L’Africa devastata da siccità e carestia

siccità in Africa

La siccità che sta colpendo l’Italia è ormai una storia che si ripete in diversi Paesi africani. Un dramma che sta mettendo in ginocchio da più di due anni paesi come lo Zimbabwe, Malawi, Zambia, Sudafrica, Etiopia e Mozambico. Una situazione che va aggravandosi ora per ora, nel quasi totale silenzio dei media italiani. Continue Reading


Condividi:

Siccità record, situazione drammatica in Italia

siccità in Italia

L’Italia è a secco e la natura è in tilt. La Coldiretti lancia l’allarme siccità. Sono giorni piovosi questi ultimi, ma le precipitazioni ad aprile sono praticamente dimezzate, inferiori del 47,4% rispetto alla media.

Al nord la riduzione è stata addirittura del 72,3%, provocando la peggiore crisi idrica da un decennio. Le situazioni più critiche in Lombardia, dove il livello delle risorse idriche è il più basso degli ultimi 10 anni, e in Veneto con la siccità nelle falde che sta superando ogni record storico negativo degli ultimi 20 anni. Continue Reading

Condividi:
0

Rischio desertificazione per l’Italia



È a rischio desertificazione quasi un quinto del territorio nazionale, il 41% del quale nel Sud, oltre la metà del territorio in Sicilia, Puglia, Molise e Basilicata. Nel mondo già due miliardi di persone vivono in aree siccitose e questo acuirà i fenomeni migratori. Il rischio è di passare alla “conca di polvere”, un punto di non ritorno. A lanciare l’allarme è il Cnr, che ha organizzato a Expo il convegno “Siccità, degrado nel territorio e desertificazione in Italia e nel Mondo”.

“Le aree siccitose coprono oltre il 41% della superficie terrestre e vi vivono circa 2 miliardi di persone. Il 72% delle terre aride ricadono in paesi in via di sviluppo, la correlazione povertà-aridità è dunque chiara. Se si guarda all’Italia, gli ultimi rapporti ci dicono che è a rischio desertificazione quasi 21% del territorio nazionale, il 41% del quale si trova nel sud. Sono numeri impressionanti che raccontano di un problema sempre più drammatico ma di cui si parla pochissimo. In Sicilia le aree affette, cioè che potrebbero essere interessate da desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%. Tornando a livello nazionale, il 32,5% del territorio è ad alto rischio di desertificazione, il 20% ha sensibilità bassa, mente solo il 6% non è sensibile a questo problema”, dice Mauro Centritto, direttore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche.

Uno scenario inquietante, che non lascia spazio a dubbi sull’urgenza di azioni strategiche per arginare o mitigare i cambiamenti climatici.

desertificazione“Entro la fine di questo secolo le previsioni parlano, per il bacino del Mediterraneo, di aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi e di una significativa riduzione delle precipitazioni, soprattutto estive: l’unione di questi due fattori genererà forte aridità. Paradossalmente, mentre per mitigare i cambiamenti climatici sarebbe sufficiente cambiare in tempo la nostra politica energetica, per arrestare la desertificazione questo non sarà sufficiente, poiché il fenomeno è legato anche alla cattiva gestione del territorio”, aggiunge Centritto. “Le conseguenze di quest’inadeguata gestione sono sintetizzate nella espressione inglese Dust bowlification, da dust, polvere, ebowl, conca. È un concetto differente dalla desertificazione, giacché anche i più estremi deserti sono comunque degli ecosistemi (le aree aride includono il 20% dei centri di biodiversità e il 30% dell’avifauna endemica), mentre le conche di polvere sono un punto di non ritorno”.

La diffusione di questi territori sempre più inospitali acuirebbe ovviamente le ondate migratorie in atto: “Ad essere colpiti dalla siccità sono infatti i paesi del bacino Mediterraneo, tra i più fragili dal punto di vista ambientale e antropico. Molte persone che arrivano da noi non fuggono dalla guerra, ma da aree rese invivibili dalla desertificazione, sono rifugiati ambientali. E il loro numero è destinato a crescere esponenzialmente nel prossimo futuro. Occorre un approccio sistemico al problema, capace di riportare in equilibrio ecologico i territori a rischio” conclude l’esperto.

Condividi:
0

Allarme dell’Onu: “L’acqua non basta per tutti”

Secondo l’ultimo rapporto dell’Unesco, presentato al VI Forum internazionale sull’acqua, un miliardo di persone al mondo vivono senza risorse idriche potabili. La questione riguarda anche l’Italia: “Il numero di persone che può disporne è diminuito rispetto al 1990. E la situazione è destinata a peggiorare”

In suo nome potrebbero combattersi le guerre del terzo millennio. Al pari dell’oro nero, l’acqua sta diventando una risorsa sempre più strategica e preziosa. Tanto da essere spesso definita “oro blu”. Le cifre sono impietose. Ancora troppe persone nel mondo vivono senz’acqua potabile. Un miliardo. È il dato che emerge dal nuovo rapporto dell’Unesco, “La gestione dell’acqua in condizioni d’incertezza e di rischio”, sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali, presentato a Marsiglia nel corso del VI Forum internazionale sull’acqua.

Le Nazioni unite denunciano come “l’aumento considerevole della domanda di acqua in tutti i settori di maggior consumo – agricoltura, produzione di energia, industria e uso quotidiano -, unito alle pressioni esercitate dai mutamenti climatici, rischiano di ridurne ulteriormente la disponibilità in molte zone del mondo. E di aumentare le disparità economiche tra alcuni paesi o regioni diverse dello stesso territorio, a danno dei più poveri”. L’Onu mette in guardia dal “rischio che i cambiamenti climatici possano esasperare tensioni attuali e future in materia di risorse idriche. L’acqua è alla base di tutti gli aspetti dello sviluppo. Rappresenta, infatti, il mezzo principale attraverso il quale i cambiamenti climatici influenzano l’ecosistema terrestre e quindi la sopravvivenza e il benessere delle società”. Basti pensare, sottolinea la rivista Nature in un articolo di commento, che “tre nazioni – India, Cina e Stati Uniti – da sole utilizzano un terzo dei circa 4mila chilometri cubi di acqua adoperata ogni anno nel pianeta”.

Non è, però, solo un problema dei paesi del terzo mondo. Anche in molte zone dell’Europa meridionale e dell’America tanti rubinetti restano a secco. Secondo il rapporto, “nei prossimi decenni i flussi idrici estivi tenderanno a ridursi dell’80 per cento in Europa meridionale e in una parte centrale e orientale del Vecchio continente”. La questione, pertanto, riguarda direttamente anche l’Italia. “Il numero di persone che può disporre di acqua corrente nelle città – si legge nel rapporto – è diminuito rispetto alla fine degli Anni ’90”. Siccità e agricoltura intensiva le cause principali della carenza di oro blu. E la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi 25-30 anni, per il previsto incremento dell’urbanizzazione. L’Onu stima che “la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi nel 2050 e il bisogno di acqua per i soli processi di produzione di combustibile s’innalzerà del 50 per cento”.

Ma le richieste maggiori verranno soprattutto dall’impennata della domanda alimentare. “Già oggi circa il 70 per cento dei consumi d’acqua dipende dall’agricoltura – si legge su Nature -. A fronte di questo dato, centinaia di milioni di persone nel mondo non hanno accesso ad acqua pulita e questo li espone fortemente al rischio di morire per dissenteria”. Secondo la Fao – l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura per sfamare una persona servono attualmente dai 2mila ai 5mila litri d’acqua al giorno e la stima delle Nazioni Unite sulla produzione di cibo entro il 2050 è di un aumento del 70 per cento. Con un conseguente incremento, stimato nel 19 per cento della richiesta di acqua. Un dato che potrebbe essere molto più alto se i raccolti e l’efficienza della produzione agricola non miglioreranno notevolmente nei prossimi anni. Ad aggravare la situazione il consumo del suolo: “un quarto delle terre del pianeta è già deteriorato”.

Per correre ai ripari 191 paesi avevano firmato in passato la convenzione Onu per la lotta alla siccità, che si prefiggeva di trovare strategie a lungo termine per conservare e gestire acqua e suolo. L’ultima ratifica risale al 1997. Ma da allora poco è cambiato.

“Le crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica sono enormi problemi, presi singolarmente, ma combinate fra loro possono avere effetti devastanti sulla sostenibilità globale” – conclude il rapporto dell’Unesco -. L’acqua è l’unico mezzo attraverso il quale è possibile affrontare congiuntamente le grandi crisi globali”. Per questo ha deciso di mettere l’oro blu sarà in cima all’agenda del summit sulla Terra di Rio de Janeiro, che si svolgerà il prossimo giugno.

(Fonte IlFattoQuotidiano)

 

Condividi: