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Salute degli italiani: Un Paese sempre più vecchio e un sistema sanitario in crisi

Servizio Sanitario Nazionale

Gli italiani sono sempre più anziani, fragili e non autonomi, mentre si dirada sempre di più il “futuro del Paese”, i bambini e i giovani. In particolare si riducono gli individui potenzialmente in età da lavoro. Il Paese è ringiovanito solo dai cittadini stranieri che hanno una demografia a favore delle classi di età più giovani. La popolazione più anziana è soprattutto donna e sono più che raddoppiati in dieci anni gli ultracentenari. La speranza di vita della popolazione è in crescita, soprattutto grazie al contributo dato dalla riduzione di mortalità per tumori e malattie del sistema circolatorio. La salute degli italiani, nonostante tutto, resiste ancora, ma a preoccupare di più è lo stato del sistema sanitario, messo a dura prova dai tagli ai servizi imposti dalla crisi economica. È questa in estrema sintesi la situazione che emerge dalla undicesima edizione del Rapporto Osservasalute (2013), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane.

Si conferma, per ora, il paradosso italiano, ma sono tante le minacce che incombono sui cittadini: raddoppiata in 10 anni la spesa sostenuta dai cittadini per farmaci e prestazioni, mentre sono sempre più sguarniti reparti e strutture e migliaia di medici ed infermieri vanno a lavorare all’estero. Senza investimenti e con tagli continui il sistema rischia di saltare. Resiste ancora, nonostante la crisi economica che ostacola prevenzione, accesso alle cure e alla diagnosi precoce, la salute degli italiani, confermando almeno per quest’anno il paradosso nazionale: gli italiani, infatti, guadagnano aspettativa di vita soprattutto grazie alla ridotta mortalità per malattie del sistema circolatorio e per i tumori, trend che si deve sia agli investimenti fatti negli anni passati nelle politiche di prevenzione, sia agli avanzamenti diagnostici e terapeutici. Si intravede anche qualche timido segnale di miglioramento negli stili di vita, almeno sul fronte dei consumi di alcolici e nel vizio del fumo, ma è ancora desolante e anzi in peggioramento la forma fisica dei cittadini, sempre più grassi; aumentano soprattutto gli obesi e non fanno eccezione i bambini. Non cambia neppure la tendenza alla scarsa attività fisica, aggravata probabilmente anche dalle difficoltà “crisiindotte” degli italiani di praticare sport in modo costante. Su questa situazione già precaria rischia di incunearsi anche il quadro economico, per nulla roseo, in cui versa il Paese. La spending review, infatti, rischia di far saltare il Servizio Sanitario Nazionale, determinando difficoltà nel breve e nel lungo termine, sia a causa di una riduzione dei servizi di salute offerti alla popolazione, specie a quella meno garantita e con minori disponibilità per curarsi ricorrendo al privato, sia a causa di un aumento della spesa sanitaria sul lungo periodo, aumento determinato dall’effetto boomerang della riduzione degli investimenti in politiche di prevenzione e diagnosi precoce. I risparmi obbligati di oggi rischiano di moltiplicare la spesa nel giro dei prossimi anni.

Gli indicatori economici presi in esame in questa nuova edizione del Rapporto testimoniano che siamo entrati in un periodo di reale contrazione delle risorse impegnate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), infatti la spesa, già dal 2010, ha iniziato a diminuire (da 100,3 miliardi del 2009 a 100,1 miliardi di euro del 2010), delineando un trend che si è andato rafforzando nel 2012 anche a valori correnti (-1,8% rispetto al 2011). A questo dato fa riscontro la diminuzione della spesa per la remunerazione del personale sanitario, scesa nel 2011 a 36,149 miliardi di euro, con un decremento dell’1,4% rispetto al 2010. Altro segnale di riduzione della spesa pubblica arriva dall’aumento di spesa a carico delle famiglie per sostenere il pagamento della quota di compartecipazione e dei ticket per il consumo di farmaci: la spesa sostenuta da ciascun cittadino per l’acquisto di farmaci è più che raddoppiata in meno di dieci anni, passando infatti da 11,3 € del 2003 a 23,7 € nel 2012, ovvero è passato dal 5,2% del totale della spesa per farmaci, al 12,2% di essa. Sul versante dell’offerta, il dato che colpisce e che dà il senso della fase in cui ci troviamo è rappresentato dalla dotazione di personale nelle strutture pubbliche che, dal 2010, sta subendo evidenti contrazioni, come testimonia il tasso di turnover sceso oltre il 78%. Si evidenzia, come già negli anni precedenti, una progressiva riduzione del turnover del personale (nuovi assunti a sostituire il personale in pensionamento) e quindi una forte carenza di personale giovane, con riflessi negativi sull’occupazione qualificata del Paese e depauperamento progressivo delle sue migliori risorse che cominciano ad andare all’estero. Difficile stabilire, ad oggi, se questa situazione sia il frutto di interventi finalizzati al recupero di efficienza, ottenuto con la riduzione degli sprechi e delle inappropriatezze. Al contrario, questi segnali possono rappresentare le prime allarmanti avvisaglie di una strategia complessiva di ridimensionamento dell’intervento pubblico nel settore sanitario.

“La riduzione della spesa pubblica per contenere il debito e rispettare i vincoli di bilancio concordati con l’Europa – spiega il professor Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute – mettono a rischio l’intero sistema di welfare italiano. Infatti, se prevarranno gli interventi basati su tagli lineari potremmo avere seri problemi a mantenere gli attuali standard della sanità pubblica. Già dal 2010 si osserva una contrazione del volume di attività di assistenza erogata dal SSN, infatti la spesa a prezzi costanti (quella depurata dall’inflazione) nel 2010 si è attestata a 100,1 miliardi contro i 100,3 del 2009, tale trend si conferma nel 2012 quando anche la spesa a prezzi correnti (111 miliardi) è scesa rispetto al 2011 (113 miliardi)”.

Quanto alla salute dei cittadini, dalla lettura di alcuni indicatori, giungono timidi segnali positivi, come dimostra la diminuzione della mortalità per le malattie del sistema cardiocircolatorio, che hanno contribuito in misura maggiore all’aumento della speranza di vita in Italia. Dal 2006 al 2010 i tassi di mortalità per queste malattie sono passati per i maschi da 41,1 per 10 mila individui a 37,2 per 10 mila, per le femmine da 28,4 per 10 mila individui a 26 per 10 mila. Questo dato è molto positivo, poiché si tratta di patologie per le quali l’attività di prevenzione gioca un ruolo centrale, per cui l’indicazione può essere interpretata come un risultato positivo del sistema. “Tuttavia, sulla ridotta mortalità per queste malattie gioca un ruolo importante anche la disponibilità di farmaci più efficaci e il continuo sviluppo della diagnostica strumentale – spiega il dottor Alessandro Solipaca, Segretario Scientifico dell’Osservatorio – si tratta, quindi, di un successo della medicina e non degli stili di vita degli italiani che, a parte qualche incoraggiante segnale positivo, restano nel complesso scorretti”.


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Italiani e farmaci: Ogni anno spendiamo 430 euro per 30 medicinali

farmaci-Italia

Presentato nei giorni scorsi  il Rapporto su “L’uso dei farmaci in Italia” realizzato dall’Agenzia nazionale del Farmaco (Aifa). Complessivamente in Italia sono state consumate, nel corso del 2012, 1.627 dosi di medicinali al giorno ogni 1.000 abitanti (ovvero, considerando anche i consumi in ospedale, in media ogni cittadino italiano, includendo anche i bambini, assume ogni giorno 1,6 dosi di farmaco), il 71% delle quali è stato erogato a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre il restante 29% è relativo a dosi di medicinali acquistati direttamente dal cittadino. Nel 2012 la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata in Italia pari a 25,5 miliardi di euro (nel 2011 era stata di 26,3 miliardi), di cui il 76% è stata rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di circa 430 euro (434 nel 2011).

Nel 2012 ogni italiano ha acquistato in media 30 confezioni di medicinali attraverso le farmacie pubbliche e private, per un totale di oltre 1,8 miliardi di confezioni (in riduzione rispetto all’anno precedente del -0,4%). La spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata pari a 25,5 miliardi di euro, il 76% dei quali è stato rimborsato dal SSN. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di circa 430 euro. Le dosi giornaliere totali prescritte ogni mille abitanti nel 2012 sono state 1.626,8. La spesa farmaceutica territoriale complessiva, sia pubblica che privata, si è ridotta rispetto all’anno precedente del -5,6% ed è stata pari a 19.389 milioni di euro. Le dosi giornaliere prescritte ogni mille abitanti a carico del Servizio Sanitario Nazionale in regime di assistenza convenzionata sono state 985 (in aumento rispetto all’anno precedente del 2,3%), corrispondenti ad oltre 1 miliardo di confezioni dispensate (18,4 confezioni pro capite), con un incremento del +0,6% rispetto al 2011. Nel complesso della popolazione, la prevalenza d’uso è stata pari al 61%, con i più alti livelli nella popolazione pediatrica e nella popolazione anziana: il 50% dei bambini e oltre il 90% della popolazione anziana con età superiore ai 75 anni ha ricevuto almeno una prescrizione durante l’anno. Un anziano (con età superiore ai 74 anni) presenta consumi e spesa rispettivamente 22 e 8 volte superiori a quelli di un paziente con età compresa tra i 25 e i 34 anni. Emergono elevati livelli di inappropriatezza nell’uso di antibiotici nella popolazione anziana: il 56% dei pazienti di età compresa tra i 66 e i 75 anni con diagnosi di influenza è stato trattato con antibiotici rispetto al 24% dei pazienti con età inferiore ai 45 anni. I farmaci cardiovascolari rimangono al primo posto in termini di consumo (516 DDD/1000 ab die.) e di spesa farmaceutica totale sia pubblica che privata (4.350 milioni di euro). Al secondo posto per consumo (e per spesa) si collocano i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo (242,2 DDD ogni 1.000 abitanti die), seguiti dai farmaci del sangue e organi emopoietici (218 DDD ogni 1.000 abitanti die), dai farmaci per il Sistema Nervoso Centrale (161 DDD ogni 1.000 abitanti die) e dai farmaci dell’apparato respiratorio (95 DDD ogni 1.000 abitanti die). I farmaci antineoplastici e immunomodulatori rappresentano la terza categoria terapeutica in termini di spesa farmaceutica complessiva (3.323 milioni di euro) e la dodicesima categoria in termini di consumi, pari a 13,5 DDD ogni 1.000 abitanti die. La prescrizione di farmaci a brevetto scaduto ha rappresentato nel 2012 il 62,1% delle dosi e il 37,7% della spesa netta, di cui il 13,4% è stato costituito dai farmaci equivalenti. Sia i consumi che la spesa dei farmaci a brevetto scaduto sono in aumento a confronto con il 2011, rispettivamente del 10,6% e del 6,4%. Nel confronto internazionale, l’Italia si colloca al terzo posto, dopo Grecia e Irlanda, in termini di spesa per farmaci che hanno goduto della copertura brevettuale; invece Inghilterra, Germania e Francia sono i Paesi con le più alte incidenze di spesa per farmaci equivalenti. In Italia si registra ancora un impiego limitato dei farmaci biosimilari che, al contrario, consentirebbero di guadagnare rilevanti risparmi in termini di spesa. Nell’ultimo anno hanno perso la copertura brevettuale alcune molecole ad elevato impatto sulla spesa: atorvastatina, irbesartan sia come monocomposto sia in associazione, candesartan, rabeprazolo, donezepil e la quetiapina. Nel 2012 lansoprazolo, pantoprazolo e omeprazolo continuano a rappresentare i primi principi attivi a brevetto scaduto in termini di spesa. Sono stati registrati nell’anno 2012 rilevanti incrementi nell’utilizzo di farmaci biosimilari, soprattutto per i biosimilari dell’epoetina alfa e del filgrastim.

La spesa territoriale pubblica, comprensiva della spesa dei farmaci erogati in regime di assistenza convenzionata e della spesa per i farmaci erogati in distribuzione diretta e per conto di classe A, è stata di 11.823 milioni di euro (il 61% della spesa farmaceutica territoriale) e ha registrato, rispetto all’anno precedente, una riduzione del -8%, principalmente determinata da una diminuzione della spesa farmaceutica convenzionata netta (-10,3%), mentre rimane stabile la spesa per i farmaci in distribuzione diretta e per conto (+0,2%). La spesa a carico dei cittadini [composta dalla spesa per compartecipazione da parte del cittadino (ticket regionali e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto consegnato al cittadino e il corrispondente prezzo di riferimento), dalla spesa per i medicinali di fascia A acquistati privatamente e da quella per farmaci di classe C] è stata di 7.566 milioni di euro, in riduzione del -1,5% rispetto al 2011. Ad influire maggiormente su questa flessione è stato il decremento della spesa a carico dei cittadini per l’acquisto di medicinali di classe C con ricetta medica (-6,5%), in parte compensato dall’incremento della spesa relativa alla compartecipazione a carico del cittadino (+5,2% rispetto al 2011), dall’incremento dell’acquisto privato di medicinali di fascia A (+0,6%) e dall’incremento della spesa per medicinali di automedicazione (+0,7%). La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è risultata pari a 7,9 miliardi di euro (132,9 euro pro capite), con un incremento rispetto al 2011 del 12,6%.

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Angela umiliata e lasciata morire nell’indifferenza

Cosa significa, o meglio cosa dovrebbe significare, Servizio sanitario nazionale. Significa prima di tutto uguaglianza. La sofferenza ci rende uguali. Assistenza dignitosa per tutti. Per chi può permetterselo ma anche per chi non può. Ma ancora di più curare ed accompagnare il malato anche quando non riesce a guarirlo perché non si sentano soli. Umanità quell’aspetto fondamentale che spesso manca. Umanità che il personale medico dovrebbe “dare” ai pazienti che hanno bisogno di cure mediche. Ma soprattutto l’assistenza per i malati terminali. Ricevo e pubblico questa testimonianza di come spesso essere malato sembra essere una colpa. Quando il dolore per come si è trattati e più devastante della malattia.

 

“Sono il marito di Angela, mia moglie di 44 anni è morta a febbraio del 2012 per una grave malattia. Vi scrivo per farvi sapere il degrado delle strutture e la mancanza di umanità del personale medico che il mio Paese offre ai pazienti che hanno bisogno di cure mediche, soprattutto nel caso di assistenza per i malati terminali.

Ci recammo con grosse difficoltà al reparto di oncologia per poter effettuare  il ciclo di chemio che aveva consigliato il nostro oncologo di fiducia, colui il quale per ben otto lunghi anni ci aveva consigliato e assistito sempre con garbo e professionalità e soprattutto con grande umanità, quel giorno mi sono trovato davanti un’altra persona, dopo tanti anni ho visto in lui una freddezza e indifferenza che non riconoscevo. Si avvicinò senza neppure salutare, sembrava infastidito da quel corpo che non era più di mia moglie era un ammasso di sofferenza, senza neanche salutarci ci fece aspettare ben quattro ore senza darci neanche una sedia per poterci appoggiare,  cominciai ad urlare non riuscivo ad accettare che fossimo trattati come dei cani, mia moglie non riusciva a reggersi e lui era tutto preso dalle sue cose, lo vedevo andare avanti e indietro per la corsia, senza mai chiedere a mia moglie se aveva bisogno di qualcosa, si mostrava nervoso  anzi direi quasi infastidito, il suo sguardo incrociò il mio non ebbe pietà, di quell’ammasso di sofferenza, anzi pareva quasi che  mi dicesse di portarmela a casa la sua vista provocava imbarazzo  ai pazienti che aspettavano e  a tutto il personale, guardate, pareva che dicessero, noi non siamo stati capaci di debellare il suo male, la vista di Angela dava fastidio; cominciai a perdere la pazienza, vedevo mia moglie disperarsi per la sofferenza e nessuno mi chiedeva se avessi bisogno di aiuto, la mia rabbia dovette impaurire il caro dottore, che dopo una fugace visita, mi prescrisse della morfina per alleviare il dolore e potevo portarmela a casa, la chemio non poteva essere fatta perché si trovava in uno stato terminale. Poche parole e pochi gesti buttati lì con sgarbo per dirmi che il suo compito era finito. Il mio dolore  per come aveva assistita Angela fu ancora più devastante della sua malattia. Il dottore che riceveva i pazienti parlando della bellezza della vita e che quando  li dimette li ringrazia per avergli permesso di condividere la loro gioia e il loro dolore. Un dottore che considera una benedizione le scoperte scientifiche, ma che quando cura non si limita alla chemioterapia. Va oltre. Sa che l’anima di ognuno di noi non è scollegata dalle cellule e dunque un tessuto cancerogeno che difficilmente potrà guarire se lo spirito resta malato. Osserva la postura del paziente, lo fa parlare di sé, della sua famiglia, delle sue preoccupazioni per intuire il suo stato d’animo. Mettere il malato nel suo cuore, perché solo a quel punto può cominciare la lotta contro il male.  Ecco, questo era il caro dottore che mia moglie Angela considerava.
Tornati a casa, iniziammo, così  la terapia del dolore, non più quella del nostro caro oncologo, ma quella di una amica di famiglia, anch’essa oncologo, prendendosi cura di Angela, come una vera amica, sempre disponibile ed umana.
Ma  nonostante l’uso della , morfina i dolori aumentavano di giorno  in giorno, quando ci si trova di fronte al dolore non si è mai abbastanza preparati, nonostante un’adeguata formazione ed esperienza. Un’ approccio errato e un errata valutazione significa creare ancora più sofferenza.
Il vero problema per noi, non era il dolore, ma la paura. La paura che tende a spingere sempre più la morte fuori dalle pareti di casa.
I giorni passavano tra atroci sofferenze dopo che il nostro oncologo  ci aveva  letteralmente cacciati fuori dal suo ospedale le cose andavano sempre peggio,   un giorno, dopo una crisi respiratoria , la portammo al pronto soccorso di Caserta, che dopo una semplice puntura di morfina, molto elegantemente ci invitarono ad andare via perché , purtroppo non c’era più niente da fare, nonostante le mie insistenze per il ricovero, perché oltre al dolore  la  vedevo ansimante, il dottore di turno mi convinse a portarla a casa  poiché mi assicurò che c’era un servizio per ammalati terminali dell’ASL che avrebbe provveduto alle sue esigenze. Il giorno dopo  nel primo pomeriggio Angela ebbe di nuovo una crisi ancora più forte  chiamammo il servizio asl per malati terminali, che dopo varie chiamate risposero che sarebbero  arrivati in giornata,  vennero dopo un giorno e mezzo e se non avessimo provveduto privatamente, non avrebbe potuta farcela. Il giorno dopo ebbe di nuovo una profonda crisi respiratoria mi sentivo perduto, non sapevo gestire la situazione, vedevo lei che  implorava aiuto e io non potevo fare niente per aiutarla; la riportai di nuovo al pronto soccorso di  Caserta , diventò cianotica,vedevo che stava per mollare, per un attimo non la sentivo più neanche respirare, aveva smesso di lottare se ne stava andando, mentre  il personale medico e paramedico continuavano a inveire con toni aspri per la compilazione del modulo di ricovero. ”Oh Mio Dio” è stato il mio commento, come si può essere così insensibile? Lo sconforto e la disperazione stavano prendendo il posto della razionalità, dovevo calmarmi per amore di Angela. Dopo una mezz’ora venni chiamato dal personale medico, per chiarimenti in merito alla patologia di mia moglie, e dovetti insistere non poco per il ricovero, perché mancavano posti letto, quindi fu costretta a stare sulla barella, nelle sue precari condizioni; trascorsi al pronto soccorso tutta la notte   ad aspettare notizie di mia moglie. Al  mattino, dopo una notte passata su una piccola sedia, vidi il medico che aveva visitato Angela, la sera precedente, mi avvicinai per chiedergli notizie, mi rispose che doveva fare una visita pneumologia e ulteriori esami, non passò troppo tempo infatti  che la intravidi in corsia per fare una rx al torace, stava in condizioni pietose, poco dopo venni chiamato dal responsabile del reparto e con tono quasi minaccioso mi obbligava a portarmi a casa mia moglie,  in quelle condizioni non avrebbe neanche avuto il tempo di arrivare a casa, ebbi una forte discussione, sapevo che se avessi seguito il suo ordine, avrei portato il suo cadavere. Dovetti minacciare il personale perché  rimanesse un’altra notte, continuavano a ripetermi che non c’erano posti e che tutto quello che si faceva era inutile, perché era in fase terminale, portatevela a casa mi dicevano, fatela morire in pace. Testardo e cocciuto fino alla fine  la lasciai in ospedale, convinto che  avrebbero pensato loro a cercare un posto disponibile nella zona ,infatti  la  mattina seguente Angela fu trasferita  alla clinica del Sole di Caserta. Finalmente, pensai un po’ di  serenità, Angela avrebbe avuto quell’assistenza che la nostra azienda ospedaliera le aveva rifiutata, notai una certa amarezza e vergogna in lei, non voleva parlare vedevo lacrime sgorgare dai suoi occhi, pensavo fosse la gioia di un attimo di serenità, mi avvicinai per darle un bacio, meritava tutto l’affetto e l’amore , per tutto ciò che stava sopportando, tra le lacrime mi confidò, che aveva bisogno di essere lavata, perché in ospedale lasciata sola a se stessa , cadde dalla barella, implorando insistentemente aiuto con quel poco di voce che le rimaneva perché non aveva le forze. L’umiliazione che mia moglie ha dovuto subire, accanto alla sofferenza è stato disumano, trascorse la notte a terra al freddo, bagnata fradicia, a nulla valse il suo tentativo di battere le mani a terra, per farsi sentire, voleva evitare anche la vergogna al suo corpo già tanto martoriato,  evitare che il dolore  per la vergogna potesse colpire anche il suo spirito, per fortuna gli angeli esistono anche tra di noi, di prima mattina una paziente , incuriosita da quei colpi sul pavimento (batteva le mani , non avendo più voce) l’aiutò ad alzarsi tutta tremante e bagnata, neanche le sue grida riuscirono a svegliare il personale per darle almeno una coperta ; è possibile mi chiedo che in una struttura così grande non ci sia personale di notte e non ci siano coperte? Possibile che a una moribonda le sia negato il diritto di una morte serena? .”

Domenico Vozza
Caserta

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Lo Stato (A)Sociale del Servizio sanitario nazionale

Con la politica della cosiddetta spending review (una vera e propria finanziaria), a più riprese sono stati tolti dal fondo sanitario nazionale oltre 23 miliardi. Che rispetto al totale è il 20% in meno del finanziamento totale. I dati OCSE più aggiornati, pubblicati nel 2012 parlano chiaro: la spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) rappresenta nel 2010 per l’Italia il 9,3% del PIL, meno della media OCSE (9,5%), e molto meno rispetto ai Paesi Bassi (12,0%), Francia (11,6%) e Germania (11,6%).

L’Italia ha una spesa sanitaria pro capite nel 2010 pari a 2.964,00 Euro, meno della media OCSE 3.268,00 Euro, molto meno di Germania 4.338,00 Euro e Francia 3.974,00.

Tra il 2000 e il 2010 la spesa pubblica regionale è lievitata da 119 a 209 miliardi. L’aumento per metà è imputabile alla sanità ma questo, come sappiamo anche dalle cronache giudiziarie, non ha significato un miglior servizio, anzi i servizi sanitari regionali che complessivamente costano 90 miliardi di euro in più rispetto al 2000 non funzionano meglio di allora. Soldi spesi male e rubati.

Risultato? I cittadini  sono stretti tra difficoltà di accesso a servizi e farmaci e nuovi ostacoli anche per essere ricoverati in Ospedale, mentre stenta a decollare la medicina territoriale e la continuità assistenziale post-acuzie.

Sono questi alcuni degli aspetti più preoccupanti che emergono da XV Rapporto PiT Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, la fotografia della sanità italiana attraverso il punto di vista dei cittadini, presentato oggi a Roma all’Auditorium del Ministero  della Salute. Il Rapporto si basa sulle 26.470 segnalazioni gestite nel 2011 dal servizio di consulenza e intervento PiT Salute. Il Rapporto è stato realizzato con il sostegno non condizionato di Novartis. Servizio sanitario nazionale e cittadini: lo Stato (A)Sociale è il titolo del Rapporto 2012, che sembra condensare il sentito principale dei cittadini, “che alle prese con la riduzione delle risorse, piani di rientro delle Regioni dissestate e effetti dei molteplici tagli lineari alla sanità hanno l’impressione che quello che una volta si chiamava Stato sociale stia vivendo un progressivo impoverimento a danno e sulla pelle dei cittadini, in particolar modo di quelli che non possono contare su disponibilità economiche”, ha dichiarato Giuseppe Scaramuzza, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato.

Entriamo allora nel dettaglio dei principali dati.

PRESUNTA MALPRACTICE. Anche se in flessione rispetto allo scorso anno, resta la prima voce tra le segnalazioni. Il 16,3% dei cittadini (18,5% nel 2010) si rivolge al PiT Salute per avere informazioni, consulenza ed eventualmente assistenza per casi di presunto errore medico; segnalano più frequentemente i presunti errori diagnostici e terapeutici, che dal 58,9% del 2010, sono saliti al 62,7% del 2011.
Le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, ovvero tutti quei comportamenti che, pur non avendo causato un danno, rappresentano procedure incongrue potenzialmente rischiose, rimangono pressocchè invariate e sono ancora una percentuale consistente delle segnalazioni in quest’ambito (12,9 % del 2010, 12,1% nel 2011).
LISTE D’ATTESA. In lieve flessione, si attestano  al 15,4%, rispetto al 16% dello scorso anno. L’attesa per gli esami diagnostici (quindi ecografie, Risonanze Magnetiche, TAC e similari) indica un valore che passa dal 52,6% del 2010 al 40,8% del 2011. Le visite di consulto specialistico presentano un trend in leggera crescita, dal 28,2% del 2010 al 30,2% del 2011, mentre ancora un effetto della carenza di strutture e personale incrementa il numero di segnalazioni che riguardano le liste d’attesa per gli interventi chirurgici: 19,2% del 2010, diventa 29,1% nel 2011. Per quanto riguarda gli esami diagnostici emerge, dalla rilevazione, un dato negativo per quanto riguarda l’Oncologia, ambito in cui è il 20,4% dei segnalanti. Le altre aree terapeutiche presentano valori meno imponenti e alcuni, come Gastroenterologia e Cardiologia sono in diminuzione (rispettivamente: dal 16,4% del 2010 al 10,2% del 2011; dal 14,4% del 2010 al 10,2% del 2011). Fra i valori in salita, di circa cinque punti percentuali, quello relativo alle eccessive attese nell’area radiologica (10,5% nel 2010, 15,4% nel 2011), in cui i cittadini lamentano ritardi dovuti alla ridotta disponibilità di apparecchiature nei presidi eroganti. Per le visite specialistiche, i maggiori problemi segnalati si riscontrano nell’area Oculistica, dove il 18,5% dei cittadini segnala lungaggini (il dato era di poco più elevato, nel 2010: 19,7%). Le visite ortopediche sono segnalate come problematiche nel 17% dei casi (nel 2010 il valore relativo era del 13%, quindi il dato cresce), così come quelle dal cardiologo nel 11,5%. L’indice delle segnalazioni afferenti ad altre aree terapeutiche (Gastroenterologia, Otorinolaringoiatria, etc. ) si abbassa dal 16,3% del 2010 al 9,7% del 2011. Tra gli esempi possibili, 11 mesi di attesa per la visita oculistica, mentre nel 2010 erano 8; 7,5 mesi per la visita cardiologica, mentre nel 2010 si doveva attendere 6 mesi. 
E con alcune regioni che risultano totalmente inadempienti sulla redazione del piano di governo delle liste di attesa.

INVALIDITA’CIVILE  ED HANDICAP.  Quest’anno le segnalazioni in tema di invalidità civile ed handicap subiscono un notevole incremento rispetto allo scorso anno. Dal 10,3% del 2010 al 13,5% nel 2011 rispetto al complesso delle segnalazioni. L’esito dell’accertamento continua ad essere l’aspetto che preoccupa maggiormente i cittadini portando le segnalazioni al 39,2% rispetto al 35,3% dello scorso anno. Anche la lentezza dell’iter burocratico registra un incremento, passando dal 26,3% nel 2010 al 28,4% nel 2011. Le segnalazioni inerenti i tempi di erogazione dei benefici economici e agevolazioni (23,8% nel 2010, 19,1% nel 2011) collegati alla percentuale di invalidità civile assegnata o al grado di handicap riconosciuto, risultano davvero eccessivi per i reali bisogni dei cittadini. Infine le segnalazioni riferite alla rivedibilità che prevede la sospensione dei benefici economici e delle altre agevolazioni previste, rendendo di fatto insostenibile la vita di molte famiglie (14,6% nel 2010, 13,3% nel 2011).

INFORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE. Le segnalazioni relative alla carenza di informazione sono il 13% di quelle complessive; il dato mostra una lieve flessione rispetto allo scorso anno in cui le segnalazioni erano state il 14% sul totale.
Rispetto ai dati in aumento segnaliamo innanzi tutto, la difficoltà d’accesso alla documentazione sanitaria che si mostra in fortissima crescita rispetto allo scorso anno passando dal 13,1% del 2010 al 17,2% del 2011. Questo trend ci conferma quanto sia ancora irrisolto il problema relativo all’accesso alle informazioni sanitarie, perlopiù relativamente alla cartella clinicaAnche lacarenza di informazioni su prestazioni assistenziali, mostra un trend in crescita (dal 16,2% del 2010 al 16,5% del 2011). In questa voce ritroviamo sostanzialmente le richieste di informazioni in merito alla procedura di invalidità civile ed handicap e sugli assegni di cura; in sostanza su quelle prestazioni che prevedono una forma di sostegno economico. La terza voce maggiormente segnalata dai cittadini riguarda l’assistenza sanitaria di base.  Le segnalazioni aumentano in modo piuttosto netto passando dal12,2% del 2010 al 16,2% del 2011. Questa voce fa riferimento alla carenza di informazione ed orientamento da parte dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e della guardia medica. Per quanto riguarda la carenza di informazioni sulle prestazioni per patologie oncologiche possiamo notare che le segnalazioni aumentano in modo sostanzioso attestandosi ad un 7,8% quest’anno rispetto al 6,5% dello scorso anno. Sale anche la voce relativa al consenso informato, passando dal 4,1% del 2010 al 5% di quest’anno. Le informazioni sull’assistenza farmaceutica infine aumentano in modo evidente dal 2,5% del 2010 al 3,3% del 2011.  Anche in questo ambito ciò che è vissuto dai cittadini è un grande senso di smarrimento.
ASSISTENZA TERRITORIALE. Più di un decimo delle segnalazioni totali (11,6%) riguarda l’ambito dell’assistenza territoriale, una tendenza che confernma quanto già evidenziato lo scorso anno. Nel dettaglio, le voci riguardanti l’assistenza residenziale (18,5% nel 2010 e 18,3% nel 2011), la riabilitazione (17% nel 2010 e 16,9% nel 2011), la salute mentale (15,4% nel 2010, 15,5% nel 2011) e l’assistenza protesica ed integrativa (9% nel 2010 e 9,1% nel 2011) presentano valori pressoché equivalenti nelle rilevazioni annuali, mentre per quanto riguarda l’assistenza primaria di base si nota un incremento piuttosto marcato (dal 23,8% del 2010 al 25,9% del 2011). Per l’assistenza domiciliare invece si nota una diminuzione (dal 16,3% al 14,3%).
ACCESSO AI SERVIZI. Subisce un deciso incremento rispetto allo scorso anno (dal 9,7% del 2010 al 10,8% del 2011). È la difficoltà d’accesso ai servizi sanitari, dovuta in larga parte all’aumento dei costi e al ridimensionamento dei servizi e prestazioni a spingere maggiormente i cittadini a segnalare. Il 51,4%, (rispetto al 54,1% dello scorso anno) delle segnalazioni infatti descrive l’impossibilità per i cittadini ad usufruire di servizi sanitari adeguati. La seconda voce riguarda il carico economico sostenuto dalle famiglie a causa dell’introduzione di ticket sanitari sempre più pesanti. In questo caso il 48,6% dei cittadini, ed il dato è in crescita rispetto al 2010 (45,9%) denuncia l’estrema difficoltà a far fronte ad un carico economico così gravoso. 
ASSISTENZA OSPEDALIERA. Le segnalazioni subiscono un lieve incremento rispetto allo scorso anno, passando dal 7,2% del 2010 al 7,4% del 2011. I cittadini segnalano, in particolare, disagi nei settori delle emergenze-urgenze (118 e Pronto Soccorso) con un dato elevato e costante: 41,4% nel 2010 e 43,8% nel 2011, con poche vetture attrezzate e medici a disposizione. Tale situazione pregiudica la tempestività e l’appropriatezza dell’intervento sanitario. Sale anche la percentuale delle sui ricoveri con il 23,5% nel 2010 e il 28,6% nel 2011; sappiamo che la maggior parte di queste segnalazioni si riferisce al problema della mancanza di posti letto, determinato dai tagli inferti dal Governo in questi ultimi anni che sta determinato sempre più l’inaccessibilità degli ospedali. Le segnalazioni sulle dimissioni scende  al 27,6% (era 35,1% nel 2010).

“E se invece di tagliare”, continua Scaramuzza, “si investisse ad esempio nel miglioramento dell’organizzazione dei servizi territoriali, o nella efficace gestione del rischio clinico o nella valutazione dell’appropriatezza delle prestazioni ospedaliere?  Sarebbe opportuno inoltre incidere sui costi indiretti come ad esempio quelli derivanti dalla medicina difensiva, senza con ciò ridurre i margini per il riconoscimento dei risarcimenti dei danni provocati ai cittadini”.

FARMACI. In questa area si registra un forte incremento delle segnalazioni, che passano dal 3,1% del 2010 al 4,9% del 2011. Per i farmaci in fascia C, il cui dato sale dal 12,3% del 2010 al 18% del 2011, si tratta di fatto di segnalazioni di cittadini che non riescono a far fronte agli elevati costi dei farmaci. Allo stesso modo salgono le segnalazioni rispetto ai farmaci in fascia A che rispetto allo scorso anno guadagnano 5,2 punti percentuali (12,7% nel 2010, 17,9% nel 2011). IN questo caso, le persone hanno segnalato l’assurda scelta, a loro avviso, di far pagare loro la differenza di prezzo, anche notevole, tra il griffato e il generico.
A seguire troviamo i problemi con i farmaci irreperibili anch’essi aumentati secondo le nostre rilevazioni (13,5% nel 2010 al 15,5% nel 2011). Ancora molte segnalazioni le riscontriamo nell’area che riguarda i farmaci in fascia H, ovvero in quell’area che descrive l’accesso ai farmaci ospedalieri (11,6% nel 2010, 10,5% nel 2011). L’accesso ai farmaci è da sempre un’area che risente di pesanti provvedimenti da parte del governo con una continua revisione dei tetti di spesa per la farmaceutica territoriale ed ospedaliera. Al quinto posto in termini di numerosità di segnalazioni ritroviamo quelle per cui i cittadini denunciano l’aumento dell’incidenza della spesa per l’acquisto dei farmaci (9,6% nel 2010, 8,3% nel 2011). Per i cittadini, la spesa per l’acquisto dei farmaci sta diventando davvero insostenibile, ai limiti dell’inaccessibilità. 
UMANIZZAZIONE DELLE CURE. In questa area segnaliamo una diminuzione delle richieste dei cittadini, dal 6,2% al 4,3% nel 2011. Le segnalazioni di atteggiamento sgarbato (37,1% nel 2010; 36,6% nel 2011), di incuria (27,4% nel 2010; 25,9% nel 2011) e maltrattamento dei pazienti (13,1% nel 2010; 13,4% nel 2011) rappresentano le problematiche maggiormente sentite dai cittadini. Del contesto analizzato fanno anche parte le segnalazioni riguardanti provvedimenti che avrebbero potuto evitare disagi e dolore inutile ai pazienti (8,1% nel 2010; 8% nel 2011). Una parte dei cittadini (2,8% nel 2010; 6,3% nel 2011) segnala inoltre un aumento dei casi di violazione della privacy, a proposito dei documenti e delle informazioni riservate che li riguardano.


La mafia della sanità. Come liberarsi dall’industria farmaceutica e diventare sovrani della propria salute. Ghislaine Lanctôt, dopo avere esercitato la professione medica per oltre venticinque anni, descrive la realtà del sistema sanitario occidentale non solo da un punto di vista “scientifico”, ma anche etico-filosofico e spirituale. I giochi di potere, gli enormi interessi economici dell’industria farmaceutica, in cui i reali bisogni del malato non trovano spazio, vengono analizzati con estrema lucidità e vengono fornite anche le motivazioni per le quali il mondo sanitario è caratterizzato da costi eccessivi, dall’impossibilità di controllo da parte degli utenti e da un numero di patologie in continuo aumento. AIDS, cancro, vaccinazioni, malattie iatrogene vengono affrontati e descritti secondo un’ottica smaliziata che, grazie alla posizione di osservatrice privilegiata dell’Autrice, permette di mostrarli per quello che sono realmente.

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Sanità: Due cose da fare subito

 

Ignazio Marino

Ignazio Marino

Due cose da fare subito. Ignazio Marino parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e sanità del Senato della Repubblica nella XVI Legislatura,spiega come e’ cambiata la sanità e il rapporto medico/paziente negli ultimi 30 anni.

1982: un’adolescente arriva accompagnata dai genitori nell’affollato locale del pronto soccorso, il viso pallido, nausea, febbre, ma soprattutto un forte dolore che le fa stringere le braccia sull’addome. Il chirurgo più giovane del team la fa stendere sul letto e le chiede di provare a rilasciare la contrazione dei muscoli. Un prelievo di sangue per contare i globuli bianchi, l’ascolto dell’addome con il fonendoscopio, la mano sul corpo alla ricerca dei segni dell’infiammazione del peritoneo. Per concludere alcune domande sul ciclo, episodi di vomito o brividi, e poi la diagnosi: appendicite acuta, si prepari la sala operatoria. Poi arriva il secondo esame, quello con il capo-équipe, responsabile del reparto ma anche mentore: quanto è infiammata l’appendice, è addirittura perforata e quale posizione ha nell’addome? È appoggiata alla parete del grosso intestino oppure nascosta dietro di esso? Domande fondamentali per mettere alla prova le capacità e la formazione del giovane medico. Infine, la conferma: la paziente va portata in sala operatoria, si chiami l’anestesista.

2012: stessa situazione ma il medico in pronto soccorso non pensa più alla sfida intellettuale con il suo mentore. È preoccupato per il suo contratto da precario a 900 euro al mese che sta per scadere e, come ha visto fare da tutti gli altri, chiama direttamente la radiologia per ordinare un esame che costa un po’ di più del suo stipendio. Una Tac spirale ad alta velocità con scansioni sottilissime e infusione di mezzo di contrasto per esaminare ogni millimetro dell’addome e della pelvi e stabilire sulle immagini, ma soprattutto in base al referto del radiologo, se si tratta di un problema all’ovaio di destra, di un’appendicite acuta oppure di un patologia diversa che non richiede l’intervento del chirurgo. Le domande non servono quasi più, tanto meno la visita tradizionale. Inoltre, quelle immagini su cd potrebbero rivelarsi utili anche per difendersi in tribunale nel caso in cui la paziente e i suoi familiari, scontenti per qualche motivo dell’esito delle cure, decidessero di denunciare il medico per una diagnosi errata. L’utilizzo della tecnologia straordinaria di cui oggi disponiamo permette di curare e risolvere situazioni per le quali quando mi sono laureato trent’anni fa il primario, sconsolato, allargava le braccia. È un bene e ne dobbiamo tutti essere felici. Ma non possiamo rinunciare a utilizzare quelle risorse meno costose, affinate in centinaia di anni, e che ancora oggi possono essere utilissime dal punto di vista clinico ed economico. Inoltre, quella mano appoggiata sulla pancia del paziente, con un gesto che è anche intimo, non solo costa molto meno, ma aiuta a stabilire un rapporto umano che certo non si può chiedere alla Tac spirale di ultima generazione.

E perché dobbiamo continuare a considerare il radiologo come se fosse un prestatore d’opera e di servizi e non invece un sofisticato specialista in una materia così positivamente stravolta dal progresso della tecnica? Non sarebbe più logico che il medico o il chirurgo gli illustrassero il proprio sospetto e, sulla base delle informazioni cliniche ricevute, il radiologo scegliesse l’esame migliore in quella circostanza, senza eseguire meccanicamente ciò che gli è stato chiesto su un ricetta scritta da altri? Si eviterebbe così di sottoporre i pazienti al disagio e allo stress di test che si sovrappongono, aumentano i costi e alla fine forniscono in maniera ridondante le stesse informazioni. Perché non creare una nuova categoria di rimborso, la diagnosi radiologica, in modo da dare un valore non solo professionale ma anche economico al lavoro del radiologo? Insomma, ci sono decisioni che si possono prendere a livello clinico e amministrativo: i medici le conoscono e dovrebbero pretenderle. La politica deve imparare ad ascoltare queste proposte e smettere di pensare che parlare di sanità significhi sostenere il proprio candidato per il ruolo di primario o di direttore generale di un ospedale. 

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