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Una Norimberga dei crimini ambientali

crimini-ambientali
“I nuovi dati sulla mortalità nelle aree inquinate del progetto Sentieri dell’Istituto Superiore della Sanità sono terrificanti e toccano picchi mai registrati prima per aree come Taranto e la Terra dei Fuochi. In particolare il dato del +21% (picco fino ad ora mai registrato) di mortalità infantile a Taranto è terrificante perché traduce la disperazione di una popolazione condannata a subire l’avvelenamento delle generazioni future. Per alcun malattie perinatale ovvero contratte durante la gravidanza la mortalità raggiunge il 45%. A Taranto dal 27 luglio 2012, giorno in cui la Procura ha sequestrato l’Ilva nulla è stato fatto: non solo non sono state fatte le bonifiche esterne ma non sono stati nemmeno collocati i filtri a maniche sui camini perché non ci sono soldi. E’ che in un contesto come quello descritto dall’ISS il governo abbia approvato un decreto legge che non solo rende meno restrittivi i limiti per gli inquinanti nelle aree da bonificare ma che addirittura aumenta i limiti degli inquinanti che si possono scaricare a mare nelle aree industriali. A Taranto, nella Terra dei Fuochi e nelle altre aree avvelenate del Paese è in corso un vero e proprio crimine contro l’umanità che si perpetua nell’indifferenza della politica e nell’inazione delle istituzioni. Ecco perché è necessaria una Norimberga dei crimini ambientali perché più di 6 milioni di cittadini continuano ad essere vittime dei veleni e della corruzione e delle connivenze che tollerano e consentono l’inquinamento.” Angelo Bonellileader dei Verdi


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Appello alle persone oneste di Taranto. Denunciamo i politici complici !

Ilva-Taranto

Appello di tarantosociale.org per fare pulizia ambientale e morale sul caso Ilva di Taranto. Loro contano sulla nostra rassegnazione e indolenza. Ma noi contiamo su di te che non sei compromesso e che vuoi ribellarti.

La strategia ora è quella di processarli.

Chi sa parli e faccia esposti alla magistratura, o scriva dossier e memoriali.

Contano moltissimo.

La magistratura poi metterà ogni tessera del mosaico al suo posto. Se ogni tarantino raccontasse ciò che sa, per loro non ci sarebbe più scampo. Loro contano sulla nostra rassegnazione e indolenza. Ma noi contiamo su di te che non sei compromesso e che vuoi ribellarti. Dal livello degli inquinatori occorre passare ai piani alti della politica, ai collusi, ai complici: sta per aprirsi un Grande Processo alle Omissioni di tutti questi anni. Non tutti lo hanno compreso ma è così. Sul banco degli imputati ci saranno politici eccellenti e amministratori inadempienti. Costruiamo dossier accurati e pieni di documentazione, zeppi di verifiche e riscontri oggettivi. Demoliamoli democraticamente con i documenti che dimostrano quanto hanno fatto e non fatto, facciamo cronologie di eventi in cui sono coinvolti, facciamoli inciampare in tribunale sulle decine di tracce che hanno lasciato alle loro spalle, tracce di inadempienze, omissioni, mancata applicazione di leggi a nostra tutela. Non è difficile, occorre solo passione, pazienza e precisione. Facciamo rete e passiamo all’azione.

Puntiamo ad un grande processo alla politica tarantina, alle complicità regionali e nazionali. A questo dobbiamo mirare: al cuore del Potere.

Chi ha rovinato il futuro delle persone deve pagare caro per le sue responsabilità e per le sue omissioni. Da una parte noi, dall’altra loro: una frattura netta, insanabile. E infine il girone degli ignavi: riempiamolo e rinchiudiamoli dentro. Che non escano più.

Uniamoci per questo grande obiettivo di pulizia, onestà, rinascita e speranza.

Fino alla vittoria.

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Ilva. Dossier Taranto secondo Vendola

Dopo 50 anni di silenzi intorno alla fabbrica, la Regione Puglia pubblica un dossier con l’intenzione di ristabilire la verità, che consenta di guardare a quello che accade oggi, a quello che è accaduto a Taranto in questi lunghi anni, con più lucidità, tenendo ben presente che l’impegno degli inquirenti è stato agevolato dall’azione dell’amministrazione regionale pugliese, che di fronte alla tragedia che silenziosamente si consuma da anni, ha scelto di squadernare i problemi, di chiamarli per nome, invece che volgere lo sguardo dall’altro lato. Il governo Vendola, sottolinea il dossier, è stato il primo a indicare nell’inquinamento le cause di malattie e di morte nel sito di Taranto e ha messo a disposizione dei periti indicati dalla magistratura tutti i dati raccolti dalla ASL di Taranto e dal Registro Tumori Puglia, istituito nel 2008, oltre ai dati dei monitoraggi ambientali condotti da ARPA Puglia. Impegnandosi con una serie di iniziative legislative, sia in ambito ambientale, che sanitario, per garantire la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto, coniugandole con il diritto al lavoro.

La volontà è sempre stata quella di sconfiggere lo schema del ricatto occupazionale, che in molti casi è divenuto vera e propria ideologia del padrone, per cui o prendi questo lavoro così come è, o resti senza; la volontà è sempre stata quella di affermare un principio fondamentale per una società moderna, ovvero che il diritto alla salute e il diritto al lavoro non fossero alternativi, ma parte di un unico sacrosanto diritto, quello alla vita.
Dopo 50 anni di silenzi intorno alla fabbrica e in cui la politica e le istituzioni avevano preferito infilare la testa sotto la sabbia ed evitato di interrogarsi sui danni all’ambiente e le condizioni di salute, il governo Vendola decide di portare i riflettori del dibattito politico su Taranto, la sua vita e i suoi dolori. Con molte difficoltà. Basterà ricordare la dura battaglia politica intrapresa con l’allora Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che aveva più volte tentato di impedire che la Regione Puglia adottasse norme e prescrizioni per l’azienda, che superavano la legislazione nazionale in materia.
Dal 2006 quindi, finalmente, abbiamo iniziato a conoscere la realtà, abbiamo potuto acquisire dati sugli inquinanti e sulla loro relazione con la vita e la salute delle persone, abbiamo dato un nome ai veleni: le diossine, i furani, il benzoapirene, il pm10, le polveri sottili; abbiamo scritto che bisogna parlare di tumori, che bisogna capovolgere la logica antica secondo cui la fabbrica era al centro delle necessità e la vita, tutta intorno, doveva adeguarsi.

Questi gli interventi del governo regionale pugliese:

2006
Parliamo di Diossine: a marzo del 2006, Vendola ufficializza il tema “diossina” nel IV Atto d’Intesa Regione – ILVA. Chiede all’azienda di procedere alla misurazione delle diossine emesse, nominando un soggetto di suo gradimento (individuato nel Consiglio Nazionale delle Ricerche).
Potenziamento dell’ARPA Puglia: la Regione approva il piano straordinario di potenziamento del suo organo tecnico, l’ARPA Puglia.

2007
Inizia il monitoraggio: a giugno prende avvio la prima campagna di monitoraggio delle emissioni del camino E312 (agglomerato), preceduta da un monitoraggio delle emissioni con il mezzo mobile. In contemporanea viene svolto anche il monitoraggio di microinquinanti organici in aria nel comune di Taranto. La campagna viene effettuata affidando il campionamento alla multinazionale SGS e l’analisi al laboratorio del Consorzio Interuniversitario INCA di Porto Marghera, in quanto le istituzioni regionali non disponevano di strumentazioni per la misurazione, ad esempio, delle diossine.

2008
I° rapporto di prova del laboratorio microinquinanti di Taranto: l’ARPA non è più una scatola vuota: nel 2008 si completa la procedura amministrativa per l’acquisto della costosa strumentazione di monitoraggio delle diossine e degli altri microinquinanti e viene emesso il primo rapporto di prova.
Lettera al Presidente del Consiglio: il Presidente Nichi Vendola decide di scrivere al Presidente del Consiglio per sensibilizzare il governo sul tema Taranto e sollecitarne un intervento deciso sulla
legislazione nazionale per stabilire norme più stringenti per il contenimento dell’inquinamento di origine industriale.
Polveri sottili e benzoapirene: a luglio l’ARPA produce i primi dati del controllo ufficiale di benzoapirene nel PM10 (polveri sottili) a Taranto, la cui raccolta non sarà più interrotta e prosegue oggi routinariamente.
Legge Regionale Puglia n. 44/2008: la Regione Puglia approva una innovativa norma che fissa valori limite stringenti per l’emissione di diossina, utilizzando una unità di misura non contemplata dalla legislazione italiana, che tiene conto della tossicità della diossina emessa. L’unità di misura è il TEQ. ILVA reagisce molto duramente minacciando il licenziamento di migliaia di operai e ponendo per la prima volta l’opinione pubblica di fronte al dilemma lavoro-ambiente.
Grazie ad un’efficace mediazione Stato-Regione, la legge regionale è stata riapprovata (LR 8/2009), con lievi modifiche, ed ILVA è stata in grado, con investimenti molto contenuti, di rispettare i nuovi limiti previsti. In conclusione, il camino dell’impianto di agglomerazione, che prima dell’installazione di nuove tecnologie di controllo delle emissioni, aveva emesso annualmente oltre 500 grammi TEQ di diossine, e che nel 2007 aveva una emissione annua superiore a 100 grammi TEQ, a partire dal gennaio 2011 emette meno di 10 grammi TEQ l’anno. La norma, prima e unica in Italia, ha prodotto quindi significativi e misurabili miglioramenti in termini di emissioni complessive di diossina.
Deliberazione di Giunta n. 1500 del 2008: con un finanziamento iniziale di 250.000 euro, viene istituito il Registro Tumori Puglia, “anche ed in considerazione della necessità di approfondire il dato di alcune realtà geografiche in cui si concentrano patologie tumorali”, come da testo di delibera di giunta. Attualmente l’intero territorio regionale è coperto dalle attività di registrazione dei tumori, unico caso in Italia: entro la fine dell’anno, saranno disponibili i dati del triennio 2006-2008 per l’area di Taranto. I dati del 2006 sono stati utilizzati nell’ambito della perizia epidemiologica e i dati del biennio 2006-2007 fanno parte del rapporto ISS presentato a Taranto dal Ministro Balduzzi con l’Assessore Attolini il 22 ottobre. Il Registro Tumori Puglia è l’unico in Italia a garantire la copertura dell’intero territorio regionale e ha visto raddoppiare il suo finanziamento per assicurare la dotazione organica a tutte le ASL.
Nuvole bianche: Nichi Vendola incontra i bambini delle scuole di Taranto, che gli consegnano disegni e lettere che parlano di ILVA e di Taranto. La Regione Puglia decide di pubblicare tutte le lettere e i disegni e di consegnarne copie al governo, come ulteriore elemento utile al dibattito.
Monitoraggio della diossina: con delibera di giunta 1321 del 15 luglio del 2008, viene predisposto un “Intervento straordinario a seguito di contaminazione da diossina in allevamenti della Provincia di Taranto”, realizzato dal Dipartimento Prevenzione della ASL Taranto.
Monitoraggio sulla qualità dell’aria: vengono avviati i monitoraggi sulla qualità dell’aria nella città di Taranto e nelle zone limitrofe.

 

2009
Benzoapirene: a gennaio del 2009, l’ARPA accerta il superamento del Benzoapirene nel PM10, per l’anno 2008 nella stazione di monitoraggio di via Machiavelli.
Vivere con la fabbrica: il caso ILVA arriva finalmente all’attenzione del dibattito pubblico, ma sempre più numerosi e rumorosi sono i detrattori della legge regionale anti-diossina, che mettono in discussione il rapporto diretto fra inquinamento e malattia. Il governo Vendola viene accusato di catastrofismo. La Regione Puglia di conseguenza cura la pubblicazione di un libro “Vivere con la fabbrica”, realizzato in collaborazione con le associazioni del territorio, che cita tutti i dati di emissione dell’ILVA e li associa alle malattie più frequenti nel territorio.
Monitoraggi: ARPA e ASL intensificano le attività di monitoraggio sulle matrici ambientali e alimentari. Vengono effettuate 4 diverse campagne di monitoraggio su diossine e polveri sottili.
Nel settembre 2009 ARPA Puglia presenta i risultati del monitoraggio delle diossine in un convegno dal titolo “Le diossine a Taranto tra ambiente e salute”.

2010
Divieto di pascolo: i dati che giungono dalle rilevazioni dell’ARPA e della ASL evidenziano diverse criticità negli allevamenti intorno all’area industriale. Il pericolo è che le diossine presenti
nelle carni e nei pascoli possano entrare nella catena alimentare dei cittadini di Taranto. Vendola ordina il divieto di pascolo e la distruzione del fegato ovicaprino nelle aziende zootecniche allocate nel raggio di 20 km da ILVA.
Stop Benzoapirene: nel giugno del 2010 l’Arpa Puglia produce una relazione sui dati sul superamento dei valori obiettivo di benzoapirene stabiliti dal Decreto Legislativo 152/07.
Viene prodotta una relazione che riporta una prima attribuzione alle sorgenti responsabili del superamento e una stima del rischio di tumore del polmone associato. A seguito di questi dati, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefano, emette un’ordinanza che impone alla proprietà dell’ILVA, entro il limite di 30 giorni, di rientrare nei valori obiettivo per l’emissione di benzoapirene e di dotarsi, così come previsto dall’AIA, di impianti adeguati, secondo le migliorie tecniche disponibili. L’ordinanza viene impugnata da ILVA dinanzi al TAR.
Intervento del governo Berlusconi: in data 13 agosto 2010, si assiste increduli all’intervento del Ministero dell’Ambiente in favore dell’ILVA, attraverso il Decreto Legislativo 155/2010, meglio conosciuto come “Salva ILVA”, che prorogava al 2013 il raggiungimento del valore obiettivo per l’emissione di benzoapirene.
Una legge regionale: in seguito all’iniziativa del governo Berlusconi, in favore dell’ILVA, gli uffici regionali iniziano a lavorare ad una legge che impone il rispetto del limite di 1 nanogrammo di benzoapirene per metro cubo di aria, per contenere gli effetti della norma “Salva ILVA”.
Piano di risanamento nel Comune di Taranto: su incarico dell’Assessorato Regionale alla Qualità dell’Ambiente, ARPA Puglia realizza a partire da giugno un programma semestrale di monitoraggio giornaliero del benzoapirene in sette siti intorno al complesso siderurgico per documentare l’attribuibilità alla sorgente principale, costituita dalle emissioni diffuse della cokeria.
Il monitoraggio diagnostico ha contato circa 1.800 campioni ed è stato completato agli inizi del 2012 (http://ecologia.regione.puglia.it/aria/03_Allegato_I.pdf).
Monitoraggio della diossina: l’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia finanzia con 300.000 euro un nuovo studio di monitoraggio per individuare la presenza della diossina negli allevamenti e nella catena alimentare della zona jonica.
Monitoraggio della popolazione: il lavoro di studio e monitoraggio non si ferma agli allevamenti. ASL Taranto, ARPA Puglia e l’ Università di Bari (Sez. Medicina del Lavoro) avviano nel 2010 un monitoraggio biologico della popolazione per verificare l’esposizione a metalli pesanti: i risultati sono stati presentati nel mese di luglio 2012 nel corso del workshop di ARPA Puglia “Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico”.

2011
Legge sul benzoapirene: la Puglia emana, unica in Italia, una legge regionale (n. 3 del 28.2.2011) che prevede un intervento immediato da attuare in caso di superamento del limite di emissione di benzoapirene, onde prevenire il pericolo di danni alla salute. Con questa legge, la Regione indica precisi obblighi per le attività industriali ricadenti nell’area di Taranto prescrivendo, tra l’altro, la copertura dei parchi minerari di ILVA e la riduzione della produzione nelle giornate di wind days, per evitare la dispersione delle polveri.
Monitoraggio nell’ambiente di lavoro: viene realizzata da ARPA, insieme allo SPESAL di
Taranto, una campagna di monitoraggio degli inquinanti nell’ambiente di lavoro delle cokerie di Taranto, a tutela dei lavoratori ILVA.
Autorizzazione Integrata Ambientale: ad agosto il Ministero rilascia l’autorizzazione all’ILVA. La Regione Puglia con deliberazione n. 1504, in data 4.7.2011, impone alcune prescrizioni fra le quali: a) il rispetto degli accordi sanciti dal Protocollo di Intesa sulla diossina del 2009; b) la possibilità di riesame dell’AIA nel momento in cui i monitoraggi effettuati evidenziassero il superamento dei limiti stabiliti, nell’emissione di benzoapirene; c) l’istituzione di un tavolo tecnico con il compito di valutare gli effetti cumulativi delle aziende presenti nell’area industriale di Taranto e Statte e di proporre alle Autorità Competenti l’adozione dei provvedimenti finalizzati alla
mitigazione di tali effetti. Le prescrizioni della Regione vengono accolte dal Ministero.
Tavolo Tecnico per lo studio della mortalità: con un finanziamento della Provincia di Taranto, viene istituito un tavolo tecnico per uno studio più approfondito delle cause di mortalità nella città di Taranto. Gli obiettivi sono: analisi descrittiva della distribuzione delle malattie sul territorio comunale e provinciale; georeferenziazione dei casi di malattia sul territorio comunale e provinciale; incrocio dei dati sanitari con i dati ambientali e la costruzione di mappe epidemiologiche; stima del rischio per la salute dei residenti nel sito inquinato di Taranto e confronto delle stime tra i quartieri del comune di Taranto, standardizzazione delle stime in base agli indici di deprivazione socio-economica. Le istituzioni coinvolte sono: ASL Taranto, Osservatorio Epidemiologico Puglia, ARPA Puglia, AReS Puglia, le associazioni ambientaliste.
Monitoraggio della diossina: l’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia finanzia con 300.000 euro un ulteriore studio di monitoraggio per individuare la presenza della diossina negli allevamenti e nella catena alimentare della zona jonica.

2012
Vendola scrive a Clini: nel marzo del 2012 Vendola scrive al Ministro Clini (lettera prot. n° 1066/SP), per chiedere il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ai sensi dell’art. 6 dell’AIA precedente, perché a seguito del monitoraggio continuo di benzoapirene effettuato dall’ARPA, si erano evidenziati livelli sopra la norma (relazione n° 5520 in data 01.02.2012).
Piano di intervento per il risanamento della qualità dell’aria: considerato il numero di superamenti annuali per il PM10 e il superamento del valore obiettivo del Benzoapirene durante l’anno 2011 per l’area in esame, ai sensi all’art.9 del D.Lgs 155/2010, il Tavolo di Lavoro ha deciso di predisporre un piano di azione integrato per riportare i livelli di qualità dell’aria in conformità ai limiti di Legge (ex D.Lgs. 155/10). Nel Piano sono individuate le prime misure di risanamento da applicare all’area industriale di Taranto – Statte e all’area del quartiere Tamburi, per riportare gli inquinanti al di sotto dei limiti prescritti dal D.Lgs. 155/2010. Nel piano vengono imposti alle aziende limiti stringenti di produzione nei wind days (giornate con condizioni climatiche sfavorevoli) e la copertura delle aree adibite a deposito di minerali e materie prime polverulente.
Interviene la magistratura: La magistratura chiede il sequestro dell’impianto. In base ai dati messi a disposizione dal governo pugliese ed elaborati in anni di monitoraggi, infatti, gli inquirenti accertano il nesso causale fra inquinamento ambientale e mortalità e propongono il sequestro e lo spegnimento degli impianti siderurgici per interrompere la catena dei reati.
Valutazione del Danno Sanitario: a luglio il Consiglio Regionale approva la legge regionale
“Norma a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”. La legge introduce lo strumento della valutazione del danno sanitario nell’ambito dei procedimenti di autorizzazione ambientale degli impianti industriali. Si tratta di una rivoluzione copernicana: al centro del sistema non più, come fino ad ora era accaduto ‘la fabbrica fordista’, ma l’uomo e la qualità della sua esistenza. In sostanza, a seguito di tutte le indagini effettuate nel corso degli anni, si stabilisce un rapporto causale certo fra le malattie e gli agenti inquinanti.
Nuova AIA: nell’ambito del riesame dell’AIA, richiesta dal Presidente Vendola a marzo, la Regione Puglia è costantemente presente con un proprio rappresentante e introduce alcune prescrizioni per l’azienda: a) dare attuazione al Protocollo Tecnico Operativo che prevede il campionamento in continuo delle diossine; b) il riesame dell’AIA deve prevedere il recepimento della Valutazione del Danno Sanitario, che consente di guardare più a fondo nelle problematiche della salute dei cittadini, connesse alle emissioni inquinanti. In particolare, in caso di criticità espressa dalla valutazione, l’Autorità competente dovrà disporre entro trenta giorni, il riesame dell’autorizzazione, per garantire la salvaguardia della salute dei cittadini. c) il riesame dell’AIA deve prevedere l’obbligo per l’azienda di rendere accessibile, in tempo reale e mediante password, i sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera; d) l’azienda deve inoltre garantire la massima trasparenza sulle proprie prestazioni ambientali, mediante sistemi di informazione di semplice accesso e lettura da parte dei cittadini; e) l’adozione di misure supplementari particolari più rigorose, ovvero l’adozione anticipata di valori limite rigorosi di emissione in atmosfera; f) l’adeguamento anticipato alle migliori tecnologie disponibili per limitare le emissioni; g) la copertura dei parchi minerari.
Il Centro Salute Ambiente: con Delibera di Giunta Regionale n. 1980 del 12.10.2012 viene adottato dal Governo il “Piano Straordinario Salute e Ambiente e Istituzione del Centro Salute-Ambiente in Taranto”, finanziato con 8 milioni di euro.
L’obiettivo è quello di integrare sinergicamente tutte le risorse umane e strumentali, le competenze, le professionalità locali e nazionali per affrontare le complesse criticità della relazione ambiente/salute a partire dal territorio tarantino: il Centro Salute e Ambiente si occuperà di verificare e monitorare il livello e la composizione delle emissioni inquinanti e le loro ricadute sulla salute umana. Accanto al potenziamento delle attività di monitoraggio e studio, sono previste attività di prevenzione e di cura con una specifica attenzione dedicata alla salute materno-infantile.

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Ilva di Taranto 50 anni di veleni

L’impianto di Taranto nasce negli anni ’60 e già nel ’71 gli ambientalisti protestano. Nel 1982 la pretura di Taranto mise sotto indagine i manager per getto di polveri e inquinamento da gas, fumi e vapori. Il direttore dello stabilimento fu condannato a 15 giorni di arresto. Nel ’91 il ministro dell’Ambiente dichiarò Taranto area a elevato rischio ambientale, nel ’94 l’Enea avviò il Piano di disinquinamento e l’anno dopo i Riva comprarono lo stabilimento. Nel ’97 iniziò la rimozione dell’amianto e nel ’98 l’Enea definì gli interventi a carico dei Riva per la bonifica: non vennero eseguiti. Nel 2000 il Comune di Taranto chiese di modificare gli impianti, nel 2001 il tribunale dichiarò Emilio Riva, il figlio Claudio e altri dirigenti colpevoli di tentata violenza privata per avere demansionato alcuni impiegati che avevano denunciato la malagestione. Nel 2007 Emilio Riva fu condannato a 3 anni di reclusione e Claudio Riva a 18 mesi per omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro e violazione di norme antinquinamento. Nel 2008 la Corte d’Appello di Lecce condannò a due anni di reclusione Emilio Riva e a un 1 anno e 8 mesi il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, per getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. Nel 2002 il ministero dell’Industria istituì un tavolo per concedere l’Aia all’Ilva, solo nel 2011 si raggiunse un accordo basandosi su più elastici criteri (approvati anche da Vendola). A inizio 2012 il procuratore  di Taranto, Franco Sebastio, segnalò alle autorità locali che il livello dell’inquinamento era pericoloso per la popolazione ed era necessario intervenire subito. A luglio il primo sequestro dell’area e l’arresto di otto tra dirigenti ed ex dirigenti indagati per disastro ambientale. Ora nuove accuse per dirigenti e funzionari: associazione a delinquere, disastro ambientale e concussione.

La famiglia Riva

La saga della famiglia inizia nel 1954: Emilio Riva, nato nel 1926 a Milano e figlio di un commerciante in scarti ferrosi, avvia con il fratello Adriano un’attività di commercio di rottami, che vende ai siderurgici bresciani. Trasporta i pezzi di ferro su un vecchio camion Dodge. Ma già nel 1957 inizia a produrre acciaio a Caronno Pertusella, a nord di Milano. L’adozione, prima dei concorrenti, della colata continua diventa la più importante fonte di vantaggio competitivo della nuova impresa. Riva diventa il re del tondino, cresce e mette da parte i soldi per accaparrarsi un’acciaieria dietro l’altra.

«Non compro mai quando va bene, compro quando va male» spiega Emilio in una delle rarissime interviste. Negli anni Settanta è già arrivato all’estero, con acquisizioni in Spagna e Francia. Poi la crisi mondiale dell’acciaio investe la siderurgia pubblica europea. Riva ne approfitta subito: entra nella gestione di Cornigliano, compra un impianto nell’ex Germania Est e quindi, nel 1995, si aggiudica l’Ilva di Taranto. Il gruppo diventa enorme, lo stile non cambia. «Quando l’Ilva si chiamava Italsider» ricorda un imprenditore di Taranto, che lavorava per lo stabilimento siderurgico «i grandi manager pubblici venivano qui in città con una sfilza di auto blu e un codazzo di segretarie. Grandi parole in un convegno e via, tornavano a Roma. Quando invece incontrai per la prima volta uno dei figli di Riva, accadde all’interno dello stabilimento: arrivò a bordo di una vecchia Panda di servizio». «La presenza della famiglia sugli impianti produttivi, a contatto con tecnici e operai» dice un manager del gruppo «è una costante. Una cultura del lavoro che deriva dalla figura di Emilio, adottata poi da figli e nipoti».

La famiglia è molto importante per i Riva. «Il pranzo di Natale ha un valore simbolico forte» racconta un collaboratore di Emilio, che ha sei figli, due femmine e quattro maschi. Il più grande, Fabio, è il vero numero due del gruppo; Claudio, dal carattere spigoloso, è uscito dalle attività siderurgiche e segue quelle armatoriali; Nicola, finito agli arresti con il padre, è l’uomo della produzione; e Daniele guida lo stabilimento di Genova. In azienda lavorano pure i nipoti Angelo e Cesare. E le femmine? Riva preferisce tenere lontane le donne dall’azienda: le figlie fanno altro, le nuore sono invitate a non salire ai piani superiori della sede milanese dove ci sono gli uffici dei mariti. Ma saranno delle donne, le «donne di Cornigliano», a fargli rimangiare la promessa che lui a Genova non avrebbe mai chiuso l’altoforno. Due anni dopo la chiusura ammetterà: «Riconosco che nel centro di Genova un altoforno e una cokeria non possono esistere».

Se l’obiettivo è diventare più grandi («Ho sempre aperto e comprato fabbriche e non ne ho mai chiusa una» si vanta Riva), il metodo per realizzarlo poggia su alcuni punti fermi: una gestione efficiente affidata prima di tutto ai figli e ai tecnici di provata fiducia, niente top manager da business school. Poi attenzione maniacale ai costi: se ancora oggi Emilio, stipendiato come se fosse un qualsiasi dirigente, si attarda in ufficio, è lui che spegne le luci al terzo piano del quartier generale in fondo a viale Certosa, Milano.

Ed è proprio grazie alla capacità di mettere fieno in cascina che il gruppo riesce a resistere anche nei momenti più difficili. Come quello che stiamo vivendo ora: si produce di meno ma si riempiono comunque i piazzali di acciaio, pronti a venderlo quando l’economia tornerà a tirare, sbaragliando ancora una volta gli avversari. Intanto Riva si tiene buona la politica con finanziamenti ai partiti, di destra e di sinistra, e con l’acquisto di una quota nell’Alitalia dei «patrioti», mentre versa denari alla parrocchia di Tamburi, il quartiere più colpito dall’inquinamento dell’Ilva di Taranto, e forse, come sembrano testimoniare le ultime intercettazioni telefoniche, anche tangenti per addomesticare i risultati delle analisi ambientali. Disposto a tutto pur di continuare a fare acciaio. In silenzio.

Con i dipendenti alterna paternalismo e durezza: numerose le cause per comportamenti antisindacali. Ma anche attestati di stima e di ammirazione da parte dei lavoratori e dei fornitori. Certi giornalisti vengono manipolati, forse anche pagati, come rivelano le intercettazioni. Lo stile della casa lo fa intuire il giovane Emilio, omonimo del nonno, che parlando col padre Fabio dopo un incontro con Nichi Vendola suggerisce: «Facciamo un comunicato stampa fuorviante tanto per “vendere fumo”, dicendo che va tutto bene e che l’Ilva collabora con la regione».

Il patriarca rilascia poche interviste. E, quando si lascia convincere da una società di comunicazione ad aprire le porte dell’Ilva di Taranto a un giornalista, se ne pente immediatamente. Accade nel 2006, quando Panorama spedisce un suo inviato per raccontare come funziona la più grande fabbrica d’Europa. L’inviato, Angelo Pergolini, non può fare a meno di annotare l’alta incidenza di infortuni (oggi molto diminuiti) e scrive: «Quando tira vento, e a Taranto lo scirocco soffia spesso e forte, dai parchi (e dai nastri trasportatori che li collegano al porto) si alzano nuvole impalpabili, coprono il rione Tamburi, periferia di case popolari cresciuta parallelamente allo stabilimento da cui è divisa solo da un muro; scendono sugli edifici fatiscenti della città vecchia; si posano sulle vetrine eleganti di via D’Aquino, cuore dello shopping e dello struscio. Lasciano ovunque la stessa scia grigia e velenosa,penetrano dappertutto: polmoni compresi». Dopo la pubblicazione del reportage, la società di relazioni pubbliche viene licenziata.

Il fatto di essere diventato il 23esimo produttore mondiale di acciaio fa di Riva un bravo imprenditore? Margherita Balconi, docente nella facoltà di ingegneria dell’Università di Pavia, è un’esperta del settore. Autrice fra l’altro del libro La siderurgia italiana (1945-1990). Tra controllo pubblico e incentivi del mercato. La professoressa ha scritto in particolare un volume per il gruppo:Riva 1954-1994. Il percorso imprenditoriale della famiglia Riva. Il suo giudizio è abbastanza critico: «Fino all’acquisto dell’Ilva Riva è stato soprattutto un abile gestore di impianti e un imprenditore capace di cogliere l’opportunità di acquistare stabilimenti in crisi e di trasferirvi i propri metodi molto efficaci di gestione aziendale. È stato anche uno dei primi siderurgici in Europa ad avviare un importante processo di internazionalizzazione. Ma l’acquisizione, estremamente coraggiosa, dell’acciaieria di Taranto ha spinto il gruppo su di un terreno tutto nuovo».

Secondo Balconi, gestire uno stabilimento di quelle dimensioni, specializzato nel campo dei laminati piani di qualità, avrebbe comportato dei metodi di gestione diversi da quelli che avevano costituito la forza dei Riva. Le altre imprese europee che gestivano grandi impianti a ciclo integrale (in particolare la francese Usinor, oggi acquistata dalla Mittal) capivano l’importanza, per esempio, di fare ricerca e di investire per ottenere tipi di acciaio sempre più sofisticati. Una delle prime cose che invece ha fatto Riva dopo l’acquisto è stata allontanare dallo stabilimento i ricercatori del Centro sviluppo materiali (Csm) che stavano conducendo ricerche su un impianto pilota molto innovativo: tre giorni e poi fuori, senza neanche lasciare finire gli esperimenti. Con il metodo Riva i conti sono migliorati, ma la qualità no. Tanto è vero che l’Ilva serve ancora il mercato automobilistico, ma non rifornirebbe più l’acciaio per le carrozzerie (che deve essere visivamente perfetto). «E a quanto pare non fa parte della loro cultura innovare in funzione dei miglioramenti ambientali» commenta Balconi.

Alcuni sostengono che dietro l’uscita di Claudio dall’Ilva ci sia stato uno scontro proprio sul tema della qualità: il figlio ne voleva di più, il padre non era d’accordo.(Estratto da: Emilio Riva. Ilva, la vera storia dell’uomo accusato di avvelenare una città)

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E intanto si muore

Il Progetto SENTIERI “Ambiente e salute a Taranto“, lo studio compiuto dall’ Istituto Superiore di Sanita’ con l’Oms,  ha analizzato la mortalità a livello comunale per 63 cause singole o gruppi di cause in 44 dei 57 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN) riconosciuti alla data del giugno 2010.  I dati sono scioccanti, tra l’altro già evidenziati dallo studiopubblicato dalla rivista Epidemiologia & Prevenzione, di qualche giorno fa. Dal dossier emerge che nelle donne residenti nei comuni di Taranto e Statte, a confronto con il resto della provincia, c’è un incremento dei tumori al fegato (+75%), linfoma non Hodgkin (+43%), corpo utero superiore (+80%), polmoni (+48%), tumori allo stomaco (+100%), tumore alla mammella (+24%). Non va meglio agli uomini: rispetto al resto della provincia, l’aumento di tutti i tumori è del 30% (+50% per il tumore maligno del polmone), con un picco di più 100% per il mesotelioma e per i tumori maligni del rene e delle altre vie urinarie (esclusa la vescica). Moltissimi i casi di tumore al polmone e soprattutto alla pleura: l’eccesso dei primi è del 20%, mentre i casi di cancro alla pleura sono addirittura in eccesso (rispetto alla media della provincia) del 167% negli uomini e del 103% nelle donne. Più alta anche la mortalità per malattie respiratorie: tra gli uomini +11%, tra le donne +5%, mentre l’incidenza per malattie respiratorie acute fa registrare un +37% nelle donne e +14% negli uomini. Aumentano anche le patologie in gravidanza, da +21% a +47%. Ecco, mi soffermo sull’ultimo dato. Spesso ci si dimentica delle vittime, se possibile, ancora più indifese, i bambini, che nascono già con malattie che probabilmente gli segneranno per tutta la vita.

Ricordiamo che la protezione dei bambini dall’esposizione involontaria a inquinanti ambientali è riconosciuta come una importante priorità di sanità pubblica. Un gran numero di bambini vive oggi nelle vicinanze di siti nei quali l’inquinamento ambientale è molto elevato.

Nella Dichiarazione finale della quinta conferenza ministeriale su ambiente e salute, i ministri dei 53 Stati della Regione Europea dell’OMS, hanno sottolineato la necessità di attuare gli impegni stabiliti nel Children’s Environment and Health Action Plan for Europe (CEHAPE). Sono diverse le istituzioni che affrontano le questioni emergenti di salute ambientale ponendo un’attenzione specifica sui bambini, quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) e l’Environmental Protection Agency (EPA) statunitensi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia che, rispetto agli adulti, i bambini mostrano una maggiore suscettibilità agli agenti ambientali a causa di fattori che possono essere raggruppati in due categorie principali:

  1. condizioni che determinano livelli di esposizione più elevati nei bambini che negli adulti in presenza di identiche situazioni ambientali. In confronto agli adulti e in relazione al peso corporeo, i bambini hanno una superficie esposta molto più ampia; ciò può implicare un maggiore assorbimento dermico di contaminanti e una perdita di calore più rapida, che a sua volta richiede un tasso metabolico più alto. Inoltre, rispetto agli adulti, i bambini hanno anche bisogno di energia maggiore per la crescita e lo sviluppo che si traduce in una più elevata assunzione di ossigeno e cibo per chilogrammo di peso corporeo. I tassi respiratori più elevati e il maggior consumo di cibo possono determinare esposizioni più elevate per inalazione ed ingestione, a contaminanti presenti nell’aria e negli alimenti. Il volume di aria per unità di peso corporeo che passa attraverso i polmoni di un bambino è infatti doppio rispetto a quello di un adulto, ciò implica che nelle stesse condizioni di esposizione, la superficie respiratoria di un bambino rimane in contatto con una quantità doppia di sostanze chimiche rispetto all’adulto. Inoltre, il comportamento mano-bocca rende i bambini più esposti ai terreni contaminati
  2. aspetti fisiologici e di sviluppo specifici dell’età infantile associati a una maggiore vulnerabilità agli effetti tossici degli inquinanti ambientali. Lo sviluppo dei sistemi respiratorio, riproduttivo, endocrino, gastrointestinale e nervoso raggiunge la maturità nel periodo postnatale, e le finestre di suscettibilità nei bambini sono ampie, estendendosi dal periodo pre-concepimento alla fine dell’adolescenza; durante la pubertà, l’esposizione a interferenti endocrini ambientali (e.g. pesticidi, ftalati) può causare danni tiroidei e riproduttivi. La lunga durata dello sviluppo del cervello e il gran numero di processi neuronali disponibili in questa fase contribuiscono alla suscettibilità del sistema nervoso alle sostanze tossiche. L’esposizione pre e post-natale a contaminanti chimici ambientali come il metilmercurio, il piombo, o alcuni pesticidi può produrre, ad esempio, modificazioni cellulari o molecolari che sono espresse come deficit neuro comportamentali (funzionali), o come incremento della suscettibilità all’insorgenza di malattie neurodegenerative in età più avanzata. Inoltre, i bambini possono essere più sensibili agli effetti respiratori di sostanze tossiche rispetto agli adulti: un esempio è l’esacerbazione dell’asma da esposizione al particolato atmosferico o la riduzione della funzione polmonare a causa dell’esposizione all’ozono. Negli ultimi decenni, infatti, un crescente corpo di evidenze, basato su studi clinici ed epidemiologici, evidenzia il ruolo causale dell’inquinamento atmosferico nel determinare un aumento di rischio per effetti cardiologici e respiratori nei bambini, soprattutto in ambiente urbano.

Per quanto concerne gli effetti cancerogeni, due pubblicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  sui rischi per la salute dei bambini associati con l’esposizione a sostanze chimiche riportano che: “l’esposizione a cancerogeni nel periodo pre-concepimento, durante la vita intrauterina, o nella prima infanzia, possono causare lo sviluppo di tumori durante l’infanzia o durante la vita adulta” e che: “c’è una evidenza diretta che i bambini sono più suscettibili degli adulti ad almeno alcuni cancerogeni, incluse alcune sostanze chimiche e varie forme di radiazioni”.

Nonostante la maggiore suscettibilità dei bambini agli inquinanti ambientali, le evidenze complessive oggi disponibili sugli effetti a medio/lungo termine dell’esposizione a cancerogeni chimici in età infantile sono inadeguate, e la letteratura epidemiologica che affronta specificamente il rischio di tumori nei bambini (e giovani adulti) residenti in prossimità di siti inquinati è molto scarsa. I principali limiti che caratterizzano gli studi finora condotti sugli effetti a lungo termine sono stati recentemente descritti da Landrigan e colleghi: la maggior parte degli studi ha esaminato popolazioni relativamente piccole di bambini; ha considerato una sola sostanza chimica alla volta; possiede una potenza statistica insufficiente per esaminare possibili interazioni; presenta una breve durata del periodo di osservazione.

Negli Stati Uniti  nel 2008 più di 1.600.000 bambini (2%, fino a 18 anni) ha vissuto entro un miglio da uno dei circa 1.500 siti inclusi nella National Priorities List. Secondo le stime della European Environment Agency mediante la Eionetpriority data flows sui siti contaminati, ci si attende che nella regione europea la percentuale di bambini che vivono nei pressi di un sito contaminato sia alta, dato che sono circa 250.000 i siti che richiedono bonifica per la contaminazione del suolo.

In Italia, circa 5,5 milioni di persone risiedono in 44 siti inquinati (SIN) di interesse nazionale per la bonifica ambientale (60% appartengono ai gruppi più svantaggiati), e circa un milione di bambini (<20 anni) vive in queste aree. 

I dati dello Studio Sentieri, hanno evidenziato un significativo incremento dei ricoveri per tumori maligni, malattie dell’apparato respiratorio, e fra queste le infezioni dell’apparato respiratorio, in relazione all’aumento di 10 mg/m3 di polveri provenienti dalla zona industriale.

Ora sono tutti preoccupati. Il presidente della Regione Puglia Vendola ”E’ tempo di ambientalizzare l’industria”, il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna ”Esprimo a nome dell’intera Assemblea, la preoccupazione per la crescita delle malattie tumorali nell’area ionica” e il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini “In linea generale, i dati trasmessi confermano che l’inquinamento ambientale associato alle attività industriali e cantieristiche dei decenni passati ha un ruolo significativo negli eccessi di mortalità rilevati per alcune tipologie di tumori”. Tutti preoccupati. Ma dove erano le istituzioni tutti questi anni? Ora promettono il risanamento dei siti inquinati ubicati all’interno degli stabilimenti industriali e di ridurre le emissioni inquinanti e gli impatti ambientali dei processi produttivi attraverso l’impiego delle migliori tecnologie disponibili indicate dalla UE. Parole parole parole, e intanto si muore.

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