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Uscire dalla crisi con il pane

EsmachLab

Sono sufficienti 32 mq per diventare “Panettieri di giorno”. Esmach, azienda metalmeccanica veneta, ha inventato un laboratorio che consente di preparare in meno di mezz’ora prodotti da forno a lievitazione naturale. L’idea di un manager,le resistenze del settore e la proposta di un nuovo modello di business.

“Faccio il panettiere quindi devo lavorare di notte”. Questa convinzione è difficile da sradicare dalla mente di chi fa questo mestiere da tanti anni, ma non è più veritiera. Esmach, azienda veneta specializzata nella produzione di macchine per la panificazione, ha infatti sviluppato EsmachLab, un innovativo format di laboratorio per il pane che consente di sfornare pane fresco, brioches, pizze e focacce, genuini e a lievitazione naturale, in meno di 30 minuti.

L’idea è nata nel 2010 con l’arrivo in azienda di Luciano Delpozzo. Completamente a digiuno di ogni conoscenza del settore e davanti a uno scenario di crisi con continue chiusure di punti vendita, il manager quarantaseienne ha iniziato a studiare il mercato e i prodotti per cercare di ridare impulso a questo importante mestiere. “Ho cominciato con l’analisi del modello di business delle panetterie tradizionali, compresi i conti economici, per passare ai punti di debolezza delle pizzerie e finire con l’individuazione dei nuovi bisogni dei clienti che stanno cambiando stile di vita” spiega Delpozzo. “Dal mercato abbiamo poi spostato l’attenzione ai prodotti e cercato di ripensare il processo di lavorazione del pane a partire dalla tecnologia che avevamo in casa, e in particolare da due macchine: il generatore di lievito madre, che permette di recuperare i sapori di una volta, e Paneotrad, una nuova formatrice che consente di risparmiare molto tempo. Il risultato è stato EsmachLab”.

Dietro a questo progetto c’è una vera e propria filosofia che mutua l’insegnamento di Slow Food ed Eataly, che sta mostrando con grande successo le opportunità di una distribuzione focalizzata su prodotti di nicchia, sani e di alta qualità, a un prezzo (quasi) sostenibile. “Oggi i consumatori più consapevoli sono disposti a spendere di più per prodotti di qualità” – spiega Delpozzo.

Nel 2010, le potenzialità di EsmachLab non sono state però percepite dal settore. Così l’azienda, convinta della bontà dell’idea, ha spostato la propria attenzione su altri possibili clienti. “Lo spunto mi venne leggendo degli articoli sul successo che Carpigiani aveva avuto negli ultimi tempi, aprendo il mondo del gelato a nuove figure: esodati, neo laureati o diplomati, e imprenditori che volevano diversificare. Ovviamente, ho subito pensato che anche noi avremmo potuto fare lo stesso. Inoltre, in Internet avevo trovato decine di storie di ex dirigenti di azienda che avevano avviato attività in tutt’altro settore da quello di provenienza”. Non a caso, tutti gli EsmachLab d’Italia (una quindicina, a cui se ne aggiunge uno a Berlino) non sono stati aperti da panettieri!

Il progetto è dunque uno di quelli capace di creare nuovi imprenditori. “In tempi difficili come quello in cui stiamo vivendo, credo che siamo meglio crearsi un lavoro piuttosto che cercarne uno. Con EsmachLab si entra a far parte di un network di professionisti dell’alimentazione, di artigiani esperti, e si diventa anche veri e propri manager del punto vendita, formati e accompagnati dalla nostra azienda per massimizzare le performance. Non si può poi trascurare che per aprire un EsmachLab è sufficiente un investimento pari a quello di una gelateria e che il break even si raggiunge tranquillamente in meno di un anno!”.

“Il nostro – conclude Delpozzo – è prima di tutto un progetto culturale . In azienda, abbiamo così creato una show room e un’aula di formazione per sviluppare la cultura del pane. Cultura che però non deve riguardare solo pochi eletti. Vogliamo infatti creare la più grande community di appassionati di pane. A questo scopo, sulla nostra pagina Facebook, tutti i giorni, pubblichiamo post su tematiche del settore e con il nostro blog, www.passionepane.it, condividiamo aneddoti, curiosità e ricette”.

(Fonte economyup)


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Nasce Tv Popolare la nostra televisione

Dimenticate la solita televisione: quella che ogni sera disperatamente scrutate, scanalando nella speranza di intercettare qualche scampolo di qualità. E dimenticate anche, già che ci siete, l’indirizzo milanese di via Paleocapa 3, storica sede legale di Mediaset e simbolo dell’esondazione berlusconiana nell’universo catodico. Dopodiché spostatevi di pochi metri, e al numero 6 troverete gli uffici di Tv Popolare, primo tentativo nostrano di «promuovere la realizzazione di un’emittente indipendente e innovativa che goda di ampio sostegno della partecipazione civile», come recita l’articolo quattro dello statuto ufficiale. Pare un sogno dal forte retrogusto grillesco o anche, con un pizzico di cinismo, una prospettiva con fragili probabilità di successo l’idea di realizzare una rete sul triplice fronte digitale, satellitare e Web dedicata «a contenuti di qualità proposti da cittadini e organizzazioni impegnate nel sociale». Invece è un progetto studiato a lungo e in ogni dettaglio: «Ci lavoriamo dal 2001», racconta Davide Scalisi: «Con un gruppo di amici, professionisti nel campo dei mass media, abbiamo immaginato una tv generalista dove comuni cittadini e associazioni dedicate a temi di varia natura (dall’alimentazione biologica alla finanza etica, dalle energie alternative alla medicina non convenzionale, ndr.) possano costruire programmi ad hoc senza limitazioni o censure». Una prospettiva applaudibile, illustrata così. Ma che sbatte, a prima vista, contro il solito, antico problema: chi mette i soldi, in tempi tanto aridi di finanziamenti? «Semplice», a sentire i vertici di Tv Popolare: «Per avviare le trasmissioni servono 1 milione 350 mila euro, e noi li stiamo raccogliendo su tre fronti: la partecipazione diretta di 20 mila italiani, i quali dovranno versare 25 euro a testa l’anno, il contributo di strutture profit e no profit (tra le contattate: Emergency, Slow Food e Wwf) pronte a finanziare segmenti di palinsesto, e sponsor operativi nel ramo del business sociale, che vedono nella start up un propulsore per il loro giro d’affari».

 

 
Il piano, a questo punto, sarebbe quello di concludere la sottoscrizione popolare entro fine 2012, dopodiché dovrebbe decollare il vero lavoro. «In cantiere», dice Scalisi, «abbiamo 20 puntate interattive sulle energie alternative, che porteranno alla stesura di un nuovo piano energetico nazionale». Mentre altre 24 puntate, anch’esse con un titolo da definire, «saranno riservate al turismo responsabile e alle sue infinite declinazioni». L’aspetto più innovativo, in questo scenario assai correct, sarà che ogni decisione presa dal comitato direttivo e da quello editoriale di Tv Popolare (strutture nelle quali siederanno i rappresentanti delle associazioni e dei cittadini, ma per fortuna del pubblico anche esperti di comunicazione) dovrà passare al vaglio di referendum on line, dove esprimeranno le loro opinioni tutti i soci dell’emittente. «Dopodiché», sottolinea Marco Maccarini, ex veejay di Mtv coinvolto nell’avventura, «potremo finalmente riconoscerci in ciò che scorre sul piccolo schermo». Certo, va aggiunto, anche qui i telespettatori dovranno accettare la presenza di spot pubblicitari. Ma, assicura Scalisi, «occuperanno massimo tre minuti l’ora». Un piccolo sacrificio per una buona causa.

(Fonte gliantennati )

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“Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto.” (Karl R. Popper) Un classico che ha suscitato un dibattito inesauribile e oggi è più che mai attuale, un una nuova edizione arricchita da un saggio introduttivo di Giancarlo Bosetti e dai testi di John Condry, Karol Woytila, Raimondo Cubeddu e Jean Baudoin.

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