Terrorismo strategico

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DI JACQUES BAUD – voltairenet.org

Il colonnello svizzero Jacques Baud è un esperto in sicurezza. In concomitanza con l’uscita del suo libro Terrorismo, menzogne politiche e strategie fatali dell’Occidente, ha rilasciato un intervista a TV5 Monde. Originario di uno Stato neutrale, si permette di svelare verità non allineate al dogma atlantista.

TV5 Monde: E se il terrorismo mondiale fosse, in un certo senso, una risposta agli interventi militari occidentali? In un libro senza sconti, Jacques Baud, ex analista dei servizi di informazione svizzeri, evidenzia l’ipocrisia occidentale. Chi è intervenuto in Libia? Chi ha armato i jihadisti in Siria? E chi ha destabilizzato l’equilibrio iraniano? … pardon, iracheno. «64 minuti» per mettere il dito nella piaga. Continue Reading


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Documentario shock: Il vero volto dell’Arabia Saudita

Per sei mesi i giornalisti di Itv e Pbs hanno filmato con telecamere nascoste la vita del Regno, tra decapitazioni e repressione. E dove si insegna ai bambini: “I cristiani dovrebbero essere decapitati”.

I bracci alzati di due gru tengono sospesa in aria a una decina di metri di altezza una barra alla quale sono appesi cinque corpi senza testa. Appartenevano a cinque ladri, decapitati e poi appesi per giorni, come monito per tutti i cittadini. Questa scena non è stata filmata nei territori controllati dallo Stato islamico, ma in Arabia Saudita, governato da un regime islamico tra i più repressivi al mondo.
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L’Emirato Islamico in Belgio

Isis-Belgio

Isis-attacchi suicidiSolo nell’ultima settimana i jihadisti dello Stato Islamico (Isis) hanno compiuto 41 attacchi suicidi tra Iraq, Siria, Egitto e Belgio. Il bilancio di questa attività terroristica è stato pubblicato sui social media dagli internauti del Califfato con un’infografica dove vengono indicati numeri, luoghi, obiettivi e vittime (400 compresi i kamikaze). Una media di sei attacchi kamikaze al giorno. Continue Reading

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L’Isis è il gruppo terroristico più ricco della storia

soldi Isis
Per la società IHS, il Daesh o sedicente Califfato di Abu Bakr al Baghdadi nel 2015 ha potuto disporre di circa 80 milioni di dollari al mese. Secondo lo studio il fiume di denaro dello Stato islamico, spiega Columb Strack, della società di analisi quotata in Borsa a New York, per il 50% proviene dalle tasse sui servizi e sulle attività commerciali, agricole e industriali, su cui viene imposta un’aliquota secca del 20%, e il 43% dalla vendita di petrolio e gas dei giacimenti sotto il suo controllo in Siria e Iraq (circa 11). Solo il 7% proviene da donazioni o attività criminali, come il commercio di droga e antichità.

Grazie a tutte queste attività i militanti jihadisti dello Stato Islamico riuscirebbero, quindi, a guadagnare quasi 3 milioni di dollari al giorno. Dalla sola area di Mosul, e in particolare dal controllo della più grande diga irachena, l’Isis starebbe ricavando 8 milioni di dollari al mese.

“A differenza di al-Qaeda”, sottolineano gli esperti, “lo Stato islamico non dipende dai soldi di donatori stranieri, questo per evitare di essere vulnerabili alla loro influenza. La nostra analisi indica che il valore delle donazioni esterne allo Stato islamico è minima, rispetto ad altre fonti di reddito”.

L’Isis è un’organizzazione sofisticata, capillare e fortemente strutturata. Uno Stato, insomma. Con le sue regole, i suoi divieti e i suoi bilanci. Il suo potere non è solo politico, ma anche economico. Lo Stato islamico ha accumulato un patrimonio di quasi 2 miliardi di dollari. Altro che banda di pazzi.

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