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Economia circolare: In Svezia il primo centro commerciale del riciclo

economia circolare: ReTuna Recycling Gallery

Arriva dalla Svezia, vicino Stoccolma, il ReTuna Recycling Gallery: il primo rivoluzionario centro commerciale del riuso. Ben 14 negozi specializzati solo nella vendita di prodotti che sono stati riparati, ricondizionati o riciclati. Obiettivo del centro è quello di sperimentare un nuovo modo di fare shopping, senza danneggiare l’ambiente. Continue Reading


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Ecologica, sociale ed economica, ecco la città del futuro

La città del futuro sarà green

Nelle città vive oltre il 50% della popolazione mondiale, si produce l’80% del PIL e il 70% delle emissioni di gas serra e sono anche i luoghi dove si concentrano investimenti e si creano opportunità di nuova occupazione attraverso politiche di green economy.

Si stima che dal 2017 al 2025 la popolazione urbanizzata al mondo crescerà di 65 milioni di abitanti l’anno. Secondo l’Onu, il 96% delle città europee con oltre 300.000 abitanti è destinato a crescere demograficamente nei prossimi 15 anni. Le città che meglio programmeranno il loro futuro godranno di benefici maggiori fra 20/30 anni. A livello europeo e internazionale sono già molte le città che hanno avviato programmi e iniziative in direzione green. In Italia invece, a parte rarissime eccezioni, il nulla. Continue Reading

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La sfida del cibo per tutti

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In occasione della giornata mondiale della Terra, 32 organismi, associazioni, movimenti e media cattolici italiani si riuniscono per fare il punto e rilanciare l’impegno contro la fame per una società più giusta, contro la cultura dello scarto e l’economia che esclude. La Terra ci nutre. Ricordiamocelo e rispettiamola.

Per far questo bisogna riportare il sistema finanziario ad agire in maniera funzionale a tutti e essere in grado di rispondere alla domanda di giustizia e di bene comune. In questo periodo di crisi economica, la questione cibo ha di fatto ridisegnato anche i confini della povertà e della vulnerabilità, avvicinando i paesi sviluppati a quelli più poveri e non viceversa.

Il diritto al cibo diventa quindi l’elemento fondamentale dal quale ripartire,  per rimuovere quello che è lo “scandalo della fame” che affligge ancora molte, troppe persone al mondo, togliendogli ogni dignità umana.

Il cibo non è una merce e la Terra è un bene comune da tutelare ad ogni costo, nel Nord così come nel Sud del mondo: questo il presupposto col quale la Campagna intende partecipare al dibattito in corso all’ Expo 2015 e dare un contributo all’avvio dei nuovi Obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. Saranno approfondite riflessioni e presentate iniziative concrete per un’economia che metta al centro l’uomo, la sua dignità, la destinazione universale dei beni comuni per il diritto al cibo.

L’intento è rilanciare l’azione a sostegno del diritto al cibo e della custodia della Terra, partecipando al dibattito che si aprirà in Expo 2015, all’avvio dei nuovi obiettivi del millennio post 2015 per sradicare la fame, e alla Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico affinché i paesi adottino obiettivi vincolanti ambiziosi per la riduzione dell’emissione dei gas serra e per un clima di giustizia tra nord e sud del mondo.

Caritas Europa domanda come l’Ue può provare a riformare il sistema agroalimentare globale, offrendo una proposta: “L’Ue a 28 membri è il primo donatore mondiale di aiuti allo sviluppo ma non ha nessun quadro giuridico che garantisca il diritto all’alimentazione per tutti. I deputati europei possono impegnarsi nella lotta alla fame e nella promozione del diritto all’alimentazione convincendo le istituzioni europee della necessità di includere il diritto al cibo nelle prossime riforme del Trattato. Le persone non soffrono la fame a causa di una scarsa produzione ma perché non si possono permettere di acquistare i prodotti sul mercato o perché non hanno un accesso continuativo e sostenibile alle risorse necessarie per poter produrre la quantità di cibo necessaria in maniera autosufficiente”.

Qui sotto una video-animazione di un minuto, basata su un’antica storia che parla di fame e di condivisione. L’allegoria “dei lunghi cucchiai” ci insegna che se pensiamo solo a noi stessi, tutti rimaniamo affamati. Se invece ci prendiamo cura dei bisogni dei nostri vicini scopriamo che c’è nutrimento sufficiente per ognuno. Nell’inferno le persone non sono in grado di sollevare il cibo alla bocca con quelle posate ingombranti, e stanno morendo di fame. In cielo, i commensali si alimentano l’un l’altro sul tavolo e sono sazi. 

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I 12 punti per il benessere della società, altro che PIL

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Il PIL è il tentativo meglio riuscito di misurazione del valore del prodotto realizzato e di osservazione delle oscillazioni del ciclo economico e non una misura del progresso e del benessere di una società, in quanto “il benessere di una nazione difficilmente può essere tratto da una misura di reddito nazionale”. E’ riduttivo definire il PIL come un indicatore, ma si tratta piuttosto di una misura calcolata all’interno di almeno tre conti della Contabilità Nazionale (della produzione, della distribuzione, degli impieghi), con cui si dà una dimensione al valore del prodotto realizzato da milioni di imprese, ai redditi percepiti da milioni di lavoratori, ai consumi effettuati da milioni di famiglie, alle entrate e alle uscite del bilancio pubblico e alle relazioni economiche tra un paese e il resto del mondo. Il PIL non considera le attività svolte al di fuori del mercato (come il volontariato e il lavoro domestico), le esternalità negative sociali e ambientali del sistema produttivo, non tiene conto degli aspetti distributivi (del reddito, della ricchezza, delle esternalità negative di tipo sociale e ambientale) e valuta al costo dei fattori l’attività della Pubblica Amministrazione (con la conseguenza che se aumentano gli sprechi e le inefficienze dell’apparato pubblico aumenta il PIL), includendo in essa le spese per la difesa. 

Disse Simon Smith Kuznets, premio Nobel per l’economia nel 1971: “Come già notato, le misure convenzionali del prodotto nazionale e delle sue componenti non riflettono molti costi e aggiustamenti nelle strutture economiche e sociali conseguenti alle principali innovazioni tecnologiche e, in effetti, ne omettono anche i ritorni positivi. La teoria precedente che è a monte di queste misure definisce i fattori produttivi in modo relativamente ristretto e lascia la crescita della produttività come un gap inspiegato, come una misura della nostra ignoranza. Questo difetto della teoria nei confronti delle nuove evidenze ha condotto negli anni recenti a un dibattito vivace e ai tentativi di espandere la cornice della contabilità nazionale per comprendere costi nascosti ma chiaramente importanti, come ad esempio l’istruzione vista come investimento in conto capitale, lo spostamento verso la vita urbana, l’inquinamento o altri risultati negativi della produzione di massa. Questi sforzi dovranno spiegare anche alcuni risultati positivi, quali la maggior longevità e salute, la maggior mobilità, il maggior tempo libero o le minori disuguaglianze di reddito…. Il ruolo della famiglia come centro delle decisioni economiche non solo in merito ai consumi ma anche in merito agli investimenti”. 

Anche l’OCSE si è impegnata fortemente sul tema della misurazione del progresso e del benessere, con l’obiettivo di dare risposta alle esigenze dei cittadini e dei decisori politici di informazioni migliori sul benessere e il progresso della società. L’OCSE configura uno schema multidimensionale di benessere con obiettivi finali e intermedi e due ottiche trasversali secondo il quale “il progresso di una società si verifica quando si consegue un aumento del benessere equo e sostenibile”.

Nel 2005 il CNEL ha presentato il progetto “Indicatori per lo sviluppo sostenibile“. Nell’ambito di tale progetto ci si è posto l’obiettivo di coprire le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: economico, sociale e ambientale. Tale progetto fu approvato all’unanimità dalle Parti Sociali rappresentate al CNEL in occasione dell’Assemblea del 28 aprile 2005. E’ stato proposto e realizzato un sistema di indicatori per lo sviluppo sostenibile basato su indici (aggregati tematici di indicatori), su indicatori (descrittori diretti di fenomeni economici, sociali ed ambientali) e su target (obiettivi da perseguire nel tempo) e, sulla base di esso, è stato predisposto un Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia, capace di descriverne lo stato attuale della sostenibilità e di consentirne il monitoraggio nel futuro. 

L’obiettivo è stato, quindi, la determinazione delle aree considerate più rilevanti, che identificano il benessere, nella sua composizione qualitativa e quantitativa, per poter misurare anche la dinamica temporale di questo benessere. L’intenzione di costruire, quindi, un set di indicatori che si affianchi alla PIL e ne consenta di superare i limiti di indice unico, monodimensionale ed esclusivo. Gli ambiti specifici che determinano il benessere della società sono: Continue Reading

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