registra tre nuovi ingressi nel club dei quindici, ovvero quel ristretto gruppo di aziende che più spendono in pubblicità nel mercato italiano. Un gruppo di big spender che, con budget compresi tra i 70 e i 200 milioni di euro per ciascun player, incide sul mercato della pubblicità per il 26%. Le new entry sono rappresentate da due nomi del largo consumo, Bolton e Reckitt Benkiser, e da un nome di eccellenza in campo energetico, Enel, che ha appena messo on air una campagna in 3D per il collocamento delle proprie obbligazioni. A guidare il club si conferma, invece, come nel 2010, Telecom, portabandiera del settore delle telecomunicazioni rappresentato tra i top 15 anche da Vodafone e Wind (rispettivamente al 4° e 6° posto), protagoniste però di performance sostanzialmente stabili. Sempre rimanendo nella parte alta della classifica, va segnalata l’accelerazione del gruppo Fiat, che scala ben tre posizioni e raggiunge il podio immediatamente dopo Ferrero. Ritmo sostenuto anche per il gruppo Volkswagen.

  1. Telecom
  2. Ferrero
  3. Fiat
  4. Vodafone
  5. Procter&Gamble
  6. Wind
  7. L’Oréal
  8. Volkswagen Group
  9. Gruppo Psa
  10. Unilever Italia
(Fonte Panorama Economy)
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