Segnali di Terza Guerra Mondiale

Gli iraniani hanno fatto titoli sui giornali, giovedì scorso, quando hanno lanciato  ancora un altro test balistico, malgrado gli avvertimenti che aveva inviato Trump in più di un’occasione …

Mentre continua a salire la tensione tra Stati Uniti e Iran, l’agenzia-stampa-semi-ufficiale Tasnim sta segnalando che i Guardiani della Rivoluzione dell’Iran hanno condotto con successo un altro test con missili balistici  Hormuz 2, questa volta sparati da una nave della marina iraniana. Questi ultimi missili sono stati progettati per distruggere bersagli mobili in mare a distanze fino a 300 km (180 miglia).

I rapporti sugli ultimi test, dice  Amir Ali Hajizadeh, comandante delle Forze Aerospaziali dell’IRGC, hanno confermato che “il mssile balistico navale chiamato Hormuz 2  ha distrutto con successo un obiettivo a 250 km di distanza.”

Il test missilistico è l’ultimo evento della lunga rivalità che oppone Iran e Stati Uniti dentro e intorno alla Stretto di Hormuz, che si trova all’ingresso del Golfo – un corso d’acqua che, nel punto più stretto, è largo meno di 40 km  – dove transita il 20% di tutto il petrolio mondiale.

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Guerre e terrorismo sono stati pianificati da noi



In questo video l’ex generale statunitense Wesley Clark, già comandante dell’operazione “Allied Force” della NATO nella guerra del Kosovo, svela i piani di guerra aggressivi degli Stati Uniti. Afferma che l’attacco alla Libia fosse già stato previsto dai vertici militari USA subito dopo l’11 settembre. In questo documento (“Rebuilding America’s Defenses“), prodotto dall’influente think tank PNAC nel  settembre del 2000, viene descritto un piano volto a consolidare l’egemonia statunitense attraverso degli interventi militari verso quei paesi considerati una minaccia per questa egemonia. I membri fondatori del PNAC sono Dick CheneyDonald Rumsfeld, rispettivamente vicepresidente e segretario della difesa sotto la presidenza Bush nel 2001. Continue Reading

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Fidel Castro: “Ci dovete milioni di dollari per l’embargo”

Fidel Castro

“Scrivere è un modo di essere utile se si considera che la nostra umanità sofferente dovrebbe essere più e meglio educata di fronte all’incredibile ignoranza che ci riguarda tutti, ad accezione degli investigatori che cercano nelle scienze una riposta soddisfacente. È una parola che implica in poche lettere il suo infinito contenuto.

Tutti nella nostra gioventù abbiamo sentito parlare alcune volte di Einstein e, soprattutto dopo lo scoppio del bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki, che misero fine alla crudele guerra scatenata tra Giappone e Stati Uniti. Quando quelle bombe furono lanciate dopo la guerra provocata con l’attacco alla base degli Stati Uniti di Pearl Harbor, l’impero giapponese era già sconfitto.

Gli Stati Uniti, il paese il cui territorio e le cui industrie rimasero estranee alla guerra, divenne quello con la maggior ricchezza e il meglio armato della Terra, di fronte ad un mondo devastato e pieno di morti, feriti e affamati. Insieme l’Unione Sovietica e la Cina avevano perso più di 50 milioni di vite, sommate ad una enorme distruzione materiale.

Quasi tutto l’oro del mondo andò a finire nelle casse degli Stati Uniti. Oggi si stima che la totalità dell’oro come riserva monetaria di questa nazione è di 8.133,5 tonnellate di questo metallo. Tuttavia, facendo a pezzi gli impegni assunti a Bretton Woods, gli Stati Uniti dichiararono unilateralmente che non avrebbero onorato l’obbligo di sostenere l’oncia Troy con il valore in oro della loro carta moneta. Questa misura decretata da Nixon violava gli impegni presi dal presidente Franklin Delano Roosevelt.

Secondo un elevato numero di esperti in questa materia, si crearono così le basi di una crisi che tra gli altri disastri, minaccia di colpire con forza l’economia di questo modello di paese. Nel frattempo, Cuba deve il risarcimento del danno equivalente, che ascendono a molti milioni di dollari, come ha denunciato il nostro paese con argomenti e dati indiscutibili nel corso degli interventi nelle Nazioni Unite.

Com’è stato detto con molta chiarezza dal Partito e dal Governo di Cuba, con la qualità di buona volontà e di pace tra tutti i paesi di questo emisfero e dell’insieme dei popoli che formano la famiglia umana e contribuire così a garantire la sopravvivenza della nostra specie nel modesto spazio che ci corrisponde nell’universo, non smetteremo mai di lottare per la pace e il benessere di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle o del paese d’origine di ogni abitante del pianeta, così come per il diritto pieno di tutti di possedere o meno un credo religioso.

L’uguaglianza di tutti i cittadini alla salute, all’educazione, al lavoro, all’alimentazione, la sicurezza, la cultura, la scienza e il benessere, cioè quegli stessi diritti che proclamammo quando iniziammo la nostra lotta, con quelli che emanano dai nostri sogni di giustizia e uguaglianza per gli abitanti del nostro mondo, è quel che auguro a tutti; a coloro che per condividere in tutto o in parte le stesse idee, e idee molto superiori, ma nella stessa direzione, io dico grazie, cari compatrioti”. Fidel Castro Ruz, editoriale pubblicato su Granma, organo ufficiale del partito comunista – Traduzione redazione Mondo alla Rovescia

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Le 50 verità di Putin sulla Crimea

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Il 18 Marzo 2014, dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha pronunciato un discorso storico, a seguito del referendum tenutosi in Crimea. I media occidentali hanno scelto di ignorare il punto di vista russo sulla crisi ucraina. 

  1. La Crimea è parte della storia russa e questa realtà è radicata nei cuori e nella mente dei suoi abitanti. Lì fu battezzato il Gran Principe Vladimir I. Sempre in questo territorio si trovano molte tombe dei soldati russi che permisero l’integrazione della Crimea all’Impero russo.
  2. Sebastopoli è la culla della Flotta russa del Mar Nero.
  3. Dopo la Rivoluzione del 1917 i bolscevichi aggregarono arbitrariamente una gran parte del sud storico della Russia all’Ucraina. Questo venne fatto senza tener conto della composizione etnica della popolazione, e oggi queste zone formano il sud-est dell’Ucraina.
  4. Nell’aprile del 1954 la Crimea venne ceduta all’Ucraina così come Sebastopoli, anche se era una città federale. Fu un’iniziativa personale dell’allora capo del Partito Comunista Nikita Krusciov.
  5. Quella decisione venne presa violando totalmente le norme vigenti in quell’epoca, senza chiedere  l’opinione degli abitanti della Crimea e di Sebastopoli. Se ne resero conto a giochi fatti.
  6. In quell’epoca Ucraina e Russia erano parte di un unico Stato, l’URSS, neanche si poteva immaginare che un giorno si sarebbero separati.
  7. A seguito del crollo dell’Urss la gente delle vecchie repubbliche sovietiche sperava che la nuova Comunità di Stati Indipendenti diventasse la nuova forma dello Stato. I dirigenti poi promisero una moneta unica, uno spazio economico unico e una forza armata congiunta. Ma così non fu.
  8. Poi saccheggiarono la Crimea alla Russia.
  9. Col crollo dell’Unione Sovietica milioni di persone “si addormentarono in un paese e si svegliarono in un altro, diventando da un giorno all’altro minoranze etniche nelle ex Repubbliche dell’URSS, mentre la Russia è diventato uno dei più grandi, forse il più grande, gruppo etnico al mondo diviso dalle frontiere”.
  10. Nel 1991 i residenti di Crimea e Sebastopoli furono abbandonati al loro destino. E’ il sentimento generale condiviso dagli abitanti di questa regione.
  11. Per il quieto vivere e per un buon vicinato la Russia non ha rivendicato la Crimea e Sebastopoli che gli sarebbero, tra l’altro, appartenuti di diritto.
  12. Nel 2000, dopo una trattativa col Presidente ucraino Leonid Kuchma, la Russia ha riconosciuto che la Crimea era de facto e de jure territorio ucraino.
  13. La Russia sperava che l’Ucraina mantenesse un’amicizia reciproca e che i cittadini russi, e i russofoni, in particolare nel sud-est della Turchia e in Crimea, venissero protetti e potessero godere dei loro diritti.
  14. Tuttavia russi e russofoni negli anni sono stati sottoposti a sempre maggiori tentativi di assimilazione forzata e di “privazione” della loro memoria storica.
  15. Le attuali aspettative del popolo ucraino per un miglioramento della vita sono legittime.
  16. La Russia era “vicina” ai manifestanti di piazza Maidan che rifiutavano la corruzione, il mal governare dello Stato e la povertà. Erano tutte rivendicazioni legittime secondo Mosca.
  17. Nel 2013 tre milioni di ucraini sono emigrati in Russia per lavoro, le loro entrate furono di 20 milioni di dollari, circa il 12% del PIL dell’Ucraina.
  18. Tuttavia il 21 febbraio del 2014 i cospiratori hanno rovesciato un governo legittimo, preso illegalmente il potere ricorrendo al terrore, agli omicidi e ai saccheggi. Alcuni nazionalisti, neonazisti nemici dei russi e antisemiti hanno eseguito questo golpe e ora sono al comando.
  19. Gli Stati Uniti e l’Europa occidentale sono complici in questo colpo di stato e riconoscono ufficialmente le nuove autorità.
  20. Il nuovo Governo de facto ha immediatamente presentato una proposta di legge di revisione della politica linguistica, una diretta violazione dei diritti delle minoranze etniche, con l’obiettivo, tra l’altro, di proibire la lingua russa.
  21. Oggi non vi è nessuna autorità esecutiva legittima in Ucraina.
  22. I sostenitori dell’autorità legittima sono stati repressi, a partire dalla Crimea.
  23. Di fronte a questi avvenimenti gli abitanti di Crimea e Sebastopoli si sono rivolti alla Russia per essere aiutati a difendere i loro diritti e le loro vite e per prevenire la diffusione degli eventi di Kiev, Donetsk, Kharkov e di altre città ucraine.
  24. La Russia aveva il dovere di rispondere alla chiamata degli abitanti di Crimea che si sentivano in pericolo.
  25. In nessun momento la Russia ha violato i diritti internazionali. Le forze armate russe non sono mai entrate in Crimea poiché si trovavano già li.
  26. Gli accordi militari prevedono una presenza di 25.000 soldati russi in Crimea e mai si è superato questo limite.
  27. Il Consiglio Supremo della Crimea, prevedendo che le nuove autorità golpiste non avrebbero garantito i diritti della regione, ha preso come riferimento la Carta delle Nazioni Unite e più precisamente il diritto dei popoli all’autodeterminazione per dichiarare la sua indipendenza e organizzare un referendum.
  28. Il 16 marzo 2014 l’82% degli elettori ha partecipato alla consultazione e il 96% dei votanti si è pronunciato a favore della riunificazione con la Russia.
  29. L’Ucraina nel ’91 adottò lo stesso procedimento quando decise di separarsi dall’URSS. L’Ucraina ha approfittato di questo diritto e ora lo nega agli abitanti della Crimea. Perché?
  30. La popolazione della Crimea è di 2,2 milioni di persone tra cui 1,5 milioni di russi, 350mila ucraini madrelingua russa e 300mila tartari.
  31. Le autorità della Crimea hanno usato esattamente lo stesso procedimento del Kosovo quando decise di separarsi dalla Serbia, con l’appoggio dei paesi occidentali, senza chiedere autorizzazioni alle autorità centrali.
  32. Sulla base dell’Art.2 del Capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, la Corte Internazionale dell’ONU ha approvato tale decisione. “Nessun divieto generale può essere dedotto dai precedenti del Consiglio di Sicurezza per quanto riguarda le dichiarazioni d’indipendenza. Il diritto generale internazionale non prevede alcun divieto contro le dichiarazioni d’indipendenza”.
  33. Il 17 aprile del 2009, per quanto riguarda il Kosovo, gli Stati Uniti hanno sottoposto alla Corte Internazionale delle Nazioni Unite il seguente testo: “Le dichiarazioni d’indipendenza possono, ed è questo il caso, violare le leggi nazionali. Tuttavia ciò non costituisce una violazione del diritto internazionale”.
  34. I principi validi per il Kosovo devono esserlo anche per la Crimea.
  35. L’esercito russo non ha sparato nemmeno una volta e non ha causato alcuna vittima.
  36. La situazione Ucraina riflette il mondo di oggi. I paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, preferiscono la forza delle armi a quella dei diritti e pensano di poter decidere autonomamente il destino del mondo. Usano la forza con gli stati sovrani, creano coalizioni basandosi sul seguente principio: “Se non siete con noi siete contro di noi”.
  37. “Per dare un’apparenza di legittimità alle sue aggressioni obbligano le organizzazioni internazionali ad adottare le necessarie contromisure, e se per un qualsiasi motivo non funziona ignorano semplicemente il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le Nazioni Unite intere”.
  38. Un esempio è la Yugoslavia nel 1999 quando Belgrado fu bombardata per settimane senza alcuna risoluzione dell’ONU. Stessa cosa per Afghanistan e Iraq. In quanto alla Libia si è violata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza perché invece di imporre una no fly-zone hanno cominciato a bombardarla.
  39. Il colpo di Stato in Ucraina, organizzato dai paesi occidentali, ha l’obiettivo di impedire l’integrazione eurasiatica.
  40. L’espansione della NATO verso Est e il dispiegamento di strutture militari, come i sistemi di difesa antimissile, alle porte della Russia, sono le prove lampanti di questo.
  41. In Ucraina le nazioni occidentali hanno passato la “linea rossa”.
  42. Milioni di russi vivono in Ucraina e in Crimea, bisogna mancare d’istinto politico per non prevedere le conseguenze di tali atti.
  43. “La Russia si è trovata in una posizione dalla quale non poteva ritirarsi. Se si comprime al massimo una molla un giorno questa libererà una gran forza. Si dovrebbe sapere questo”.
  44. La Russia è un partecipante indipendente e attivo negli affari internazionali, come altri paesi ha i propri interessi nazionali da prendere in considerazione e rispettare. Soprattutto con la prospettiva che l’Ucraina si integri alla NATO.
  45. Il popolo russo aspira a ristabilire l’unità del suo territorio, del quale fa parte la Crimea.
  46. Il rispetto per i diritti dei russi e degli abitanti di lingua russa in Ucraina sono “la garanzia di stabilità dello stato ucraino e della sua integrità territoriale”.
  47. La Russia vuole mantenere relazioni amichevoli con l’Ucraina.
  48. Secondo indagini condotte in Russia, il 92% dei cittadini è a favore della riunificazione della Crimea con la Russia.
  49. La Crimea in futuro avrà tre lingue nazionali tutte sullo stesso piano d’importanza: russo, ucraino e tartaro.
  50. La crisi ucraina si deve risolvere attraverso la politica e la diplomazia secondo la costituzione del paese. Il linguaggio della forza, coercizione o minaccia non avrà nessun effetto sulla Russia.

(Fonte traduzione articolo rebelion)

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I principali importatori mondiali di merci

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In un precedente post abbiamo visto i primi venti Paesi esportatori di merci, ora analizziamo la graduatoria dei principali Paesi importatori mondiali secondo i dati del Rapporto ICE 2012-2013.

Nel 2012 gli Stati Uniti hanno mantenuto la prima posizione, con una quota del 12,6 per cento sul totale mondiale, seguiti dalla Cina, con il 9,8 per cento, dalla Germania (6,3 per cento), i cui valori importati hanno registrato una flessione annuale del 7 per cento, dal Giappone (4,8 per cento) e dal Regno Unito (3,7 per cento) che ha superato la Francia in quinta posizione. La flessione più rilevante del valore in dollari delle importazioni di merci è stata registrata dall’Italia (-13 per cento), passata dall’ottava all’undicesima posizione della graduatoria mondiale.

I più elevati surplus commerciali nel 2012 hanno registrato rilevanti espansioni rispetto ai valori del 2011. La Cina, con un avanzo pari a 235 miliardi di dollari, in forte incremento rispetto a 160 miliardi di dollari dell’anno precedente, presenta il valore più elevato ed ha superato Arabia Saudita e Russia, rispettivamente in seconda e terza posizione, passati, per la prima, da 203 a 213 miliardi di dollari tra il 2011 e il 2012, e da 200 a 211 miliardi per la seconda (grafico qui sotto). In quarta posizione si colloca la Germania, che ha superato 170 miliardi di dollari, rispetto a 154 miliardi del 2011. Sempre nel 2012, il deficit più elevato in termini assoluti è quello degli Stati Uniti per un valore di circa 790 miliardi di dollari, in lieve aumento rispetto a 782 miliardi del 2011, seguiti da Regno Unito con 218 miliardi (176 miliardi nel 2011), India (193 miliardi nel 2012 contro 158 miliardi dell’anno precedente) e Francia, quest’ultima con un deficit di 103 miliardi, in consistente riduzione rispetto a 122 miliardi del 2011.

Rapporto-ICE-2012-2013

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