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Alla ricerca del paradiso (fiscale) perduto: Ecco la black list aggiornata

mappa dei paradisi fiscali

“Paradiso fiscale o rifugio fiscale viene comunemente detto uno Stato che garantisce un prelievo in termini di tasse basso o addirittura nullo sui depositi bancari. La ragione di una scelta del genere è più che altro politica: attirare molto capitale proveniente dai paesi esteri, fornendo in cambio una tassazione estremamente ridotta. Dal punto di vista del contribuente (…) il cosiddetto paradiso fiscale è in effetti un rifugio dalla tassazione sui redditi (…)” da Wikipedia.

Dopo due anni e mezzo di negoziati, dal primo gennaio del 2017 la Svizzera è uscita dalla lista nera italiana dei Paesi che non permettono uno scambio adeguato di informazioni. Fine del segreto bancario.

Tutta “colpa” del Common Reporting Standard, un accordo del 2014 che elimina il “segreto bancario” e promuove lo scambio di informazioni finanziarie fra i governi di 52 paesi (che diventeranno 92 entro il 2018).

Chi era in paradiso (fiscale) ha riportato subito in patria valigie piene di dobloni? Non proprio.

I grandi evasori hanno già deciso di volare lontano e le alternative alla Svizzera non mancano: dalle Isole Vergini alle Bermuda, Kenya, Cina, ma anche Olanda e Delaware. In Italia sette super Paperoni italiani possiedono il 30% della ricchezza nazionale e il 27% del denaro da destinare al fisco viaggia verso i paradisi fiscali.

Ma quali sono i paradisi fiscali nel 2017? Scopriamo insieme dove i ricchi nascondono e proteggono patrimoni, spesso, immensi.  Continue Reading


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In Svizzera alle urne per tagliare gli stipendi ai manager

Thomas-Minder-taglio-stipendio-ai-manager

Come mettere un freno ai salari esorbitanti che gli amministratori e i manager di società quotate in borsa si fanno versare? Questa, in poche parole, la domanda a cui dovranno rispondere gli aventi diritto di voto in Svizzera domani , decidendo se approvare l’iniziativa popolare per le retribuzioni abusive, lanciata dall’industriale consigliere agli Stati sciaffusano Thomas Minder, o il controprogetto del Parlamento. Thomas Minder si è imposto, a 52 anni, come una figura politica «tardiva». Fino a cinque anni fa, sarebbe stato definito un buon svizzero “alla vecchia maniera”, formato alla scuola della tradizione patriottico-borghese più classica. Cresciuto a Bienne, titolare di un MBA ottenuto negli Stati Uniti, Minder ha fatto carriera come dirigente d’impresa. Detto altrimenti, è l’icona dello svizzero di successo: imprenditore, graduato nell’esercito, conservatore. Dal 2008, il suo profilo è cambiato: è già bello se non è presentato come un feroce bolscevico. Il suo nuovo profilo basta, comunque, a spaventare i borghesi: l’uomo ha deposto un’iniziativa “contro le remunerazioni abusive”.

Negli ultimi anni l’opinione pubblica ha criticato in modo anche aspro il fatto che diverse imprese versassero ai propri dirigenti retribuzioni e liquidazioni molto elevate a prescin­ dere dai risultati economici conseguiti. In questo contesto è stata lanciata l’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive». Scopo dell’iniziativa è imporre restrizioni alle imprese quotate in borsa affinché non possano continuare a remunerare i vertici aziendali con somme spropositate. A tal fine, l’inizia­tiva propone tre nuove disposizioni: le retribuzioni del consiglio d’amministrazione e della direzione devono essere imperativamente autorizzate dall’assemblea generale degli azionisti; il mandato dei membri del consiglio d’amministra­zione è limitato a un anno; alcune tipologie di retribuzioni, per esempio le liquidazioni e i premi per le acquisizioni di aziende, sono vietate. Inoltre, chi contravviene a queste regole può essere punito. Il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati respingono l’iniziativa: oltre a comportare un eccesso di regolamenta­zione, essa metterebbe in discussione uno dei capisaldi della piazza economica elvetica, ossia i principi liberali alla base del diritto societario svizzero. Il Consiglio nazionale non ha invece espresso alcuna raccomandazione di voto. Il Parlamento concorda sulla necessità di disciplinare le retri­buzioni versate dalle imprese quotate in borsa e ha pertanto adottato un controprogetto indiretto. Sostenuto anche dal Consiglio federale, il controprogetto concretizza con una mo­difica di legge le principali rivendicazioni dell’iniziativa, ma rispetto a quest’ultima è complessivamente più moderato.

Il progetto in dettaglio. L’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive» è stata depositata il 26 febbraio 2008. Lo stesso anno il Consiglio federale ha proposto al Parlamento di respingerla e di inserire invece nella revisione del diritto della società anonima – in corso dal 2007 – disposizioni supplementari sulle retribuzioni versate dalle imprese quotate in borsa. Dissentendo su questa proposta del Consiglio federale, nel 2010 il Parlamento ha elaborato diversi controprogetti, tra cui anche disposizioni fiscali concernenti le retribuzioni estrema­mente elevate. Note come «tassa sui bonus» sia in Parlamento sia nell’opinione pubblica, queste disposizioni hanno trovato il sostegno del Consiglio federale, ma sono state respinte dal Consiglio nazionale. Il 16 marzo 2012, dopo aver prorogato due volte – ogni volta di un anno – il termine per la deliberazione dei controprogetti e dell’iniziativa, il Parlamento ha approvato un controprogetto indiretto che recepisce i contenuti essenziali dell’iniziativa. L’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive», diretta unicamente contro le imprese quotate in borsa, intende consentire agli azionisti di queste imprese di influire maggior­mente sulle retribuzioni del consiglio d’amministrazione, della direzione e dell’organo consultivo. A tal fine propone diverse misure:

• Ogni anno, in occasione dell’assemblea generale, gli azionisti votano l’importo delle retribuzioni da versare al consiglio d’amministrazione, alla direzione e, se del caso, all’organo consultivo. Inoltre, eleggono annualmente il presidente del consiglio d’amministrazione e i singoli membri del consiglio d’amministrazione e del comitato di retribuzione.

• Invece di partecipare di persona all’assemblea generale, gli azionisti possono scegliere di esercitare il proprio diritto di voto avvalendosi dei mezzi di comunicazione elettronica.

• La rappresentanza istituzionale del diritto di voto prevede che gli azionisti possano essere rappresentati dal consiglio d’amministrazione dell’impresa (rappresentanza da parte degli organi) o dalla banca presso la quale hanno deposi­tato i propri titoli azionari (rappresentanza per i titoli in deposito). L’iniziativa popolare chiede di vietare queste for­me di rappresentanza e di consentire che il diritto di voto degli azionisti possa essere delegato unicamente a rappre­sentanti indipendenti dall’impresa, eletti dall’assemblea generale.

L’iniziativa chiede inoltre che gli statuti delle imprese discipli­nino, tra l’altro, l’ammontare delle rendite, dei crediti e dei prestiti, il numero dei mandati esterni e il piano economico e di partecipazione dei membri del consiglio d’amministra­zione, della direzione e del consiglio consultivo; per i membri della direzione, gli statuti devono altresì disciplinare la durata dei contratti di lavoro. L’iniziativa prevede il divieto di versare liquidazioni e retribu­zioni anticipate ai membri del consiglio d’amministrazione e della direzione. Questi ultimi non possono neppure ricevere premi per acquisizioni e vendite di aziende. Le casse pensioni che, regolarmente, investono in azioni di imprese quotate in borsa sono tenute a esercitare il loro diritto di voto. L’iniziativa chiede che esse votino nell’inte­resse dei loro assicurati e rendano pubblico il voto. Le infrazioni alle disposizioni proposte dall’iniziativa sono punite con una pena detentiva fino a tre anni e con una pena pecuniaria fino a sei retribuzioni annuali.

Il Parlamento ha recepito le principali rivendicazioni dell’ini­ziativa in un controprogetto indiretto, che è già stato adot­tato. Il Consiglio degli Stati lo ha accolto con 42 voti contro 1; il Consiglio nazionale all’unanimità. Nel suo parere del 25 ottobre 2010 il Consiglio federale lo sostiene espressa­mente. Il controprogetto indiretto entrerà però in vigore solo se l’iniziativa sarà respinta e se contro di esso non sarà chiesto il referendum. Se, invece, il referendum dovesse essere indetto, a decidere sarà il risultato della votazione popolare. Nel corso delle deliberazioni il Parlamento aveva discusso anche un controprogetto diretto che prevedeva di sottoporre le retribuzioni estremamente elevate a una cosiddetta «tassa sui bonus». Il Consiglio nazionale l’ha però respinto. Nella votazione finale, pertanto, le Camere federali non sono riuscite ad accordarsi su una raccomandazione di voto comune.

Il controprogetto indiretto del Parlamento (entrerà in vigore soltanto se l’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive» sarà respinta).

Differenze rispetto all’iniziativa. Nelle imprese quotate in borsa non sono gli azionisti bensì il consiglio d’ammini­strazione a emanare disposizioni riguardanti le retribuzioni dei membri del consi­glio d’amministrazione, della direzione e del consiglio consultivo (regolamento sulle retribuzioni). Tuttavia, il regolamento deve essere approvato dagli azionisti. Le retribuzioni versate al consiglio d’amministrazione, alla direzione e al con­siglio consultivo delle imprese quotate in borsa sono pubblicate in una relazione annuale sulle retribuzioni. Il controprogetto non introduce una nuova disposizione penale perché il diritto in vigore è sufficiente. Il controprogetto è meno rigoroso quanto all’obbligo delle casse pensioni di esercitare il diritto di voto. Le casse sono infatti tenute ad esercitare tale diritto soltanto «se possibile». Rispetto all’iniziativa, il controprogetto indiretto inasprisce le disposizioni concer­nenti l’obbligo di diligenza del consiglio d’amministrazione e la restituzione di retribuzioni versate indebitamente. Punti in comune. Gli azionisti delle imprese quotate in borsa deliberano ogni anno sull’importo complessivo delle retribuzioni del consiglio d’amministrazione, del consiglio consultivo e della direzione. Per le retribuzioni di quest’ultima, l’assemblea generale degli azionisti può decidere che le proprie decisioni abbiano carattere vincolante o consultivo. Nelle imprese quotate in borsa le liquidazioni («indennità di partenza» nel contro­progetto) e le retribuzioni anticipate a membri del consiglio d’amministrazione, della direzione e del consiglio consultivo sono di norma vietate. Nell’interesse dell’impresa, tuttavia, gli azionisti possono decidere di derogare a tale divieto. Come l’iniziativa, anche il controprogetto limita la rappresentanza istituzionale a rappresentanti indipendenti, eletti dall’assemblea generale. Alle imprese è riconosciuta la possibilità di utilizzare mezzi di comunicazione elettronici, affinché gli azionisti non debbano più partecipare di persona all’assemblea generale. La durata del mandato del consiglio d’amministrazione di imprese quotate in borsa è fissata per legge a un anno. Gli statuti possono tuttavia prevedere una durata massima pari a tre anni.

Testo in votazione. Iniziativa popolare «Contro le retribuzioni abusive»

I La Costituzione federale è modificata come segue:

Art. 95 cpv. (nuovo) Per tutelare l’economia, la proprietà privata e gli azionisti e per garantire una conduzione sostenibile delle imprese, la legge disciplina le società anonime svizzere quotate in borsa in Svizzera o all’estero secondo i seguenti principi:

a. l’assemblea generale vota annualmente l’importo globale delle retribuzioni (prestazioni in denaro e valore delle prestazioni in natura) del consiglio di amministrazione, della direzione e dell’organo consultivo. Elegge annualmente il presidente del consiglio di amministrazione, i singoli membri del consiglio di amministrazione e del comitato di retribuzione (Compensation Committee) e il rappresentante indipendente degli aventi diritto di voto. Le casse pensioni votano nell’interesse dei loro assicurati e rendono pubblico il loro voto. Gli azionisti possono votare elettronicamente a distanza; la rap­presentanza del diritto di voto da parte degli organi e per i titoli in deposito è vietata;

b. i membri dei vari organi non ricevono liquidazioni, altre indennità, retribuzioni anticipate, premi per acquisizioni e vendite di ditte e contratti supplementari di consulenza o di lavoro da parte di società del gruppo. La direzione della società non può essere delegata a una persona giuridica;

c. gli statuti disciplinano l’ammontare dei crediti, dei prestiti e delle rendite ai membri degli organi, il piano economico, il piano di partecipazione e il numero di mandati esterni di questi ultimi, nonché la durata dei contratti di la­voro dei membri di direzione;

d. l’infrazione delle disposizioni di cui alle lettere a–c è punita con la pena detentiva fino a tre anni e con la pena pecuniaria fino a sei retribuzioni annuali.

II Le disposizioni transitorie della Costituzione federale sono modificate come segue:

Art. 197 n. 8 (nuovo)

8. Disposizione transitoria dell’art. 95 cpv. 3 Entro un anno dall’accettazione dell’articolo 95 capoverso 3 da parte del Popolo e dei Cantoni, il Consiglio federale emana le disposizioni di esecuzione necessarie, che rimangono valide fino all’entrata in vigore delle disposizioni legali.

Gli argomenti del Consiglio federale. L’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive» solleva una tematica che è legittimo affrontare. Nonostante il titolo promettente, però, molte sue rivendicazioni sconfinano oltre l’obiettivo perseguito. In particolare, essa limita inutilmente il margine di manovra economico delle imprese quotate in borsa e, così facendo, rischia di ripercuotersi negativamente sulla piazza economica svizzera. Il controprogetto indiretto del Parlamento non comporta questi svantaggi. Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare, in particolare per i motivi esposti qui di seguito. Il Consiglio federale riconosce la necessità di stabilire regole più chiare in materia di retribuzioni del consiglio d’ammini­strazione e della direzione delle imprese quotate in borsa. Come il controprogetto, l’iniziativa popolare prevede disposi­zioni volte ad aumentare l’influenza degli azionisti su dette retribuzioni, ma il suo titolo allettante non deve occultarne i punti deboli. Le prescrizioni imperative, i divieti e le disposizioni penali che figurano nell’iniziativa calpestano i consolidati principi liberali alla base del diritto societario svizzero. L’iniziativa limita inoltre in modo eccessivo il margine di manovra eco­nomico delle imprese quotate in borsa, necessario, in una certa misura, anche per le retribuzioni. Molte disposizioni dell’iniziativa, inoltre, sarebbero di difficile attuazione pratica. Ne è un esempio la prescrizione secondo cui le casse pensioni devono votare esclusivamente nell’inte­resse dei loro assicurati. Oltre al fatto che non è semplice identificarli, detti interessi potrebbero risultare molto etero­genei. Di difficile attuazione è anche la disposizione secondo cui numerosi dettagli riguardanti le retribuzioni, per esempio i piani di partecipazione o di rendita, vanno precisati negli statuti, diventando così di dominio pubblico. L’iniziativa prevede, infine, che il mandato del consiglio d’amministrazione sia limitato a un anno. Questo provvedi­mento è tuttavia contrario a una gestione aziendale soste­nibile; invece che della gestione a lungo termine dell’impresa, il consiglio d’amministrazione dovrebbe preoccuparsi già dopo poco tempo della propria rielezione. Il controprogetto indiretto adottato dal Parlamento rafforza notevolmente i diritti degli azionisti. Pur facendo proprie rivendicazioni fondamentali dell’iniziativa, la modifica di legge non punta su regole rigide, che imporrebbero vincoli troppo stretti all’organizzazione dell’impresa, e tantomeno su un quadro penale esagerato. Anche il controprogetto fissa i principi che sono alla base di retribuzioni adeguate e pone limiti a pretese spropositate. Complessivamente, però, rico­nosce agli azionisti la possibilità di decidere soluzioni più flessibili. Il Consiglio federale considera il controprogetto indiretto la soluzione migliore, in quanto consente agli azionisti di impe­dire il versamento di retribuzioni abusive, senza limitare inutilmente il margine di manovra economico dell’impresa. La rigidità dell’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive» comporta un eccesso di regolamentazione per le imprese quotate in borsa, ossia per le aziende che contribuiscono in misura decisiva al benessere economico del Paese. La sua adozione ridurrebbe l’attrattiva della piazza economica svizzera e comporterebbe il rischio di vedere alcune grandi imprese trasferire la propria sede all’estero. Per tutte queste ragioni, il Consiglio federale respinge l’iniziativa. Il Parlamento non ha espresso alcuna raccomandazione di voto.

Maggiori info su retribuzioni-abusive

Gli argomenti del comitato d’iniziativa

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L’Alta Velocità in Italia e l’Alta capacità in Svizzera

alta-velocità-Italia-Svizzera

I fautori del TAV spesso, per perorare la loro causa, portano ad esempio il nuovo tunnel ferroviario del San Gottardo, la costruenda galleria più lunga del mondo per la linea AC Svizzera. Ma la Svizzera è un altro mondo! Infatti…

In Svizzera il 61% delle merci trasportate attraverso le Alpi viaggia su rotaia.
In Italia il 9,26% delle merci viaggia su rotaia. 731 autocarri ogni Km di autostrada (dati RFI, Eurostat, Istat 2009-2010)

Dal 1992 la Svizzera impone una tassa sul trasporto merci su gomma.
In Italia il trasporto su gomma è incentivato: viene rimborsata l’accisa sui carburanti e il carburante è deducibile dalle imposte.

In Svizzera l’alta velocità viene finanziata:
per il 25% dazi sui carburanti
per il 65% imposte sul traffico pesante
per il 10% IVA
In Italia l’alta velocità viene finanziata:
con tagli alla sanità
con tagli alla scuola
con tagli alle pensioni

In Svizzera si fa l’alta velocità e contestualmente si investe per tutta la rete ferroviaria esistente, in particolare per la riduzione dell’impatto fonico e del materiale rotabile.
In Italia si investe tutto per l’Alta Velocità (il 95%) e le linee esistenti sono allo sfascio, compreso il materiale rotabile. La vita dei pendolari è drammatica e chi vive nelle vicinanze della ferrovia spesso viene svegliato di notte dal rumore.

In Svizzera i progetti sono stati sottoposti tre volte all’ EIA (esame di impatto ambientale), compresi gli esecutivi, ed a referendum popolare.
In Italia si sono inventati la Legge Obbiettivo, le infrastrutture strategiche vengono decise dall’alto senza una valutazione seria dell’impatto ambientale e dell’analisi costi/benefici.

In Svizzera, per il San Gottardo, la geologia ha determinati il percorso migliore: a zig zag.
In Italia si è tirata una riga dritta sulla carta.

In Svizzera si è studiata la geologia per anni. Ad esempio solo nella “Sacca di Piora”, dove c’erano dei dubbi sul tipo di rocce presenti, sono stati fatti sondaggi per 5 anni. Nonostante questo i progettisti hanno dichiarato “Le previsioni di esperti geologi unito al risultato delle perforazioni di sondaggio offrono una certa sicurezza. Tuttavia ciò che si troverà nel cuore della galleria nessuno può esattamente saperlo”.
Da noi gli studi sono principalmente letterari o dati da osservazioni superficiali. Ad esempio nei pressi di Monte Zuccaro, Comune di Arquata S., dal quale derivano i principali corsi d’acqua della Val Lemme e della Valle Scrivia, e in cui sono presenti le sorgenti ad uso idropotabile di Rigoroso e Sottovalle, è stato fatto un solo carotaggio. Però ci hanno detto di stare tranquilli che sicuramente non succederà niente, le falde non verranno intaccate. Quello che lo ha detto è lo stesso geologo che ha maturato la sua esperienza nella costruzione dell’Alta Velocità nel Mugello, dove sono stati distrutti 100 Km di corsi d’acqua.

In Svizzera dal 1993, per quattro anni, sono state fatte sperimentazioni con università, istituti di ricerca e industria del calcestruzzo per il riutilizzo dello smarino per la produzione di calcestruzzo da usare nella galleria. Infatti con l’impiego di macchinari tecnologicamente più avanzati sono riusciti a utilizzare il 36% dei 13.300.000 mc di smarino estratti.
In Italia non hanno fatto nessuno studio. Sanno già tutto? E quanto sarà lo smarino? All’interno della stessa relazione allegata al progetto definitivo all’inizio si parla di oltre 9.000.000 di mc di materiale in banco, alla fine di oltre 12.000.000 di mc. !!!!! Si tenta continuamente di non trattare come rifiuti le terre e rocce inquinate. Ricorda l’Associazione Idra di Firenze: i Governi italiani hanno potuto impunemente dare esecuzione per ben sei anni, ad esempio nel caso della Legge 21 dicembre 2001, n. 443 (nota come “legge obiettivo”), a norme in materia di rifiuti che una sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea ha condannato nel dicembre 2007 come incompatibili con le direttive europee. Ma oggi Monti ritenta con un decreto,come denuncia Idra al commissario europeo dell’ambiente, di “escludere dalla nozione di rifiuto le terre e rocce da scavo e matrici di riporto, pur se fortemente contaminate, e di derubricarle a “sottoprodotti” riciclabili”

In Svizzera lo smarino viene trasportato con nastri trasportatori, chiatte e su ferrovia.
In Italia, a parte quello che resta nelle vicinanze dello scavo, il resto dello smarino viaggia su camion.

Nonostante tutti questi fattori positivi che rendono la Svizzera un altro mondo rispetto all’Italia, le previsioni di utilizzo della nuova linea per le merci si stanno rivelando fallimentari anche lì perché le opere sono troppo slegate dal contesto delle reti esistenti che spesso sono colli di bottiglia. E’ giunto il momento che l’Europa dica STOP all’alta velocità.

(Documento prodotto all’AFA Amici delle Ferrovie e dell’Ambiente)

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Dove è meglio nascere nel 2013? In Svizzera

nascere-in-Svizzera

Warren Buffett, investitore probabilmente di maggior successo al mondo, ha detto che la grande fortuna del suo successo poteva essere fatta risalire al fatto che è nato nel paese giusto, gli Stati Uniti, al momento giusto (1930). Gli Stati Uniti, infatti, per molto tempo sono stati il posto più promettente per nascere.

Ma quale paese varrebbe la pena mettere al mondo un figlio nel 2013? La risposta è la Svizzera, affiancata da Australia, Norvegia, Svezia, Danimarca. Sono i primi cinque Paesi indicati dall‘ Economist Intelligence Unit (EIU),  società di analisi del gruppo londinese The Economist, che questa volta ha ribaltato completamente le classifiche, che per molti anni ha visto gli Stati Uniti primeggiare. La società ha incrociato un’indagine sul grado di soddisfazione e di felicità degli abitanti con dati oggettivi di 80 Paesi, come ambiente, salute, reddito, geografia, tasso di criminalità, debito pubblico (che i nati nel 2013 si trovano come regalo ancor prima del braccialettino d’oro). In tutto, l’indice prende in esame 11 indicatori statisticamente significativi. Si tratta di un gruppo molto eterogeneo: alcuni sono fattori fissi, come la geografia, altri cambiano molto lentamente nel corso del tempo (demografia, molte caratteristiche sociali e culturali), e alcuni fattori dipendono le politiche e lo stato dell’economia mondiale.

Piccole economie dominano la top ten. La metà di questi sono europee, ma solo uno, i Paesi Bassi, è dalla zona euro. I paesi nordici brillano, mentre sono in crisi i paesi del  Sud d’Europa (Grecia, Portogallo e Spagna) nonostante il vantaggio di un clima favorevole. Anche le  maggiori economie europee (Germania, Francia e Gran Bretagna) non fanno particolarmente bene. A prima vista, l’Italia non si piazza male: al ventunesimo posto, meglio di Giappone, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Brasile. A ben vedere, però, per collocazione geografica, clima, bellezze naturali, patrimonio culturale, la Penisola dovrebbe essere il sogno di ogni genitore, più di un Paese freddo del Nord Europa. Ai soliti limiti che ci fanno precipitare nelle classifiche, burocrazia, inefficienza pubblica, corruzione, cattiva politica, si aggiungono dei valori che riguardano la qualità della vita, non più eurocentrica e paesaggistica ma legata alla sicurezza del futuro, alle opportunità di studio, di crescita e di occupazione.

Nonostante il loro dinamismo economico, anche i  paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) non figurano tra i primi posti. Tra gli 80 paesi analizzati, la Nigeria è il posto peggiore per far nascere un bambino  nel 2013.

 

Economist Intelligence Unit

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Vivere senza Euro è possibile

La moneta complementare può rappresentare una nuova opportunità per l’economia, per il mercato, per il territorio e per la community che la utilizza. Di fronte alla crisi economico-finanziaria e alla galoppante disoccupazione aumentano i suoi utilizzatori che ne hanno appreso i vantaggi: risparmio di costi e di liquidità, maggiore potere d’acquisto e maggiore semplicità e rapidità degli scambi e della distribuzione di beni, servizi e lavoro.

Nel mondo oggi esistono circa 5000 monete complementari, di vario genere, utilizzate in diverse comunità: alcune di esse si basano sulla concessione di crediti reciproci che non generano interessi, come quelli in moneta ufficiale, come il LETS (Local Exchange Trading System), nato negli anni ’70 e diffuso in Gran Bretagna e Australia; altri si basano sul tempo (attribuendo un valore alle ore di lavoro dei partecipanti al circuito), come le Ithaca Hours negli Stati Uniti dal ’90.

In Belgio circa 5.000 commercianti accettano pagamenti in RES, moneta complementare utilizzata da oltre 100.000 consumatori attraverso un’apposita card simile alle carte prepagate ricaricabili. In Italia dal 2001 è attivo il network BexB dove circa 2500 imprese acquistano e vendono beni e servizi senza esborso di denaro, ma attraverso un sistema di crediti e debiti commerciali a tasso zero in moneta complementare EuroBexB, l’unità di conto che regola le transazioni nel circuito. Circa 2000 aziende sfruttano il servizio di Bexb. Da qualche anno è nato lo SCEC (sconto che cammina), moneta complementare rappresentata da biglietti, emessi dall’associazione ARCIPELAGO SCEC, che fungono da buoni sconto sul prezzo riutilizzabili successivamente.

Per alcuni la moneta complementare è diventato un business ad elevata utilità sociale, come nel caso della Wir Bank svizzera nata come cooperativa con l’obiettivo di sopperire alla crisi del ’29 e concede crediti in moneta complementare Wir di cui ne usufruiscono circa 60.000 imprese che vogliono fronteggiare le crisi di liquidità e agevolare gli scambi. L’obiettivo aziendale prioritario della Banca WIR è il sostegno economico delle PMI. Ai clienti privati offre una vasta gamma di prodotti bancari a condizioni estremamente vantaggiose.

La Banca WIR, ex Swiss Economic Circle (GER: Wirtschaftsring-Genossenschaft), o WIR, è un sistema indipendente di valuta complementare in Svizzera, che serve le piccole e medie imprese.

WIR è stata fondata nel 1934 da imprenditori Werner Zimmermann e Paolo Enz a causa di carenza di valuta dopo il crollo del mercato azionario del 1929.
Entrambi Zimmermann e Enz sono stati influenzati dall’economista tedesco Silvio Gesell.

Anche se ti sembrerà strano, ogni giorno utilizzi monete complementari: infatti, oltre ai sistemi di scambio organizzati come quelli sopra citati, esistono monete complementari specifiche come i buoni pasto (es. ticket restaurant) e i punti dei programmi fedeltà (frequent flyer per gli aerei, carte fedeltà nei supermercati, ecc.). Queste sono monete che permettono di acquistare beni o servizi e sono complementari rispetto all’euro!

Fuori da questa crisi, adesso!. Come siamo finiti in questo vicolo cieco? E perché, chiede Krugman, “i cittadini dei paesi più avanzati del mondo, paesi ricchi di risorse, talenti e competenze – gli ingredienti che assicurano prosperità e un tenore di vita dignitoso per tutti – stanno ancora soffrendo”? Con l’abituale lucidità e forza polemica, il Premio Nobel per l’Economia individua le origini della crisi finanziaria, economica e politica che stiamo attraversando.

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