Bibite gassate: 31 buoni motivi per non berle

Ecco le 31 cose che non sai sulle bibite gassate

Il consumo di bibite gassate e di altre bevande zuccherate, come succhi di frutta, cola, soda, aranciate, può generare gravi problemi di salute: provocano dipendenza, invecchiamento precoce e danni a organi come il fegato.

La dipendenza da bibite si instaura come qualunque altra dipendenza. Si comincia bevendo una o due bibite gassate alla settimana, alimentando così un desiderio ossessivo nei loro confronti.

Il seguente elenco tratto dal libro “Killer cola. La cruda verità sulle bibite” e stilato sulla base delle informazioni pubblicate su riviste mediche e pubblicazioni scientifiche, illustra alcuni dei numerosi modi in cui l’abitudine alle bibite gassate rischia di compromettere gravemente il benessere. Quando avrete finito di leggere questa lista sono sicuro che deciderete di ridurne notevolmente il consumo o di eliminarle del tutto dalla vostra vita. Prima di bere, pensaci! Continue Reading


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Aranciata senza succo d’arancia? Stop all’inganno

basta aranciata senza arancia

Basta con le aranciate senza arance. La Coldiretti annuncia il via libera comunitario al provvedimento nazionale che innalza dal 12% al 20% il contenuto di succo d’arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell’arancia a succo o recanti denominazioni che a tale agrume si richiamino. La richiesta di innalzare la percentuale di frutta nelle bevande rappresenta una richiesta sollecitata da anni dalle cooperative agroalimentari. Continue Reading

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Il business del succo d’arancia

succo arancia


Le arance utilizzate per produrre i succhi che si consumano in Europa provengono per l’80 per cento dal Brasile e dagli USA. Da lì il succo viene esportato in forma liofilizzata per essere poi allungato con l’acqua nel paese di destinazione. Dietro alla catena di produzione e fornitura c’è una manciata di multinazionali che ne detiene il controllo a livello globale e fa in modo di tenere il più possibile sotto silenzio le condizioni di lavoro, il massiccio uso di pesticidi e l’impatto ambientale che deriva dalla produzione. Una campagna europea ha condotto una ricerca in Europa e in Brasile per far luce su quel che i supermercati sono soliti occultare. Ecco i risultati.

I risultati della ricerca Exprimidos – Lo que hay detrás del negocio del zumo de naranja [Quel che c’è dietro l’affare del succo d’arancia], realizzata dalla campagna europea Supply Cha!nge della quale fa parte la rete di attivisti Col•lectiu RETS e che è stata condotta in Brasile e in Europa, fanno luce su qualcosa che i supermercati di generi alimentari sono soliti occultare: la dipendenza e lo sfruttamento dei lavoratori nelle aziende e nelle piantagioni, così come la distruzione dell’ambiente, in particolare attraverso il massiccio utilizzo di pesticidi.

Negli ultimi 30 anni si è avuto un enorme incremento della produttività del succo di arancia, anche a seguito dell’aumento della densità delle piantagioni. Dovendo sopravvivere in un mercato altamente competitivo, si è verificato un processo di concentrazione in tutti i settori della catena di produzione del succo di arancia.

Oggi, le imprese Sucocítrico Cutrale Ltda (Cutrale) [1], Citrosuco S/A (Citrosuco) [2] e Louis Dreyfus Commodities Agroindustrial S/A (LDC) controllano in Brasile tutta l’attività di produzione ed esportazione del succo d’arancia. Queste tre società controllano in maniera effettiva il mercato globale, fornendo alle più grandi aziende di imbottigliamento più del 50 per cento del succo prodotto. Continue Reading

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