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Startup Italia: La storia della Greenfluff e la truffa da 4 milioni di euro

massimo boldrocchi

Questa notizia risale al 7 luglio scorso. E’ passata quasi inosservata. Ma vale la pena parlarne. Perché può aprire una sana discussione sul fenomeno startup che va tanto di moda nel nostro Paese.

C’era un’azienda chiamata Greenfluff che si occupava di car fluff, gergo che indica il recupero e il riciclo dei rottami delle automobili. Operava nell’area dell’ex Alfa Romeo di Arese. Sulla carta il progetto avrebbe dovuto «portare alla creazione di un polo industriale nel nord Italia per la trasformazione degli elementi che compongono il car fluff avvalendosi di tecnologia ad impatto ambientale zero».

La spacciavano come startup innovativa. A suo tempo, Wired Italia le ha dedicato un articolo dai soliti toni cerimoniosi. Il titolo pare quasi una beffa: «Italian valley: Quando il fluff non è un bluff». E parlando del titolare dell’azienda Greenfluff, scriveva:

«L’imprenditore nel 2005 ha avuto l’idea giusta per trasformare uno spreco colossale (quello dei rifiuti delle auto) in una fonte di ricchezza».

Già. Più precisamente, la sua fonte di ricchezza. Perché la Guardia di Finanza ha accertato che, invece, di innovativo nella Greenfluff non c’era un bel niente, anzi era una «cospicua truffa allo stato». Dal rapporto della Guardia di Finanza emerge che «quello che entra come rifiuto esce come rifiuto». Insomma una maxi truffa allo Stato. Non parliamo di briciole. Ma di 3,4 milioni di euro che gli ideatori della prodigiosa (sulla carta) “startup” sono impropriamente riusciti a farsi finanziare dal Ministero. A questi vanno aggiunti altri 506 mila euro dalla comunità europea. Il totale si aggira intorno ai 4 milioni di euro.

Veicolo del finanziamento milionario alla Greenfluff una società di gestione del risparmio, Quantica SGR. Il fondatore è il Pierluigi Paracchi di cui sopra. Prima arrestato, poi rilasciato in quanto «venute meno le esigenze di custodia cautelare». La società oggi ha cambiato nome in Principia SGR ed è uno degli operatori principali di venture capital in Italia. «Ci impegnamo nei processi di innovazione tecnologica e imprenditoriale apportando competenze, capitali e relazioni a beneficio di imprese e startup», recita sul sito. Collabora col CNR, Working Capital, AIFI, DAG, Dpixel e altri nomi di grido del panorama digitale italiano.In un’intervista pubblicata qui, il giovane manager della ditta dichiarava:

«L’investimento di Quantica SGR nella GreenFluff è di 2,8 milioni di euro ed è stato strutturato, per il 50% del suo valore, con il co-investimento delle anticipazioni finanziarie ex lege 388 gestite da MCC – Medio Credito Centrale. Considerando che nel 2005, la media delle operazioni di venture capital è stata di 500.000 euro, l’operazione Quantica/Greenfluff è stata la più importante del primo semestre 2006 in termini di ammontare investito nel settore del venture capital nazionale».

In altre parole, l’investimento più importante del 2006 nel settore del venture capital nazionale è stato fatto in una truffa ai danni dello Stato. Scavando indietro di qualche mese, più precisamente a gennaio 2013, i 15 dipendenti dell’impianto Greenfluff di Arese sono stati messi in cassa integrazione dopo aver lavorato per mesi senza vedere nemmeno l’ombra di una busta paga. La Guardia di Finanza ha accertato che addirittura la società «non ha mai neppure provveduto all’acquisto dei macchinari necessari allo svolgimento dell’attività di recupero e trasformazione del car fluff».

La domanda che faccio è solo una. Vorrei sapere come si possono finanziare all’acqua di rose truffe di una tale portata senza che nessuno se ne accorga se non dopo che il danno è fatto. Non ditemi che sono cose che possono capitare. Stiamo parlando di 4 milioni di euro. Provate ad andare in un qualsiasi istituto bancario e chiedere un finanziamento di diecimila euro per aprire un’attività commerciale. Fanno le radiografie a voi e a tutta la vostra famiglia. Non sborsano mezza lira se non avete una casa come garanzia.

Vorrei sapere chi controlla chi. Vorrei sapere come girano i soldi dei finanziamenti pubblici in questo Paese malato. Vorrei anche sapere perché certo giornalismo, tanto attento al fenomeno startup, che le idolatra senza un minimo di spirito critico, non ha minimamente menzionato questa vicenda. Perché se si vuole dare un minimo di dignità in più al fenomeno, ed evitare il prossimo caso Greenfluff, forse è il caso di fare qualcosa di più di qualche bell’evento autoreferenziale che serve solo a far risuonare tra quattro pareti la parola “startup”, “startup”, “startup”.

(Fonte woorkup)


15 Luglio 2014 – Aggiornamento: Il Signor Pierluigi Paracchi in data odierna ha contattato la redazione di Mondo alla Rovescia precisando che: “La notizia riportata fa riferimento ad un procedimento penale a mio carico giunto ad archiviazione in data 9 gennaio 2014 con Decreto di Archiviazione – Art. 409 c.p.p. – del Tribunale di Milano Sezione Giudice per le Indagini preliminari N. 56383/13 R.G. not. Reato mod. 21 e N. 231220/’13 R.G.G.I.P. Il sottoscritto non è mai stato neanche rinviato a giudizio”.



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Startup, i 30 under 30 più promettenti dell’anno

Hanno tutti meno di 30 anni e tutti hanno già creato dal nulla un’impresa innovativa dal fatturato importante. Sono i 30 under 30, i 30 imprenditori americani sotto i 30 anni che la rivista Inc. ha giudicato i più promettenti dell’anno. Tra di loro, i creatori di Pinterest, Ben Silbermann e Evan Sharp, 29 anni ciascuno, e Daniel Ek, l’imprenditore dietro Spotify. Eppure ciò che emerge dalla lista di Inc. non è solo l’abilità informatica dei trenta. Tra i trend più interessanti di questi nuovi imprenditori, vi è l’attenzione che molti di loro prestano all’impatto sociale e ambientale della propria startup. Molte di queste imprese infatti offrono delle soluzioni innovative in settori che necessitano un cambiamento, altre sono state create proprio per fare fronte a dei problemi di carattere sociale.

Ne è un esempio GiveForward, la piattaforma di crowdfunding dedicata alla raccolta fondi per sostenere le spese mediche. Creato da Desiree Vargas Wrigley, imprenditrice sociale, laureata a Yale, GiveForward ha raccolto dal suo lancio nel 2008, quasi 15 milioni di dollari. “Un modo per fare sentire la presenza di una comunità virtuale, in modo concreto, intorno alle persone che hanno bisogno”, così la Wrigley, ha definito il suo progetto, ma anche uno strumento molto utile in un Paese in cui fino a pochi mesi fa, l’assistenza sanitaria era un miraggio per molti.

In campo sanitario opera anche PharmaSecure, la startup fondata quattro anni fa da Nathan Sigworth, 28 anni, per contrastare i medicinali contraffatti nei paesi in via di sviluppo, attraverso un sistema di codifica e certificazione.

Si chiama The Eatery, l’app che ha risvegliato l’interesse di milioni di americani, aiutandoli a monitorare la propria dieta e incoraggiando l’alimentazione sana. Per usarla basta fotografare il proprio pasto, classificarlo secondo una scala che ne determina l’apporto calorico e condividerlo con la community per ottenere un feedback.  Ideata da Aza Raskin, 28 anni, The Eatery è il primo prodotto di Massive Health App, la società da lui fondata con l’obiettivo di sviluppare app per smartphone che aiutino le persone ad assumere comportamenti più sani.

Non hanno nemmeno quarantacinque anni in due, Zach Sims and Ryan Bubinski, i fondatori di Codecademy, la piattaforma online che offre gratuitamente lezioni di scrittura codici. Fondata nel 2011, Codecademy ha conquistato milioni di utenti in  tutto il mondo, persino Michael Bloomberg, sindaco di New York ha reso noto via twitter di esserne fan. Utilizzata soprattutto da persone che, in tempo di crisi, cercano di arricchire il proprio CV, acquisendo nuovi skills, Codecademy ha attirato anche l’interesse degli investitori. Il visitatissimo sito web ha infatti attirato investimenti per oltre 12 milioni di dollari, da parte di venture capitalist.

L’educazione è un campo particolarmente interessante per gli imprenditori under 30. Tra i nomi presenti nella lista, anche Adam Pritzker, Matthew Brimer e Brad Hargreaves, gli sviluppatori di General Assembly, l’istituto che cerca di supplire alle carenze formative della scuola contemporanea, organizzando corsi di tecnologie digitali, design ed economia, per fornire agli studenti nuovi strumenti che li aiutino ad affrontare il sempre più competitivo mercato del lavoro.

Ed è proprio il lavoro una delle corde più delicate che queste startup di successo vanno a toccare con il proprio business. Il valore sociale più importante rappresentato dalle aziende nella lista è la capacità di creare nuovi posti di lavoro. Si calcola che siano oltre 1800 le persone impiegate da queste 30 giovani realtà imprenditoriali, con una media di 25 dipendenti per azienda.

Un dato incoraggiante, considerando anche l’intenzione di fare impresa in modo etico. Interessante infatti, notare che tra le imprese, prevalentemente digitali, presenti nella lista, compare anche la manifattura a chilometro zero. School House il brand di abbigliamento sportivo pensato per universitari, creato dalla ventisettenne Rachel Weeks, che l’anno scorso ha fatturato oltre 700 mila dollari, ha scelto Durham, North Carolina, come sede della propria azienda, “il 70% della nostra filiera produttiva si trova entro dieci chilometri da Dunham. Stiamo cercando di attribuire un nuovo valore al made in USA e di offrire nuove opportunità per l’economica locale.”

La stessa scelta è stata fatta da Ziver Birg, di Zivelo, la seconda azienda di chioschi multimediali più importante al mondo. Con un fatturato di 9 milioni l’anno, anche Zivelo ha optato per il made in USA, stringendo un accordo con una delle aziende manifatturiere di Marion, nell’Indiana. “Moltissime fabbriche hanno chiuso a causa della crisi e Zivelo ha contribuito ad assicurare il lavoro ad oltre 200 dipendenti”., ha speigato Birg. Tanto che , proprio a Marion, Birg sta progettando la costruzione di un nuovo stabilimento di quasi 10 mila metri quadri. “ Fare impresa è un’avventura e il fatto di poterlo fare, essendo anche utili al proprio Paese è una delle cose che la rendono così eccitante.”

(Fonte vita)

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