I legami tra i signori del tabacco e Renzi

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L’Italia è stata identificata dalla Philip Morris come finora l’unico paese occidentale tra i tre “mercati-chiave” su cui puntare, assieme a Indonesia e Russia. Investire nell’economia del tabacco, gettandosi tra le braccia letali di Big Tobacco, rappresenta una scelta politica molto grave di cui il governo non può ignorare le enormi implicazioni, a cominciare del suo impatto sulla salute. E l’industria del tabacco ringrazia con un’elargizione di 150 mila euro. Continue Reading

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Un’occasione andata in fumo

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Il 7 agosto scorso, in seduta serale, l‘Assemblea della Camera dei Deputati (265 voti favorevoli e 118 contrari) ha definitivamente approvato il decreto legge n. 76/2013 che, all’articolo 11, commi 22 e 23, prevede specifiche prescrizioni in materia di prodotti succedanei del tabacco. In pratica oltre alla tassa del 58,5%, in vigore dal 1° gennaio 2014,  la legge vara il divieto pubblicitario e promozionale per le sigarette elettroniche.

Questa è la prova che le e-cig danno fastidio alle varie lobby del tabacco, del farmaco, della sanità. Perchè? Il mercato del fumo elettrico si aggira tra i 300 e i 400 milioni di euro, più persone passano alla sigaretta elettronica e meno sigarette vendono il Monopolio e le lobby del tabacco, di conseguenza i politici e i potenti del tabacco si ritrovano meno soldi da sperperare e dividersi. Più persone passano alla sigaretta elettronica e meno persone si ammalano, se le sigarette elettroniche dovessero sostituire totalmente quelle vere in Italia si passerebbero da 30 mila a non più di 1.000 morti ogni anno. Questo fa incazzare le lobby del farmaco e della sanità che venderebbero molti farmaci in meno.

Quindi tirano fuori dal cilindro un bel decreto legge per spegnere le sigarette elettroniche causa di tutti i “loro” mali. Invece di finanziare studi seri e di regolarizzarlo con norme adeguate, uccidono un settore che in tempo di crisi ha creato posti di lavoro e fatturato.

Già almeno 3.000 persone – dichiara Massimiliano Mancini, presidente di ANaFE (Associazione Nazionale Fumo Elettronico) in una lettera al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – avranno probabilmente bisogno di sussidi, dato che già molti stanno perdendo lavoro e investimenti. Il nostro è un settore che nel 2012 ha realizzato un fatturato di circa 350 milioni di euro con l’apertura di circa 3.000 punti vendita e l’impiego di un totale di circa 4.000 persone (escluso l’indotto), ma che nel 2014 possiamo tranquillamente prevedere sarà ridotto a meno di un quarto”.

In un post scrissi che “Le sigarette elettroniche ci salveranno”, ma purtroppo nessuno potrà mai salvarci da una politica corrotta e incapace. I tabaccai e le loro multinazionali festeggiano, noi meno.

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Le sigarette elettroniche ci salveranno

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Il boom delle sigarette elettroniche è ormai di dominio pubblico. Un fornitore di sigarette elettroniche ha stimato che il valore corrente del mercato tedesco si aggira attorno ai 100 milioni di euro e quello totale del mercato delle sigarette elettroniche nell’UE27 (inclusi dispositivi e ricariche) sia compreso tra i 400 e i 500 milioni di euro. La Elettronic Cigarette Industry Trade Association (ECITA), ovvero l’associazione per il commercio e l’industria della sigaretta elettronica, rappresenta il 60-70 % del volume complessivo nel relativo mercato del Regno Unito e riferisce che la crescita del mercato si aggira intorno al 20-30 % al mese.

Il mercato europeo è principalmente composto da distributori più che da produttori e dominato dalle piccole imprese, anche se sta crescendo l’interesse per la produzione delle sigarette elettroniche anche da parte di produttori di più grandi dimensioni (incluse le quattro più grandi industrie di produzione di sigarette tradizionali). La maggior parte delle sigarette elettroniche è prodotta in Cina. Da quando è iniziato il processo di importazione in UE, esse sono diventate oggetto di considerevoli scambi internazionali.

Per esempio, in Olanda i venditori di sigarette elettroniche fungono da centri di rivendita delle sigarette elettroniche importate dalla Cina verso tutta l’Europa. Circa il 20 % delle loro vendite è interna al mercato olandese, mentre il 60 % è diretto al mercato tedesco e il restante 20 % ai venditori in Danimarca, Spagna, Francia, Austria e Svizzera. In Regno Unito l’aumento del numero di possessori di sigarette elettroniche è passato da una quantità minima del 2006 a quella di 1 milione nel 2013. Secondo un recente sondaggio tra i consumatori di sigarette elettroniche in Polonia, la maggior parte fa uso del prodotto soprattutto per smettere di fumare o per ridurre i danni derivanti dal fumo (92 %) e una grande percentuale sostiene che questi prodotti siano meno tossici dei tradizionali prodotti a base di tabacco (84 %).

La regolamentazione delle sigarette elettroniche è complessa e varia da paese a paese. In alcuni casi una regolamentazione non esiste per la difficoltà di interpretare cosa effettivamente sia la sigaretta elettronica e quale ne sia effettivamente lo scopo. Circa la metà degli Stati Europei considera le sigarette elettroniche e gli altri prodotti contenenti nicotina come prodotti medicinali per analogia funzionale (Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovacchia, Svezia, Belgio, Lussemburgo e Francia). Una vero e proprio Far West giuridico, che va dal divieto assoluto all’uso senza alcuna restrizione.

Recentemente Umberto Veronesi ha dichiarato  “se le sigarette elettroniche dovessero sostituire totalmente quelle vere, avremmo molto da guadagnare e nulla da perdere” e ha sottolineato che “la sigaretta elettronica appare come una forma intelligente di riduzione dei danni da tabagismo perché simula il fumo, ma non contiene tabacco: i fumatori trovano il piacere gestuale, senza correre rischi letali per la salute”. Si può ipotizzare che le morti per tumore polmonare in Italia passerebbero da 30 mila a non più di 1.000 ogni anno. Crollerebbero di conseguenza anche i costi sanitari, anche se in questo campo le stime sono più complesse. Per esempio, se ipotizziamo che un cancro polmonare costi fra i 30 e i 40 mila euro all’anno alla sanità pubblica, il risparmio annuale sarebbe di 1,2 miliardi di euro.

Non si riesce a capire il perché non vengano fatti studi approfonditi per fare chiarezza e regolamentare il mercato delle e-cig, fregandosene delle grandi multinazionali del tabacco. Vietiamo le sigarette tradizionali e sostituiamole con quelle elettroniche. Più “svapate” per tutti !!

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Allarme metalli tossici nei liquidi per le sigarette elettroniche

Cancerogeni e Idrocarburi policiclici aromatici

Piombo, cadmio, cromo e arsenico. Sono alcuni dei metalli pesanti, tossici o peggio cancerogeni, presenti nei sei liquidi per e-cig che il settimanale il Salvagente ha fatto analizzare dal dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli. Per chi fuma davvero tanto, è evidente che la sigaretta elettronica sarà sempre una soluzione migliore. Tuttavia, bisogna regolamentare il prodotto, la sua distribuzione e il suo utilizzo. 

“I valori sembrerebbero molto elevati, in special modo per il campione Louisville, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe più elevata di quella ammessa per l’acqua potabile. Valuteremo attentamente”, spiega al Salvagente Raffaele Guariniello, il procuratore di Torino che da tempo indaga sulle sigarette elettroniche e sui relativi liquidi di ricarica e che, a seguito delle nostre analisi, ha aperto un nuovo fascicolo di indagine. Al di là delle concentrazioni rilevate, la cosa preoccupante è che in assenza di una normativa di riferimento, che stabilisca le sostanze ammesse e i relativi limiti, nelle ricariche può finire di tutto. Il Salvagente ha rinvenuto la presenza di metalli pesanti, ma chi ci rassicura che, cercandole, in questi liquidi si possano trovare altre sostanze e magari in concentrazioni più elevate? Una situazione fuori controllo dove, oltre a una regolamentazione di settore, mancano anche i controlli. Non solo. Senza una valutazione del rischio, nessuno può stabilire gli effetti di una, seppur minima, quantità di arsenico o piombo assorbita dal corpo umano per inalazione. Esistono infatti dei limiti precisi alla concentrazione e le relative dosi giornaliere ammissibili per i metalli pesanti nei cibi, nelle acque e perfino negli aromi alimentari, dove queste sostanze vengono assorbite dal corpo umano per via orale. Per le sigarette elettroniche invece non esistono limiti normativi ai metalli pesanti, sostanze che in questo caso vengono assorbite per inalazione e per le quali, in assenza di studi e verifiche, nessuno può misurare se e come si modifica il loro tasso di tossicità. I produttori contattati dal Salvagente, non sottovalutano il problema e, stando alle risposte ricevute, monitorano la presenza dei metalli pesanti e chiedono “urgentemente una regolamentazione” che disciplini direttamente la produzione dei liquidi per e-cig. Il gestore del sito mondosvapo.com, dove è possibile acquistare on line diversi tipi di ricariche, ha fatto di più: ha sospeso la vendita del Louisville e di tutti i prodotti want2vape Vapenstein in attesa che il produttore statunitense fornisca chiarimenti rispetto ai valori riscontrati nelle nostre analisi. Ma quali rischi rappresentano i metalli pesanti per la salute umana? Il professor Alberto Ritieni, docente di Chimica degli alimenti, ha condotto per il Salvagente le analisi sui campioni di liquidi: “I metalli pesanti sono da sempre al centro dell’attenzione perché rappresentano un serio pericolo e sono legati a un rischio per una serie di patologie anche piuttosto gravi. Sono considerati degli indicatori dell’inquinamento ambientale e la normativa prevede limiti alla loro concentrazione nelle acque, nei cibi e nell’aria. La tendenza è procedere verso le riduzione della presenza di metalli come il piombo, l’arsenico, il cadmio e via elencando”. E che anche la sigaretta elettronica divenga una fonte – prima d’ora sconosciuta – di esposizione ai metalli pesanti, sostanze che, ricordiamo, tendono ad accumularsi nell’organismo umano, non rassicura. “Con queste analisi – conclude il professor Ritieni – scopriamo delle fonti di pericolo inattese, come i liquidi per le sigarette elettroniche, attraverso le quali il nostro organismo entra in contatto. Peraltro va sottolineato che questo è un settore dove non c’è alcuna regolamentazione che preveda limiti massimi di concentrazione. La nostra opinione è che andrebbero sollecitati maggiori controlli su questi prodotti in attesa che il legislatore ponga delle precise limitazioni”.

(Fonte il Salvagente)


Come avviare un negozio di sigarette elettroniche. Con CD-ROM. Il vaporizzatore di invenzione cinese sta spopolando in tutta Europa e si è ormai affermato come accessorio di stile irrinunciabile per star del cinema e della musica. Tutti vogliono una sigaretta elettronica perché svapare è trendy, ma non solo. È una rivoluzione per la salute e stando ai primi studi anche per il portafogli, dato il continuo aumento di prezzo delle sigarette tradizionali. In Italia i negozi di sigarette elettroniche si stanno diffondendo molto rapidamente ma gli spazi di mercato per avviare un negozio di e-cig sono ancora molto ampi.

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