Più di 4 italiani su 10 fanno la spesa dal contadino

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Più di 4 italiani su 10 (43%) nel 2016 hanno fatto la spesa dal contadino nei cosiddetti mercati degli agricoltori con un aumento record del 55% negli ultimi 5 anni, in netta controtendenza rispetto al calo dei consumi alimentari dovuto alla crisi. Continue Reading


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Quella strana sostenibilità ambientale di Eni ed Enel

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Il Dow Jones Sustainability Index e il FTSEforGood Index sono i più conosciuti sistemi di valutazione sulla sostenibilità ambientale dell’operato delle grandi multinazionali quotate a Wall Street e alla Borsa di Londra. Re:Common, insieme all’organizzazione tedesca Urgewald e alla rete europea Banktrack, a fine 2013 ha commissionato uno studio indipendente per capire come fosse possibile che corporation spesso attaccate per una condotta poco consona dal punto di vista ambientale siano state invece inserite a più riprese ai vertici dei due indici. Un risultato che ovviamente le imprese, in primis le italiane Eni ed Enel, hanno usato a fini pubblicitari e nei loro rapporti annuali per evidenziare la grande sostenibilità del loro operato. Dalla ricerca è stato tratto un rapporto, “Sweeping dust under the carpet”, di cui di seguito riportiamo una sintesi relativa alle attività dei due colossi energetici nostrani. Il monitoraggio delle attività delle corporation è stato condotto dalla RobecoSam (per il Dow Jones Sustainability Index) e dalla Eiris (FTSEforGood Index), l’ultima sostituita da quest’anno dalla Sustainalytics.

Quale credibilità?
Entrambe le società di ricerca incentrano il loro lavoro su una serie di domande poste direttamente alle compagnie (nel caso della RobecoSam si varia dalle 80 alle 120). In base alle risposte si stila un punteggio, che costituisce il perno del processo di valutazione. Nonostante le assicurazioni che siano poi condotti degli accurati controlli per appurare la veridicità dei responsi ai quesiti, rimane fortissimo il dubbio che per compilare gli indici ci si basi fin troppo sulle informazioni fornite dalle imprese. Specialmente perché né Dow Jones Sustainability Index né FTSEforGood Index pubblicano alcuna lista parziale degli indicatori degli indici, né un profilo completo dei soggetti privati che rientrano negli indici stessi. C’è quindi una mancanza di trasparenza aggravata da un’asimmetria nella raccolta delle informazioni. Queste ultime dovrebbero essere raccolte il più possibile da soggetti terzi – come accade per lo screening dell’importante Fondo pensione del governo norvegese – mentre nei casi studiati sembra accadere l’esatto contrario. Un’impressione rafforzata dal fatto che il metodo di analisi di entrambi gli indici non è reso pubblico in maniera completa. Ci sono poi problemi legati all’eleggibilità dei soggetti da esaminare – vengono prese in considerazione solo le compagnie più importanti e più capitalizzate del pianeta – e di potenziali conflitti di interessi. Ad esempio, la RobecoSam mentre effettua lo screening, fornisce anche servizi di consulenza sulla sostenibilità ambientale a società quotate a New York o Londra, quindi “inseribili” negli stessi indici di sostenibilità. Val la pena ricordare che in un passato nemmeno troppo lontano molti indici di sostenibilità globali annoveravano nelle loro compilazioni soggetti a dir poco controversi come Enron, Parmalat, BP e Tepco, a riprova che il sistema già in precedenza presentava delle falle consistenti. Continue Reading

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L’Ora della Terra vogliamo un Mondo diverso

Tutto il Mondo sabato 31 marzo dalle 20,30 alle 21,30, unito per 60 minuti a luci spente, per sostenere Earth Hour un‘iniziativa lanciata dal Wwf per sensibilizzare il mondo intero sui temi ambientali.

Tutti sono invitati a spegnere le luci elettriche per riflettere sui cambiamenti climatici, sul consumo di energia e sulla possibilità di un futuro sostenibile per l’intero pianeta.

Tutto ha avuto inizio a Sidney nel 2007 e da allora lo spegnimento dei monumenti e dei luoghi più simbolici delle città come messaggio di sostenibilità ambientale ha fatto il giro del mondo.

La ‘ola’ di buio si è diffusa in ogni angolo del pianeta e nel 2011 è letteralmente esplosa, complice il tam-tam su web e social media, coinvolgendo quasi 2 miliardi di persone, 5200 città e centinaia di imprese e organizzazioni in 135 Nazioni.

“L’Ora della Terra non è un momento rituale. E’ una chiamata all’azione”, spiega Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia, “il mondo è già pronto per un futuro diverso, all’insegna della sostenibilità”.

Anche se a dire il vero, l’ultima conferenza avvenuta in questi giorni di Planet Under Pressure, (Pianeta sotto pressione), tenutasi a Londra nella quale più di 3.000 scienziati hanno fatto il punto sull’impatto delle attività umane sul pianeta e sulle ricadute dei cambiamenti climatici sulla sicurezza alimentare e idrica, e più in generale sulla salute umana, lancia un allarme “siamo vicinissimi a un pericoloso punto di non ritorno”. Serve uno stile di vita più sostenibile e in fretta!

Mondoallarovescia.com aderisce con gioia all’iniziativa, e suggerisce a tutti di scaricare il Banner Earth Hour da inserire nei siti o blog.

Impegniamoci tutti per dare un Mondo migliore ai nostri figli!

Siamo tutti peccatori.
C’è chi butta la carta nel bidone della plastica, chi tiene aperta l’acqua mentre si lava i denti, chi non ha mai preso un tram in vita sua, chi si scorda sempre la tv accesa, chi ordina papaya dal Messico, chi tiene la casa in un clima equatoriale, chi mangia fragole a Capodanno.
Perché in Terra nessuno è perfetto. Tutti commettono qualche peccato verde.
L’importante è “confessare” e convertirsi ad una maggior cura dell’ambiente.

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