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100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo


Giunto alla quinta edizione, “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un’ampia e articolata produzione di indicatori aggiornati e puntuali, che riguardano aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese. Attraverso confronti internazionali e territoriali essi consentono di valutare in modo comparativo la collocazione dell’Italia nel contesto europeo e di individuare le differenze regionali che la caratterizzano.

Territorio

Con una densità media di 201 abitanti per km2, l’Italia è tra i paesi più densamente popolati dell’Unione: la media Ue27 è di 114 abitanti per km2.

I territori montani coprono una superficie pari al 54,3% del territorio, vi risiede il 18,2% della popolazione. Si tratta di aree poco densamente abitate e in passato interessate da importanti fenomeni di spopolamento. Al 1° gennaio 2011 le Comunità montane sono 264 (266 l’anno precedente).

Le aree protette comprese nella “Rete Natura 2000” coprono più del 21% della superficie nazionale, ma ne occupano più di un quarto. Nella graduatoria europea l’Italia si posiziona sopra la media (17,9% nel 2012).

Nel 2010 ogni 1.000 famiglie sono state concesse 4,7 autorizzazioni per la costruzione di nuove abitazioni, corrispondenti a 372 m2 di superficie utile abitabile in nuovi fabbricati residenziali, in forte calo rispetto al 2005 (11,8 nuove abitazioni per mille famiglie). Questo andamento è comune al complesso dei paesi dell’Unione europea: infatti, tra il 2005 e il 2011, la nuova superficie abitabile autorizzata si è pressoché dimezzata.

Ambiente

Nel 2010 la spesa pro capite delle amministrazioni regionali per la tutela ambientale è stata di 71,6 euro, in diminuzione del 16% rispetto al 2009.

Nel 2010 sono stati raccolti 537 kg di rifiuti urbani per abitante, 3,5 kg in più rispetto all’anno precedente; si è interrotto così il trend decrescente iniziato nel 2007.

Con circa 250 kg pro capite di rifiuti urbani smaltiti in discarica, l’Italia si colloca molto al di sopra della media europea. Nonostante il trend costantemente decrescente, viene smaltito nelle discariche ancora circa la metà (46,3%) del totale dei rifiuti urbani raccolti.

Il 35,3% dei rifiuti urbani viene avviato a raccolta differenziata (quasi due punti percentuali in più rispetto al 2009); il Nord-est detiene il primato con il 52,7%.

L’Italia si sta allontanando dall’obiettivo di massima emissione fissato dal protocollo di Kyoto; nel 2010, infatti, le emissioni di gas serra sono aumentate del 2% rispetto al 2009 (501,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente).

Nel 2012 il 35,7% delle famiglie italiane segnala problemi relativi all’inquinamento dell’aria nella zona di residenza e il 18,5% lamenta la presenza di odori sgradevoli.

Nei comuni capoluogo di provincia il consumo giornaliero di acqua potabile nel 2011 è, in media, pari a 175,4 litri per abitante, il 3,7% in meno rispetto a un anno prima, a conferma del trend decrescente che si osserva ormai da dieci anni, dovuto alla maggiore attenzione dei cittadini nell’utilizzo della risorsa idrica.

Popolazione

Dai dati dell’ultimo censimento, la popolazione residente in Italia è cresciuta del 4,3% fra il 2001 e il 2011 (sostenuta esclusivamente dall’incremento della componente straniera) e ammonta a 59.433.744 unità.

Al 1° gennaio 2012 ci sono 147,2 anziani ogni 100 giovani. In Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato. La Liguria si conferma la regione più anziana, mentre la Campania, con un indice per la prima volta superiore a 100, la più giovane.

Nel 2011 il rapporto fra popolazione giovane e anziana e popolazione in età attiva (indice di dipendenza) raggiunge il 53,1%; il valore minimo si registra nel Mezzogiorno (50,0%), il massimo nel Nord-ovest (55,0%), mentre la regione con l’indice più alto è la Liguria. Nel contesto europeo l’Italia si colloca al quarto posto.

L’Italia presenta una crescita naturale della popolazione leggermente negativa ed è agli ultimi posti in ambito europeo, vicino alla Grecia e al Portogallo; viceversa, l’aumento dovuto ai fenomeni migratori è significativo e colloca l’Italia ai primi posti della graduatoria dei paesi più “attrattivi”.

La vita media delle donne è di 84 anni e mezzo, quella degli uomini poco più di 79 anni, fra le più lunghe dell’Unione europea.

L’Italia si posiziona tra i paesi a bassa fecondità, con 1,39 figli per donna secondo le stime del 2011. L’età media al parto continua a crescere e si attesta ora a 31,4 anni.

Nel 2010 sono stati celebrati 3,6 matrimoni ogni 1.000 abitanti. Nel Mezzogiorno ci si sposa di più che nel Centro-Nord; nel Nord-est il 49,3% delle coppie ha scelto il rito civile.

L’Italia e l’Irlanda sono i paesi Ue con la più bassa incidenza di divorzi, rispettivamente 0,9 e 0,7 ogni 1.000 abitanti. Nel nostro Paese lo scioglimento per via legale delle unioni è, tuttavia, un fenomeno in costante crescita: tra il 2000 e il 2010 le separazioni sono aumentate da 12,6 a 14,6 e i divorzi da 6,6 a 9,0 ogni 10 mila abitanti. Continue Reading

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Le grandi balle delle statistiche

 

Basta sfogliare un quotidiano. L’indice Dow jones e’ salito di 25 punti. Nel 2050 si prevede che l’età media degli abitanti del Pianeta sarà di 38 anni, contro i 29 del 1990. Le probabilità di fare 6 al Superenalotto sono 1 su 622.614.630. Siamo circondati da statistiche, che spesso orientano le nostre decisioni perché crediamo che siano sempre affidabili. Alle volte però sono ingannevoli.

Alcuni numeri sono falsi perché troppo precisi. Se leggiamo che 8.523.012 persone parlano ungherese come lingua madre, questa cifra e’ sicuramente falsa, perché non c’è modo di calcolare un valore del genere in maniera così puntuale. Il guaio, però, e’ che se leggiamo cifre così dettagliate tendiamo a pensare che debbano essere vere. E di questo sono consapevoli i persuasori e perfino gli scrittori dell’Antico testamento: quando scrivono che Adamo visse fino a 930 anni e Matusalemme fino a 969, essi intendono dire che morirono molto vecchi. Eppure l’estrema precisione ha convinto molti lettori che le cifre scaturissero da affidabili calcoli cronologici.

Un’altra fonte di distorsione e’ data dalla base di confronto: a seconda di quella adottata, si possono comunicare informazioni che hanno effetti diversi su chi ascolta. Se un commerciante acquista merce per 100 euro e la rivende a 200, un cliente potrebbe concludere indignato che il commerciante ha applicato un rincaro del 100%. Questi potrebbe però ribattere che, in realtà, il suo guadagno e’ solo del 50%. Entrambi hanno ragione: 100 euro sono infatti il 100% di 100 euro, ma il 50% di 200 euro.

L’inganno della media. Se in un condominio di dieci famiglie una possiede dieci automobili e le altre nessuna, non possiamo affermare che, in media, ogni famiglia ha un auto. O se diciamo che nel Sultanato del Brunei il reddito medio si aggira intorno ai 54mila euro l’anno, mentre in Italia e’ di 46mila euro, ciò non significa che il reddito medio degli italiani sia inferiore a quello dei cittadini del Sultanato: i redditi astronomici del sultano distorcono il valore della media. In questo caso, meglio usare la mediana, cioè il valore che si pone al centro nella distribuzione di valori considerata.

La scelta del campione. Le indagini sono generalmente condotte su campioni e non sulla popolazione nel complesso. E’ importante selezionarne uno rappresentativo, attraverso il rispetto di determinati criteri. Scegliere un campione inaffidabile distorce i dati. Se diciamo, ad esempio, che 3.900 studenti di un liceo sono stati bocciati contro solo 2.800 studentesse, potremmo pensare che le ragazze sono più intelligenti dei ragazzi. In realtà, bisogna vedere quanti sono i ragazzi e le ragazze in totale.

Chiedersi chi le commissiona. Ma come si può rimediare all’uso distorto delle statistiche? Lo spiega Alfonso Piscitelli, ricercatore in Statistica sociale presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Napoli Federico II: “La prima regola e’ quella di chiedersi chi le produce. Un azienda può essere interessata a diffondere statistiche favorevoli alla propria attività o un ente governativo a pubblicizzare quegli indicatori che evidenziano una performance negativa.

I trucchetti con i numeri. Che dire poi di come sono presentati i dati? “Quando le università cominciarono ad accogliere le donne come studentesse, un’istituto americano lanciò la notizia che il 33,3% delle studentesse iscritte aveva sposato un docente”, aggiunge il ricercatore, “traducendo la notizia in nemeri assoluti, si scoprì che le donne iscritte erano solo tre, di cui una aveva sposato un professore! Parlare però del 33,3% fa pensare a un fenomeno consistente. Un trucchetto, ma molto efficace”

Quindi si deve decidere a seconda del caso, sulla base di conoscenze acquisite. Perché altrimenti si finisce con l’essere sospettosi come il fumettista Scott Adams, il quale disse una volta: “63 statistiche su 100 sono inventate. Compresa questa”.

 

(Fonte Airone)

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