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Economia circolare: In Svezia il primo centro commerciale del riciclo

economia circolare: ReTuna Recycling Gallery

Arriva dalla Svezia, vicino Stoccolma, il ReTuna Recycling Gallery: il primo rivoluzionario centro commerciale del riuso. Ben 14 negozi specializzati solo nella vendita di prodotti che sono stati riparati, ricondizionati o riciclati. Obiettivo del centro è quello di sperimentare un nuovo modo di fare shopping, senza danneggiare l’ambiente. Continue Reading


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Migranti: Svezia il paese migliore dove vivere, Italia solo 19esima

immigrazione paesi dove vivere

Per un immigrato è la Svezia il paese migliore al mondo dove vivere. A seguire Canada, Svizzera, Australia e Germania, Norvegia, mentre gli Stati Uniti occupano il settimo posto e l’Italia solo il 19esimo, subito prima del Giappone, dopo Singapore. Chiude la classifica all’80esimo posto il Kenya, preceduto da Guatemala e Tunisia. Continue Reading

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Il sistema pensionistico in Belgio, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia

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Qual è la situazione attuale del “sistema pensioni” in Europa? Vediamo come si comporta il Belgio, la Danimarca, la Finlandia, la Norvegia, i Paesi Bassi e la Svezia.

Belgio. Il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia è pari a 65 anni (per i minatori, i marittimi ed il personale di volo dell’aviazione civile sono previsti requisiti anagrafici inferiori). Riguardo all’istituto della pensione anticipata, una riforma approvata nel dicembre del 2011 ha previsto il progressivo elevamento – con i nuovi valori a regime dal 1° gennaio 2016 e fatte salve alcune norme transitorie – del requisito anagrafico da 60 a 62 anni e di quello di anzianità contributiva da 35 a 40 anni (per i dipendenti pubblici, quest’ultimo requisito per la pensione anticipata – anch’esso interessato dal suddetto elevamento – era in precedenza pari a 5 anni); tuttavia, il requisito anagrafico resta pari a 60 anni in caso di un’anzianità contributiva di almeno 42 anni ed è pari a 61 anni nell’ipotesi di un’anzianità contributiva compresa tra i 41 e i 42 anni. Il cumulo del reddito da lavoro e del trattamento pensionistico non è illimitato; oltre un determinato importo del reddito da lavoro, viene operata una riduzione del trattamento pensionistico. Tuttavia – in base ad una modifica legislativa che necessita, al momento, ancora di un decreto attuativo -, a partire dal 2013, i soggetti che abbiano almeno 42 anni di contribuzione e 65 anni di età hanno diritto al cumulo integrale di pensione e reddito da lavoro. Il calcolo della pensione di vecchiaia avviene mediante il coefficiente di 1/45 del 60% della retribuzione di riferimento per ogni anno di contribuzione; tuttavia, l’aliquota percentuale suddetta è pari al 75% (anziché al 60%) nel caso in cui il lavoratore abbia il coniuge a carico (vi sono disposizioni particolari per i dipendenti pubblici, i marittimi ed i minatori). La retribuzione di riferimento summenzionata si calcola sulla base della media delle retribuzioni dell’intera vita lavorativa; ai fini del computo in oggetto, sono stabiliti valori minimi e massimi di tale media. Infatti, la pensione di vecchiaia minima garantita per una carriera completa (45 anni di contribuzione) ammonta, per i lavoratori dipendenti, a 13.313,61 euro annui o, in caso di coniuge a carico, a 16.636,77 euro (valori aventi decorrenza dal 1° dicembre 2012) . Il calcolo avviene in proporzione, qualora la carriera effettiva sia pari ad almeno i due terzi della carriera completa. La pensione massima (sempre con 45 anni di contribuzione) corrisponde a 25.278 euro o, in caso di coniuge a carico, a 31.597,56 euro (valori aventi decorrenza dal 1° dicembre 2012).

Danimarca. Nell’ordinamento danese, la pensione ATP costituisce un secondo livello di pensione pubblica, che si aggiunge ad un primo livello (folkepension), il quale ultimo non è connesso ad una contribuzione previdenziale. La copertura complessiva dei due livelli è, peraltro, piuttosto limitata sotto il profilo quantitativo e, in genere, essa è inferiore ad un tasso di sostituzione del 40%, in rapporto alla retribuzione media (nel Paese sono molto sviluppate le forme di previdenza complementare). Entrambi i trattamenti di pensione pubblica sono subordinati ad un requisito anagrafico di 65 anni (nel periodo 2019-2022, il requisito è progressivamente elevato fino a 67 anni). I lavoratori dipendenti rientrano obbligatoriamente nel suddetto schema previdenziale ATP, qualora abbiano tra i 16 e i 67 anni di età e lavorino più di 9 ore la settimana; per i lavoratori autonomi, invece, l’adesione a tale istituto è facoltativo (in caso di mancata opzione per il medesimo, resta naturalmente applicabile il primo livello summenzionato di pensione pubblica). Il differimento della richiesta di liquidazione della pensione ATP è incentivato, in quanto l’importo del trattamento aumenta esponenzialmente per ogni anno di ritardo (per esempio, dell’8 per cento per 1 anno e del 130 per cento per 10 anni). La misura del trattamento non è invece influenzata dal livello della retribuzione o del reddito, in quanto i contributi sono di importo fisso; essi variano soltanto in relazione al numero di ore lavorate. La contribuzione relativa ai periodi di fruizione dei congedi parentali e dell’indennità di disoccupazione è accreditata figurativamente, secondo un criterio peculiare: in base ad esso, tali periodi sono computati in misura doppia, ai fini in esame, rispetto alla loro durata reale. In base ad una disciplina valida esclusivamente per i soggetti nati prima del 1959, si può optare per uno schema di pensionamento anticipato (parziale) al compimento dei 60 anni di età, in caso di riduzione delle ore di attività lavorativa, con prosecuzione di quest’ultima: nel caso di lavoratori autonomi, per un numero di ore settimanali pari a 18,5; nel caso di lavoratori dipendenti, per un numero di ore settimanali compreso tra le 12 e le 30 (l’orario di lavoro settimanale deve essere ridotto di almeno 7 ore o di un quarto). L’importo della pensione parziale è pari a 1/37 dell’importo base per ogni ora di riduzione dell’orario settimanale (per i lavoratori autonomi, la misura della pensione parziale è pari ad un 1/37 dell’importo base moltiplicato per 18,5).

Finlandia. Nell’ordinamento finlandese, è possibile chiedere una liquidazione del trattamento pensionistico a partire dai 63 anni di età oppure a decorrere dai 62 anni, con una conseguente riduzione, in quest’ultimo caso, dell’importo, riduzione pari allo 0,6% per ogni mese mancante (al momento della decorrenza iniziale del trattamento) al compimento dei 63 anni. Tali requisiti devono, tuttavia, essere valutati anche alla luce dei criteri di calcolo del trattamento, in quanto gli eventuali periodi di contribuzione precedenti il pensionamento e compresi tra i 63 ed i 68 anni di età sono considerati in modo particolare. Infatti, alla base di calcolo – costituita dalla retribuzione annua (o dal reddito annuo da attività autonoma) – si applica una percentuale variabile a seconda dell’età anagrafica in cui si inquadra il relativo periodo. In particolare, il coefficiente annuo è pari a: 1,5% per i periodi compresi tra i 18 ed i 52 anni; 1,9% per i periodi compresi tra i 53 ed i 62 anni; 4,5% per i periodi compresi tra i 63 ed i 68 anni. Tuttavia, qualora si tratti di attività lavorativa svolta dopo la liquidazione del trattamento pensionistico, il coefficiente annuo è pari all’1,5%. La normativa prevede, inoltre, la possibilità di una liquidazione anticipata e parziale del trattamento, a decorrere dai 60 anni di età (per i soggetti nati prima del 1953, tale limite minimo era pari a 58 anni). La possibilità è subordinata alla condizione del passaggio ad una forma di lavoro a tempo parziale, con una riduzione della retribuzione precedente compresa tra il 35% ed il 70%, al requisito dello svolgimento di un lavoro a tempo pieno per almeno 12 mesi nei 18 mesi precedenti (oppure nei 24 mesi, per alcune fattispecie di sospensione del rapporto di lavoro) ed al requisito di 5 anni di attività lavorative nel corso dei 15 anni precedenti. La misura della pensione parziale in oggetto è pari al 50% della retribuzione che si perde con il passaggio al lavoro a tempo parziale.

Norvegia. Il sistema pensionistico norvegese è stato oggetto di una recente riforma complessiva, con decorrenza dal 1° gennaio 2011. La riforma concerne i soggetti nati dal 1954 in poi; per quelli nati nel periodo 1954-1962, il trattamento pensionistico sarà liquidato mediante l’applicazione, secondo un sistema proporzionale misto, del regime vecchio e di quello nuovo. La riforma prevede un sistema di pensionamento flessibile, con un limite anagrafico minimo di 62 anni di età e con un importo variabile a seconda dell’età di pensionamento. In caso, per esempio, di pensionamento a 62 anni di età, l’importo è ridotto del 40% rispetto alla soglia di riferimento dei 67 anni (si ricorda, infatti, che quest’ultima soglia costituiva il requisito anagrafico nel regime previgente). Qualora, invece, il soggetto vada in pensione oltre i 67 anni, v’è un incremento della misura del trattamento; la misura dell’incremento è crescente fino ad un’ipotesi di collocamento in quiescenza all’età di 74 anni (oltre tale limite, non v’è incremento ulteriore). Per ogni coorte di soggetti, la misura del trattamento pensionistico è definita in base al livello della speranza di vita rilevato quando essi hanno 61 anni di età (per i medesimi soggetti, i successivi incrementi della speranza di vita non rilevano ai fini della misura del loro trattamento). La pensione è cumulabile senza limiti con redditi da lavoro e può essere liquidata anche in misura parziale (in base a possibili quote del 20%, del 40%, del 50%, del 60% e dell’80%), al fine della liquidazione di un importo maggiore della restante quota in base ai summenzionati criteri.

Paesi Bassi. Nell’ordinamento dei Paesi Bassi, occorre distinguere l’istituto della pensione di vecchiaia (AOW), che è una prestazione di base a carico della finanza pubblica, legata esclusivamente alla residenza nel Paese (a prescindere dallo svolgimento di attività lavorativa), dalle prestazioni previdenziali in senso stretto. Queste ultime fanno capo a diverse casse professionali, i cui regimi pensionistici possono essere obbligatori o facoltativi. In particolare, i settori professionali che presentano un regime pensionistico obbligatorio sono: l’industria metallurgica, il settore delle costruzioni, il settore della tinteggiatura, l’agricoltura, le industrie grafiche, la ristorazione, il trasporto su strada, la marina mercantile, la pesca marittima, l’industria tessile e il settore sanitario. Riguardo alla summenzionata prestazione di base (AOW), il requisito anagrafico è interessato, a decorrere dal 2013, da un progressivo elevamento da 65 anni a 66 anni – soglia che sarà raggiunta nel 2019 – e, successivamente, a 67 anni – soglia che sarà raggiunta nel 2023 -; a decorrere dal 2024, ci saranno successivi adeguamenti in base all’evoluzione della speranza di vita. Al momento, in base al dibattito politico, appare peraltro probabile che i termini temporali della progressione da 65 a 67 anni siano modificati (con una nuova riforma legislativa) secondo una cadenza più stretta. La misura della stessa prestazione AOW è “completa” solo qualora il soggetto abbia risieduto costantemente nei Paesi Bassi nei 50 anni precedenti il compimento del requisito anagrafico. La misura “completa” è diversa a seconda della situazione familiare sottostante. Per un pensionato che viva da solo, l’importo “completo” netto è pari al 70% del salario minimo garantito; nel caso di coppie – coniugi o conviventi -, l’importo “completo” netto è pari, per ciascun soggetto, al 50% del salario minimo garantito (qualora uno dei due soggetti non abbia ancora diritto alla prestazione, l’altro percepisce un’indennità complementare).

Svezia. Nell’ordinamento svedese, la pensione di vecchiaia costituisce un secondo livello di pensione pubblica, che si combina, in vario modo, con un primo livello (garantipension), il quale ultimo non è connesso ad una contribuzione previdenziale. La misura di quest’ultimo trattamento si riduce – fino, eventualmente, all’azzeramento – nel caso in cui il soggetto percepisca anche la pensione di vecchiaia. Quest’ultima è calcolata sui contributi versati durante tutta la vita lavorativa. La base imponibile contributiva è costituita da tutti i redditi lordi da lavoro superiori ad una determinata soglia (pari a 18.612 corone svedesi annue nel 2012), senza alcun limite massimo. Esiste, invece, un limite alla retribuzione rilevante per il calcolo del trattamento pensionistico: la fascia eventualmente superiore a tale limite (pari a 409.500 corone svedesi annue nel 2012) non rileva al fine suddetto, pur essendo assoggettata alla relativa contribuzione. La misura dei contributi è pari al 18,5 per cento del reddito imponibile. Nell’àmbito di tale quota, l’equivalente di 16 punti percentuali è iscritto in un conto individuale, peraltro soltanto figurativamente, in quanto le somme relative vengono impiegate, secondo il principio della ripartizione, per pagare i trattamenti dei soggetti che sono già in quiescenza. Gli importi così accumulati vengono rivalutati annualmente, secondo un indice che segue l’evoluzione generale dei redditi. La pensione viene calcolata dividendo il capitale virtuale accumulato per un denominatore basato sull’aspettativa di vita media nella rispettiva coorte di età, identico per uomini e donne, nonché su una crescita economica presunta dell’1,6 per cento annuo. La prestazione pensionistica può essere richiesta a partire dai 61 anni, ma può essere posticipata senza limiti (fino all’età di 67 anni, il dipendente rientra nell’ordinaria tutela contro i licenziamenti). Il pensionamento con età meno elevata rispetto ai 65 anni comporta, per il meccanismo summenzionato, una riduzione del trattamento, in quanto l’aspettativa di vita è maggiore; tuttavia, a partire dai 65 anni di età, il denominatore rimane identico. La restante quota contributiva di 2,5 punti percentuali è effettivamente accantonata in conti individuali; le risorse sono investite secondo alcune indicazioni dell’interessato. Anche la liquidazione del trattamento derivante da tale quota contributiva – denominato premiepension – può essere chiesta a partire dal compimento dei 61 anni di età; si può optare per una rendita variabile, collegata al valore del fondo in cui si sia investito, oppure per la trasformazione del capitale in una rendita vitalizia di importo fisso. Sia la pensione di vecchiaia sia il trattamento suddetto di premiepension possono essere liquidati – sempre a decorrere dai 61 anni di età – in misura solo parziale, di un quarto, di un mezzo o di tre quarti – al fine di una successiva liquidazione di un importo più elevato della restante quota, in base ai meccanismi summenzionati -. Riguardo alla premiepension, il coniuge può trasferire i diritti pensionistici maturandi all’altro coniuge (purché entrambi siano residenti in Svezia), con una riduzione attualmente pari all’8 per cento; di norma, i diritti vengono trasferiti dai mariti alle mogli (anche in relazione alla maggiore speranza di vita delle donne). Il sistema pensionistico descritto è diventato operativo in tutte le sue componenti dal gennaio 2003. Tuttavia, vige un complesso regime transitorio: i nati prima del 1938 sono soggetti integralmente al precedente regime pensionistico; i nati fra il 1938 e il 1953 ricevono una pensione calcolata secondo una combinazione dei due sistemi; i nati dal 1954 sono integralmente soggetti al nuovo regime, sopra descritto.

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Europei 2012: La Top Ten della storia dei ‘biscotti’

Oltre a Svezia-Danimarca c’è di più. La storia delle competizioni per nazionali porta con sé una serie interminabile di “biscotti” più o meno clamorosi. Ecco la Top Ten delle sospette combine.
Italia-Brasile 2-1: semifinale Mondiali 1938
Una combine all’atto decisivo di una competizione di questo livello non è nemmeno concepibile. Eppure le cronache di quegli anni difficili, giusto per usare un eufemismo, raccontano di forti sospetti sul confronto tra l’Italia fascista campione del mondo in carica e il Brasile di Leonidas. Perché Leonidas, la stella del calcio verdeoro prima dell’arrivo di Pelé, fu lasciato stranamente in panchina proprio al cospetto dell’Italia (considerate anche il fatto che all’epoca i cambi non esistevano). La versione ufficiale parla di un atteggiamento iper-supponente del ct brasiliano Ademar Pimenta, che decise di farlo riposare in vista di una finale data per scontata. Ma il lato oscuro della storia racconta di sospetti più che forti su un accordo sottobanco. A quale versione credere?
Germania Ovest-Germania Est 0-1: prima fase a gruppi Mondiali 1974
Non lo ammetteranno mai, nemmeno sotto tortura. Ma quella partita fu più che sospetta. Siamo all’ultima giornata del primo girone e la Germania Ovest – paese ospitante – se la deve vedere con i cugini dell’Est, alla prima partecipazione a un Mondiale. Quel 22 giugno ad Amburgo passa però alla storia per il successo a sorpresa della Germania Est, che si impose con l’epico gol di Sparwasser a 13′ dal termine. Tutto bello, da annali. Se non fosse che qualche calcolino ad Ovest fu fatto eccome. Perdendo e lasciando il primo posto del gruppo all’Est fu evitato lo scontro con Argentina, Brasile e Olanda nel secondo girone. Beckenbauer e soci presero invece Polonia, Svezia e Jugoslavia, volando in finale freschi come delle rose per battere gli Oranje di Cruijff.
Argentina-Perù 6-0: seconda fase a gruppi Mondiali 1978
Lo scandalo più grande a livello internazionale in quello che è stato forse il Mondiale più artefatto nella storia del calcio. La perla arriva il 21 giugno 1978 a Rosario, quando i padroni di casa dell’Argentina affrontano il Perù nell’ultima giornata del secondo gironcino. Il Brasile ha già giocato il giorno prima e avendo battuto 3-1 la Polonia costringe l’albiceleste a imporsi almeno 4-0 per andare in finale passando come prima. Guarda caso, la sfida con il Perù finisce con un incredibile 6-0. Facilitato anche dal fatto che il portiere peruviano fosse in realtà un certo Ramon Quiroga, ovvero un argentino naturalizzato. Molti dei protagonisti di quella partita confessarono anni dopo ciò che era stato sotto gli occhi di tutti, la partita fu comprata dal regime dei “generali”.
Austria-Germania Ovest 1-0: prima fase a gruppi Mondiali 1982
Dopo lo scandalo di Argentina-Perù non può che venire il “patto di non aggressione di Gijon”. Si arriva all’ultima giornata con le due squadre che passerebbero il turno a braccetto in caso di successo austriaco per 1-0. Anche la Germania Ovest, che aveva debuttato perdendo clamorosamente contro l’Algeria di Madjer e si era rialzata battendo 4-1 il Cile. L’esito del match è scandaloso. Perché Hrubesch segna dopo 10′ portando in vantaggio l’Austria. E tutto il resto è una stucchevole melina che punta soltanto a eliminare l’Algeria. Per la serie “meglio due feriti che un morto”, peccato che il “morto” in queste storie ci sia sempre e sia il terzo incomodo puntualmente eliminato.
Italia-Camerun 1-1: prima fase a gruppi Mondiali 1982
Una partita che ad anni di distanza solleva ancora moltissimi interrogativi che per amor di patria non sono stati sviscerati in tutto e per tutto. L’Italia che ha pareggiato 0-0 con la Polonia e 1-1 con il Perù ha l’obbligo di non perdere per passare il turno, mentre il Camerun avrebbe la possibilità di farcela soltanto vincendo. Graziani apre le danze al 61′, ma soltanto un minuto dopo pareggia M’Bida. Finisce 1-1 e passano soltanto gli Azzurri, che poi si sveglieranno nel girone della morte con Argentina e Brasile e vinceranno la coppa. Ma la partita con il Camerun porterà a un’inchiesta di Oliviero Beha a dir poco affossata da problemi editoriali di varia natura. L’Italia comprò la partita?
Spagna-Malta 12-1: qualificazioni Europei 1984
Anche la Spagna ha qualche scheletro nell’armadio. Come non dimenticare l’incredibile partita del dicembre 1983, quando le Furie Rosse erano a un passo dalla mancata qualificazione per il torneo che si sarebbe disputato in Francia l’estate successiva. La Spagna, giunta all’ultima partita del girone contro Malta, aveva bisogno di un 11-0 per staccare il pass eliminando l’Olanda. Un risultato sulla carta più che improbabile. Peccato che quel giorno a Siviglia accadde l’impossibile. La Spagna vince con 11 gol di scarto e vola all’Europeo con il verificarsi di un risultato mai registrato prima nella storia degli Europei tra qualificazioni e fase finale. Uno scandalo bello e buono, in soldoni.
Inghilterra-Irlanda del Nord 0-0: qualificazioni Mondiali 1985
Un grandissimo favore da parte dei cugini inglesi. Perché nell’ultima partita del gruppo di qualificazione per il Mondiale messicano, i padroni di casa affrontano l’Irlanda del Nord a Wembley con il pass già in tasca. Agli ospiti servirebbe un mezzo miracolo, tornarsene a casa con un punticino che varrebbe il Mondiale. E così è, grazie a un’Inghilterra quanto mai addormentata. Un favore indimenticabile.
Argentina-Romania 1-1: fase a gruppi Mondiali 1990
I campioni del mondo non partono bene, perdendo al debutto contro il Camerun di Omam-Biyik. Alla seconda partita però si rialzano con un 2-0 all’URSS e si arriva quindi all’ultima giornata della prima fase con uno scenario ben delineato. Se l’Argentina pareggia con la Romania, passa al turno successivo qualunque sia il risultato di Camerun-URSS. E lo stesso vale per i rumeni. Non a caso, finisce 1-1. Apre Monzon al 63′ e pareggia a stretto giro di posta Balint (68′). La Russia vince 4-0 contro il Camerun (altro biscotto non male) ma è fuori. Una scena molto simile si verifica sempre a Italia ’90 tra Olanda e Irlanda, che pareggiando 1-1 eliminano l’Egitto.
Brasile-Norvegia 1-2: fase a gruppi Mondiali 1998
Un regalo non male da parte del Brasile campione in carica. Che vince senza impressionare le prime due partite con Scozia e Marocco, arrivando all’appuntamento finale del Gruppo A con già la qualificazione in tasca. La Seleçao opera un moderato turnover e si porta in vantaggio con Bebeto al 76′. Ma poi smette di giocare e tra 83 e 87′ arriva la rimonta servita da Tore Andre Flo e Rekdal (su rigore discusso) che porterà avanti entrambe le nazionali. A scapito del Marocco, ovviamente, al quale non bastò battere 3-0 la Scozia.
Svezia-Danimarca 2-2: fase a gruppi Europei 2004
Il biscotto per antonomasia, quanto meno dalle nostre parti. La partita che ha più somiglianze, si spera non nel risultato, con la situazione attuale degli Azzurri. Anche quella volta l’Italia non era riuscita andare due pareggi nelle prime due giornate e un 2-2 tra Svezia e Danimarca avrebbe condannato gli uomini del Trap a una eliminazione anche in caso di successo sulla Bulgaria. Gli Azzurri vincono la loro partita, ma nella sfida nordica è come da copione 2-2. Un 22 giugno da dimenticare.
(Fonte  Eurosport.com)
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