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Il villaggio tedesco energeticamente indipendente, modello per le rinnovabili

Feldheim indipendenza energetica

Negli ultimi dieci anni, nessun paese ha abbracciato l’energia rinnovabile con tanto entusiasmo come la Germania. Nonostante la graduale eliminazione dell’energia nucleare, il paese esporta più energia che mai, grazie soprattutto al suo investimento in energie rinnovabili. Una città in particolare, si erge come un faro luminoso del potenziale che le energie rinnovabili hanno: Feldheim, appena 150 anime, circa 90 km a sud di Berlino, che ha la sua rete di energia e genera tutta la sua potenza da eolico, solare e biogas.

Feldheim è un paesino con appena 150 abitanti, ma è diventata una destinazione turistica importante in questi ultimi anni, incuriosendo giornalisti, delegazioni e registi provenienti da tutto il mondo per ammirare l’indipendenza energetica del paese. Nel 2010, i residenti di Feldheim hanno dato un contributo di 3000 euro per costruire la loro rete elettrica, dando loro il controllo completo sui prezzi elettrici, i quali sono il 30% in meno rispetto alla media nazionale, con prezzi fissati mediante riunioni. A rendere possibile ciò, il vasto campo di 47 mulini a vento che domina questo piccolo villaggio, situato in un ambiente tranquillo e pastorale. Oltre ai mulini, ci sono i pannelli solari lungo il bordo della città.

Il passaggio verso le energie rinnovabili è iniziata nel 1990, quando la città ha installato una sola turbina a vento in città per approfittare dei forti venti. Ben presto, le turbine eoliche hanno cominciato a moltiplicarsi, e ora il parco eolico contiene 47 mulini a vento. Esistono anche cabine per la ricarica delle auto elettriche.

Per quanto concerne il riscaldamento delle case invece, viene utilizzato un impianto di biogas che brucia gas utilizzando gli scarti agricoli (letame di maiale e mais). E’ previsto un impianto biogas in ogni edificio della città. L’impianto di produzione di biogas permette ai residenti di Feldheim di abbassare i costi di riscaldamento di circa il 10 per cento.

L’utilizzo dell’energia prodotta viene gestita dai residenti stessi che devono bilanciarla e si applicano sanzioni in caso di sovra-sfruttamento. Questa indipendenza economica ha anche portato posti di lavoro e benefici economici a Feldheim. In Italia una “rivoluzione energetica” del genere sarebbe possibile? Forse si, a patto di cambiare totalmente questa classe politica incompetente ed arretrata.

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G-20 rinnovabili: Italia prima tra i produttori di energia pulita

 

 

L’Italia ha raccolto 28 miliardi di dollari in investimenti per l’energia pulita e rientra nei mercati del solare più brillanti al mondo. L’Italia ha continuato a distinguersi come uno dei mercati del solare più dinamici al mondo, con un aumento totale degli investimenti in energia pulita pari al 38,4% per la cifra record di 28 miliardi di dollari, secondo una nuova ricerca di The Pew Charitable Trusts, un’organizzazione non governativa e senza fini di lucro, con sede a Philadelphia (Usa) ha recentemente pubblicato l’edizione annuale del suo studio “Who’s winning the clean energy race?“. Negli ultimi cinque anni, nessun Paese membro del G-20 ha registrato tassi di crescita superiori a quelli dell’Italia, leader mondiale per investimenti in proporzione alla propria economia.

A livello globale, nel 2011 gli investimenti in energia pulita sono aumentati fino a raggiungere la cifra record di 263 miliardi di dollari, 6,5% in più rispetto all’anno precedente. Gli Stati Uniti si sono aggiudicati il primo posto tra le nazioni del G-20, con 48 miliardi di dollari di investimenti raccolti. Ad ogni modo, con i suoi 45,5 miliardi di dollari in investimenti privati, la Cina rimane un fulcro importante dell’energia pulita, leader mondiale per investimenti e utilizzo di energia eolica, così come nella produzione di energia eolica e solare. La Germania ha raccolto 30,6 miliardi di dollari, aggiudicandosi così il terzo posto tra le nazioni del G-20. Il calo dei prezzi, unito all’incremento degli investimenti, ha accelerato la crescita della capacità di generazione di energia pulita, con un record di 83,5 GW nel 2011, raggiungendo così la cifra globale di 565 GW. Tale cifra rappresenta circa il 50% in più della capacità di energia nucleare di tutto il mondo.

Le energie rinnovabili sono costantemente al centro del dibattito sulla green economy italiana (e non), nel bene e nel male. Basandosi sui dati raccolti da Bloomberg New Energy Finance, The Pew Charitable Trusts, ha stilato un rapporto sulla marcia delle varie nazioni verso un futuro energeticamente basato sulle rinnovabili, individuando nell’Italia uno dei campioni nell’ultima parte del tragitto. La corsa del Bel Paese è destinata ad una brusca frenata, o il mondo delle rinnovabili può per il momento dormire sonni relativamente tranquilli? Phyllis Cuttino , direttrice del Clean Energy Program del Pew, intervistato da greenreport ha cercato di far luce su questi temi.

Con i due schemi di decreti ministeriali firmati in questi giorni, varati dal ministero dello Sviluppo economico Corrado Passera – di concerto con il ministero dell’Ambiente e quello dell’Agricoltura – la crescita degli incentivi alle rinnovabili sarà dimezzata, in Italia, rispetto a quanto previsto: un incremento di 3 miliardi di euro, a regime, rispetto ai 6 inizialmente previsti. Come giudica questa rimodulazione degli incentivi?

Il nostro rapporto dimostra chiaramente che l’Italia rappresenta una storia di successo a livello globale nell’energia pulita. Gli investimenti privati nell’energia pulita in Italia sono aumentati oltre il 38% dal 2010, il che rappresenta il quarto aumento maggiore tra tutti i membri del G-20.  L’Italia vanta, inoltre, il maggiore tasso di crescita degli investimenti di tutti i membri del G-20 negli ultimi cinque anni, e il più grande investimento rispetto alla dimensione della sua economia.Questi progressi sono il risultato di una serie di fattori, tra cui: 1) il calo dei prezzi del solare e dell’eolico che rende queste tecnologie competitive in termini di costi rispetto a mezzi alternativi di generazione dell’elettricità in Italia; e 2) incentivi stabiliti dalle autorità governative.

Gran parte degli esperti si aspettano che i tagli agli incentivi per le energie rinnovabili in Italia e in altri paesi europei rallentino i flussi degli investimenti nei prossimi mesi e nel prossimo anno.  Tuttavia, si prevede anche che i prezzi dei pannelli solari diminuiscano nel 2012 e oltre, rendendo così queste tecnologie più attraenti per gli investimenti, nonostante le riduzioni degli incentivi.

Quando si parla di incentivi alle fonti rinnovabili, la parte del leone spetta generalmente al fotovoltaico. Questo è anche il caso dell’Italia, sebbene tramite i nuovi schemi di decreti ministeriali si sia deciso di puntare ad incentivi più omogenei tra le varie fonti. Inciderà positivamente, questo livellamento, sullo sviluppo globale delle energie rinnovabili? Continue Reading

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