I legami tra i signori del tabacco e Renzi

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L’Italia è stata identificata dalla Philip Morris come finora l’unico paese occidentale tra i tre “mercati-chiave” su cui puntare, assieme a Indonesia e Russia. Investire nell’economia del tabacco, gettandosi tra le braccia letali di Big Tobacco, rappresenta una scelta politica molto grave di cui il governo non può ignorare le enormi implicazioni, a cominciare del suo impatto sulla salute. E l’industria del tabacco ringrazia con un’elargizione di 150 mila euro. Continue Reading


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I danni del tabacco per l’economia

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Immagine Nomisma – La filiera del tabacco in Italia

Secondo le stime di studi promossi dai produttori il valore delle vendite di prodotti del tabacco in Italia, nel 2010, è stato pari a 18,4 miliardi di euro, le entrate fiscali (costituite dai proventi delle accise e dell’Iva) sono state pari a 13,7 miliardi di euro, e l’intera filiera, nelle varie fasi dalla produzione alla distribuzione, ha coinvolto 204.000 addetti. Per valutare il valore economico del tabacco per l’Italia, è necessario considerare anche i costi che la società deve sostenere per i suoi effetti negativi.

Costi diretti, indiretti e intangibili del tabacco. Le stime dei costi dovrebbero includere i costi diretti (le spese sanitarie sostenute dal servizio pubblico e dai privati per trattare le malattie associate al fumo), i costi indiretti (la perdita di produttività, i danni procurati dai mozziconi di sigarette o dalle pratiche della tabacchicoltura) e i costi intangibili causati dalle sofferenze patite da coloro che si ammalano e dai loro cari. Considerando i soli costi diretti, le stime variano secondo il tipo di sistema sanitario e dei metodi usati: tra i Paesi simili all’Italia, i costi diretti assommano a più di 8 miliardi di dollari in Germania, più di 9 miliardi in Gran Bretagna e oltre 16 miliardi di dollari in Francia. Bisogna tener conto anche dei costi per la perdita di produttività, per gli incendi causati dal fumo a edifici o aree coperte da vegetazione, per le sofferenze causate dalle malattie ai fumatori, alle vittime del fumo passivo e alle famiglie degli uni e degli altri. Uno studio commissionato dall’Unione europea ha stimato questi costi per l’anno 2000 in Italia: i costi sanitari sarebbero pari a oltre 4,5 miliardi di euro, la perdita di produttività per assenteismo e pensionamento anticipato a più di un miliardo e il valore delle morti premature, stimato con il metodo del willingness-to-pay di oltre 24,5 miliardi di euro.

Costo – opportunità. In tutti i Paesi, il denaro che i fumatori spendono per acquistare le sigarette è sottratto a altri impieghi, in particolare l’acquisto di beni e servizi essenziali come il vestiario, l’istruzione, la casa, i trasporti e l’alimentazione. È esemplificativo un dato proveniente dal Vietnam, dove i fumatori hanno speso per il tabacco 3,6 volte più che per l’istruzione. In Italia, una famiglia spende in media 134 euro al mese per il vestiario e 28 euro al mese per l’istruzione, un genitore che fuma 20 sigarette al giorno spende 120 euro al mese per comprarle.

Costo – accessibilità. L’accessibilità delle sigarette è il rapporto tra il prezzo di un pacchetto e il reddito medio pro capite, una misura per esprimere quanto lavoro è richiesto al fumatore per acquistare le sigarette. Per esempio nel 2009, in Kenya, un lavoratore doveva lavorare almeno un’ora per comprare un pacchetto di sigarette, in Giappone un lavoratore doveva lavorare 11 minuti. Secondo l’Oms: “Se i prezzi delle sigarette aumentano più lentamente del potere di acquisto dei consumatori, esse diventano più accessibili e i consumi aumentano”. L’Italia si colloca, in Europa, nella terza fascia di prezzo, che è molto più elevato in Gran Bretagna e nei Paesi scandinavi, ancora alto in Francia e in Germania, un po’ più basso in Spagna, molto più basso nei Paesi dell’Est.

*Dati Centro nazionale di epidemiologia


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Bimbo di 2 anni fuma 40 sigarette al giorno

Si chiama Ardi Rizal, ha due anni e vive coi suoi genitori a Sumatra, in Indonesia. E’ un bimbo come tanti, un po’ cicciottello e simpatico… se non fosse per il suo brutto vizio: il fumo. Ardi è ormai un tabagista senza freni, che fuma quasi 40 sigarette al giorno. Nel video diffuso si vede anche la normalità con la quale la famiglia vive questa strana dipendenza. Dopo il clamore internazionale, le autorità hanno indagato i genitori.

E’ lo stesso padre di Ardi a raccontare di quando gli ha dato la prima sigaretta: “Aveva 18 mesi e gli è piaciuto tanto, non ha mai smesso”. Meno tranquilla la madre Diana, 26 anni, che in lacrime dice: “E’ totalmente dipendente, se provi a togliergli il pacchetto comincia a piangere e a battere la testa contro il muro”. Gli assistenti sociali hanno provato anche ad offrire alla famiglia di Ardi un baratto: un’auto se in cambio obbligano il bimbo a smettere. Ma il papà, Mohammed, che di professione fa il pescivendolo, serafico risponde: “Ardi mi sembra piuttosto sano, non vedo il problema”. Questo consumo eccessivo, invece gli provocherà sicuramente problemi di salute, legate all’apparato respiratorio ma anche a quello della crescita, vista la giovane età del soggetto.
Le autorita’ indonesiane hanno ora aperto un’inchiesta sui genitori: “Il loro comportamento non sembra favorevole al suo sviluppo”, ha detto un portavoce del ministero per la Protezione dell’infanzia, Heru Kasidi.

Dopo il cibo, le sigarette rappresentano la seconda più grande spesa delle famiglie nel paese ubicato nel sud-est asiatico, abitato da 240 milioni di persone: quasi la metà di esse vive ancora con meno di due dollari al giorno. Va detto che in Indonesia non c’è un’età minima per l’acquisto di sigarette e per il relativo utilizzo.

Il governo ha aumentato le accise, ma i prezzi restano estremamente bassi rispetto agli standard internazionali: una confezione da 20 sigarette costa poco più di un dollaro. Il presidente della commissione per la protezione dei bambini, Arist Merdeka Sirait, ha dichiarato che “Il crescente numero di fumatori sono il risultato delle aggressive azioni di marketing del settore rivolte ai giovani“. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso dei fumatori è aumentate di sei volte in Indonesia negli ultimi 40 anni.

 

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Ecco il mix terribile delle sigarette contraffatte

 

Il menù e’ appetitoso: uovo di insetti, zanzare ovviamente morte, peli di topo, filamenti di metallo, plastica, capelli, feci animali e anche umane, tracce di sangue e perfino un cerotto, ovviamente sporco. Ecco che cosa si trova nelle sigarette contraffatte, quelle fabbricate nei laboratori clandestini di Cina, Ucraina, Russia, Polonia, e vendute di contrabbando in mezzo mondo. Fumare fa male, si sa, ma se alla nicotina, al monossido di carbonio e al catrame delle sigarette normalmente in commercio aggiungiamo gli elementi della lista iniziale, accorciamo notevolmente la nostra esistenza.

Il laboratorio di analisi della British American Tobacco (Bat) e’ a Southampton, nel sud dell’Inghilterra, ed e’ il fiore all’occhiello della multinazionale che produce e commercializza marchi famosi come Lucky Strike, Pall Mall, Ms, Dunhill, e ha una quota di mercato del 17 per cento nel mondo e di circa il 25 per cento in Italia. Qui c’è un’ala che si occupa di studiare le tecniche per migliorare la qualità del fumo, cercando di abbassare i fattori nocivi e di limitare le malattie dei polmoni e dell’apparato respiratorio.

In un altro edificio c’è la Anti illicit trade intelligence unit, che e’ una via di mezzo fra una unità investigativa e una scientifica. A capo della squadra c’è Ewan Duncan, uno scozzese con la faccia da tenente Colombo: “il 10 per cento del mercato delle sigarette e’ illegale, e di questo un terzo e’ contraffazione. Lo sa che in Cina un bambino può arrivare a confezionare 500 pacchetti al giorno? Il contrabbando e’ in crescita in tutto il mondo e attira sempre più la criminalità organizzata perché produce grandi profitti. Purtroppo la politica di molti governi e’ quella di aumentare le tasse e quindi far salire il prezzo del pacchetto dal tabaccaio. Questa facilita di diffusione del contrabbando. Ma a un prezzo ridotto si possono comprare sigarette che solo in apparenze sono uguali”.

Dice Aideen Daly, esperta legale dell’unità: “Dalle analisi dei campioni contraffatti sequestrati che ci arrivano da tutto il mondo si evince che la qualità del tabacco e’ enormemente inferiore. Oltre alle schifezze che le ho mostrato prima al microscopio, c’è da considerare che queste sigarette sono molto più tossiche. In queste che sono state trovate in Gran Bretagna c’è il 160 per cento in più di catrame, il 133 per cento in più di monossido di carbonio, l’80 per cento in più di nicotina e il 300 per cento in più di arsenico”.

Ci sono laboratori molto artigianali, come quelli cinesi, che sfornano tonnellate di sigarette la cui confezione e’ assai approssimativa e quindi facilmente riconoscibile. In alcune di questi non vengono usate macchine per impacchettare ma solo bambini che hanno le mani tarate apposta per prendere 20 sigarette alla volta. Il mercato illecito e’ privo di qualunque regola.

Ogni anno i governi europei perdono circa 10 miliardi di euro a causa del contrabbando e della contraffazione. L’organizzazione mondiale della sanità ha stimato che nel 2020 le sigarette di contrabbando supereranno quelle vendute legalmente e l’agenzia americana per alcol, tabacchi e armi da fuoco denuncia diversi legami tra le organizzazioni dedite al contrabbando e il terrorismo internazionale. Duncan mostra le fotografie in cui sono documentati nascondigli, doppiofondi dove viaggiano le sigarette di contrabbando: un carico di finti detersivi, una falsa cisterna di gasolio. Ogni carico e’ un affare (un solo container produce un guadagno netto di 1 milione 100 mila euro) e solo il 3 per cento del traffico illecito viene scoperto dalle polizie d’Europa.

Un gran bel business che solo per superficialità viene ritenuto meno dannoso del traffico di droga, di essere umani o di armi. Solo che qui tutto finisce in fumo. Peli di topo e insetti compresi.

 

(Fonte blog.panorama)

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